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ANGELA IDA VILLA, Dalla “vecchierella” di Orazio (“Odi”, III, 15), che dovrebbe starsene a casa a filare la lana anziché andare ai conviti inghirlandata di rose e fare la baccante Tiade, a quella del “Sabato del villaggio” di Leopardi, “Otto/Novecento”, n. 2, 2013, pp. 123-137
ANGELA IDA VILLA, Dalla “vecchierella” di Orazio (“Odi”, III, 15), che dovrebbe starsene a casa a filare la lana anziché andare ai conviti in¬ghirlandata di rose e fare la baccante Tiade, a quella del “Sabato del villaggio” di Leopardi, “Otto/Novecento”, n. 2, 2013, pp. 123-13
Professor Angela Shannon
Angela Shannon shares her poetry with the Taylor community.
Angela Shannon is the author of Singing the Bones Together, a 2004 Minnesota Book Awards Finalist. She teaches English at Bethel University. Her work has been published in journals, textbooks, and anthologies, including TriQuarterly, Ploughshares, Where One Ends Another Begins: 150 Years of Minnesota Poetry, and Beyond the Frontier: African American Poetry for the 21st Century. Her choreopoem Root Woman premiered at the Fleetwood-Jourdain Theater in Evanston, Ill
ANGELA IDA VILLA, Il giallo erudito dei “Crisantemi” di Giovanni Pascoli (“Il Convito”, 1896): rose e viole (funebri, antiche e pagane) al posto dei crisantemi (funebri, moderni e cristiani) e le rose e viole cripto-leopardiane dei “Vecchi di Ceo”, “Otto/Novecento”, n. 3, 2019, pp. 195-252 [= 58 pp.]
I Crisantemi (1896) di Pascoli sono intessuti di enigmi. Innanzitutto, vi è l’enigma del titolo. Perché intitolare Crisantemi una poesia nei cui versi però non si parla affatto di crisantemi, ma unicamente di rose e di viole? E qual è, se esiste, il nesso logico tra i crisantemi e le rose-viole (prima colte nei prati, poi portate in un camposanto)? Vi è poi l’enigma del fregio artistico incorniciante i versi dei Crisantemi sul “Convito” (12 febbraio 1896). Perché in tale fregio la corona di crisantemi è inscritta in una corona di mazzetti di sedano? Qual è, se esiste, il nesso logico tra i crisantemi e il sedano, nonché tra i crisantemi, il sedano, le rose e le viole? Il presente lavoro è dedicato alla ricerca della risposta di tali enigmi – tutt’altro che questioni di “lana caprina” –, risposta che viene trovata negli usi e nei costumi dell’antichità religiosa pagana greco-latina. E ciò anche con l’ausilio dei Vecchi di Ceo (Poemi conviviali, 1904), nell’abbozzo dei quali figuravano le corone di rose e viole, in un contesto rinviante al Sabato del villaggio di Leopardi, poi sostituite da quelle di sedano nella redazione definitiva.
ANGELA IDA VILLA, Il giallo erudito dei “Crisantemi” di Giovanni Pascoli (“Il Convito”, 1896): rose e viole (funebri, antiche e pagane) al posto dei crisantemi (funebri, moderni e cristiani) e le rose e viole cripto-leopardiane dei “Vecchi di Ceo”, “Otto/Novecento”, n. 3, 2019, pp. 195-252 [= 58 pp.]
