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Organizational Identity, Culture, and Image
The concept of organizational identity is often confused with similar concepts such as organizational culture or organizational image. This confusion depends in part on the inconsistent use that scholars have made of these terms in the past. This chapter reviews the literature that has discussed how these concepts differ and how they are interrelated, and proposes an integrative framework that summarizes the most widely accepted definitions. It focuses in particular on research on dynamic interrelations between organizational identity and culture. It argues that apparently contradictory perspectives—conceiving of culture as a referent for identity vs. identity as facilitating contextual understanding for cultural norms—can be reconciled by acknowledging the dual nature of organizational identity as being constituted by social categories and organization-specific features, and the temporal dynamism that characterizes the relationship between culture and identity
Assetto proprietario, sistemi di governo e processi di decisione strategica nelle imprese con controllo di coalizione
Grandi imprese e grandi gruppi in Italia
Quale è il peso delle multinazionali in Italia? Quale è l’importanza dello Stato e degli enti locali, o meglio dalle imprese da questi controllate, dopo il processo di privatizzazione avviato nel 1992 e tuttora in corso? Le banche in seguito alla emanazione del Testo Unico delle Leggi in materia bancaria e creditizia del 27 agosto 1993 possono partecipare, entro certi limiti, al capitale di rischio delle imprese industriali; fino a che punto hanno approfittato di questa opportunità? Quali sono le principali differenze in termini di assetto proprietario tra le grandi imprese italiane ed i grandi gruppi di altri Paesi?
Il presente contributo intende dare una risposta a questi e ad altri interrogativi riguardanti la presenza ed il peso di differenti forme di assetto proprietario (famigliare, multinazionale, a controllo statale, etc.) all’interno del nostro Paese. L’ipotesi alla base dello scritto è quella secondo cui l’assetto proprietario di una impresa, o meglio l’assetto istituzionale di questa, è una delle principali variabili in grado di condizionare le funzioni svolte dagli organi di governo, gli obiettivi principali dell’impresa (in termini di redditività, tasso di sviluppo, quota di mercato, etc.), le strategie da questa perseguite ed i risultati ottenuti (intesi come risultati reddituali, competitivi e sociali) (Airoldi, 1998; Zattoni, Ravasi, 1998).
Negli ultimi anni il riconoscimento dell’impatto dell’assetto della proprietà e dei meccanismi di governo sulla competitività e la performance delle imprese ha imposto questi temi al centro del dibattito, non solo in ambito accademico. L’intensificarsi della competizione a livello internazionale ha portato poi alcuni ricercatori a focalizzare la loro attenzione sull’impatto che le forme di proprietà e di controllo tipiche di un determinato Paese generano sulla competitività dei diversi sistemi economici (Porter, 1990; Chandler 1990; Airoldi, 1993; Albert, 1993; Charkham, 1994; etc.). Fino ad oggi gli studi sulla Corporate Governance si sono limitati a considerare un modello di assetto istituzionale di impresa come tipico di ogni singolo Paese (nei Paesi anglosassoni la public company, in Germania e Giappone il gruppo misto industriale e finanziario, etc.) nell’ipotesi che questo modello sia emblematico del funzionamento della totalità delle imprese all’interno dello stesso sistema economico. Tale lavoro è stato sicuramente importante perché ha dimostrato che il sistema Paese (la normativa economica, la cultura, le tradizioni, etc.) in cui operano le imprese condiziona fortemente il loro assetto istituzionale, tuttavia non ha valutato e non ha fatto emergere la varietà di situazioni e di tipi di imprese che operano all’interno dello stesso ambiente.
In Italia, una concomitanza di situazioni (l’accelerazione del processo di privatizzazione, le gravi crisi finanziarie che hanno colpito alcuni gruppi privati di grandi dimensioni, il recente intervento normativo che ha concesso agli intermediari finanziari la possibilità di detenere partecipazioni azionarie in aziende industriali, etc.) ha contribuito ulteriormente a spingere accademici di varie discipline - aziendalisti (Airoldi, Amatori, Invernizzi, 1995; Molteni, 1996; etc.), giuristi (Marchetti, 1995; Preite, Magnani, 1994; etc.) ed economisti (Prodi, 1991; Bianco, Casavola, 1996) - uomini d’affari ed esponenti politici ad intensificare i progetti di studio sulle tematiche del governo dell’impresa, al fine di generare proposte di cambiamento da valutare successivamente in sede legislativa.
Presupposto indispensabile per la generazione di proposte di intervento a livello sia di sistema Paese, sia di singola impresa, è comunque una chiara e quanto più possibile ricca rappresentazione dell’articolazione degli assetti proprietari e delle forme di controllo delle imprese operanti in Italia, e delle tendenze in atto.
Questo contributo vuole rappresentare un primo passo in questa direzione; l’obiettivo è quello di descrivere le forme di assetto proprietario che caratterizzano le grandi imprese italiane e di misurare il loro peso e la loro diffusione settoriale. Per raggiungere tale scopo, abbiamo dapprima definito una tipologia di forme di controllo (famigliare, multinazionale estera, Stato o enti locali, consorzi e cooperative, etc.) sulla base di alcuni attributi dell’assetto proprietario di una impresa (principalmente la distribuzione delle quote di capitale di rischio e la natura degli azionisti). Successivamente abbiamo utilizzato tale tipologia per classificare tutte le grandi imprese ed i grandi gruppi operanti nel nostro Paese. Infine, ci siamo posti l'obiettivo di comprendere le specificità dell'assetto proprietario delle grandi imprese e dei grandi gruppi italiani facendo un confronto con le imprese di un Paese europeo avente caratteristiche economiche simili al nostro
Learning in entrepreneurial firms: An exploratory study
Reports from a case-based study of learning while innovating in entrepreneurial firm
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Organizational culture and identity at Bang & Olufsen
The chapter investigates interellations between organizational identity and culture
Organizational artefacts and the expression of identity in corporate museums at Alfa-Romeo, Kartell, and Piaggio
The chapter shows how corporate museums affect identity-related processes in and around organization
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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