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Il Triage Ostetrico e le linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero: studio di confronto con il pronto soccorso ostetrico-ginecologico della Clinica Mangiagalli - Fondazione IRCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico
INTRODUZIONE
Un problema registrato da anni e mai così attuale è di sovraffollamento dei Pronto Soccorso con conseguente problema di lunghi tempi di attesa. Per risolvere questo scenario è stato attivato, in linea con le direttive nazionali e sulla base delle evidenze scientifiche il triage. Anche per quanto riguarda i Pronto Soccorso Ostetrici si è diffuso il Triage Ostetrico e Ginecologico specifico per la popolazione femminile con problematiche relative a gravidanza, parto e puerperio o all’apparato uro-ginecologico che viene effettuato da un’ostetrica con precisa formazione.
Le “Linee di Indirizzo Nazionali sul Triage Intraospedaliero” pubblicate nel 2019 si occupano del Triage e anche dello specifico ambito del Triage Ostetrico, quale primo momento d’accoglienza della donna che giunge in Pronto Soccorso Ostetrico (1).
Il documento costituisce un aggiornamento delle Linee di indirizzo sul triage del 2003 e sviluppa prospettive organizzative al fine di migliorare l’intero processo di triage e l’assistenza in PS (la presa in carico e di diminuire i tempi di attesa prima del trattamento urgente.).
Tra le novità principali: limiti temporali delle prestazioni; un nuovo sistema di classificazione suddiviso in cinque codici di priorità ognuno associato a un tempo massimo di attesa prima del
SCOPO
Lo scopo del seguente studio è confrontare alcune variabili di attività del Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico della Clinica Mangiagalli - Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore con le “Linee di Indirizzo Nazionali sul Triage Intraospedaliero” 2019 con particolare riferimento ai tempi relativi al percorso in Pronto Soccorso.
MATERIALI E METODI
L’attività del PS è stata registrata tramite analisi dei programmi informatici dei registri di ricovero relativi al 2019 successivamente tramite consultazione dettagliata dei verbali di PS relativi a un mese estratto a random. I dati raccolti sono stati confrontati con le “Linee di Indirizzo “.
RISULTATI
Il triage nel Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico presso la Clinica Mangiagalli si ispira al modello di Triage Globale e prevede le quattro fasi caratteristiche del modello; per definire la priorità il sistema di classificazione in uso è il codice colore diviso in quattro livelli, sono inoltre impiegati algoritmi selezionati dall’ostetrica in base a problemi clinici in gravidanza, ginecologici o in puerperio per arrivare a definire il grado di priorità.
Dai dati rilevati si evidenzia che il PS ha registrato un’affluenza di 22763 utenti nel 2019 e a quasi il 90 % (89.14 %) di questi soggetti viene assegnato in triage il codice colore di priorità verde. Lo stesso vale per il singolo mese di novembre con un totale di utenti di 1908.
Per quanto riguarda l’obiettivo primario dello studio, ovvero il confronto tra i tempi rilevati in PS O/G della Clinica Mangiagalli e i tempi indicati dalle “Linee di Indirizzo Nazionali sul Triage Intraospedaliero”, sono state seguite le indicazioni delle Linee di Indirizzo sui tempi da rilevare e gli intervalli temporali che sono stati ottenuti dai verbali e che sono stati considerati sono:
- T0 – T1: tempo di attesa tra l’inizio del processo di triage e l’inizio del percorso diagnostico-assistenziale
- T0 – T3: tempo di permanenza complessivo in PS O/G
- Per quanto riguarda l’inizio e il termine dell’Osservazione Breve Intensiva non è stato possibile registrare i dati non essendo presente nell’ambito del PS O/G l’Osservazione Breve Intensiva Ostetrico-Ginecologica, sebbene le Linee di Indirizzo lo indichino.
Nel calcolo dei tempi di accesso all’area di trattamento i verbali considerati sono 1866, sono stati esclusi i 32 verbali con esito “allontanatosi spontaneamente prima della visita”.
Nel calcolo dei tempi di permanenza complessivi i verbali considerati sono 1854, sono stati esclusi anche i verbali con esito “allontanatosi spontaneamente prima della visita” (N = 32) e “allontanatosi spontaneamente dopo la visita” (N = 12).