INDICE:
PREMESSA
I. Rose, viole e sedano per i “conviti dei vivi”, allietati dal vino che dà la gioia: nell’antichità greco-romana, nonché nei Crisantemi di Pascoli pubblicati sul “Convito”
I.1. Antiche rose e viole conviviali
I.1.1. Rose, viole, crisantemi e altresì «viti [...], pampane e grappoli [d’uva]» (A riposo, 1909)
I.2. Sedano conviviale antico
I. 3. Conclusioni intermedie
II. Rose, viole e sedano per i conviti dei morti: nell’antichità greco-romana, nonché nei Crisantemi di Pascoli, ambientati in un camposanto e pubblicati sul numero speciale del “Convito” per i feriti d’Africa
II. 1. Rose e viole funebri che prendono il posto dei crisantemi
II. 1. 1. Rose e viole funebri per le tombe dell’antica Roma trattate in un volume pubblicato nel 1896
II. 1. 2. «in vinum natos [...] aut in funera flores>>: le rose del Senex Corycius di Pascoli, «fiori nati per i banchetti o per i funerali»
II. 1. 3. Crisantemi (funebri) nell’era cristiana = rose+viole (funebri) nell’antichità pagana
II. 2. Il sedano “funebre” degli antichi: nei Crisantemi e nei Vecchi di Ceo di Pascoli
II. 2. 1. Il sedano “funebre” degli antichi
II. 2. 2. Il sedano “funebre” degli antichi nei Crisantemi di Pascoli
II. 2. 3. Il sedano “funebre” degli antichi nascosto nei Vecchi di Ceo di Pascoli (e la memoria del «mazzolin» e del «suo fascio dell’erba» del Sabato del villaggio di Leopardi)
III. Verso le conclusioni. Anticipazioni del prossimo enigma erudito dei Crisantemi: «vennevi [in “quel camposanto”] Una dopo aver colte al sole, / tutte, quelle rose, cantarellando, / quelle viole»The ode “Crisantemi” (1896) by Giovanni Pascoli is highly enigmatic. We encounter the first enigma in the ode’s title. Why would a poet give such a title to a text in which he only mentions violets and roses? Which is the logical connection, if it exists at all, between chrysanthemums and the other two mentioned flowers (which in the text are firstly collected from the fields and later taken to the cemetery)? There is also the matter of the artistic frieze which frames the ode verses on the “Convito” (12 February 1896). Why does the frieze show the crown of chrysanthemums contained within a crown of bunches of celery? What is the logical nexus between the chrysanthemums and the celery, or even between the celery and the roses and violets? My present paper is dedicated to finding an answer to these enigmas, which we can clarify in the light of uses and customs within the ancient practices of Greek-Latin pagan religions. Through the help of “Vecchi di Ceo” (“Poemi conviviali”, 1904), in whose first draft there appeared some crowns of roses and violets. This was set within a poetic context pointing back to Leopardi’s “Sabato del villaggio”, although the roses and violets were afterwards replaced by a crown of celery in the final form of the frieze.
ANGELA IDA VILLA, Il giallo erudito dei “Crisantemi” di Giovanni Pascoli (“Il Convito”, 1896): rose e viole (funebri, antiche e pagane) al posto dei crisantemi (funebri, moderni e cristiani) e le rose e viole cripto-leopardiane dei “Vecchi di Ceo”, “Otto/Novecento”, n. 3, 2019, pp. 195-252 [= 58 pp.]
INDICE:
PREMESSA
I. Rose, viole e sedano per i “conviti dei vivi”, allietati dal vino che dà la gioia: nell’antichità greco-romana, nonché nei Crisantemi di Pascoli pubblicati sul “Convito”
I.1. Antiche rose e viole conviviali
I.1.1. Rose, viole, crisantemi e altresì «viti [...], pampane e grappoli [d’uva]» (A riposo, 1909)
I.2. Sedano conviviale antico
I. 3. Conclusioni intermedie
II. Rose, viole e sedano per i conviti dei morti: nell’antichità greco-romana, nonché nei Crisantemi di Pascoli, ambientati in un camposanto e pubblicati sul numero speciale del “Convito” per i feriti d’Africa
II. 1. Rose e viole funebri che prendono il posto dei crisantemi
II. 1. 1. Rose e viole funebri per le tombe dell’antica Roma trattate in un volume pubblicato nel 1896
II. 1. 2. «in vinum natos [...] aut in funera flores>>: le rose del Senex Corycius di Pascoli, «fiori nati per i banchetti o per i funerali»
