19 research outputs found

    Abdominal wall closure with ePTFE--Goretex Dual Mesh after detensive laparotomy for abdominal compartment syndrome

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    Detensive laparotomy is the first choice treatment for abdominal compartment syndrome (ACS). Tension free closure of the abdominal wall with the use of prosthesis is a broadly diffused technique; the polypropylene and the ePTFE (expanded polytetrafluoroethylene--Goretex Dual Mesh) are the most commonly used materials

    Controversial Role of Robot in Primary and Revisional Bariatric Surgery Procedures: Review of the Literature and Personal Experience

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    Laparoscopy is the surgical standard of care for bariatric procedures; however, during the last two decades, the robotic approach has gained increasing interest. It is currently considered a safe and effective alternative to laparoscopy. This literature review investigates the role of the robotic approach for primary and revisional bariatric procedures, with the particular aim of comparing this technique with the standard-of-care laparoscopic approach. The feasibility of robotic dissection and suturing could have potential advantages: robotics may prevent the risk of leak and bleeding and other surgical complications, determining potential benefits in terms of operative time, length of hospital stay, and learning curve. Considering primary procedures, the literature reveals no advantages in robotic versus the laparoscopic approach for adjustable gastric banding and sleeve gastrectomy. Robotic Roux-en-Y gastric bypass is associated with a longer operative time and a shorter hospital length of stay than laparoscopy. The robotic approach in revisional surgery has been proven to be safe and effective. Despite the longer operative time, the robotic platform could achieve a lower bleeding rate compared with laparoscopy. The surgeon’s selection criteria related to referrals to the robotic approach of difficult-perceived cases could represent a bias. In conclusion, robotic surgery can be considered a safe and effective approach in both primary and revisional bariatric surgery, despite the lack of evidence to support its routine use in primary bariatric surgery. However, in revisional bariatric surgery and in surgical complex procedures, the robotic approach could have potential benefits in terms of surgical complications and learning curves

    Rippled mesh: a CT sign of abdominal wall ePTFE prosthesis infection

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    Background. Infection of polytetrafluoroethylene (ePTFE) prostheses for abdominal incisional hernia is a rare but serious complication that often makes meshes removal necessary. Instead serous collections (seromas) without signs of infection don?t require surgical removal. Differential diagnosis between infected and non-infected fluid collections is difficult and sometimes impossible before surgical exploration. Methods. We describe a new sign observed in two patients who underwent abdominal computed tomography for evaluation of a fluid collection without clear signs of prosthesis infection, complicating abdominal wall repair for incisional hernia in which an ePTFE mesh was used. In both patients an alteration of the mesh profile was demonstrated on imaging, and in both patients prostheses resulted infected at surgical exploration and at microbiological examination after removal. The sign we observed is not evident in computed tomography images performed in cases of seromas. Conclusions. We discuss the possible mechanism of this finding and propose that this sign may be due to a ?rejection? of the infected prosthesis from the surrounding neo-formed fibrous and inflammatory tissue

    SINTESI DI NUOVE MOLECOLE DIARILMETANICHE: AGONISTI SELETTIVI DEL RECETTORE β DELL'ORMONE TIROIDEO PER IL TRATTAMENTO DI DISFUNZIONI METABOLICHE E PREVENZIONE DEL CARCINOMA EPATICO

