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    Il realismo immaginario nella letteratura di Domenico Rea

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    Convegno in occasione del dibattito svoltosi al circolo Posillipo per la ristampa del volume “Tentazione” di Domenico Rea (1976). La relazione ha affrontato questioni relative allo stile e all'immaginario del celebre scrittore partenope

    L’antropologia implicita di Domenico Rea come atteggiamento antropopoietico

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    Domenico Rea tra Storia, Antropologia, Giornalismo e Fotografia

    Domenico Rea e l’Agro sarnese nocerino tra storia e racconto

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    L’«Estro furioso» è il titolo di uno dei dodici racconti che compongono l’indice di Gesù, fate luce, il secondo libro di Domenico Rea pubblicato nel 1950, a tre anni di distanza dal suo esordio ‘ufficiale’ – sempre una raccolta di testi brevi narrativi, in prosa – con Spaccanapoli. E, di nuovo, potrebbe adesso servire l’espressione «estro furioso»: a mo’ di ‘campione’ di stile o come possibile traccia di lettura condivisa nei cinque capitoli (Domenico Rea nostro contemporaneo; Domenico Rea, poeta e romanziere; Domenico Rea, l’editoria nazionale e l’editoria campana; Domenico Rea tra Storia, Antropologia, Giornalismo e Fotografia; Domenico Rea tra Vecchio e Nuovo Continente: la lingua, la letteratura) contenitori tematici di quindici saggi del presente volume dedicato a Domenico Rea. Gli interventi critici sono firmati da studiosi provenienti da atenei italiani e stranieri, da giornalisti, da esperti del mondo della fotografia e dell’editoria

    Domenico Rea e il Novecento italiano

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    It truly would be a mistake to associate Domenico Rea with the critical cliché of the "rediscovered writer." Important bibliographic "clues" (works by and about Rea, have been consistently published in recent decades), which would inevitably direct us towards the mammoth 'proof' of the Meridiano, edited by the late Francesco Durante in 2005. Specific names need not be mentioned here, as they are mostly indicated and discussed in the essays in this volume. Instead, it is important to highlight the corollary derived from this preliminary evidence. If this is the case, if Rea's writing has continued to be read and discussed in different forms and ways over the years, then the question is not so much one of, so as to say - give Rea what is Rea's. Rather, the problem becomes one of verifying the methods, timing, and critical formulas of this continuity. In other words, a reflection on the production of the Neapolitan writer - and setting the ambitious goal of being 'wide-ranging' - must bring to light unfounded spaces, unpublished and rare materials so as to reconstruct friendships and intellectual relationships, to reason as to the longevity of his work and its internal relationships. In recent years, the activities of the 'National Committee for the celebrations of the centenary of his birth', established by Ministerial Decree 220, 17 June 2021, and chaired by Pasquale Sabbatino, have focused on these objectives. Starting from the opening conference "Domenico Rea and Italian Twentieth Century" (Naples, November 9-11, 2021), the proceedings of which are published here, an attempt has been made to transform this centenary into a broader "critical occasion".PublishedSarebbe davvero un errore associare alla figura di Domenico Rea il cliché critico dello ‘scrittore da riscoprire’. A dimostrare l’evidenza di tale errore ci sarebbero importanti ‘indizi’ bibliografici (‘opere di’ e ‘opere su’ Rea, edite con continuità negli ultimi decenni), i quali inevitabilmente ci condurrebbero verso la ‘prova’ mastodontica del Meridiano curato dal compianto Francesco Durante e risalente al 2005. Inutile fare nomi specifici, che sono per lo più indicati e discussi nei saggi di questo volume. Preme invece esplicitare il corollario, che deriva da tale preventiva evidenza. Se le cose stanno così, ovvero se la scrittura di Rea ha continuato in forme e modi diversi nel corso di questi anni a essere letta e discussa, allora la questione non è tanto quella – per dir così – di dare a Rea quel che è di Rea. Il problema diviene piuttosto verificare i modi, i tempi e le formule critiche di tale continuità. Insomma una riflessione sulla produzione dello scrittore napoletano, che si ponga l’ambizioso obiettivo di essere ‘ad ampio raggio’, deve provare a riportare alla luce spazi insondati, materiali inediti e rari, a ricostruire legami amicali e relazioni intellettuali, a ragionare sul tempo lungo della sua opera e sui suoi rapporti interni. A questi obiettivi ha puntato, nel corso degli ultimi anni, l’attività del ‘Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Domenico Rea’, istituito con D.M. 220 il 17 giugno 2021 e presieduto da Pasquale Sabbatino. A partire dal Convegno d’apertura Domenico Rea e il Novecento italiano (Napoli, 9-11 novembre 2021), di cui qui si pubblicano gli Atti, si è provato a trasformare tale centenario in una più generale ‘occasione critica’