II. 1. 3. Crisantemi (funebri) nell’era cristiana = rose+viole (funebri) nell’antichità pagana
II. 2. Il sedano “funebre” degli antichi: nei Crisantemi e nei Vecchi di Ceo di Pascoli
II. 2. 1. Il sedano “funebre” degli antichi
II. 2. 2. Il sedano “funebre” degli antichi nei Crisantemi di Pascoli
II. 2. 3. Il sedano “funebre” degli antichi nascosto nei Vecchi di Ceo di Pascoli (e la memoria del «mazzolin» e del «suo fascio dell’erba» del Sabato del villaggio di Leopardi)
III. Verso le conclusioni. Anticipazioni del prossimo enigma erudito dei Crisantemi: «vennevi [in “quel camposanto”] Una dopo aver colte al sole, / tutte, quelle rose, cantarellando, / quelle viole
ANGELA IDA VILLA, Le rose e viole cripto-greche dei Crisantemi di Giovanni Pascoli (Ateneo, Deipnosofisti, XIV, 629E), pubblicati a ridosso della conferenza leopardiana del 24 marzo 1896, “Otto/Novecento”, 2, 2017, pp. 61-96
ANGELA IDA VILLA, Le rose e viole cripto-greche dei Crisantemi di Giovanni Pascoli (Ateneo, Deipnosofisti, XIV, 629E), pubblicati a ridosso della conferenza leopardiana del 24 marzo 1896, “Otto/Novecento”, 2, 2017, pp. 61-96
Pascoli (all’epoca docente universitario di Grammatica
greca e latina a Bologna) ha tratto le rose e le viole dei suoi Crisantemi
(“Il Convito”, 12 febbraio 1896) da un frammento poetico adespota in
lingua greca riportato nei Poetae lyrici graeci (1882) di Theodor Bergk (da
lui posseduti a Castelvecchio) e tramandatoci dai Deipnosofisti (XIV, 629E)
di Ateneo (posseduti da Leopardi, che nel Sabato del villaggio ha dimostrato
di non ignorare quel frammento greco). Tuttavia, riguardo a tali ascendenze
greco-antiche delle rose-viole sia del «mazzolin» sia dei suoi Crisantemi,
Pascoli ha taciuto nella conferenza fiorentina leopardiana (24 marzo 1896),
nella quale per di più ha stigmatizzato come botanicamente sbagliato l’abbinamento
rose-viole realizzato da Leopardi, peraltro ascrivendolo a «un
errore tanto comune alla poesia italiana anteriore a lui»
INDICE:
Premessa [pp. 61-66]
I. Rose, viole e sedani nei versi popolari greci cantati ballando la “danza dei fiori” (Ateneo, Deipnosofisti, XIV, 629E = Carmina popularia, fr. 19 Bergk 1882) [pp. 66-68]
II. Da «ποῦ μοι τὰ τὰ ἲα» a «Dove sono quelle viole?», da «Ποῦ μοι τὰ ῥόδα» a «Quel rosaio dov’era dunque?»: la memoria dell’incipit del fr. 19 (Bergk) dei Carmina popularia in quello dei Crisantemi di Pascoli [pp. 68-75]
III. Dove sono i «bei sedani»? I sélina del fr. 19 Bergk dei Carmina popularia ben nascosti “sotto il velame” dei Crisantemi [pp. 75-76]
III.1. Il sélinon, l’apium e l’Apium graveolens “sotto il velame” delle api ronzanti della prima redazione manoscritta dei Crisantemi e sotto i «ronzii» di quella a stampa sul “Convito” [pp. 76-82]
III. 2. «Dove [sono] i miei bei sedani? / [...] ecco i bei sedani». I sedani greci del fr. 19 Bergk dei Carmina popularia, nascosti bene nel fregio vegetale contornante i Crisantemi [pp. 82-96]ANGELA IDA VILLA, Le rose e viole cripto-greche dei Crisantemi di Giovanni Pascoli (Ateneo, Deipnosofisti, XIV, 629E), pubblicati a ridosso della conferenza leopardiana del 24 marzo 1896, “Otto/Novecento”, 2, 2017, pp. 61-96
Pascoli (at the time professor of Greek and Latin Grammar at Bologna’s University) drew the ‘roses
and the violets’ of his “Chrysanthemums” (“Il Convito”, February 12, 1896)
from a poetic fragment in ancient Greek, reported in the “Poetae lyrici graeci”
(a copy of which was owned by Leopardi at Castelvecchio) by Theodor Bergk
(1882) and passed down to us by the “Deipnosofisti” (XIV, 629E) by Ateneo
(owned by Leopardi, who showed to know the Greek fragment in “Saturday in
the Village”). However, Pascoli didn’t talk about the ancient Greek ascendances
of the ‘rose-violets’ both of the «mazzolin» and of his Chrysanthemums during
the Florence Leopardian Conference (March 24, 1896), in which he actually
stigmatized the botanical Leopardi’s wrong pairing rose-violets, ascribing it to
«a common error in Italian poetry before him».
