6,473 research outputs found
A guerra como meio e a cooperação como fim
Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Ciências Jurídicas. Programa de Pós-Graduação em DireitoAnálise da permanência das teses da naturalidade e da instrumentalidade da guerra em condições de "interdependência complexa", ou seja, num cenário de relações internacionais que apresenta estreitos laços de cooperação e de institucionalização. A naturalidade da guerra refere-se ao fato de que esta não atenta contra a normalidade das relações internacionais, mas é parte integrante delas. A instrumentalidade da guerra corresponde à sua subordinação aos objetivos da política: aquela e esta se encontram numa relação de meio e fim. Justifica-se este propósito pois estas teses são contestadas em razão de terem sido concebidas para um sistema internacional conflitivo, de políticas de potência, que, segundo esses críticos, não subsistiria hoje. A hipótese é a de que a naturalidade e a instrumentalidade da guerra permanecem mesmo num ambiente com bastante cooperação, pois as instituições e a guerra não são realidades antitéticas, nem estanques. A guerra e as instituições constituem elementos da política internacional que são relacionados. Assim, pode afirmar-se que existe guerra na ordem. Partiu-se da análise da teoria da guerra de Clausewitz e do estudo das obras dos institucionalistas
La propaganda nella Grande Guerra tra nazionalismi e internazionalismi
Il libro, curato da Daniela Rossini, e' centrato sull'uso e i tipi di propaganda emersi nel corso della Grande Guerra. La propaganda svolse, infatti, un ruolo importante e crescente nel primo conflitto mondiale, tanto da poter essere considerata una delle armi principali con cui la guerra fu combattuta, sia sul fronte militare che sul fronte interno. In Europa, particolarmente in Italia, essa accompagnò l' affermarsi della società di massa, di cui la guerra fu levatrice, con i suoi nuovi linguaggi, leader e soggetti politici. Così il conflitto fu anche una "Grande Guerra delle parole" . Più in generale, la guerra si è dimostrata uno snodo essenziale in quel processo che, con accentuazioni diverse, è stato chiamato di "sacralizzazione della politica" o di "spettacolarizzazione della politica", che diventerà basilare nella ricerca del consenso non solo nei regimi totalitari, ma in tutte le società di massa mature .
Soprattutto a partire dal fatidico 1917, anche ai contemporanei sembrò che un nuovo fronte di guerra si fosse aperto, accanto a quello militare, economico o politico-diplomatico: il fronte della propaganda, che aveva lo scopo di conquistare il cuore e la mente delle masse dei paesi coinvolti nell' interminabile conflitto. In Italia, poi, accanto al sorgere dei nuovi astri ideologici internazionali degli Stati Uniti e della Russia Sovietica, il 1917 vide anche la rovinosa disfatta di Caporetto, "trauma profondo nel tessuto sociale", su cui più facilmente si innestò l'opera della propaganda .
A questo fenomeno i contemporaneisti del Dipartimento di Studi Storici, Geografici, Antropologici dell'Università di Roma Tre hanno deciso di dedicare un convegno che si è tenuto a Roma il 16 e 17 dicembre 2005 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, per ricordare i novant'anni dall' entrata in guerra del nostro paese. Al Convegno è stata affiancata una Tavola Rotonda del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nella quale i responsabili di biblioteche e archivi romani con importanti fondi sulla Grande Guerra hanno discusso i problemi legati ad un progetto comune di catalogazione e messa in rete del loro vasto patrimonio di immagini della guerra, indispensabili per lo studio della propaganda .
Ci furono però vari generi di propaganda che hanno avuto origini e evoluzioni differenti. Non è un caso, ad esempio, che in quasi tutti i saggi sulle varie forme di propaganda nazionalista si sia sentita l'esigenza di partire dallo studio del periodo precedente il conflitto. È principalmente allora, infatti, che essa è stata elaborata e diffusa, tanto da poter essere considerata una delle cause scatenanti della guerra. L'elaborazione della propaganda internazionalista, invece, è avvenuta soprattutto durante la guerra e ne è stata in parte un risultato che ha aperto nuove prospettive per gli anni a venire. Schematizzando, possiamo affermare che, anche se la guerra fu provocata dal violento scontro dei nazionalismi europei, essa stimolò la nascita o lo sviluppo dei nuovi internazionalismi che hanno caratterizzato il XX secolo.
