112,401 research outputs found

    PERSONE PRIMA CHE DISABILI. UNA RIFLESSIONE SULL'HANDICAP TRA GIUSTIZIA ED ETICA

    No full text
    M. Zanichelli, PERSONE PRIMA CHE DISABILI. Una riflessione sull’handicap tra giustizia ed etica, Brescia, Queriniana, 2012 – ISBN 9788839909893 dall’Introduzione: Questo libro tenta di riflettere sugli interrogativi morali, sull’esigenza di giustizia, sulla domanda di senso che la condizione disabile evoca. Il presupposto cui queste pagine sono ancorate è che i disabili sono molto più che una minoranza affetta da uno speciale svantaggio: sono anzitutto persone. Ogni essere umano è una persona e ogni persona è imago Dei. Il fine di questa riflessione è riavvicinare le persone con disabilità a tutte le altre persone, richiamando l’attenzione su ciò che la disabilità ci dice a proposito della condizione umana universale: condizione segnata per chiunque da una dignità inestimabile e da una ineluttabile vulnerabilità. L’itinerario percorso è di tipo teorico: il libro non propone soluzioni operative né risultati di indagini empiriche, ma semplicemente riflessioni, che scaturiscono dall’analisi di alcune teorie ravvivata e supportata dall’ascolto di testimonianze significative. Tra le molte prospettive da cui si potrebbe accostare il tema, quelle adottate qui (etica e giustizia) non sono forse le più immediate. La sfida è appunto avvalersi delle risorse teoriche proprie di questi due tipi di discorso, depurandole il più possibile da ogni artificiosità, gratuità e astrattezza, per tentare di illuminare il significato profondo di una realtà umana ardua e misteriosa ma pur sempre molto concreta: refrattaria alla retorica, alle apologie, ai proclami ideologici. Non si può negare che alla radice della disabilità vi sia (anche) un problema peculiare di giustizia. Se fino a tempi non molto lontani essa era percepita come una sventura individuale, cui si rispondeva con la medicalizzazione e l’istituzionalizzazione in strutture preposte (cioè, di fatto, con l’esclusione), la cultura del Welfare e l’affermarsi del principio di uguaglianza sostanziale hanno progressivamente riplasmato la questione come un problema eminentemente pubblico, ineludibile per le democrazie costituzionali contemporanee. L’integrazione sociale dei disabili e la promozione della loro autonomia sono divenute così, negli ultimi decenni, una priorità nell’agenda dei governi e degli organismi internazionali. Il significato delle soluzioni istituzionali, d’altra parte, e la loro stessa efficacia, si determinano a partire dalla consapevolezza dei principi di fondo che le ispirano. Per questo la riflessione sulla disabilità tende inevitabilmente a sconfinare dall’ambito giuridico a quello politico a quello etico-antropologico: tre livelli di discorso che questo libro tenta di affrontare assumendone l’interdipendenza, pur nelle rispettive specificità. L’intento è appunto quello di richiamare l’attenzione sui disabili in quanto persone, prima che come soggetti colpiti da particolari deficit. Tra gli ambiti esaminati, infatti, vi è una stretta connessione; ma mentre il riconoscimento giuridico-culturale (I) e l’equità sociale (II) rappresentano prospettive comunque parziali sulla disabilità, nella dimensione etico-antropologica (III-V) si può individuare, come si vedrà, il fondamento e insieme l’esito cui gli altri due ambiti rinviano. Il primo aspetto riguarda la duplice forma che la tutela delle persone con disabilità ha assunto nell’epoca contemporanea. La loro inclusione sociale è assicurata oggi in primo luogo tramite strumenti giuridici: il disabile beneficia delle garanzie previste in materia di pari opportunità e divieto di discriminazione, e gli sono riconosciuti specifici diritti (seppure con notevoli gap tra l’affermazione di tali diritti e la loro attuazione effettiva). Accanto alla protezione giuridica si è sviluppato inoltre nel tempo un riconoscimento di tipo culturale a favore della disabilità come identità collettiva: lo attestano i movimenti di rivendicazione sorti nel modo anglosassone dagli anni ’60, e la nascita di uno specifico campo di ricerca accademica, i disability studies. Principio di uguaglianza e rivendicazione della differenza sono le due anime complementari che ispirano rispettivamente la tutela giuridica dei disabili e la loro valorizzazione comunitaria (I). L’attenzione ai disabili non è riducibile, tuttavia, all’affermazione dei loro diritti individuali o collettivi. La disabilità comporta infatti un problema di giustizia più ampio, che riguarda non soltanto la condizione soggettiva delle persone direttamente coinvolte, ma il fondamento stesso del legame sociale che aggrega tutti gli individui e li impegna reciprocamente. Se giustizia è ‘dare a ciascuno il suo’, occorre chiedersi che cosa è dovuto a persone che, a causa di limitazioni fisiche o psichiche, si trovano in situazione di svantaggio e disparità rispetto a tutti gli altri nella cooperazione e competizione sociale. Il problema è affrontato, in prospettive diverse, da varie correnti della filosofia politica contemporanea: saranno esaminate in particolare alcune tesi del liberalismo e le critiche mosse a queste dall’approccio delle capacità e dall’etica della cura (II). L’approccio della giustizia “politica”, peraltro, coglie solo in parte la condizione reale dei soggetti disabili e l’interrogativo morale che ne scaturisce. Nessuna redistribuzione di risorse, infatti, può integralmente ripristinare un’uguaglianza tra le persone che appare infranta dalla natura o dalle circostanze dell’esistenza. In questo senso, gli interventi delle istituzioni sociali e dell’ordinamento giuridico a sostegno alle persone disabili (certamente doverosi e rispondenti a un imperativo di giustizia) non sono da intendere semplicemente come compensazione di uno svantaggio ingiusto o risarcimento di un danno ingiusto. Il loro significato più autentico consiste semmai nell’essere espressione di scelte valoriali di fondo in cui una comunità si riconosce. Scelte che, a loro volta, rispecchiano una previa visione della persona e della condizione umana (III). Occorre dunque guardare al disabile anzitutto come persona per poter assicurare adeguata protezione alla sua concreta situazione di svantaggio. Le limitazioni che segnano i disabili, gli ostacoli gravosi, talora insormontabili, che essi incontrano sulla via dell’autonomia non valgono certo a precludere la loro appartenenza alla famiglia umana, cioè il loro status di persone. Proprio per questo è tanto più importante promuovere politiche antidiscriminatorie in loro favore e tutelare i loro diritti: ma questi vanno pensati in una linea di continuità con ciò che spetta universalmente a qualunque persona, più che come diritti speciali di una minoranza. Se si cerca il fondamento di ciò che è dovuto ai disabili, sul piano giuridico-politico e morale, lo si può trovare nel fatto che essi, prima che membri di una categoria, sono persone, individui, esseri umani (IV). La domanda di giustizia rinvia dunque a una questione antropologica più ampia: è la prospettiva generale da cui si guarda alla condizione umana che determina e qualifica la tutela specifica da garantire all’handicap. Certo il carico di sofferenza derivante dalla disabilità resta incommensurabile e irriproducibile, un peso che grava solo su alcune persone mentre tutte le altre ne sono preservate: non si potrebbe sottovalutare questo dato ovvio. Ma ogni uomo, in quanto tale, è connotato inevitabilmente, in qualche misura, dalla dipendenza e dalla vulnerabilità. L’autonomia, la forza, la razionalità, l’indipendenza, l’efficienza non possono essere assolutizzate fino a farne i tratti distintivi primari dell’umanità: una visione simile non solo sarebbe inadeguata a riconoscere e comprendere pienamente l’umanità delle persone disabili, ma non coglierebbe neppure la specificità della condizione umana in generale (V). Se è vero che, come ha affermato Papa Benedetto XVI, “la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente”, la capacità di uno sguardo autentico sulla condizione disabile è certamente parte essenziale del nostro essere uomini