INDICE:
Premessa [pp. 61-66]
I. Rose, viole e sedani nei versi popolari greci cantati ballando la “danza dei fiori” (Ateneo, Deipnosofisti, XIV, 629E = Carmina popularia, fr. 19 Bergk 1882) [pp. 66-68]
II. Da «ποῦ μοι τὰ τὰ ἲα» a «Dove sono quelle viole?», da «Ποῦ μοι τὰ ῥόδα» a «Quel rosaio dov’era dunque?»: la memoria dell’incipit del fr. 19 (Bergk) dei Carmina popularia in quello dei Crisantemi di Pascoli [pp. 68-75]
III. Dove sono i «bei sedani»? I sélina del fr. 19 Bergk dei Carmina popularia ben nascosti “sotto il velame” dei Crisantemi [pp. 75-76]
III.1. Il sélinon, l’apium e l’Apium graveolens “sotto il velame” delle api ronzanti della prima redazione manoscritta dei Crisantemi e sotto i «ronzii» di quella a stampa sul “Convito” [pp. 76-82]
III. 2. «Dove [sono] i miei bei sedani? / [...] ecco i bei sedani». I sedani greci del fr. 19 Bergk dei Carmina popularia, nascosti bene nel fregio vegetale contornante i Crisantemi [pp. 82-96
122 - Angela Rose Hanna
An emerging theme in the plasma community revolves around improving the effectiveness of low-temperature plasmas as a method for pollution remediation. Advances are limited due to a vast data gap regarding the fundamental gas phase chemistry and the resulting gas-surface interface interactions for potential catalysts, specifically zeolites. In addition to studying the material, gas phase emission and absorption spectroscopies examine the interactions between zeolites and plasmas, probing the effect of a substrate on plasma internal temperatures. These studies provide a molecular level understanding of the chemical mechanisms within these systems, profoundly influencing our ability to design high performing advanced materials.Great Minds in Research - Honorable Mention
Angela Shanté : 2022 Irma Black Award Silver Medal Acceptance Speech
Author Angela Shanté gives an acceptance speech for When My Cousins Come to Town, illustrated by Keisha Morris (West Margin Press)https://educate.bankstreet.edu/irma_black_awards/1004/thumbnail.jp
ANGELA IDA VILLA, Pascoli spiegato da Pascoli. “Dalle tombe egizie” (1897-98) e dalla “Lyra romana” (1895) le tessere per approssimarsi alla soluzione del giallo del finale della “Digitale purpurea” (1898) circonfuso dall’“odor di rose e di viole a ciocche” dionisiache, “Otto/Novecento”, n. 2, 2012, pp. 69-102
ANGELA IDA VILLA, Pascoli spiegato da Pascoli. “Dalle tombe egizie” (1897-98) e dalla “Lyra romana” (1895) le tessere per approssimarsi alla soluzione del giallo del finale della “Digitale purpurea” (1898) circonfuso dall’“odor di rose e di viole a ciocche” dionisiache, “Otto/Novecento”, n. 2, 2012, pp. 69-102
INDICE
I. La preistoria pascoliana dell’«odor di rose e di viole a ciocche» (Digitale purpurea, 20 marzo 1898) nel finale del "Bacchylides" [I] (25 dicembre 1897) del saggio "Dalle tombe egizie"
I.1. «I fiori che gli dei gradiscono: l’edera, il lauro». Premessa sui fiori antichi e pagani del "Menandro" di Pascoli ("Dalle tombe egizie", 10 gennaio 1898), con esempi analoghi tratti dalla "Lyra romana" (1895) e da "Sul limitare" (1900)
II. «Fa del suo meglio “l’usignolo di Ceo” [Bacchilide]; ma vince forse “il cigno Dirceo” [Pindaro]? [...] Qual è meglio, l’odor della rosa o quello della viola? Il vin di Chio o quel di Lesbo?». Pindaro, Bacchilide (e Plutarco) e le rose e viole antiche, pagane e dionisiache, nel finale del saggio pascoliano su "Bacchylides" [I]
II. 1. Le “ciocche” di viole e rose: nel fr. 75 dei ditirambi di Pindaro («“il cigno Dirceo”») e nella "Digitale purpurea" di Pascoli
II. 1. 1. Rose, viole e miele: da Pindaro, a Monti, a Pascoli
II. 1. 2. Il vino che sa di miele nelle Traduzioni e riduzioni di Pascoli, il grappolo della "digitalis purpurea" che odora di miele e il Dioniso Meilichios di Nasso
II. 2. La reticenza di Plutarco, che tratta della corona simposiale di rose e viole, nel finale del "Bacchylides" [I]
II. 2. 1. «Il vino [conviviale] sente di fiori»: le ghirlande conviviali di rose della "Lyra romana"
