2,949 research outputs found

    Virgilio en Las nubes de Saer.

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    Fil: Gallo, Marta. Universidad de California; Estados Unidos13 ref

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    Fil: Gallo, Marta. Universidad de California; Estados Unidos13 ref

    Mecanismos de acción de la anticoncepción de emergencia : evaluación hormonal y patrón de secreción intrauterina de glicodelina durante la fase ovulatoria del ciclo en mujeres tratadas con levonorgestrel a las dosis utilizadas en anticoncepción de emergencia /

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    \ua0tesis que para obtener el grado de Doctor en Ciencias Biomédicas, presenta Marta Margarita Durand Carbajal ; asesor Fernando Larrea Gallo, Elena Zambrano González, Horacio Merchant Larios. 59 páginas :\ua0diagramas. Doctorado en Ciencias Biomédicas\ua0UNAM, Facultad de Medicina,\ua0201

    La vicenda del circolo “Il Pozzetto” di Padova e della mostra “La nuova concezione artistica”: un caso di interruzione forzata

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    From 1956 to 1960, the intellectual Ettore Luccini organized the cultural program of the circle “Il Pozzetto”, a place founded in Padua on the initiative of the Italian Communist Party. This social club, due to the forced and painful closure, could be considered one of the most emblematic cases of “interrupted stories”. The pretext for the censorship of the circle’s activities is the exhibition La nuova concezione artistica (The New Artistic Conception), which was transferred from the Azimut Gallery in Milan to Padua in April 1960. The decision was taken by the executive group of the Padua federation of the PCI, which did not approve of the involvement of the bourgeois class and the openness towards Avant-Garde artistic ini- tiatives. The accusations directly hit the person in charge, Ettore Luccini, who was guilty of welcoming the bold works of Piero Manzoni, Enrico Castellani, Heinz Mack, Alberto Biasi and Manfredo Massironi. This contribution intends to propose a reinterpretation of the history of the circle “Il Pozzetto” to enhance and give back a voice to this place of exchange and sharing. Starting from previous studies, it will be reconstructed, through archive documents, the reason why the exhibition arrived in Padua, being part of the cultural operation promoted by Luccini

    CNDSS 2019. Atti della IV Conferenza Nazionale delle Dottorande e dei Dottorandi in Scienze Sociali, 5-6 Settembre 2019

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    CNDSS 2019 è la “IV Conferenza Nazionale delle Dottorande e dei Dottorandi in Scienze Sociali” che, per il secondo anno consecutivo, si è svolta presso la Sapienza Università di Roma (5-6 settembre 2019). Realizzata grazie al sostegno del Dottorato in “Comunicazione, Ricerca Sociale e Marketing” del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS), la quarta edizione della conferenza ha rappresentato uno spazio di dibattito su esperienze di ricerca e di confronto su approcci teorici e metodologici per giovani dottorandi e neodottori di ricerca nel campo delle scienze sociali provenienti da diversi Atenei italiani. In particolare, i lavori presentati nel corso di CNDSS 2019 hanno toccato ambiti di studio e di ricerca di assoluta rilevanza per gli studiosi delle scienze sociali, come ad esempio la comunicazione, i media e il giornalismo, la criminalità e la devianza, l’educazione e le politiche formative, l’identità e i processi culturali, l’individuo e i mutamenti sociali, i metodi e le tecniche della ricerca sociale e i nuovi scenari politici

    Grand challenges in colorectal and proctological surgery

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    Colorectal surgery (CRS) and proctology represent a branch of general surgery that is becoming increasingly important and relevant. In recent decades, there have been so many innovations that have given coloproctological surgery an identity of its own. In recent years, innovations in major CRS have been revolutionizing healthcare and improving patient outcomes ranging from early diagnosis to the most modern treatment options

    Inventario del Fondo Botica de los Gallo (1849 - 1903)