    Fretting fatigue and shot peening: a multiaxial fatigue criterion including residual stress relaxation

    No full text
    Fretting fatigue damage is a typical material damage arising in mechanical components. In such a damage condition, surface cracks can initiate at the surface contact zone, and under a fluctuating loading they can grow up to the complete failure of the component, resulting in a catastrophic failure. In order to prevent/mitigate fretting fatigue damage, shot peening is widely used in mechanical components. The improvement due to shot peening is related to different factors, but the main one is the compressive residual stress field produced by such a treatment in a region near the contact surface. Unfortunately, both the uncertainty in measurements and stability (relaxation) of residual stress field, make shot peening effects difficult to be included in models aimed to the estimation of fatigue life. Due to this lack in the literature, especially relatively to the fretting fatigue field, in the present paper a new fretting fatigue model, that is able to consider shot peening residual stress and its relaxation, is presented. A 3D elastic-plastic finite element model, which incorporates the shot peening residual stress and its relaxations, is employed. The results obtained, in terms of stress field, are used as input data of a multiaxial stress-based criterion to estimate both fatigue lifetime and crack initiation direction

    Towards a Formal Approach to Mobile Cloud Computing

    No full text
    Mobile cloud computing (MCC) is an emerging paradigm to transparently provide support for demanding tasks on resource-constrained mobile devices by relying on the integration with remote cloud services. Research in this field is starting to tackle the multiple conceptual and technical challenges (e.g., how and when to offload), which are hindering the full realization of MCC. The NAM framework is as a general tool to describe networks of hardware and software autonomic entities, providing or consuming services or resources, that can be applied to MCC scenarios. In this paper, we focus on NAM's features related to the key aspects of MCC, in particular those concerning code mobility capabilities and autonomic offloading strategies. Our first contribution is the definition of a restricted set of mobility actions supporting MCC. The second contribution is a formal semantics for those actions, which allows us to better understand the behavior of MCC systems and paves the way for the application of formal reasoning techniques. As an outcome, we also derive a more precise formalization of the core NAM features, which may contribute to further development of that framework and the related middleware

