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    [Nodi urbani e tuberie]

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    Disegno non datato, riconducibile alla serie Nodi Urbani, disegno originale conservato al Centre Pompidou, Parigi.Undated drawing, attributable to the series Nodi Urbani, also in the collections of Centre Pompidou, Paris

    [Nodi urbani e tuberie]

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    Disegno non datato, riconducibile alla serie Nodi Urbani, disegno originale conservato al Centre Pompidou, Parigi.Undated drawing, attributable to the series Nodi Urbani, also in the collections of Centre Pompidou, Paris.ope

    Graziella Urbani

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    Video interview with Graziella Urbani as part of the Italian Cinema Audiences projec

    La Sezione Ligia (Fasano) Meisn. del genereThymelaeaP. Miller (Thymelaeaceae) in Italia

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    Nell'ambito del genereThymelaeaceaeP. Miller (Thymelaeaceae) la sez. Ligia (Fasano) Meisn., nell'accezione proposta da TAN (Notes R. B. G. Edinb., 38:149-164, 1990), comprende sei entità delle quali quattro annuali, tutte afferibili al complessoThymelaea passerina(L.) Cosson et Germ. e due perenni, entrambe mediorientali e fortemente correlate tra loro. Questa indagine, condotta nell'ambito di ricerche di tipo biosistematico, tassonomico e corologico compiute sull'intera famiglia (URBANI, Tesi di Dottorato, 1989; Taxon 40: 493-495, 1991; Webbia 46(2): in stampa), ha portato alla circoscrizione delle unità sistematiche italiane e della loro distribuzione