AREA TRATTAMENTO
Per gli utenti con codice rosso, il valore mediano relativo all’attesa per accedere al trattamento è di 4 minuti, con un minimo di 1 minuto e un massimo di 7. I dati osservati non rispecchiano l’accesso immediato raccomandato dalle Linee di Indirizzo; si pensi però alla necessità di assistenza immediata e a una possibile registrazione su programma informatico ritardata rispetto alle tempistiche reali di accesso alle cure. Per cui il confronto risulta difficile.
Per quanto riguarda i codici gialli, il valore mediano è 10 minuti e rientra nel limite indicato dalle Linee nazionali per l’accesso alle aree di trattamento.
- Il valore massimo di circa cinque ore è riferito a un caso di violenza sessuale e tutti i casi (N = 10) che superano i 57 minuti di attesa sono entrati in PS per una sospetta violenza.
- I valori più elevati sono riferiti a casi di sospetta violenza e gli utenti che superano il limite di 15 minuti raccomandati sono il 27.82 % (N = 37): di cui la maggior parte sono sospette violenze che giungono al centro antiviolenza attivo nella struttura e importante punto di riferimento. Il tempo di accesso alle aree di trattamento raccomandato per l’utenza con codice verde è di 120 minuti, il valore mediano riscontrato è di 16 minuti e rispecchia le indicazioni nazionali.
- Anche per i codici verdi i tempi maggiori sono in particolare riferiti a sospette violenze
Considerando gli utenti con codice bianco, il valore mediano è 80 minuti che rientra nei 240 minuti indicati a livello nazionale.
PERMANENZA COMPLESSIVA
Per una corretta gestione del percorso diagnostico-terapeutico degli utenti, le indicazioni nazionali raccomandano per tutto il processo di assistenza dal triage al momento dell’uscita, un tempo massimo di permanenza non superiore alle 8 ore
Considerando la mediana della permanenza complessiva in PS rilevata tramite l’analisi dei verbali, sono rispettati, per tutti i codici colore, il limite massimo di 8 ore e anche il tempo ottimale di 6 ore dettati dalle Linee di Indirizzo. Tuttavia, sono presenti alcuni casi di utenti che permangono in PS per più di 8 ore N=86, 4.64 %, la quasi totalità riguarda i codici verdi.
CONCLUSIONI
Il sistema di codifica utilizzato si basa ancora su quattro codici colore.
Per altre indicazioni nazionali, come il modello di triage adottato ispirato al Triage Globale, le quattro fasi del triage (valutazione sulla porta, raccolta dati e valutazione soggettiva e oggettiva, decisione di triage, rivalutazione), i requisiti strutturali e tecnologici e le risorse umane, il PS O/G è generalmente in linea con le recenti raccomandazioni del 2019.
Osservando i tempi relativi all’intero iter di cura presso il Pronto Soccorso, i dati relativi ai tempi massimi di attesa per accedere alle aree di trattamento secondo il codice colore di priorità, restituiscono complessivamente un quadro che rientra nei tempi indicati dalle Linee di Indirizzo
I dati relativi ai tempi di permanenza complessiva in PS, dell’utenza generale e divisa in base al codice colore assegnato, generalmente rispecchiano il limite massimo di 8 ore, ma anche il tempo ottimale di 6 ore per l’intero iter di PS (considerando la mediana). Considerate le Linee di Indirizzo nazionali e le principali evidenze scientifiche e vista la percentuale molto elevata di accessi a cui viene assegnato il codice colore verde e i tempi prolungati del percorso di assistenza principalmente di questi utenti, si sostiene l’importanza dell’introduzione del nuovo sistema di codifica diviso in cinque livelli numerici di priorità che tra gli obiettivi principali vede proprio la differenziazione del terzo livello della precedente scala a quattro codici in due livelli di priorità per ottenere una migliore gestione degli assistiti e dei tempi di attesa e un più rapido accesso alle aree di trattamento soprattutto di questi soggetti che riguardano la maggior parte dell’utenza che si presenta in PS.