    Persone prima che disabili. Una riflessione sull'handicap tra giustizia ed etica

    No full text
    Dall’Introduzione: Questo libro tenta di riflettere sugli interrogativi morali, sull’esigenza di giustizia, sulla domanda di senso che la condizione disabile evoca. Il presupposto cui queste pagine sono ancorate è che i disabili sono molto più che una minoranza affetta da uno speciale svantaggio: sono anzitutto persone. Ogni essere umano è una persona e ogni persona è imago Dei. Il fine di questa riflessione è riavvicinare le persone con disabilità a tutte le altre persone, richiamando l’attenzione su ciò che la disabilità ci dice a proposito della condizione umana universale: condizione segnata per chiunque da una dignità inestimabile e da una ineluttabile vulnerabilità. L’itinerario percorso è di tipo teorico: il libro non propone soluzioni operative né risultati di indagini empiriche, ma semplicemente riflessioni, che scaturiscono dall’analisi di alcune teorie ravvivata e supportata dall’ascolto di testimonianze significative. Tra le molte prospettive da cui si potrebbe accostare il tema, quelle adottate qui (etica e giustizia) non sono forse le più immediate. La sfida è appunto avvalersi delle risorse teoriche proprie di questi due tipi di discorso, depurandole il più possibile da ogni artificiosità, gratuità e astrattezza, per tentare di illuminare il significato profondo di una realtà umana ardua e misteriosa ma pur sempre molto concreta: refrattaria alla retorica, alle apologie, ai proclami ideologici. Non si può negare che alla radice della disabilità vi sia (anche) un problema peculiare di giustizia. Se fino a tempi non molto lontani essa era percepita come una sventura individuale, cui si rispondeva con la medicalizzazione e l’istituzionalizzazione in strutture preposte (cioè, di fatto, con l’esclusione), la cultura del Welfare e l’affermarsi del principio di uguaglianza sostanziale hanno progressivamente riplasmato la questione come un problema eminentemente pubblico, ineludibile per le democrazie costituzionali contemporanee. L’integrazione sociale dei disabili e la promozione della loro autonomia sono divenute così, negli ultimi decenni, una priorità nell’agenda dei governi e degli organismi internazionali. Il significato delle soluzioni istituzionali, d’altra parte, e la loro stessa efficacia, si determinano a partire dalla consapevolezza dei principi di fondo che le ispirano. Per questo la riflessione sulla disabilità tende inevitabilmente a sconfinare dall’ambito giuridico a quello politico a quello etico-antropologico: tre livelli di discorso che questo libro tenta di affrontare assumendone l’interdipendenza, pur nelle rispettive specificità. L’intento è appunto quello di richiamare l’attenzione sui disabili in quanto persone, prima che come soggetti colpiti da particolari deficit. Tra gli ambiti esaminati, infatti, vi è una stretta connessione; ma mentre il riconoscimento giuridico-culturale (I) e l’equità sociale (II) rappresentano prospettive comunque parziali sulla disabilità, nella dimensione etico-antropologica (III-V) si può individuare, come si vedrà, il fondamento e insieme l’esito cui gli altri due ambiti rinviano. Il primo aspetto riguarda la duplice forma che la tutela delle persone con disabilità ha assunto nell’epoca contemporanea. La loro inclusione sociale è assicurata oggi in primo luogo tramite strumenti giuridici: il disabile beneficia delle garanzie previste in materia di pari opportunità e divieto di discriminazione, e gli sono riconosciuti specifici diritti (seppure con notevoli gap tra l’affermazione di tali diritti e la loro attuazione effettiva). Accanto alla protezione giuridica si è sviluppato inoltre nel tempo un riconoscimento di tipo culturale a favore della disabilità come identità collettiva: lo attestano i movimenti di rivendicazione sorti nel modo anglosassone dagli anni ’60, e la nascita di uno specifico campo di ricerca accademica, i disability studies. Principio di uguaglianza e rivendicazione della differenza sono le due anime complementari che ispirano rispettivamente la tutela giuridica dei disabili e la loro valorizzazione comunitaria (I). L’attenzione ai disabili non è riducibile, tuttavia, all’affermazione dei loro diritti individuali o collettivi. La disabilità comporta infatti un problema di giustizia più ampio, che riguarda non soltanto la condizione soggettiva delle persone direttamente coinvolte, ma il fondamento stesso del legame sociale che aggrega tutti gli individui e li impegna reciprocamente. Se giustizia è ‘dare a ciascuno il suo’, occorre chiedersi che cosa è dovuto a persone che, a causa di limitazioni fisiche o psichiche, si trovano in situazione di svantaggio e disparità rispetto a tutti gli altri nella cooperazione e competizione sociale. Il problema è affrontato, in prospettive diverse, da varie correnti della filosofia politica contemporanea: saranno esaminate in particolare alcune tesi del liberalismo e le critiche mosse a queste dall’approccio delle capacità e dall’etica della cura (II). L’approccio della giustizia “politica”, peraltro, coglie solo in parte la condizione reale dei soggetti disabili e l’interrogativo morale che ne scaturisce. Nessuna redistribuzione di risorse, infatti, può integralmente ripristinare un’uguaglianza tra le persone che appare infranta dalla natura o dalle circostanze dell’esistenza. In questo senso, gli interventi delle istituzioni sociali e dell’ordinamento giuridico a sostegno alle persone disabili (certamente doverosi e rispondenti a un imperativo di giustizia) non sono da intendere semplicemente come compensazione di uno svantaggio ingiusto o risarcimento di un danno ingiusto. Il loro significato più autentico consiste semmai nell’essere espressione di scelte valoriali di fondo in cui una comunità si riconosce. Scelte che, a loro volta, rispecchiano una previa visione della persona e della condizione umana (III). Occorre dunque guardare al disabile anzitutto come persona per poter assicurare adeguata protezione alla sua concreta situazione di svantaggio. Le limitazioni che segnano i disabili, gli ostacoli gravosi, talora insormontabili, che essi incontrano sulla via dell’autonomia non valgono certo a precludere la loro appartenenza alla famiglia umana, cioè il loro status di persone. Proprio per questo è tanto più importante promuovere politiche antidiscriminatorie in loro favore e tutelare i loro diritti: ma questi vanno pensati in una linea di continuità con ciò che spetta universalmente a qualunque persona, più che come diritti speciali di una minoranza. Se si cerca il fondamento di ciò che è dovuto ai disabili, sul piano giuridico-politico e morale, lo si può trovare nel fatto che essi, prima che membri di una categoria, sono persone, individui, esseri umani (IV). La domanda di giustizia rinvia dunque a una questione antropologica più ampia: è la prospettiva generale da cui si guarda alla condizione umana che determina e qualifica la tutela specifica da garantire all’handicap. Certo il carico di sofferenza derivante dalla disabilità resta incommensurabile e irriproducibile, un peso che grava solo su alcune persone mentre tutte le altre ne sono preservate: non si potrebbe sottovalutare questo dato ovvio. Ma ogni uomo, in quanto tale, è connotato inevitabilmente, in qualche misura, dalla dipendenza e dalla vulnerabilità. L’autonomia, la forza, la razionalità, l’indipendenza, l’efficienza non possono essere assolutizzate fino a farne i tratti distintivi primari dell’umanità: una visione simile non solo sarebbe inadeguata a riconoscere e comprendere pienamente l’umanità delle persone disabili, ma non coglierebbe neppure la specificità della condizione umana in generale (V). Se è vero che, come ha affermato Papa Benedetto XVI, “la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente”, la capacità di uno sguardo autentico sulla condizione disabile è certamente parte essenziale del nostro essere uomini