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    Il fegato, organo appartenente al sistema digestivo, svolge diverse funzioni fondamentali per la sopravvivenza dell’organismo umano, quali la detossificazione dei prodotti del metabolismo, la sintesi di proteine e la produzione di sostanze necessarie alla digestione e alla crescita. Date le sue innumerevoli funzioni, soprattutto a livello metabolico, il fegato è esposto a numerose condizioni di stress: basti pensare che a livello epatico avviene la neutralizzazione di molte sostanze tossiche e la maggior parte dei processi di metabolizzazione dei farmaci, nonché lo smaltimento dei globuli rossi danneggiati. Inoltre, a livello epatico avviene l’emulsione dei grassi, la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi. Generalmente, i grassi vengono rimossi grazie alle lipoproteine, tra le quali troviamo le very low density lipoprotein (VLDL) che sfavoriscono l’accumulo di trigliceridi nel parenchima epatico. Queste lipoproteine, prodotte al livello del fegato, sono ricche di trigliceridi e svolgono la funzione di trasportare i grassi prodotti a livello epatico verso i tessuti in carenza energetica, in particolare al tessuto adiposo e ai muscoli. L’alterazione di questi sistemi può portare quindi a uno squilibrio nei processi di produzione e metabolismo dei lipidi, con conseguente accumulo di questi ultimi sotto forma di gocce lipidiche a livello del citoplasma degli epatociti. Questa situazione determina alcune condizioni patologiche a carico del fegato quali la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (Metabolic Associated Fatty Liver Disease, MAFLD) e la steatoepatite non alcolica (Non-Alcholic Steatohepatitis, NASH) che, se non diagnosticate e trattate in tempo, possono portare a situazioni di grave compromissione e perdita delle funzionalità e della struttura del fegato. La MAFLD colpisce tra il 20 e il 35% della popolazione ed è caratterizzata dall’insorgenza a livello epatico di processi infiammatori, cicatriziali e necrotici del tessuto sano. Negli ultimi anni, soprattutto nei paesi occidentali in cui si ha una forte prevalenza di uno stile di vita sedentario e di diete ricche di grassi si è assistito ad un forte aumento di queste patologie: negli ultimi 10 anni si è visto un aumento del 10% ed è stato stimato un possibile aumento fino al 33.5% nel 2030, rappresentando quindi un importante problema sia per i pazienti sia per il sistema sanitario. MAFLD e NASH comportano una sintomatologia che varia da astenia, dolore al quadrante addominale superiore destro, dimagrimento, ittero, nevrosi fino ad arrivare ad ascite, insufficienza epatica ed ipertensione portale. In aggiunta, queste patologie sono spesso associate allo sviluppo di cardio- e nefropatie, oltre che a fenomeni di neurodegenerazione. È stato infatti dimostrato in un modello murino di NASH che l’aumento della lipocalina 2, un’adipochina coinvolta nell’immunità innata, contribuisce all’insorgenza di processi neuroinfiammatori che sfociano in patologie neurodegenerative simili alle malattie di Alzheimer e Parkinson. Ad oggi non esistono terapie farmacologiche approvate per il trattamento di queste patologie e il loro trattamento consiste prevalentemente in modifiche dello stile di vita e dell’impiego off-label di agenti insulino-sensibilizzanti, quali metformina e derivati tiazolidendionici. Data l’assenza di terapie efficaci nonché di sistemi di diagnosi precoce, il rischio maggiore per i pazienti è quello di andare incontro a un peggioramento delle condizioni del fegato che può portare a cirrosi e neoplasie. Circa 1 paziente su 5 affetto da MAFLD tende a sviluppare anche la NASH; mentre si stima che il 10-20% dei pazienti affetti da NASH sviluppi epatocarcinoma. Una volta raggiunti questi livelli patologici, l’unica soluzione rimane il trapianto di fegato. L’epatocarcinoma (Hepato Cellular Carcinoma, HCC) rappresenta il principale tumore maligno a carico delle cellule epatiche e la prima causa di morte nell’ambito di patologie tumorali. Inizialmente le patologie epatiche non mostrano alcun sintomo e spesso il paziente non è consapevole di soffrire di un problema. Generalmente, gli esami utili a diagnosticare una patologia epatica sono la risonanza magnetica (RM), la tomografia computerizzata (TC), l’angiografia e gli esami del sangue. La sintomatologia con cui si manifesta questo tumore dipende dalla fase di avanzamento in cui si trova. I tumori di piccole dimensioni spesso non manifestano alcun sintomo, mentre i pazienti che presentano masse tumorali importanti possono accusare dolori al fianco e alla schiena, tensione all’addome e disturbi della distensione. In fase avanzata insorgono anche altri sintomi dell’insufficienza epatica tra cui ittero, ascite, problemi coagulativi e ipertensione portale. Tra i numerosi fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo di HCC vi sono l’abuso di alcol, l’epatite B, l’epatite C, il diabete di tipo 2 e la sindrome metabolica. Entrando più nel dettaglio, è stato dimostrato un legame diretto tra pazienti affetti da cirrosi e lo sviluppo di HCC. È stato riscontrato anche che agendo in maniera preventiva sull’accumulo di grassi