35 research outputs found

    Presenze, echi e assenze nella pedagogia della prima infanzia in Janusz Korczak: da "Bobo" a "Il bambino in famiglia"

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    The paper offers a rereading of two texts by the Polish author Janusz Korczak, dedicated to early childhood education, aimed at showing the presence of elements of continuity with the contemporary tradition of child-centred pedagogy but, at the same time, the newness introduced by Korczak, such the identification of the new-born as a real subject, bearer of rights and protagonist of a process of self-education from the very first day of life

    La Terra tra mito e scienza. Guida all'esposizione con approfondimenti didattici.

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    La nuova sala “la Terra tra mito e scienza” del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa è, in qualche misura, una sala “polifunzionale”. Può essere vista come una sala espositiva a tutti gli effetti, con esposizioni di grande suggestione, come l’arca di Noè, le rocce vulcaniche, il ciclope e l’unicorno, le ricostruzioni di protisti, e, nel contempo, come una sala dedicata ai laboratori didattici, con microscopi, banchi, proiettore... Questa sua “polifunzionalità” la rende quasi unica tra le sale del museo e presenta ai visitatori una visione del Museo di Storia Naturale in qualche misura più “vera” delle mere sale espositive. I visitatori, entrando nella sala, si rendono conto immediatamente di qual è la missione di un moderno museo scientifico. Un museo scientifico non deve solamente esporre reperti, ma deve anche fare ricerca e divulgazione scientifica. La divulgazione scientifica viene svolta attraverso la didattica rivolta a un ampio pubblico: ragazzi delle scuole, persone con diversi tipi e gradi di formazione, studenti universitari. La divulgazione scientifica è uno dei compiti istituzionali di un museo universitario che assolve, in questo modo, a quella che viene chiamata “terza missione dell’Università”, ovvero il trasferimento tecnologico e la diffusione della cultura. Questo opuscolo costituisce la fase conclusiva del percorso che ha portato alla realizzazione della sala. Un opuscolo che vuole, come la filosofia della sala stessa, avere due livelli di uso, il primo come guida alla visita dell’esposizione e il secondo come “libro di testo” da associare ai laboratori didattici che verranno svolti sugli argomenti presentati nella sala

    Museo, scuola dell’infanzia e università in un progetto di educazione scientifica

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    Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa da tempo è, oltre che luogo di conservazione di reperti e ricerca scientifica, anche centro di progettazione educativa e studio didattico, in un rapporto attivo e partecipativo con le altre realtà educative del territorio, a partire dalla scuola. In questo quadro, nel Novembre 2016 è stata attivata una convenzione tra il Museo e l’Istituto Comprensivo A. Pacinotti di Pontedera (Pisa), con tavoli di programmazione – progettazione tra insegnanti e esperti museali per la costruzione e lo studio di percorsi didattici scientifici per i bambini della scuola dell’infanzia. Hanno preso parte al progetto le insegnanti delle Scuole dell’Infanzia Diaz e De Gasperi, con un totale di 88 bambini coinvolti. Gli argomenti concordati tra Museo e scuola sono stati ambiente, terra e minerali. Per ogni argomento sono stati individuati i nuclei centrali e identificati i percorsi museali più attinenti, talvolta modificandoli in funzione dell’obiettivo da raggiungere e dell’età dei bambini. Le insegnanti hanno poi definito le unità di apprendimento con tempi, scansioni, attività e collegamenti tra percorsi, in modalità ricerca-azione. Fra gli argomenti fondamentali della geoscienze c'è il "senso del tempo", tempo che in geologia è molto lungo e di difficile comprensione anche per gli stessi adulti. Crediamo che questo concetto si costruisca nei bambini anche osservando le trasformazioni del mondo attorno a loro e imparando a pensare a "cosa è successo prima" e a "cosa succederà dopo". Il tema dei minerali, da sempre oggetti affascinanti capaci di incantare e far lavorare la fantasia dei bambini, è stato trattato a partire dalla narrazione di una storia, attraverso la quale i bambini hanno incontrato diversi ambienti: la montagna, il ghiacciaio, il torrente, il fiume e la spiaggia, attraverso un personaggio (https://sites.google.com/site/chiccosand/) che compare in tutti questi ambienti, ma si trasforma, diventa sempre più piccolo, più liscio, più arrotondato passando da uno all'altro. Durante e dopo il racconto, i bambini hanno lavorato con i sassi e la sabbia concentrandosi sulle somiglianze di oggetti che sembrano molto diversi tra loro e sulle trasformazioni che portano da uno all'altro. Nella seconda parte, sempre seguendo la storia del personaggio, sono stati invitati ad osservare le differenze tra quelli che loro chiamano "sassi". Al museo i bambini hanno sperimentato, pesato, graffiato, disegnato i minerali; si sono accorti che ci sono minerali molto pesanti, minerali trasparenti, minerali che luccicano, minerali che si attaccano alle calamite, minerali che scrivono sulla carta, eccetera. In sezione hanno poi verbalizzato le idee e le scoperte fatte, raccontando e raccontandosi, ripercorrendo l’esperienza museale, trasponendo il vissuto graficamente su fogli con i colori. Saranno presentate l’analisi ed elaborazione dei dati raccolti, e la documentazione prodotta da bambini e insegnanti