Per questo motivo, l'analisi dei diversi filoni della propaganda in Italia è stata divisa in due principali raggruppamenti: l'internazionalista e il nazionalista. Nel primo gruppo sono analizzate le caratteristiche della propaganda dell'internazionalismo socialista e wilsoniano, accanto a quello della Chiesa e del movimento femminista; mentre nel secondo, l'analisi si è concentrata sulla propaganda dei vari movimenti e istituzioni italiani di matrice nazionalista. Il volume e' composto da nove saggi.
L'internazionalismo wilsoniano e la propaganda di guerra in Italia
Il saggio discute in primo luogo i punti di forza e di debolezza dell' internazionalismo wilsoniano, che per alcuni storici ha influenzato lo scenario internazionale per tutto il '900. In seguito, decrive la capillare campagna di propaganda bellica promossa da Wilson in Italia nel 1917-18, attraverso l'opera della Croce Rossa Americana, della Young Men's Christian Association e del Committee on Public Information. Infine mostra il successo di questa campagna, non solo nell' aiutare l'alleato italiano a fronteggiare la difficile congiuntura del dopo-Caporetto, ma anche nel promuovere l' immagine della societa' statunitense come nuova societa' ideale. Per la prima volta in quegli anni, quindi, anche se in maniera fugace, il mito americano e' uscito dai confini delle zone di emigrazione e e' diventato un mito di massa e un elemento rilevante della cultura italiana
Introduzione a "East frontiers"
Dopo la caduta del muro di Berlino ormai più di trent’anni fa, l’Europa ha cambiato volto, sia
in senso geopolitico che politico-culturale. Alla logica dei blocchi contrapposti che aveva caratterizzato la Guerra Fredda si è sostituito un arcipelago di molteplici entità statuali legate da
confini e frontiere multiple e complesse, in continuo cambiamento, che oscillano da un rapporto
conflittuale aperto o strisciante a uno di feconda interrelazione. I saggi di questo volume, che
riportano gli atti del convegno dal titolo omonimo tenutosi a Roma dal 9 all’11 maggio 2019,
intendono contribuire alla redazione di nuove mappe mentali e concettuali, continuamente attraversate e intersecate da questi confini. All’asse sincronico (che indaga fenomeni letterari e
politico-culturali spesso della contemporaneità più recente) si affianca poi in questo volume
un asse diacronico, che lumeggia le molteplici questioni della memoria culturale connesse a
questo epocale passaggio storico
Diseño y planificación de medidas de adaptación y mitigación al cambio climático en las islas del Delta del Paraná desde una perspectiva de género y diversidades
Fil: Yáñez, Daniela. Universidad Nacional de Rosario; Argentina.Fil: Guerra, Daniela. Universidad Nacional de Rosario; Argentina.Fil: Pevere, Mónica. Universidad Nacional de Rosario; Argentina.Fil: Passet; Carolina. Universidad Nacional de Rosario; Argentina
Literatura & Segunda guerra mundial
En esta oportunidad el equipo de La Mala Hora trae a la Segunda guerra mundial como protagonista. Se pregunta cómo se puede encontrar este conflicto en la literatura, qué narrativas dejó para la historia literaria y qué obras recomiendan. Hay datos absurdos de la Segunda guerra mundial
La Grande Guerra e il Dada: il frammento e l’utopia
Il saggio indaga il ruolo del dadaismo nella battaglia pacifista durante la Prima guerra mondiale. La presunta mancanza di significato e apoliticità dell'arte dadaista nasconde in realtà una profonda conoscenza filosofica e politica della cultura del tempo e un chiaro messaggio utopico
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Daniela Rea (ed.), Ya no somos las mismas y aquí sigue la guerra
Daniela Rea (ed.), Ya no somos las mismas y aquí sigue la guerra (México, Penguin Random House, 2020, Versión Kindle ISBN 978-607-319-444-0)
por Ana María González Lun
- …
