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Movimenti e confini.Spazi mobili nell’Italia preunitaria
Tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento i confini di tutta Europa si irrigidirono. Controllare i movimenti di merci e persone che li attraversavano, tanto da uno Paese all’altro, quanto all’interno di ciascuno di essi , divenne per i pubblici poteri una priorità. Lo stato si dotò di più efficaci apparati di vigilanza e impose ai sudditi di munirsi di documenti di riconoscimento che certificavano l’identità individuale dei loro titolari. Fu una novità epocale e sconvolgente, che impose nuovi codici di rapporto con le istituzioni ai tanti soggetti ( lavoratori stagionali, commercianti, religiosi, semplici viaggiatori, girovaghi ; uomini e donne) i quali erano tradizionalmente abituati a muoversi in relativa libertà da un luogo all’altro e a orientare la propria esistenza in base a mappe mentali che non coincidevano affatto con quelle tracciate dalle suddivisioni politico-amministrative esistenti. Nella penisola italiana questo mutamento cominciò a prodursi in coincidenza con l’invasione francese di fine Settecento e si intensificò tra età napoleonica e restaurazione. Immaginare la nazione significò dunque, in quei decenni, anche auspicare la più agevole fruibilità di spazi che si erano fatti più problematici da percorrere ; rivendicare le ragioni di una libertà di movimento che l’inedita invadenza dello stato burocratico nella vita individuale stava mettendo in forse; pensare, infine, a una nuova geografia, capace di ammorbidire gli ostacoli imposti tanto dalle frontiere “naturali” quanto da quelle artificiali. Dialogando con le suggestioni avanzate, su scala mondiale, da quanti invitano a una più intensa e consapevole valorizzazione della categoria dello spazio nello studio della storia ( spatial turn ), i saggi raccolti in questo volume offrono una prima ampia e documentata ricognizione relativa al caso italiano, proponendo un percorso che si snoda tra tutti i principali stati della penisola tra la metà del Settecento e l’unificazione nazionale
Dal Laboratorio della Composizione. Tavola rotonda
Atti della tavola rotonda sulla composizione architettonica con Michele Caja, Riccardo Canella, Maurizio Carones,
Giorgio Fiorese, Stefano Guidarini, Maurizio Meriggi, Tomaso Monestiroli, Laura Anna Pezzetti, Nicolò Privileggio
Introduzione
L'introduzione mira ad anticipare alcuni dei nodi problematici oggetto del libro e, nel contempo, a delineare il quadro metodologico. La parte scritta dall'autore si sofferma in particolar modo sulle geografie dello spatial turn e sui rapporti tra storia e antropologia sul tema dei confini
Peter N. Stearns, "World History [...]" i Laura Di Fiore, Marco Meriggi, "World History [...]"
Peter N. Stearns, World History: the Basics, London and New York 2011, Routledge, s. 202 oraz: Laura Di Fiore, Marco Meriggi, World History. Le nuove rotte della storia, Roma–Bari 2011, Edizioni Laterza, s. 16
Al confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio: il profilarsi di una "regione frontaliera"
Il saggio rileva l’emergere di una “regione frontaliera” a ridosso del confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio nel cuore degli anni Trenta. A delineare tale “regione trans-statale” contribuirono due processi, di cui il primo atteneva strettamente alla costruzione vera e propria del confine statale del Regno, che vide svilupparsi intense dinamiche di negoziazione tra istituzioni e corpo sociale, mentre l’altro riguardava le modalità per cui le reti di relazione socio-economica tra le comunità sui due versanti del confine svolsero un ruolo centrale nell’indurre le istituzioni statali a riconoscere nella fascia di territorio trans-statale uno spazio peculiare, a cui riservare un profilo d’eccezione in riferimento al movimento tanto delle persone quanto delle merci, riplasmando spesso il dettato legislativo in virtù delle particolari esigenze dei territori di frontiera
Il mondo del lavoro in età liberale: mutualismo e resistenza tra cooperazione e conflitto
Identità di genere e travestimenti in eta moderna e contemporanea, Seminario organizzato da Massimo Cattaneo e Laura Guidi
World History. Le nuove rotte della storia
Genesi e evoluzione di una nuova prospettiva di analisi storica, che si propone di superare i limiti del racconto eurocentric
Correspondence: Laura Kephart and Arthur Stupka
This 1936 correspondence, between Laura Kephart (Mrs. Horace Kephart) and Arthur Stupka, concerns a possible Kephart Memorial. Horace Kephart (1862-1931) was a noted naturalist, woodsman, journalist, and author and promoter of the Great Smoky Mountains National Park. Arthur Stupka (1905-1999) was the first park naturalist to work at the Great Smoky Mountains National Park
Mindscapes: Laura Riding's poetry and poetics /
Tese (doutorado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão.Esta tese propõe uma leitura revisionista da poesia contemporânea através do exame do caso de um dos mais esquecidos escritores norte-americanos do século XX: Laura (Riding) Jackson (1901-1991). O objetivo é demonstrar que Riding não apenas possuía uma poética definida e singular, mas que ela permanece uma das instâncias mais extremas e paradoxais do modernismo anglo-americano, a ponto de Riding abandonar a escrita da poesia em 1938. Recorrendo a conceitos de "formação do cânone" bem como às noções de "discurso" e "função do autor", em Foucault, investigo a construção do cânone da poesia moderna anglo-americana, recuperando o contexto e as circunstâncias da ocultação de Riding. Enquanto cubro os "discursos" poéticos em circulação na primeira metade do século XX-o "imagismo" de Pound, a "dissociação da sensibilidade", "impersonalidade" e "tradição" de Eliot, a "unidade orgância" e "ambigüidade" da Nova Crítica-ofereço um panorama crítico de modernismos alternativos sendo articulados à época. Minha intenção é demonstrar que os poemas de Riding são expressões vigorosas de um escritor para quem "a mente pensando se torna a força ativa do poema", para usar a apta formulação de Charles Bernstein. Entre minhas descobertas sobre as várias e complexas razões que levaram à não-canonização de Riding estão a hegemonia da Nova Crítica, o exílio voluntário de Riding da cena literária (onde são feitas ou desfeitas as reputações), sua recusa em ser antologiada, bem como em ser explicada em termos críticos que não os dela. Todos esses fatores, mais a "dificuldade" de sua poesia, contribuíram para fazer de Riding "a maior poeta esquecida da poesia norte-americana", como escreveu Kenneth Rexroth. Ajudado pelos insights de dois importantes críticos de poesia norte-americana, Charles Bernstein e Marjorie Perloff, defendo que a "poesia da mente" de Riding-onde o que está em jogo é que o que pensamos ser a nossa realidade-representa uma mudança radical no paradigma da poética modernista: de uma poesia centrada na imagem para uma poesia centrada na linguagem. Focalizando a experiência consciente e o tempo duracional do pensamento presente em seus poemas, concluo que as "pensagens" de Riding têm o objetivo preciso de constatar um fato universal: enquanto seres humanos e pensantes, estamos numa condição permanente chamada linguagem
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