II. 2. 2. Le rose e viole “vinose” del finale del "Bacchylides" [I] e la corona simposiale di ciocche di rose e viole di Plutarco ("Quaestiones convivales", 647D)
II. 2. 3. Il pensiero “profumato” di «mistero» dall’«odor di rose e di viole a ciocche» della "Digitale purpurea" e la polemica di Clemente Alessandrino contro gli «effluvii delle rose e delle viole»
II. 3. Le corone di Bacchilide, «l’usignolo di Ceo», e la corona di Teseo (nonché quella di Arianna) nel "Bacchylides" [II]
II. 3. 1. Sulle tracce della preistoria pascoliana del mito di Arianna, mistica sposa di Dioniso, nel finale della "Digitale purpurea": I giovinetti o Theseo nel "Bacchylides" [II] (3 gennaio 1898)
II. 3. 2. Ancora sulle tracce della preistoria pascoliana del mito di Arianna nel finale della "Digitale purpurea": «la corona di Ariadne fatta costellazione» di Orazio, "Carmina", II, 19, 13-4 antologizzato da Pascoli nella "Lyra romana"
II. 3. 3. Tra Rachele e Maria: l’Arianna baccante e mistica sposa di Dioniso Bacco di Catullo, "Carmen" 64, nelle "Traduzioni e riduzioni" di Pascoli e nei suoi componimenti giovanili d’argomento dionisiaco
III. 3. 3. 1. Quale Maria nel finale della "Digitale purpurea"? Sull’Arianna-Maria Maddalena sposa di Dioniso Bacco nella poesia pascoliana giovanile "Le lacrime di Bacco"
IV. Le allucinazioni visive e uditive di Rachele e di Maria, dopo aver inalato l’«odor di rose e di viole a ciocche», l’odore dei fiori dell’enthousiasmòs dionisiaco: dalla "Lyra romana" altri tasselli per lo scioglimento del giallo del finale della "Digitale purpurea
Manifestations of the grotesque in Angela Carter's love and wise children
Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e ExpressãoEsta dissertação tem como objetivo investigar o emprego do grotesco, segundo as teorias de Wolfgang Kayser e Mikhail Bakhtin, em dois romances de Angela Carter: Love (1971) e Wise Children (1991). O primeiro capítulo caracteriza o "grotesco trágico", de acordo com a definição proposta por Wolfgang Kayser, bem como o "grotesco cômico", a partir do estudo de Mikhail Bakhtin. A seguir, analisa-se Love, tendo como foco de análise a trágica perspectiva de vida da protagonista do romance, a partir da descrição detalhada de seu comportamento. Neste capítulo, fica claro que o tipo de grotesco utilizado prioriza o grotesco romântico, ou trágico, assim descrito por Kayser, através da paródia do tema do amor romântico/trágico que está comprometido com o texto autenticamente "Romântico" de Edgar A. Poe. No terceiro capítulo apresenta-se a análise de Wise Children identificando-se o tom cômico empregado pelo narrador com o "grotesco cômico", assim descrito por Bakthin, focalizando-se basicamente em dois aspectos: o riso, e a velhice. A partir daí, sugere-se que houve uma modificação no emprego do grotesco cômico, ou seja, em Carter o uso do grotesco cômico reflete a ambigüidade inerente ao seu tempo, e não mais a certeza de transformação presente na interpretação Bakhtiniana do grotesco. Na conclusão, chama-se atenção para o fato de que uso dos dois tipos de grotesco identificados por Kayser e Bakhtin sofrem modificações, em Carter, que servem para demonstrar as mudancas sofridas pelo emprego contemporâneo do grotesco na narrativa
The Family History of Angela Ruth Weidert
Angela Ruth Weidert authored this family history as part of the course requirements for HIST 550/700 Your Family in History offered online in Spring 2018 and was submitted to the Pittsburg State University Digital Commons. Please contact the author directly with any questions or comments: [email protected]
Angela Ida Villa, Dalla “vecchierella” dionisiaca di Ovidio delle feste primaverili dei “Liberalia” alla “vecchierella” del “Sabato del villaggio” di Leopardi (con una considerazione sulle rose e viole dell’“Orfeo” di Poliziano e sul “pipistrello” di Pompei, presso il tempio di Iside, della “Ginestra” e con un’appendice sulla concezione leopardiana dell’“entusiasmo” divino del poeta “oltrafilosofo”), “Otto/Novecento”, n. 2, 2011, pp. 27-135.