    author-bios-SRD-19-0063.R1 – Supplemental material for The Network Structure of Police Misconduct

    No full text
    Supplemental material, author-bios-SRD-19-0063.R1 for The Network Structure of Police Misconduct by George Wood, Daria Roithmayr and Andrew V. Papachristos in Socius</p

    Standard care impact on angioedema because of hereditary C1 inhibitor deficiency : a 21-month prospective study in a cohort of 103 patients

    No full text
    Background: Hereditary angioedema (HAE) due to the deficiency of C1 inhibitor (C1-INH) causes chronically recurrent cutaneous, abdominal and laryngeal angioedema that are disabling and potentially life-threatening. Objective: We designed a prospective study to quantify the residual disease in patients with HAE treated according to the existing consensus documents. Methods: Data were collected from diaries recording occurrence, duration, location and treatment of acute angioedema attacks. A total of 386 semesters properly completed were analyzed. Forty-seven of 103 patients were on prophylactic treatment, 41 with attenuated androgens and six with tranexamic acid. A total of 1532 angioedema attacks (one every 45.3 days) were registered. Results: Peripheral attacks were the most frequent (698), followed by abdominal (503) and combined locations (232), laryngeal edema was less common (99). Patients on prophylaxis with attenuated androgens had 7.7 attacks/year lasting 1.47 days, those on tranexamic acid had 8.1 attacks/year lasting 1.59 days, and those without prophylaxis had 8.9 attacks/year lasting 1.68. Plasma-derived C1-INH was used by 44 patients to treat a total of 376 acute attacks that resolved faster (1.1 day) than those not treated (1.85 day) or treated with tranexamic acid (1.79 day). No adverse events related to C1-INH infusion were reported. Conclusion: Our data demonstrate that tranexamic acid is not effective in the treatment of acute attacks and indicate that under the current therapeutic approach, the HAE related disability is effectively but partially reduced. Incomplete success does not appear to depend on limited efficacy of the drugs but on their limited use that can be overcome by implementing specific treatment strategies

    Non conforming finite element model to analyse highly non-linear groundwater problems: the case of Richard's equation

    No full text
    Analytical solutions of the Richards equation for unsaturated flow with varying boundary and initial conditions are difficult to obtain because of nonlinearity in soil hydraulic parameters. This difficulty is exaggerated in the case where soil is heterogeneous. Generally, one has to rely on numerical approaches for predicting moisture movement in unsaturated soils. In this paper the capability of the non-conforming quadrilateral finite element for solving saturated-unsaturated porous media seepage problems is presented. The reliability of the proposed model is checked by comparing the numerical solutions with the analytical solutions available in literature. The accuracy of the numerical solution with increasing element dimensions is examined to find out the proper mesh size compatible with the scale of practical interest in civil engineering problems where unsaturated flow plays an important role

    Le fiabe

    No full text
    En cub. de v. 1 consta: "1885"Na capa orix. da v. 1 consta: "1885
    corecore