    Realismo magico e naturalismo verista: gli universi espressivi di Domenico Rea

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    ealismo magico e naturalismo verista: gli universi espressivi di Domenico Re

    «Estro furioso» : Domenico Rea from Naples to Nofi

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    «Estro furioso» is the title of one of the twelve short-stories making up the index of Gesù, fate luce, the second book by Domenico Rea published in 1950; three years after its 'official' debut, always with a collection of short narrative texts, in prose: Spaccanapoli. And, again, the expression “Estro furioso” could now be used: as a ‘sample’ of style - or as a possible outline of shared reading - in the five chapters (Domenico Rea as contemporary writer; Domenico Rea, poet and novelist; Domenico Rea between national and regional publishing; Domenico Rea among History, Anthropology, Journalism and Photography; Domenico Rea between the Old and the New Continent: the language, the literature) thematic containers of fifteen essays of this volume dedicated to Domenico Rea. The authors of the essays are scholars from various Italian and foreign universities, journalists, experts in the world of photography and publishing.PublishedL’«Estro furioso» è il titolo di uno dei dodici racconti che compongono l’indice di Gesù, fate luce, il secondo libro di Domenico Rea pubblicato nel 1950, a tre anni di distanza dal suo esordio ‘ufficiale’ – sempre una raccolta di testi brevi narrativi, in prosa – con Spaccanapoli. E, di nuovo, potrebbe adesso servire l’espressione «estro furioso»: a mo’ di ‘campione’ di stile o come possibile traccia di lettura condivisa nei cinque capitoli (Domenico Rea nostro contemporaneo; Domenico Rea, poeta e romanziere; Domenico Rea, l’editoria nazionale e l’editoria campana; Domenico Rea tra Storia, Antropologia, Giornalismo e Fotografia; Domenico Rea tra Vecchio e Nuovo Continente: la lingua, la letteratura) contenitori tematici di quindici saggi del presente volume dedicato a Domenico Rea. Gli interventi critici sono firmati da studiosi provenienti da atenei italiani e stranieri, da giornalisti, da esperti del mondo della fotografia e dell’editoria

    L’estro furioso : Domenico Rea da Napoli a Nofi

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    [Italiano]: L’«Estro furioso» è il titolo di uno dei dodici racconti che compongono l’indice di Gesù, fate luce, il secondo libro di Domenico Rea pubblicato nel 1950, a tre anni di distanza dal suo esordio ‘ufficiale’ – sempre una raccolta di testi brevi narrativi, in prosa – con Spaccanapoli. E, di nuovo, potrebbe adesso servire l’espressione «estro furioso»: a mo’ di ‘campione’ di stile o come possibile traccia di lettura condivisa nei cinque capitoli (Domenico Rea nostro contemporaneo; Domenico Rea, poeta e romanziere; Domenico Rea, l’editoria nazionale e l’editoria campana; Domenico Rea tra Storia, Antropologia, Giornalismo e Fotografia; Domenico Rea tra Vecchio e Nuovo Continente: la lingua, la letteratura) contenitori tematici di quindici saggi del presente volume dedicato a Domenico Rea. Gli interventi critici sono firmati da studiosi provenienti da atenei italiani e stranieri, da giornalisti, da esperti del mondo della fotografia e dell’editoria./[English]: «Estro furioso» is the title of one of the twelve short-stories making up the index of Gesù, fate luce, the second book by Domenico Rea published in 1950; three years after its 'official' debut, always with a collection of short narrative texts, in prose: Spaccanapoli. And, again, the expression “Estro furioso” could now be used: as a ‘sample’ of style - or as a possible outline of shared reading - in the five chapters (Domenico Rea as contemporary writer; Domenico Rea, poet and novelist; Domenico Rea between national and regional publishing; Domenico Rea among History, Anthropology, Journalism and Photography; Domenico Rea between the Old and the New Continent: the language, the literature) thematic containers of fifteen essays of this volume dedicated to Domenico Rea. The authors of the essays are scholars from various Italian and foreign universities, journalists, experts in the world of photography and publishing