    Structured-Light 3D Scanning as a Tool for Creating a Digital Collection of Modern and Fossil Cetacean Skeletons (Natural History Museum, University of Pisa)

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    The Natural History Museum of the University of Pisa hosts one of the most important osteological collections of cetaceans all over Europe, as well as a conspicuous paleontological collection, including several holotypes of Archaeoceti (archaic whales), Mysticeti (baleen whales), and Odontoceti (toothed whales). In order to valorize these collections, we used 3D technologies to digitize the most relevant specimens, create an online archive, and make the resulting models accessible and shareable with the broadest audience possible through social media profiles and internet browsers. Tens of specimens were surface-scanned using a structured-light scanner, and the resulting 3D models were processed for post-production through the 3D software Blender whenever necessary. All the 3D scans were then gathered in the online repository Sketchfab, which was chosen for its user-friendly interface and common usage among museum institutions. The result is a web page that hosts 35 surface scans of extant and extinct cetacean specimens. This Sketchfab account was linked to the social media (Facebook and Instagram) profiles of the MSNUP to increase the visibility of the museum and promote the dissemination of its outstanding collections of modern and fossil cetaceans. The preliminary results of such an effort are encouraging in terms of views and online interactions. Hopefully, this effort of digitization and online archiving will soon extend to other vertebrate collections

    CARBON-ISOTOPE AND OXYGEN-ISOTOPE STRATIGRAPHY OF THE ENGLISH CHALK AND ITALIAN SCAGLIA AND ITS PALEOCLIMATIC SIGNIFICANCE

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    A detailed carbon- and oxygen-isotope stratigraphy has been generated from Upper Cretaceous coastal Chalk sections in southern England and the British Geological Survey (BGS) Trunch borehole, Norfolk. Data are also presented from a section through the Scaglia facies exposed near Gubbio, Italian Apennines. Both the Chalk and Scaglia carbon-isotopic curves show minor positive excursions in the mid-Cenomanian, mid- and high Turonian, basal Coniacian and highest Santonian-lowest Campanian; there is a negative excursion high in the Campanian in Chalk sections that span that interval. The remarkable similarity in the carbon-isotope curves from England and Italy enables cross-referencing of macrofossil and microfossil zones and pinpoints considerable discrepancy in the relative positions of the Turonian, Coniacian and Santonian stages. The oxygen-isotope values of the various Chalk sections, although showing different absolute values that are presumably diagenesis-dependent, show nonetheless a consistent trend. Regional organic-carbon burial, documented for this period, is credited with causing drawdown of CO2 and initiating climatic deterioration. Data from other parts of the world are consistent with the hypothesis that the Cenomanian-Turonian temperature optimum was a global phenomenon and that this interval represents a major turning point in the climatic history of the earth. -from Author

    From conservation to dissemination: creating digital palaeontological collections at a Department of Earth Sciences and a major Natural History Museum (University of Pisa)

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    As many other geological departments worldwide, the Department of Earth Sciences of the University of Pisa (=Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa; DSTUP) is home to a palaeontological teaching collection. Although the specimens that comprise this collection have no special museological relevance, their role in educating generations of students in natural and geological sciences is invaluable. The need for creating a digital version of the DSTUP collection was first felt strongly in 2020, when the COVID-19 pandemics caused all teaching activities to move online. Another large, diverse, scientifically priceless palaeontological collection is housed in the Natural History Museum of the University of Pisa (=Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa; MSNUP). Highlights of this collection, which includes many holotypes, historical finds and otherwise unique specimens, are the Permo-Carboniferous flora, the Triassic vertebrate footprints and the Pleistocene terrestrial mammals from the Monti Pisani massif (Northern Apennines) as well as the marine mammals and fishes from the marine Miocene and Pliocene of Tuscany and a huge collection of ammonoids from central Italy (Apennines). The foremost importance of this collection has long led us to search for ways to create digital models of its most precious elements as a means of mitigating the corresponding palaeontological risk. In the last few years, members of the palaeontological laboratories (PaleoLab) of the University of Pisa have been using the 3D technologies of ‘virtual palaeontology’ to (1) digitize the most relevant specimens from both collections, (2) create online archives, and (3) make the resulting models accessible and shareable with the broadest audience possible through social media profiles and internet browsers. 3D models were produced through structured-light scanning and digital photogrammetry, and then processed for post-production through the 3D software Blender whenever necessary. All the 3D scans were then gathered in the online repository Sketchfab, which was chosen for its user-friendly interface and common usage among museums and teaching institutions. The DSTUP and MSNUP Sketchfab accounts were linked to social media (Facebook and Instagram) profiles to promote the dissemination of the corresponding palaeontological collections. The first results of such an effort are very encouraging in terms of views and online interactions