a livello epatico potrebbe essere possibile prevenire lo sviluppo della NAFLD e la sua degenerazione in NASH ed epatocarcinoma. Un possibile approccio è rappresentato dall’impiego di derivati degli ormoni tiroidei. Gli ormoni tiroidei, quali tiroxina (T4) e il suo metabolita triiodotironina (T3) sono prodotti a livello tiroideo da stimoli provenienti dall’ipotalamo e dall’ipofisi. Molti studi hanno già dimostrato il loro ruolo nella regolazione dei processi metabolici di lipolisi e lipogenesi, la cui alterazione comporta un eccessivo accumulo lipidico intra-epatocitario con i conseguenti problemi associati. Alcuni studi volti a dimostrare il possibile utilizzo degli ormoni tiroidei hanno messo in relazione le loro basse concentrazioni sieriche con l’incremento dei livelli di grassi, soprattutto a livello epatico, responsabili poi dello sviluppo di MAFLD. Per cercare di dimostrare la validità del loro possibile impiego è stato somministrato T3 esogeno a ratti affetti da steatoepatite, mostrando un miglioramento dello stato patologico. Inoltre, la somministrazione di T3 promuove la β-ossidazione degli acidi grassi mitocondriali e perossisomiali, favorendo la riduzione della quantità di trigliceridi presenti nelle cellule epatiche. Di conseguenza, questi composti endogeni potrebbero rappresentare un importante punto di partenza per lo sviluppo di nuovi farmaci per la prevenzione e il trattamento dell’epatocarcinoma. Tuttavia, l’ipotesi di utilizzare una terapia ormonale sull’uomo è stata abbandonata a causa dei numerosi effetti collaterali: tireotossicosi, caratterizzati da tachicardia e aritmia, perdita del tono muscolare, ridotta mineralizzazione ossea e alterazione dello sviluppo del sistema nervoso centrale. A causa di questi effetti collaterali è stato preso in considerazione lo sviluppo farmaceutico di analoghi dell’ormone tiroideo con l’obiettivo di ridurne gli effetti avversi, mantenendo i benefici. Tra le strategie proposte una delle più promettenti è lo sviluppo di agonisti selettivi per l’isoforma β dei recettori degli ormoni tiroidei (TR). I recettori degli ormoni tiroidei esistono infatti in più isoforme che differiscono per localizzazione ed effetti biologici. L’isoforma α è localizzata a livello osseo e cardiaco ed è responsabile di ipertrofismo cardiaco ed effetto cronotropo positivo. L’isoforma β invece, localizzata prevalentemente a livello epatico, comporta effetti fisiologici quali l’incremento della lipolisi. Lo sviluppo di molecole selettive verso l’isoforma β consentirebbe pertanto di ottenere un efficace trattamento per la NASH e la MAFLD, prevenendo di conseguenza l’insorgenza di epatocarcinoma. L’attivazione del recettore TRβ consente infatti di incrementare la lipolisi, mobilitando i grassi accumulati a livello epatico, minimizzando inoltre l’insorgenza degli effetti collaterali. In particolare, questo approccio terapeutico sta offrendo risultati interessanti. L’agonista TRβ-selettivo Resmetirom (originariamente sviluppato come MGL-3196) è infatti in studi clinici di fase III per il trattamento della NASH. Questa molecola agisce sui recettori TRβ (con una selettività 28 volte superiore su TRβ rispetto a TRα) modulando i livelli di colesterolo e trigliceridi nel fegato. Studi preclinici effettuati su topi a sottoposti ad una dieta ricca di grassi (high fat diet) dimostrano che Resmetirom agisce riducendo i livelli di colesterolo, l’accumulo di grassi agendo di conseguenza sulla NASH. La sicurezza e la tollerabilità sono invece stati dimostrati in uno studio di fase I a dose multipla su pazienti sani, dimostrando l’assenza di effetti indesiderati. Resmetirom ha infine dimostrato potenzialità in uno studio esplorativo di fase II condotto su 156 pazienti affetti da NASH, dove la riduzione del grasso epatico e di alcuni biomarcatori (come le LDL) hanno dimostrato l’efficacia nella NASH. Su queste basi, nei laboratori in cui ho svolto la mia tesi di laurea erano stati precedentemente sintetizzati numerosi tiromimetici a struttura diarilmetanica con lo scopo di ottenere nuove molecole selettive per l’isoforma β del recettore dell’ormone tiroideo (TRβ). Tra queste, TG68 ha mostrato risultati promettenti per il trattamento della steatoepatite. Le indagini in vitro hanno dimostrato infatti che questo derivato è in grado di ridurre l'accumulo di lipidi nelle cellule epatiche promuovendo la lipolisi. Tale effetto è del tutto paragonabile a quello di T3, mentre, a differenza dell’ormone endogeno, la nuova molecola di sintesi non promuove ipertrofia cardiaca. Un recente studio in vivo condotto su topi alimentati con HFD ha mostrato che TG68 riduce il grasso epatico e il danno cellulare associato alla steatosi, con potenza paragonabile a Resmetirom. Inoltre, questo studio ha evidenziato la mancanza di azione di TG68 su rene e cuore, organi bersaglio del T3. Su queste basi, con lo scopo di ampliare il numero di ligandi selettivi per il recettore β, mi sono occupato della sintesi di nuovi analoghi di TG68. Il disegno razionale, le strategie sintetiche adoperate, nonché la caratterizzazione dei composti finali e degli intermedi di sintesi saranno discussi nell’elaborato finale di questa tesi di laurea