    "L'estro furioso. Domenico Rea da Napoli a Nofi"

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    L’«Estro furioso» è il titolo di uno dei dodici racconti che compongono l’indice di Gesù, fate luce, il secondo libro di Domenico Rea pubblicato nel 1950, a tre anni di distanza dal suo esordio ‘ufficiale’ – sempre una raccolta di testi brevi narrativi, in prosa – con Spaccanapoli. E, di nuovo, potrebbe adesso servire l’espressione «estro furioso»: a mo’ di ‘campione’ di stile o come possibile traccia di lettura condivisa nei cinque capitoli (Domenico Rea nostro contemporaneo; Domenico Rea, poeta e roman- ziere; Domenico Rea, l’editoria nazionale e l’editoria campana; Domenico Rea tra Storia, Antropologia, Giornalismo e Fotografia; Domenico Rea tra Vecchio e Nuovo Continente: la lingua, la letteratura) contenitori tematici di quindici saggi del presente volume dedicato a Domenico Rea. Gli inter- venti critici sono firmati da studiosi provenienti da atenei italiani e stra- nieri, da giornalisti, da esperti del mondo della fotografia e dell’editoria

    Domenico Rea, La mia Napoli, a cura di Vincenzo Salerno, con una nota di Angelo Petrella e un ricordo di Lucia Rea,

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    Dei quattordici testi in prosa di Domenico Rea, qui di seguito proposti, cinque (“Padre Rocco”, “Francesco Solimena”, “Andrea Perrucci”, “Carlo III”, “Museo Archeologico”) sono tratti dal volume Pagine su Napoli; stampato a Napoli nel 1995 ed edito – fuori commercio – dall’Azienda autonoma di soggiorno e turismo, con la prefazione firmata da Sandro Castronuovo. Il libro esce a un anno di distanza dalla morte dello scrittore e antologizza cento articoli, selezionati tra quelli che – nei nove anni precedenti – Rea aveva scritto per “Qui Napoli”, rivista mensile pubblicata dall’Azienda autonoma campana di promozione turistica. Molti dei ‘pezzi’ scelti per la versione a stampa di Pagine su Napoli sono conservati presso l’archivio del Centro di Ricerca “Domenico Rea”, ospitato a Villa Lanzara a Sarno (in provincia di Salerno). In aggiunta, nello stesso faldone contenente i fogli dattiloscritti del volume, sono custoditi anche altri articoli ‘espunti’ dall’edizione finale del 1995; raccolti (in una cartellina trasparente, senza indicazione di data) col titolo Naples. Tra questi, i nove testi che completano l’indice de La mia Napoli: “Catacombe di San Gennaro”, “Cimitero delle Fontanelle”, “Rione Sanità”, “L’orto Botanico”, “L’albergo dei poveri” “Porta Nolana”, “Porta Capuana”, “Forcella” e “Le Anime del Purgatorio”

    Creature napoletane. Note sparse su Anna Maria Ortese, Domenico Rea e Luigi Incoronato

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    Il saggio esplora la nozione di “realismo creaturale” attraverso alcune immagini di Napoli restituite da Anna Maria Ortese, Domenico Rea e Luigi Incoronato. Riprendendo la categoria critica di Auerbach, il testo indaga la rappresentazione della plebe e della marginalità urbana, colte nella loro fisicità pulsante e nella loro dimensione tragico-esistenziale. Ortese presenta una Napoli visionaria e perturbante, filtrata attraverso uno sguardo al contempo partecipe e distante, mentre Rea riporta sulla pagina un affresco brulicante, in cui il corpo si fa veicolo di un’umanità dolente e resistente. Incoronato, infine, allestisce un coro di precarietà e disillusione, dove la città si configura come teatro di un destino ineluttabile. Attraverso un’analisi stilistica e tematica, il saggio evidenzia come questi autori abbiano dato forma, con registri differenti, a un medesimo sentimento della realtà, in cui il corpo e la condizione umana diventano il fulcro di una narrazione profondamente radicata nella storia sociale e culturale di Napoli
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