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Maria Rizzarelli – Beatrice Seligardi (eds.), Talenti doppi. Vocazioni plurime nella letteratura contemporanea
Review of Talenti doppi. Vocazioni plurime nella letteratura contemporanea edited by Maria Rizzarelli e Beatrice Seligardi.Recensione del libro Talenti doppi. Vocazioni plurime nella letteratura contemporanea a cura di Maria Rizzarelli e Beatrice Seligardi
Maria Rizzarelli, <i>Amore e guerra. Percorsi intermediali fra letteratura e cinema</i>
Recensione di Amore e guerra. Percorsi intermediali fra letteratura e cinema di Maria Rizzarelli
L’esperienza di «Arabeschi». Con un’intervista a Stefania Rimini e Maria Rizzarelli
L'articolo propone alcune riflessioni sull'impatto delle pubblicazioni open access nell'ambito dei visual studies, cultural studies e della critica letteraria. L'esperienza della rivista «Arabeschi» verrà analizzata insieme alle codirettrici Stefania Rimini e Maria Rizzarelli
‘Fortuna ogni ora più diversa’: The Reception of Boiardo’s Inamoramento de Orlando and Pulci’s Morgante
Introduction to the special issue of 'Italian Studies' on 'The reception of Boiardo’s Inamoramento de Orlando and Pulci’s Morgante
La scrittura dell'eros in La cosa buffa di Giuseppe Berto
Negli anni Sessanta, Giuseppe Berto costruisce la propria prosa sul modello freudiano delle associazioni libere. Il tema del corpo come veicolo di malattia si manifesta nelle scene del Male oscuro in cui il protagonista sente di subire un processo di identificazione, fisica e morale, con il padre morto di tumore. Il passo in cui il protagonista del Male oscuro ha la visione del proprio cervello che fluttua nella stanza, in tutto somigliante al tumore del padre, diventa una sorta di modello delle scene erotiche descritte nel successivo La cosa buffa.
Questo romanzo racconta le due storie d'amore di Antonio: quella vissuta con Maria, ragazza angelicata della Venezia bene, e quella vissuta con la quasi omonima Marica, una ragazza ungherese terrena e sensuale. Antonio non interrompe mai le proprie elucubrazioni: per questo non riesce a vivere pienamente la sua sessualità. La scrittura infatti pone al centro gli atti sessuali con le due ragazze e le diverse declinazioni dei loro corpi: Antonio percepisce ogni singolo momento dell'atto erotico, descritto dettagliatamente dall'autore, come un motivo di colpa e di vergogna. Il corpo etereo della vergine e quello concreto, biologico, della donna fatale, si fondono lentamente nei due corpi, assai simili fra loro, di Maria e Marica.
Le elucubrazioni caotiche di Antonio danno quindi principio a un processo di spersonalizzazione e alla fobia di essere costantemente osservato da un occhio invisibile e giudicante, proprio come accade al protagonista del Male oscuro
Maria Bersani
La voce illustra la biografia e l'apporto letterario dato da Maria Bersani alla letteratura per l'infanziaThe headword explains the biography and the contribution of the author Maria Bersani to the children's literatur
Corpi grotteschi e bambole nell’opera di Ljudmila Petruševskaja e Kira Muratova
L’iconografia ufficiale in URSS sottolineava il ruolo della donna come «produttrice», e cioè operaia o contadina, rappresentandola in abiti da lavoro, con un corpo solido e defeminilizzato, i capelli avvolti nell’immancabile fazzoletto legato dietro la nuca (cfr. la statua di Vera Muchina La contadina, 1927). D’altro canto si enfatizzava anche il ruolo della donna come «riproduttrice», come madre (cfr. il quadro di Petrov-Vodkin, Maternità, 1925), e “produttrice” di eroi.
Già prima della fine dell’epoca sovietica, tuttavia, scrittori, registi e artisti sovietici hanno messo in atto veri e propri “rhetorical act[s] in order to unsettle the relations between art and life” , decostruendo e desacralizzando l’immaginario sovietico e creando un linguaggio che rovescia i modelli e le formule ufficiali (si pensi alle gigantesche sculture di Ernst Neizvestnyj che combinano tratti antropomorfi e zoomorfi).
Nell'articolo si mettono a confronto due autrici, una scrittrice e una regista formatesi in piena epoca sovietica che hanno subito a lungo la censura ufficiale, il cui percorso artistico presenta notevoli analogie.
La narrativa della scrittrice russa Ljudmila Petrusevskaja, nata nel 1938, si sofferma con insistenza sul corpo, specie quello femminile, smembrandolo e rappresentandolo nei suoi aspetti più tabuizzati come corpo erotico, corpo materno, corpo malato e corpo morto. Le narratrici sono spesso “inaffidabili” e offrono una visione distorta e morbosa della realtà, analoga a quella dell’“uomo del sottosuolo” dostoevskiano.
La regista sovietica (ucraina russofona) Kira Muratova (1934-2018) condivide con Ljudmila Petruševskaja questo approccio dissacratorio verso il corpo e ricorre spesso nel suo cinema, anche in piena epoca sovietica, a immagini tabuizzate del corpo nudo, deforme, malato e morto. Anche quando viene sottolineata la bellezza del corpo essa suscita un senso di inquietudine a causa delle sue movenze da burattino o da bambola o per la presenza perturbante di doppi e sosia in ambientazioni squallide e desolate
Tra fremiti e scarpine di raso. La lingua della seduzione in Eros di Verga, in Scritture del corpo. Atti del XVIII convegno internazionale della MOD (22-24 giugno 2016), a cura di Marina Paino, Maria Rizzarelli, Antonio Sichera, Pisa, ETS, 2018, pp. 189-198 (ISBN 978-884675428-8)
Verga ‘disegna’ le donne di Eros con maestria: Adele, Velleda e la contessa Armandi sono descritte con modalità precise che rispondono con esattezza ai loro ruoli all’interno della vicenda. Ponendosi in linea con i romanzi europei coevi Verga conduce i suoi lettori attraverso le storie di Alberto che, nel corso della sua ‘educazione sentimentale’, subisce il fascino delle donne della sua vita, ma non riesce a gestire le tensioni che derivano dai rapporti con esse
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