    Fournier's gangrene in a woman with chronic neutropenia presenting at 12 weeks of pregnancy: a case report and literature review

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    The management of Fournier's gangrene in pregnancy in a woman with chronic idiopathic neutropenia is described. A 36-year-old pregnant woman was admitted at 12 weeks of gestation with sepsis, high fever, severe anemia requiring transfusions, and a perianal necrotic area approximately 10 cm in diameter extending to the perineum, consistent with Fournier's gangrene. She required both surgery and medical therapy. Surgery included a laparoscopic defunctioning sigmoid loop colostomy and perineal debridement. The skin and mucous membranes of the perineum were cleansed daily using water irrigation, decontamination and disinfection, and the vagina and rectum were irrigated with antiseptic and antifungal solutions. The necrotic areas were removed. Granulocyte colony-stimulating factor and erythropoietin were administered to restore normal levels of white blood cells and hemoglobin. Vital parameters, hematological values, and clinical examination of the perineum showed progressive improvement during treatment, and complete restoration of the perineum was achieved. The patient successfully carried the pregnancy to term. In conclusion, key factors for success were treatment of the sepsis, loop colostomy, granulocyte growth factor therapy and cleansing of the anus and perineum

    Complexity in speech and music listening via neural manifold flows

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    International audienceUnderstanding the complex neural mechanisms underlying speech and music perception remains a multifaceted challenge. In this study, we investigated neural dynamics using human intracranial recordings. Employing a novel approach based on low-dimensional reduction techniques, the Manifold Density Flow (MDF), we quantified the complexity of brain dynamics during naturalistic speech and music listening and during resting state. Our results reveal higher complexity in patterns of interdependence between different brain regions during speech and music listening compared with rest, suggesting that the cognitive demands of speech and music listening drive the brain dynamics toward states not observed during rest. Moreover, speech listening has more complexity than music, highlighting the nuanced differences in cognitive demands between these two auditory domains. Additionally, we validated the efficacy of the MDF method through experimentation on a toy model and compared its effectiveness in capturing the complexity of brain dynamics induced by cognitive tasks with another established technique in the literature. Overall, our findings provide a new method to quantify the complexity of brain activity by studying its temporal evolution on a low-dimensional manifold, suggesting insights that are invisible to traditional methodologies in the contexts of speech and music perception

    Measuring the temporal instability of land change using the Flow matrix

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    This article introduces the Flow matrix, which expresses the sizes of transitions among categories between two time points. We use the Flow matrix to create a metric R that measures the instability of annual change among time intervals that partition the time extent. Specifically, R is the proportion of change that would need to be reallocated to different time interval(s) to achieve uniform change during the time extent. This article computes R for 10 Long Term Ecological Research (LTER) sites and for seven case studies from published land change data. Of the 10 LTER sites analyzed, the Andrews site in Oregon had the highest R value (37.1% of change), while the Luquillo site in Puerto Rico had the lowest (1.7% of change). We analyze the mathematical behavior of R, especially with respect to how the partitioning of the time extent into intervals can influence R. © 2013 Taylor and Francis Group, LLC. The available download on this page is the author manuscript accepted for publication. This version has undergone full peer review but has not been through the copyediting, typesetting, pagination and proofreading process

    Atraumatic Splenic Rupture in a SARS-CoV-2 Patient: Case Report and Review of Literature

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    Splenic rupture in the absence of trauma or previously diagnosed disease is rare. Due to the delay of diagnosis and treatment, this is a potentially life-threatening condition. We report a case of atraumatic splenic rupture in a SARS-CoV-2 patient. This report is of particular interest as it first identifies SARS-CoV-2 infection as a possible cause of spontaneous rupture of the spleen. A 46-year-old Caucasian woman presented at the emergency department pale and sweaty, complaining of syncopal episodes, tachycardia, hypotension, diarrhea, intense abdominal pain, diffuse arthromyalgia, and fever from the day before. RT-PCR was positive for SARS-CoV-2 infection. CT scan demonstrated extensive hemoperitoneum due to rupture of the splenic capsule. The patient required an emergency open splenectomy because of an unresponsive hemorrhagic shock. At the end of the surgery, the patient was relocated to a COVID-19 dedicated facility. COVID-19 is a new disease of which all manifestations are not yet known. Inpatients affected by SARS-CoV-2 infection with abdominal pain and spontaneous splenic rupture should be considered to avoid a delayed diagnosis
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