Per un ulteriore miglioramento della gestione degli assistiti in PS, l’attenzione dovrebbe focalizzarsi proprio sulle donne che non presentano condizioni di vera e propria urgenza per le quali le attese e i tempi complessivi di trattamento sono talvolta protratti
Hairy cell leukemia: a reversible disease? A report of two cases of spontaneous remission
Vengono riportati due casi di remissione spontanea in corso di Hairy cell leukemia (HCL). Entrambi i pazienti hanno presentato all'esordio un quadro clinico simile: grave pancitopenia e marcata splenomegalia. Il decorso della malattia è stato contrassegnato da frequenti episodi infettivi risoltisi con antibiotico-terapia. Nessun altro trattamento, come, ad es., splenectomia o chemioterapia antiblastica, fu instaurato. I pazienti sono tuttora vivi ed in buona salute a distanza rispettivamnete di 17 e 13 anni dalla diagnosi. A quanto ci risulta finora solo un caso di remissione spontanea di HCL è stato segnalato in letteratura
Tradução comentada do conto Lizards in Jamshyd's Courtyard, de William Faulkner
Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão. Programa de Pós-graduação em Estudos da TraduçãoEste trabalho de dissertação é fruto de estudos de teorias da tradução e teve como princípio norteador a aquisição de conhecimentos sobre aspectos relacionados com a produção da obra original, para só então definir a posição do tradutor. Somente após a contextualização da obra original e análise das características do autor concretizou-se a tradução do conto Lizards in Jamshyd's Courtyard de William Faulkner. Para manter a força do conto original não houve simplesmente a preocupação em conseguir encontrar equivalentes ou traduzir palavra por palavra, mas sim, em adentrar no jogo de significantes, de maneira a tornar a tradução o mais próximo possível do original, respeitando a heterogeneidade das situações lingüísticas e culturais existentes entre a língua inglesa do original e a língua portuguesa no Brasil, para a qual o conto foi traduzido. Muitos obstáculos foram encontrados ao longo desse processo, e a estes, foram apresentadas soluções. Tanto as hipóteses levantadas para a solução dos problemas, quanto as decisões tomadas descritas nesta pesquisa estão ancoradas nos princípios teóricos de Lawrence Venutti, Georges Mounin, John C. Catford e Antoine Berman. This essay has its origins in studies about translation theories and in the knowledge acquisition about the aspects related with the production of the original work. Just after those studies, was established the position as translator. And only after the contextualization of the original work and the analysis of the author characteristics it was started the translation process of the tale Lizards in Jamshyd's Courtyard written by William Faulkner, this tale is part of the novel Hamlet written by the same author. To maintain the strength of the original tale there was not just a concern about getting equivalents or translating word by word , but was to be very close to the characteristics of the original tale; considering what is heterogeneous in the linguistic and cultural situations between the English language in which the original tale was written, and the Portuguese language from Brazil where the tale has been translated. The hypothesis, the possible solutions to the problems found, and the decisions taken in this research are based on: Lawrence Venutti, Georges Mounin, John C. Cattford and Antoine Berman's theories
KIPoS @ EVALITA2020: Overview of the Task on KIParla Part of Speech Tagging
The paper describes the first task on Part of Speech tagging of spoken lan- guage held at the Evalita evaluation cam- paign, KIPoS. Benefiting from the avail- ability of a resource of transcribed spo- ken Italian (i.e. the KIParla corpus), which has been newly annotated and released for KIPoS, the task includes three evaluation exercises focused on formal versus infor- mal spoken texts. The datasets and the results achieved by participants are pre- sented, and the insights gained from the experience are discussed
Dubitative-corrective constructions in Italian
This paper investigates the properties of a set of poorly described Italian constructions characterized, at the same time, by (i) a dubitative component, challenging a presupposition generated by the preceding context and (ii) a corrective function. These constructions revolve around four adverbial elements (al massimo, al limite, tutt’al più and caso mai) that have other functions besides the dubitative-corrective one. The analysis will illustrate how their dubitative-corrective function emerges in specific discourse configurations and will discuss their further pragmatic uses as mitigators, which appear to be crucially connected to the dubitative component. The theoretical implications of the analysis concern the definition itself of dubitative-corrective construction and the role of dialogical contexts in the development of a dubitative-corrective function. It will be shown that the constructions in question, though sharing a dubitative-corrective function, differ in various respects. These differences can be traced back to their different diachronic sources, namely a scalar construction for al massimo, al limite, and tutt’al più, and a conditional construction in the case of caso mai. The evolutionary paths leading from these source constructions to dubitative-corrective constructions present a different configuration, whereby the dubitative function emerges after the corrective function in the case of elements originally participating in a scalar construction (al limite, al massimo, tutt’al più) while in the development of caso mai the simple dubitative function precedes the dubitative-corrective one