    Nodi urbani

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    Proponiamo una divisione in serie dei materiali donati da Ugo La Pietra relativi al progetto Nodi urbani Nodi urbani e Tuberie 10B-PIETRA.tif, disegno non datato 1-10B-PIETRA.tif, disegno non datato 24_nodi urbani.jpg disegno firmato e datato1966 25_nodi urbani.tif disegno firmato e datato 1965 26_nodi urbani.tif disegno firmato e datato 1965 27_nodi urbani.tif disegno firmato e datato 1965 28_nodi urbani.tif disegno non datato 29_nodi urbani.tif: disegno firmato e datato 1966 30_nodi urbani.tif: disegno firmato e datato 1965 1-10D-PIETRA.tif disegno conservato anche al Centre Pompidou, Parigi 1-10C-PIETRA.tif disegno non datato Emergenze urbane: 6.4A_ULP.tif disegno non datato 6.4B_ULP.tif disegno non datato 31_nodi urbani.tif disegno firmato e datato 1964I documenti donati da Ugo La Pietra intitolati Nodi urbani costituiscono, rispetto al progetto per la Casa dello Scultore Cappello, una ulteriore declinazione del 'non realizzato'. Se la casa per uno scultore è esercizio accademico 'teorico' che si innesta anche sulla ricerca pittorica di La Pietra, i disegni intitolati Nodi urbani rappresentano la 'cornice' di una serie di sperimentazioni sviluppate negli anni successivi alla laurea in architettura presso il Politecnico di Milano. La ricerca di Ugo la Pietra a partire dal 1962 è sottoposta ad una duplice verifica sia nell'ambito della attività didattica (quella che è definita Sinestesia delle arti trova un importante momento di verifica nella esposizione realizzata con Alberto Seassaro La Ricerca morfologica al Politecnico di Milano), sia nella conformazione di spazi scavati come antri o tunnel urbani che divengono la struttura connettiva delle sculture di Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli e Giancarlo Marchese nel tessuto (1962/64); sia in occasione di progetti come quello sviluppato in collaborazione con lo stesso Alberto Seassaro e Nanda Vigo del Monumento alla resistenza per la città di Brescia, 1966/67, oppure come nella proposta presentata nell’ambito del seminario internazionale a Vela Luka nel 1968 (Emergenze urbane – Proposte per la Costa dalmata). Possiamo quindi individuare alcuni sottosistemi all'interno della documentazione archiviata in MoRE: innanzitutto i veri e propri Nodi urbani (1964/67) che sono riconducibili alla teoria di esplorazione e studio dello spazio urbano condotto all'interno del corso di progettazione tra il 1965 e il 1967 con Blasi, Banfi, Seassaro e Stevan (vedi La traducibilità dei nessi intercorrenti all'interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali, Ares, Milano 1966). Anche in questo caso la serie è documentata sia al Centre Pompidou che nel MoRE dove i 10 disegni (lo schizzo presente anche a Parigi è il 1-10D-PIETRA.tif) costituiscono uno sviluppo dei percorsi sotterranei per le sculture di Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli e Giancarlo Marchese e una rielaborazione della serie delle Tuberie che, come detto, trovano un momento di verifica nella proposta per il Monumento di Brescia. Elemento comune di questi disegni è la messa in forma e l’articolazione di emergenze all'interno del territorio urbanizzato difficilmente decifrabile che la fitta trama di segni di La Pietra cerca di tradurre. I percorsi e le interconnessioni che qualificano il territorio definiscono strutture complesse che sembrano essere una declinazione di uno dei temi centrali del dibattito architettonico della seconda metà degli anni Sessanta, quello delle megastrutture. Il passaggio definitivo dalle sculture primordiali abitabili a queste declinazioni del tema megastrutturale può essere individuato nelle proposte elaborate in occasione della partecipazione all’Incontro internazionale a Vela Luka nel 1968 nell’isola di Korcula, un seminario promosso da un gruppo di artisti dalmati e coordinato da Peter e Kossa Omckus (6.4A_ULP.tif, 6.48_ULP.tif, 31_nodi urbani.tif) a cui La Pietra partecipa insieme ad altri artisti italiani (Paolo Scheggi, Achille Perilli, Sacripanti) confrontandosi con esponenti della ricerca artistica ed architettonica internazionale; una occasione per “porre in atto l’utopia”, come scriveva Gillo Dorfles sulla rivista “In” (1970).The documents donated by Ugo La Pietra and named Nodi Urbani constitutes, compared to the Progetto per la Casa dello Scultore Cappello, a further variation of the 'unrealised'. If the casa per uno scultore is a ‘theoretical’ academic exercise that engages even the pictorial research of La Pietra, the drawings titled Nodi Urbani represent the 'frame' of a series of lexperiments carried out in the years following his graduating in architecture at the Politecnico di Milano. The research of Ugo la Pietra since 1962 has been checked through a double test, both the teaching activity (what is called Sinestesia delle arti can find an important test opportunity in the exhibition made with Alberto Seassaro, La Ricerca morfologica at Politecnico di Milano ), an the shape of the spaces excavated like caves or urban tunnels that become the connective structure of the sculptures of Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli and Giancarlo Marchese in the tissue (1962/64); otherwise on the occasion of projects like the one developed in collaboration with Alberto Seassaro and Nanda Vigo, Monumento alla resistenza per la città di Brescia, 1966/67, or the proposal presented during the international seminar in Vela Luka in 1968 (Emergenze urbane – Proposte per la Costa dalmata). We can then identify some different subsystems inside the documents archived in More: first of all the ‘real’ Nodi urbani (1964/67) that can be related to the theory of exploration and study of urban space conducted within the course of design and planning between 1965 and 1967 with Blasi, Banfi, Seassaro e Stevan (see also La traducibilità dei nessi intercorrenti all'interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali, Ares, Milano 1966). Again the series is documented both at the Centre Pompidou and inside the MoRE museum where the 10 drawings (the sketch also present in the Parisian collection is 1-10D-PIETRA.tif) constitute a development of the underground routes for the sculptures of Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli and Giancarlo Marchese and a reworking of the Tuberie series that, as mentioned, find a testing time in the proposal for the Brescia Monument. A common feature of these designs is the shaping and articulation of emergencies inside a difficult to decipher urbanized area , that the dense texture of signs of La Pietra is trying to translate. The paths and interconnections that qualify the territory define complex structures that appear to be a declination of one of the central themes of the architectural debate of the late sixties, the one about megastructures. The final transition from primordial habitable sculptures to these variations around the megastructural theme can be identified in the proposals developed on the occasion of the participation at the 1968 international meeting in Vela Luka, on the island of Korcula, a seminar sponsored by a group of Dalmatian artists and coordinated by Peter and Kossa Omckus (6.4A_ULP.tif, 6.48_ULP.tif, 31_nodi urbani.tif) that La Pietra attended together with other Italian artists (Paolo Scheggi, Achille Perilli, Sacripanti), confronting himself with many different members of the international architectural and artistic researches, an opportunity to "implement utopia", as Gillo Dorfles wrote in the journal "In" (1970)