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    El fondo Botica de los Gallo reúne información desde 1949 a 2003. Incluye las series documentales Correspondencia y Documentos contables, que reúnen facturas de compra y permiten conocer algunos de los productos más comercializados como el magnesio, extracto de belladona, nuez moscada, pastillas de Vichy, esencia de rosas, corteza de Angostura, carbonato de magnesio, sulfato de cobre, cloroformo, sulfato de hierro, aceite blanco de hígado de bacalao, aceite de almendras dulces, raíz de valeriana en polvo, harina de mostaza inglesa, esencia de anís, extractos de ruibarbo, opio, cicuta, trementina, lacre de colores, nuez vómica, esencia de menta inglesa, jeringas de vidrio, jeringas de vidrio para mujer, zarzaparrilla de Bristol, textos como un Diccionario de medicina, entre otros. Otra información que ofrecen las facturas son los puertos y ciudades de donde procedían las mercancías solicitadas, puertos como el de Liverpool, París, Londres, Nueva York y algunas de las firmas comerciales como P. Fourguet hermanos de París, Marcelino Restrepo y Manuel Abello de Santa Marta, Abello e hijos, Ferguson, Noguera y Cía., Stiebel Brothers, Ribon y Muñoz, también se registra el nombre de los vapores y buques en que eran trasladadas las mercancías con destino a Santa Marta, nombres como el vapor Caribbean, vapor Etna, buque Charles, vapor Jamaican, entre otros. La serie Escritos reúne fórmulas y recetas medicinales y algunas recetas culinarias. La Botica de los Gallo fue fundada por el Dr. Justo Pastor Gallo en 1854, ubicada en esta ciudad, en calle de Colombia justo donde hoy está el Banco de la República. Para entonces las farmacias y las boticas, además de vender drogas y medicamentos, eran importadoras de productos de cacharrerías, licores, papelería y quincallería, entre otros productos. Uno de los productos destacados de la Botica de los Gallo, eran las Píldoras del Dr. Gallo, medicadas para el tratamiento de paludismo. Este archivo es de gran valor porque aporta información sobre los productos y mercancías que se importaban para la elaboración y comercialización de productos medicinales.El fondo está conformado por 7 carpetas y 498 folios agrupados en las siguientes series documentales: Correspondencia: 1 carpeta para un total de 21 folios - Documentos contables: 5 carpetas para un total de 278 folios - Escritos: 1 carpeta para un total de 199 folios

    Shanghai One City Nine Towns. La Città’ di Fondazione nelle Trasformazioni Metropolitane della Cina Contemporanea