ANGELA IDA VILLA
Dalla “vecchierella” dionisiaca di Ovidio delle feste primaverili dei Liberalia alla «vecchierella» del Sabato del villaggio di Leopardi (con una considerazione sulle rose e viole dell’Orfeo di Poliziano e sul «pipistrello» di Pompei, presso il tempio di Iside, della Ginestra e con un’appendice sulla concezione leopardiana dell’«entusiasmo» divino del poeta “oltrafilosofo”)
“Otto/Novecento”, n. 2, 2011
INDICE
PREMESSA. Le “favole antiche” di Recanati, il borgo di Venere (Astarte) Ericina, e le feste religiose dell’antichità pagana dallo Zibaldone al Sabato del villaggio passando per La sera del dì di festa, Il passero solitario e Le ricordanze.
I. Le “vecchierelle” dionisiache, sedute e coronate d’edera, nelle feste religiose pagane di primavera dei Liberalia di Varrone (De lingua latina, VI, 3, 14) e di Ovidio (Fasti, III, 725-6 e 761-70) e la «vecchierella» seduta del Sabato del villaggio, che al «suo buon tempo» si «ornava» (con rose e viole) «ai dì della festa».
II. La rima «isnella»-«bella» tra le «rose, e viole» dell’Orfeo di Poliziano (ed. Affò) e nei versi della «vecchierella» che «si ornava» (con rose e viole).
III. La «vecchierella» del Sabato del villaggio, che sta seduta a filare al tramonto con le «vicine» e non va più alle feste notturne danzanti ornata con rose e viole dionisiache, e la “favola antica” delle Miniadi filatrici che vennero trasformate in pipistrelli da Dioniso perché ree di aver disertato la sua festa onde potersi dedicare all’opera della filatura (Ovidio, Metamorfosi, IV).
III. 1. Il «pipistrello» di Pompei, presso il tempio di Iside, della Ginestra e l’«ibis»-«nottola» di Isaia, 34, 11 (e sul Pascoli interprete della “Ginestra dei Carbonai”, il simbolico fiore dell’ekpyrosis).
APPENDICE I.
I. Ancora sul “Dioniso vestito da donzelletta” nei vv. 1-4 del Sabato del villaggio (a proposito della metamorfosi di Dioniso in “donzelletta” (kóre) nella “favola antica” delle Miniadi di Antonino Liberale, Metamorfosi, X, 1).
II. A proposito della metamorfosi di Dioniso in leopardo nella “favola antica” delle Miniadi (Antonino Liberale, Metamorfosi, X, 2): Leopardi Giacomo alias «Tirso» e i leopardi di Dioniso.
APPENDICE II.
I. A proposito del divino entusiasmo del poeta-“oltrafilosofo”: la poesia descrittiva di Ovidio, poeta di debole entusiasmo, che «non seppe far molto con poco», e la «moltiplicità simultanea delle idee» di Leopardi che, poeta-«Tirso», nel Sabato del villaggio ricorre al simbolo religioso e alla
teomitia simbolica (alla Creuzer).
I. 1. Ovidio criticato da Leopardi perché «non seppe far molto con poco» e perché «poco o nulla [...] ha di simultaneo».
I. 2. L’entusiasmo come momento conoscitivo del «gran poeta» che nel contempo è «gran filosofo»: il di-vino «entusiasmo degli antichi» (l’entusiasmo simile all’«ubbriachezza» in Pindaro, nonché in «alcuni lirici tedeschi ed inglesi») e l’«oltrafilosofia» irrazionalistica e sapienziale di Leopardi.
I. 3. L’entusiasmo come momento creativo del «gran poeta» che è anche «gran filosofo»: la genesi di similitudini, metafore e simboli e la “poesia sapienziale” del poeta “oltrafilosofo”.
I. 4. Ovidio vs «il fuoco e l'entusiasmo di Pindaro» (e vs Orazio) nello Zibaldone.
I. 5. Ovidio, che desta le immagini dopo un «lungo circuito, e così poco o nulla v’ha di simultaneo», e la visione simultanea del Leopardi, “poeta visionario”, nel Sabato del villaggio, per il quale «il mondo e gli oggetti sono in un certo modo doppi» e cangianti.
I. 6. Ovidio vs Pindaro nel Sabato del villaggio.
I. 7. Il simbolo e la teomitia simbolica nel Sabato del villaggio vs il descrittivismo ovidiano.
II. Ovidio criticato perché «non dissimula, non che nasconda» e il Leopardi poeta reticente che nel Sabato del villaggio dice: <<Altro dirti non vo’» e che, “poeta delle meraviglie”, postula la figura del lettore-investigator
- …