    Nodi urbani

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    I documenti donati da Ugo La Pietra intitolati Nodi urbani costituiscono, rispetto al progetto per la Casa dello Scultore Cappello, una ulteriore declinazione del 'non realizzato'. Se la casa per uno scultore è esercizio accademico 'teorico' che si innesta anche sulla ricerca pittorica di La Pietra, i disegni intitolati Nodi urbani rappresentano la 'cornice' di una serie di sperimentazioni sviluppate negli anni successivi alla laurea in architettura presso il Politecnico di Milano. La ricerca di Ugo la Pietra a partire dal 1962 è sottoposta ad una duplice verifica sia nell'ambito della attività didattica (quella che è definita Sinestesia delle arti trova un importante momento di verifica nella esposizione realizzata con Alberto Seassaro La Ricerca morfologica al Politecnico di Milano), sia nella conformazione di spazi scavati come antri o tunnel urbani che divengono la struttura connettiva delle sculture di Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli e Giancarlo Marchese nel tessuto (1962/64); sia in occasione di progetti come quello sviluppato in collaborazione con lo stesso Alberto Seassaro e Nanda Vigo del Monumento alla resistenza per la città di Brescia, 1966/67, oppure come nella proposta presentata nell’ambito del seminario internazionale a Vela Luka nel 1968 (Emergenze urbane – Proposte per la Costa dalmata). Possiamo quindi individuare alcuni sottosistemi all'interno della documentazione archiviata in MoRE: innanzitutto i veri e propri Nodi urbani (1964/67) che sono riconducibili alla teoria di esplorazione e studio dello spazio urbano condotto all'interno del corso di progettazione tra il 1965 e il 1967 con Blasi, Banfi, Seassaro e Stevan (vedi La traducibilità dei nessi intercorrenti all'interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali, Ares, Milano 1966). Anche in questo caso la serie è documentata sia al Centre Pompidou che nel MoRE dove i 10 disegni (lo schizzo presente anche a Parigi è il 1-10D-PIETRA.tif) costituiscono uno sviluppo dei percorsi sotterranei per le sculture di Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli e Giancarlo Marchese e una rielaborazione della serie delle Tuberie che, come detto, trovano un momento di verifica nella proposta per il Monumento di Brescia. Elemento comune di questi disegni è la messa in forma e l’articolazione di emergenze all'interno del territorio urbanizzato difficilmente decifrabile che la fitta trama di segni di La Pietra cerca di tradurre. I percorsi e le interconnessioni che qualificano il territorio definiscono strutture complesse che sembrano essere una declinazione di uno dei temi centrali del dibattito architettonico della seconda metà degli anni Sessanta, quello delle megastrutture. Il passaggio definitivo dalle sculture primordiali abitabili a queste declinazioni del tema megastrutturale può essere individuato nelle proposte elaborate in occasione della partecipazione all’Incontro internazionale a Vela Luka nel 1968 nell’isola di Korcula, un seminario promosso da un gruppo di artisti dalmati e coordinato da Peter e Kossa Omckus (6.4A_ULP.tif, 6.48_ULP.tif, 31_nodi urbani.tif) a cui La Pietra partecipa insieme ad altri artisti italiani (Paolo Scheggi, Achille Perilli, Sacripanti) confrontandosi con esponenti della ricerca artistica ed architettonica internazionale; una occasione per “porre in atto l’utopia”, come scriveva Gillo Dorfles sulla rivista “In” (1970).The documents donated by Ugo La Pietra and named Nodi Urbani constitutes, compared to the Progetto per la Casa dello Scultore Cappello, a further variation of the 'unrealised'. If the casa per uno scultore is a ‘theoretical’ academic exercise that engages even the pictorial research of La Pietra, the drawings titled Nodi Urbani represent the 'frame' of a series of lexperiments carried out in the years following his graduating in architecture at the Politecnico di Milano. The research of Ugo la Pietra since 1962 has been checked through a double test, both the teaching activity (what is called Sinestesia delle arti can find an important test opportunity in the exhibition made with Alberto Seassaro, La Ricerca morfologica at Politecnico di Milano ), an the shape of the spaces excavated like caves or urban tunnels that become the connective structure of the sculptures of Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli and Giancarlo Marchese in the tissue (1962/64); otherwise on the occasion of projects like the one developed in collaboration with Alberto Seassaro and Nanda Vigo, Monumento alla resistenza per la città di Brescia, 1966/67, or the proposal presented during the international seminar in Vela Luka in 1968 (Emergenze urbane – Proposte per la Costa dalmata). We can then identify some different subsystems inside the documents archived in More: first of all the ‘real’ Nodi urbani (1964/67) that can be related to the theory of exploration and study of urban space conducted within the course of design and planning between 1965 and 1967 with Blasi, Banfi, Seassaro e Stevan (see also La traducibilità dei nessi intercorrenti all'interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali, Ares, Milano 1966). Again the series is documented both at the Centre Pompidou and inside the MoRE museum where the 10 drawings (the sketch also present in the Parisian collection is 1-10D-PIETRA.tif) constitute a development of the underground routes for the sculptures of Kengiro Azuma, Giacomo Benevelli and Giancarlo Marchese and a reworking of the Tuberie series that, as mentioned, find a testing time in the proposal for the Brescia Monument. A common feature of these designs is the shaping and articulation of emergencies inside a difficult to decipher urbanized area , that the dense texture of signs of La Pietra is trying to translate. The paths and interconnections that qualify the territory define complex structures that appear to be a declination of one of the central themes of the architectural debate of the late sixties, the one about megastructures. The final transition from primordial habitable sculptures to these variations around the megastructural theme can be identified in the proposals developed on the occasion of the participation at the 1968 international meeting in Vela Luka, on the island of Korcula, a seminar sponsored by a group of Dalmatian artists and coordinated by Peter and Kossa Omckus (6.4A_ULP.tif, 6.48_ULP.tif, 31_nodi urbani.tif) that La Pietra attended together with other Italian artists (Paolo Scheggi, Achille Perilli, Sacripanti), confronting himself with many different members of the international architectural and artistic researches, an opportunity to "implement utopia", as Gillo Dorfles wrote in the journal "In" (1970)