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    A Shanghai, Cina, stanno sorgendo delle città nuove. Inserite all’interno di un grande programma di espansione metropolitana - con l’obiettivo di incrementare la disponibilità di residenza soprattutto per la nuova middle class e di decongestionare il centro - esse rappresentano, fin dalla fase di avvio, un “oggetto” particolare all’interno della produzione architettonica internazionale e un caso di sicuro interesse per la ricerca. Un primo carattere di singolarità è insito nella natura stessa del tema progettuale, la città di fondazione (spesso, ma non universalmente, identificata con il termine di new town), che forza e stravolge, in una operazione ad alto tenore di artificialità, un processo di formazione delle strutture urbane tradizionalmente lento, abituato a procedere per stratificazioni e adattamenti successivi. Nondimeno una operazione che nella storia ricorre con continuità - benché su tempi-scala dilazionati e in aree geografiche distanziate - e che in Europa, nel corso del XX secolo è stata praticata estesamente dando luogo a diverse generazioni di città di fondazione. Città costruite, si noti, sempre con lo strumento del progetto architettonico e mai con il piano urbanistico. Città, assai spesso, direttamente ispirate alle teorie dell’architettura prevalenti di cui, altrettanto spesso, hanno contribuito a decretare il fallimento, permettendo alle successive di porsi come esperienza di superamento. Città, infine, in cui tanto gli edifici speciali (le emergenze) che il continuum edilizio (i tessuti) hanno costituito opportunità progettuali privilegiate per la sperimentazione e la verifica dell’architettura moderna nelle sue diverse e successive versioni. Un secondo carattere di singolarità, che rappresenta una eccezione con pochi precedenti, è legato alla condizione specifica che il programma di espansione ha fissato: che ogni città nuova fosse progettata da un architetto europeo di diversa nazionalità e che, inoltre, fosse disegnata secondo l’immagine urbana “tipica” della nazione di riferimento. Una prescrizione a cui va aggiunta l’aspettativa dichiarata - essendo legata a una concreta strategia di marketing immobiliare - che tale tipicità corrispondesse a quanto percepito dal corrente immaginario collettivo cinese. Un complesso di condizioni al contorno accolto, in Europa, con scetticismo generale, talvolta declinato in modo più tagliente con termini come “pastiche”, “travestimento” e “parodia”. Termini che, in seconda battuta - al cospetto di indicatori dimensionali e finanziari rilevanti, di procedure di concorso internazionale e di progettisti vincitori di fama planetaria - hanno cominciato a essere traslati in interessanti formule come “trasposizione mimetica” e “calligrafia”.Un terzo fattore, direttamente derivante dai primi due, si rende manifesto quando la fase realizzativa raggiunge un certo grado di avanzamento - una soglia non netta ma che si può far coincidere approssimativamente con l’apertura della fase di vendita dei primi stock di residenze. È in questa fase (per i tre casi di studio considerati il periodo 2005-2010) di “battesimo del fuoco” che le impostazioni progettuali, i modelli insediativi, i tipi urbani e i caratteri dell’architettura - diversamente declinati da ciascuna firma nazionale - collidono anche pesantemente con la realtà locale e le relative componenti (strutture di investimento, management e cantierizzazione ma anche autorità politico-amministrative, acquirenti e cittadini). Da questo punto in poi le storie, fin qui parallele, delle one city, nine towns si differenziano secondo linee che i casi di studio (Thames Town, Anting e Pujiang, rispettivamente progettate da Atkins, Speer e Gregotti) ben rappresentano nello stato attuale (aprile 2014). La necessità di modificare in corso d’opera i progetti - di città, si badi bene - si presenta per tutte, come può lecitamente aspettarsi chi studia l’urban design contemporaneo, ma a seconda dei casi differenti sono gli impatti che vanno dal sistematico incameramento di spunti randomici (Thames Town), all’abbandono di scelte progettuali fondanti (Anting), alla sottrazione di comparti centrali del nucleo urbano (Pujiang). A esito di questa prima attuazione alle questioni di approccio che avevano suscitato dubbi in fase di avvio (sui criteri di matrice cinese ma non sui progettisti europei) se ne aggiungono altre, di livello più complesso. Esse investono non più la sola sfera della facies - che a seconda degli orientamenti critici si colloca disciplinarmente tra l’allestimento scenografico e il townscape - ma chiamano in causa i progettisti, la loro capacità di gestire i progetti di grande dimensione, la scelta di modello insediativo, l’interpretazione architettonica e, in sostanza, la visione teorica di fondo (o la sua presunta mancanza). La possibilità stessa di indagare la realtà cinese partendo da un punto di vista europeo o, in subordine, di stabilire un confronto tra esperienze di urban design tra mondi culturalmente così distanti - dimenticando anche un po’ frettolosamente il mantra dello scenario globale - sono questioni che da Shanghai (da europei che vi operano) si impongono all’attenzione di chi fa ricerca. Domande che hanno orientato il presente studio a procedere partendo dalle evidenze - indagando cioè, in prima battuta, i tre caratteri di singolarità ritenuti preminenti - per poi risalire, con strumenti di potenziale crescente (sopralluoghi, ricerche in loco, interviste ai progettisti), agli aspetti teorici.Il primo ordine di domande ha richiesto alcuni adempimenti obbligatori al fine di una affidabile ricostruzione del contesto critico di riferimento e della specifica realtà locale. Studiare la città di fondazione come tema progettuale ha comportato una indagine storica, un focus più approfondito sulle generazioni di new towns europee del ‘900 - con particolare enfasi sul rapporto con le massime teorie architettoniche e visioni della città moderna - e, infine, una ricostruzione dello stato del tutto peculiare - in dipendenza dalla estemporaneità del tema ma anche del carattere emergenziale degli interventi - in cui si trova a operare il progettista. Per comprendere il programma One City, Nine Towns è stata documentata l’intera vicenda della pianificazione e dello sviluppo urbano di Shanghai dalla fine della guerra civile cinese (1950) a oggi. Una storia in cui a una successione di idee e soluzioni progettuali non così dissimile da quella europea - il che ben conferma la vocazione di Shanghai di ponte con l’occidente - si contrappone una sostanziale differenza a livello di modello economico, forma di governo e strategie urbane. Una differenza che permane anche dopo la svolta di Deng (1979), pur all’interno del nuovo modello di capitalismo statale e, nel momento attuale, influisce sensibilmente sulla conduzione del programma e, da lì, sull’esito architettonico dei progetti. Il secondo ordine di domande è stato posto nella prospettiva disciplinare dell’urban design contemporaneo e ha richiesto una definizione del campo del possibile confronto tra Europa e Cina. A questo scopo sono state isolate delle invarianti rispetto alle quali l’esperienza cinese, sulla base di una influenza disciplinare di matrice prevalentemente americana, offre tratti omologhi a quelli europei. Attraverso questo filtro critico i tre progetti di Shanghai sono stati confrontati con alcuni tra i più noti progetti complessi degli ultimi vent’anni (tra cui Euralille, Ijburg, Potsdammerplatz) evidenziandone, punto punto, le discordanze di metodo e le corrispondenti derivate sul piano pratico-operativo. Un confronto che assume definitivamente un profilo di interesse laddove si consideri che gli interventi urbani presi in esame, da una parte e dall’altra, sono i luoghi di massimo investimento di risorse ed energie (economico-finanziarie e politico-amministrative ma anche tecnico-progettuali e metodologico-teoriche) nello scenario globale attuale

    Pruebas de penetración con la herramienta Kali Linux en la Universidad Central Marta Abreu de las Villas

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    La presente investigación se dedica al desarrollo de pruebas de penetración utilizando la herramienta Kali Linux y a su puesta en práctica en la Universidad Central Marta Abreu de las Villas. Para ello, se caracterizó la seguridad de redes, y también a la herramienta Kali Linux, identificándose las principales herramientas de penetración que se encuentran en dicha distribución. Como resultado de la investigación se realizaron tests de penetración que muestran el trabajo con esta distribución, comprobando su funcionamiento en la red de la UCLV y se explican las acciones defensivas para contrarrestar estos ataques. Con la realización de este trabajo se llegó a la conclusión de que Kali Linux es una herramienta versátil para la realización de pruebas de penetración de forma rápida y eficiente.Facultad de Ingeniería Eléctrica. Departamento de Electrónica y Telecomunicacionesnon-publishe
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