    Il monitoraggio biologico negli ambienti fluviali: applicazione di metodi tradizionali e metodi conformi alla Direttiva 2000/60/CE basati sullo studio delle comunita dei macroinvertebrati.

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    La tesi ha come obiettivo il confronto tra due diversi metodi di monitoraggio delle acque correnti basati sull’analisi della comunità dei macroinvertebrati. I metodi sono l’Indice Biotico Esteso, in uso in Italia fin dagli anni ‘80, e il MacrOper, nuovo metodo,recentemente elaborato in conformità con la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE. Tali metodi sono stati applicati a tratti fluviali individuati nei reticoli idrografici della Provincia di Lucca. I risultati sono stati confrontati sia per quanto riguarda gli aspetti applicativi delle procedure di campionamento, sia per quanto concerne il calcolo dell’indice di qualità e la valutazione finale ottenuta con le due metodiche

    Nagoya Greenway

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    LAUREA MAGISTRALENagoya è la quarta città più popolata del Giappone e la terza area economica più grande dopo Tokyo e Osaka. La popolazione della città di Nagoya è di circa due milioni e mezzo di persone. Attualmente la città è piuttosto industriale, con le fabbriche che prevalgono come una delle principali fonti di PIL dell'area; queste possono essere viste sparse per la città, ma sono principalmente situate lungo il porto di Nagoya. La maggior parte di Nagoya è classificata come area urbana, a causa della crescita della popolazione e dell'aumento delle costruzioni edilizie. Nel corso degli ultimi 50 anni, le aree verdi intorno alla città sono gradualmente ma significativamente diminuite; dal 1990 al 2005, circa 1600 ettari di aree verdi sono state destinate ad altri usi del suolo, in particolare all'espansione delle fabbriche e allo sviluppo di nuove strutture volte a rendere la città una maggiore attrazione turistica. Questa quantità di terreno equivale a circa il 5% della superficie totale della città, il che significa una quantità piuttosto consistente. Attualmente, la percentuale di aree verdi è pari a circa il 25% del totale della città. In tutta Nagoya si può notare la presenza di parchi e aree verdi, ma spesso sono scollegati tra loro o si trovano per lo più nelle periferie della città, rendendoli più difficili da raggiungere. Inoltre, ci sono molte aree verdi trascurate che circondano le aree periferiche, per lo più seguendo il corso dello Shonai, Yada e Tenpaku, tre fiumi principali intorno a Nagoya. Il nuovo piano regolatore della città di Nagoya per il 2023, sviluppato dal Dipartimento di Pianificazione dell'Ufficio Affari Generali, indica una serie di cambiamenti da apportare per migliorare la qualità di vita complessiva dei residenti; tra questi, l'importanza di migliorare le aree verdi. Il progetto di tesi di laurea magistrale intende basarsi su alcune di queste idee e creare una "green way" intorno alla città lunga circa 49 km. Agendo sulla vegetazione già presente intorno ai fiumi sopra citati, le infrastrutture verrebbero collocate in vari punti per aiutare queste aree a prosperare, reintegrando allo stesso tempo la flora e la fauna autoctone della regione per consentire la rigenerazione degli ecosistemi naturali. Tutto questo per favorire uno sviluppo socio-economico sostenibile dell'area, parallelamente alla gestione delle inondazioni e dell'uso dell'acqua.Nagoya is Japan’s fourth most populated city and the third largest economic area after Tokyo and Osaka. The Population of Nagoya city is around two and half million people. Currently, the city is quite industrial, with factories prevailing as one of the main sources of GDP in the area; these can be seen scattered around the city but are mainly situated alongside the Nagoya port. Most of the city area is classified as urban, due to the growing population and increments in building constructions. Over the course of the past 50 years, green areas around the city have gradually but significantly decreased; from 1990 to 2005, around 1600 ha of green areas have been allocated to other land usage, namely the expansion of factories and the development of new structures aimed at making the city a greater tourist attraction. This amount of land is equivalent to roughly 5% of the total city area, meaning a rather substantial amount. Currently, the percentage of green area is approximately 25% of the total city. A presence of parks and greenery can hence be noted throughout the city, but these are often disconnected from one another or mostly lie on the peripheries of Nagoya, making them harder to reach. Along with this, there are many neglected green areas which circle the outskirts of the city, mostly following the course of Shonai, Yada and Tenpaku, three main rivers around Nagoya. The newly proposed Nagoya City Masterplan for 2023 developed by the Planning Department of the General Affairs Bureau states a variety of changes to be made to improve the overall living quality for residents within the city; among these is the importance of improving green areas around the city. This Master’s Thesis Project would aim to build upon some of these ideas, and establish a “green way” around the city approximately 49 km long. Latching onto the already present vegetation around the aforementioned rivers, infrastructures would be situated at various points to help these areas thrive, while simultaneously reinstating flora and fauna native to the region to allow for the regeneration of natural ecosystems. This would be enacted to help a socio-economic sustainable development of the area parallelling flood and water usage management