    Territorio e poteri emergenti, le politiche di sviluppo tra urbanistica e mercato

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    Lo scenario ed il prospetto delineato mettono in evidenza come lo sviluppo territoriale, la determinazione degli assetti urbani, la pianificazione del territorio, la fissazione delle regole giuridiche delle trasformazioni urbanistiche ed edilizie, la tutela degli interessi ambientali e naturalistici, la sostenibilità ovvero la”sensibilità” dei beni pubblici a non sopportare usi impropri sia sempre più “condizionata” dall’imporsi di una “particolare” questione economica su quella territoriale, cosicchè emerge sempre più all’attenzione degli operatori del diritto, degli urbanisti, degli economisti, dei sociologi ma anche delle istituzioni preposte al governo dell’economia e di quelle competenti a “governare” il territorio, che gli assetti territoriali costituiscono sempre meno un “prius” ove ordinare la dislocazione delle funzioni e degli interessi pubblici e privati e sempre più un “posterius” frutto della valutazione in primo luogo delle esigenze di sviluppo locale ma anche della soddisfazione d’interessi più generali che su quel territorio si localizzano e che rispondono ad esigenze che travalicano o comprimono la soddisfazione dell’esigenze degli enti primari

    Introduzione

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    Nella Introduzione l'autrice mostra le strettissime affinità con le dottrine di Abelardo sui nomi universali e conclude per l'attribuzione del trattatello, pervenutoci in forma autonoma, al Maestro Palatin

    Introduzione

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    Il problema degli universali è stato dibattuto lungo tutto l'arco della filosofia occidentale e dopo un momentaneo abbandono viene oggi ripreso in area anglofona. Con strumenti teorici e con linguaggi diversi rispetto a quelli classici, è degno di nota il fatto che le soluzioni proposte ricalchino quelle tradizionali, tipicamente distinte in nominalismo, concettualismo e realismo nelle sue diverse sfumature e accezioni

    QUEL CHE RESTA DELLA "TERRITORIALITA'" BANCARIA

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    Nel contesto attuale il tema della c.d. “territorialità” bancaria evoca immediatamente una vasta serie di questioni che discendono da alcune linee evolutive di fondo del sistema bancario e, più in generale, dei mercati finanziari, inducendo a pensare in particolar modo ai riflessi che le tecnologie informatiche e la digitalizzazione di molti servizi hanno già iniziato a produrre sull’attività degli intermediari del settore. Tutto ciò rischia ovviamente di scardinare di conseguenza anche alcuni canoni fondamentali sui quali da sempre è impostata la legislazione bancaria, dal momento che specie la normativa di rango primario resta per lo più ancorata ad modello di “fare banca” che presuppone forme di insediamento fisicamente individuate e, come tale, presta il fianco a pericoli in termini di obsolescenza o quanto meno di incompletezza. Il contributo si sofferma sul tema a partire da taluni dati di diritto positivo che persistono nella legislazione in materia (ad es. la distinzione tra home e host country control) ed evidenzia al contempo le tensioni che i fenomeni in atto stanno provocando soprattutto con riguardo a tipologie di intermediari a tradizionale vocazione localistica quali le banche di credito cooperativo. Il futuro della territorialità bancaria sta nell’attitudine di quest’ultima a compensare la standardizzazione dei rapporti bancari, connaturata all’impiego su vasta scala delle tecnologie informatiche e telematiche più innovative, con la rete di relazioni che essa è in grado non solo di preservare ma anche di valorizzare. Territoriality brings up a vast array of issues relating to recent trends in banking and finance, in particular connected with digitalisation and technological advancement. This might shake up some foundations of banking law, since primary legislation is still based on a banking business model that is still very much linked to a physical presence on the territory. This article approaches the issue by showing the existance of controversial provisions, e.g. the distinction between home and host country control. It points out how the current developments are raising important questions relating to the those credit institutions that have a strict connection with the territory, such as cooperative banks The future of banking territoriality lies in its capability to balance the standardisation process which is integral part of the Digitalisation developments with the protection and emphasis of relationship banking
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