Free from failure survival in Hodgkin's disease. Long term analysis of 148 cases treated with a MOPP modified protocol
The incidence of relapses and second malignant neoplasms was investigated in a group of 148 patients with bad-risk stage II, or stage III and IV Hodgkin's disease treated with a MOPP-modified protocol between 1973 and 1979. Sixty-eight patients received chemotherapy alone, 80 a combined modality treatment including radiotherapy. One hundred and twelve patients achieved complete remission with induction therapy. Thirty-six patients relapsed 3-120 months (median 27 months) after the induction program with a 10-year cumulative risk of relapse of 33.6%. Seven out of 112 complete responders developed a second malignancy 65-145 months from the start of therapy; one more neoplasm has been recorded in a patient with active Hodgkin's disease. Survival after diagnosis of second malignant neoplasm did not exceed 12 months. The cumulative risk of developing a second malignancy was 6.2% at 10 years. The free-from-failure survival was 49.2% at 10 years, being 64.7% for patients achieving complete remission and 92.4% for long-term complete responders. Although an increased number of second malignant neoplasms may occur in patients treated for Hodgkin's disease, the high risk of early relapse, together with the limited effectiveness of salvage therapy, suggests that intensive induction programs should be carried out in patients with advanced or poor-prognosis Hodgkin's disease in order to achieve long-lasting complete remission
Screening clinico, mammografico e genetico del carcinoma mammario ereditario
Nel 1990 è iniziato a Modena uno studio rivolto alla individuazione delle forme familiari e francamente ereditarie di Carcinoma mammario (CM). Non essendovi in letteratura criteri univoci che identificassero tali forme, sono stati messi a punto dei criteri originali per definire le forme ereditarie, le forme sospette ereditarie e quelle familiari di CM.In questi anni sono stati compilati 492 alberi genealogici allargati in donne con storia familiare per CM e le donne a rischio individuate sono state o saranno invitate a partecipare ad un programma di sorveglianza. Nel 1995 è iniziato anche lo studio genetico delle donne con CM ereditario, attraverso la ricerca di mutazioni del gene BrCa1, tale studio è stato condotto dapprima con la tecnica del PTT (Protein Troncation Test) e successivamente con la tecnica DAS (Sequenziamento Diretto Automatizzato).A tutte le donne che eseguono il test genetico, viene offerta una consulenza pre-test ed una post-test. Vengono discusse le problematiche dello screening del CM ereditario
Increasing interdependency of prognosis and therapy-related factors in Hodgkin's disease
Two subsequent series of patients with Hodgkin's disease (HD) treated according to different therapeutic plans were compared: the study made it possible to analyze the role played by therapy in influencing the individual importance of a group of well-known prognostic factors. Study 1 concerned 667 patients treated in the period 1971-1979 without special measures for mediastinal bulky disease and with four-drug chemotherapy regimens (MOPP, COPP, ABVD) for stage B or IV. Study 2 included 220 patients treated between 1980 and 1984 with combined sandwich chemoradiotherapy when mediastinal bulk was present, and with eight-drug alternating chemotherapy regimens for stages B or IV (MOPP/ABVD, CcVPP/ABVD). Distribution of epidemiologic and clinical characteristics as well as staging accuracy were comparable in the two series. Only sex, serum albumin at onset and success or failure in achieving complete remission showed the same ability to discriminate survival in both studies. Age, stage and histology retained a reduced role in Study 2, where it was found they could be handled as binary variables, i.e. more or less than 50 years of age, stage IV or other stages, lymphocyte depletion histotype or other types. The influence of B symptoms on survival was sharply decreased in patients treated with alternating chemotherapy regimens, whereas combined sandwich therapy showed a truly leveling effect on the role of mediastinal bulk, which has to be considered a very unfavorable factor with other treatments. In HD the evaluation of clinical findings with respect to their impact on prognosis is crucial for validating and graduating the staging process, and for matching the intensity of the therapy to the needs of the patient. The ongoing evolution in the roles of single prognostic factors due to therapy needs periodic reevaluation for proper adjustments of therapeutic strategies
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