    The Iceman’s lithic toolkit: Raw material, technology, typology and use - Fig 19

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    a-b) Arrowhead 12 (Scaglia Variegata Alpina, Trento Plateau). a) pale brown patina. The true grey to green chert color is visible in places; b) Microcrystalline chert matrix with planktic foraminifers - the species Rotalipora cushmani (1) and Preglobotruncana gibba (2) are clearly recognizable - and radiolarians. Some microfossils have light reddish to brown fillings. c) Arrowhead 14 (Maiolica, Trento Plateau). Very clean and fine crystalline chert matrix incorporating whitish radiolarians.</p

    Risultati di indagine sulla determinazione del rapporto isotopico 87Sr/86Sr in bacche e prodotti trasformati del pomodoro da industria

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    Scopo del presente lavoro è stato quello di verificare l’idoneità della tecnica radioisotopica per la determinazione del rapporto isotopico 87Sr/86Sr ad essere tecnica robusta per la discriminazione geografica di provenienze di lotti di campioni di pomodoro suddivisi tra bacche, pelati, passate e concentrati. Sono stati analizzati circa 90 campioni, 58 provenienti da areali italiani (province di Ferrara, Parma e Piacenza e Regione Puglia), 25 dalla Cina (provincia dello Xingjiang) e 6 “blind samples”. Tutti i campioni sono stati preparati in forma semiliquida per frullatura (bacche, pelati etc) oppure utilizzati tal quali (concentrati), liofilizzati e poi tritutati in mortaio ad una finezza di 1-2 mm. Successivamente essi sono stati sottoposti ai trattamenti chimici preliminari per la purificazione del campione dall’isotopo 87Rb realizzato tramite passaggio su colonna con uso di resina speciale che ha l’effetto di favorire il trattenimento dello ione Sr2+, mentre lo ione Rb+ viene eliminato. Quindi si ottiene il desorbimento degli ioni Sr2+ facendo passare una soluzione concentrata di HCl che rimpiazza gli ioni dai siti di scambio cationico. L’eluato acido contiene tutti gli ioni Sr2+ precedentemente trattenuti; utilizzando un volume di eluente uguale al volume di campione immesso in colonna si ripristina la concentrazione iniziale. Il campione è così pronto per essere analizzato con la tecnica TIMS (Thermal Ionization Mass Spectrometry); sono calcolati i valori dei parametri rapporto 87Sr/86Sr e δ‰ con l’ausilio dello standard isotopico NIST SRM 987 proveniente dal National Institute of Standards and Technology (NIST, Gaithersburg, MD, USA); le determinazioni sono state tutte effettuate in doppio. L’analisi della varianza (ANOVA) e un’analisi cluster di tipo gerarchico hanno messo ben in evidenza la “robustezza” del metodo, in grado di evidenziare e separare in modo statisticamente significativo due popolazioni: i campioni dell’areale italiano ed i campioni dell’areale cinese, i quali mostrano valori significativamente superiori ai primi per i parametri 87Sr/86Sr e δ‰. Le determinazioni sui “blind samples” ne hanno confermato l’appartenenza all’areale italiano. Questo studio, con la costruzione di un database, può rappresentare un utile strumento per il settore alimentare in quanto questi indicatori chimici possono essere in grado di discriminare prodotti provenienti da aree geografiche differenti e attualmente le problematiche del pomodoro da industria necessitano di strumenti innovativi per una migliore informazione a beneficio del consumatore ed una più efficace tutela del prodotto italiano tipico
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