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    Conclusioni senza conclusioni

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    Etimologicamente il verbo “concludere” deriva dal latino cum e claudere e significa “racchiudere”, “chiudere dentro”, ma questi significati non si combinano bene con le riflessioni presentate in precedenza poiché non si sta ponendo fine a nessun discorso, tutt’altro; e il titolo Conclusioni senza conclusioni vuole proprio sottolineare questa condizione di stabilità di “apertura del dialogo” con l’Altro e con/tra differenti discipline rientranti nell’ambito delle scienze umane e sociali. Emerge con chiarezza da tutti i saggi, ricordiamo che i curatori hanno fortemente voluto che il volume fosse permeato da un approccio transdisci-plinare ‒ le cui motivazioni sono state esplicitate nella parte introduttiva ‒ che nessuna teorizzazione è chiusa o sta per arrivare al suo punto finale, piuttosto a partire dal dialogo tra le differenti discipline si può immaginare un dialogo con l’Altro che spinga a quella comunicazione interculturale fondamento dell’integrazione delle differenti culture che oramai sono pre-senti nei più svariati contesti sociali da quelli meno complessi a quelli più complessi

    Noi e l’Altro: identità e riconoscimento

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    Le diversità culturali, permeano tutti i processi sociali e non soltanto perché, in contesti diversi, ci si trova a entrare in contatto con persone che provengono da altri paesi, ma più in generale per il fatto che nell’atto della relazione, che è relazione comunicativa, si deve tener conto di ruoli e livelli culturali differenti, e, quindi la comunicazione diviene comunicazione interculturale, intesa come la negoziazione di significati tra “Noi” e gli “Altri”. Oggi non si può non pensare alla comunicazione interculturale (politically correct, per usare un eufemismo) perché essa è l’unica alternativa al conflitto, configurandosi come un’interazione dialogica tendente alla valo-rizzazione di tutte le istanze in gioco e del raggiungimento di punti di equilibrio che siano riconosciuti dalle parti coinvolte - “Noi” e gli “Altri”. L’interculturalità non accade nella società né accade nella scuola o sui libri di testo, ma è dai processi educativi che possono partire le trasformazioni del sistema cognitivo del soggetto, affinché l’esperienza di quest’ultimo si realizzi come vissuto sintetico-reinterpretativo di differenze. Un processo multidimensionale, di interazione tra soggetti dalle identità diverse, che attraverso l’incontro vivono un’esperienza profonda e complessa, di conflitto/accoglienza, come preziosa opportunità di crescita della cultura personale di ciascuno, nella prospettiva di cambiare tutto quello che è di ostacolo alla costruzione di una nuova convivenza civile e di una società aperta

    La ri-socializzazione dei codici linguistici e simbolici: è possibile l’integrazione culturale?

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    Se l’incontro con l’Altro avviene attraverso la relazione e la relazione è una relazione comunicativa attraverso cui si trasmette la cultura, quando il contesto si caratterizza per la presenza di più culture si richiede l’attivazione di processi di integrazione culturale. Questi processi – non prescindendo da una visione multidimensionale – permettono il superamento delle visioni tradizionali che continuano a mantenere separati i differenti livelli ed elementi coinvolti nei processi culturali. Oggi non si può pensare di non promuovere o favorire la comunicazione interculturale perché essa è l’unica alternativa al conflitto, configurandosi come un’interazione dialogica tendente alla valorizzazione di tutte le istanze in gioco e del raggiungimento di punti di equilibrio che siano riconosciuti dalle parti coinvolte. È necessario attivare processi di trasformazione del sistema cognitivo del soggetto, affinché l’esperienza di ciascuno si realizzi come vissuto sintetico-reinterpretativo di più culture: infatti, la presenza di più culture spinge alla costruzione di identità culturali nuove, polivalenti o trans-etniche, e la comunicazione interculturale ‒ in un contesto così delineato ‒ è un processo multidimensionale di interazione tra soggetti di identità culturali diverse, che attraverso l’incontro delle culture vivono un’esperienza profonda e complessa, di conflitto/accoglienza, come preziosa opportunità di crescita personale di ciascuno, nella prospettiva di cambiare tutto ciò che è di ostacolo alla costruzione di una nuova convivenza civile

    Ricordo del Professor Natale Ammaturo

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    Un ricordo del prof. Natale Ammatur

    Introduzione. Il perché di una scelta: ri-comporre le differenze

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    L’idea generale è stata quella di costituire una riflessione sull’alterità, che al di là delle singole declinazioni assunte, permetta di esplorare i meccanismi che si istaurano su piani differenti (individuale, sociale e culturale) ogni qualvolta la relazione è con un “Altro da Sé”: dai sentimenti di apertura e curiosità ‒ che fondano per esempio le politiche dell’accoglienza e dell’integrazione ‒ a sentimenti di manifestata intolleranza, che spingono (in maniera spesso nemmeno tanto velata) a discriminare l’altro, inteso come diverso, ovvero come colui che appartiene a ciò che è “non familiare”. Alla sociologia è, tuttavia, affidato il compito di tenere insieme le riflessioni poiché fin dalla sua nascita il suo statuto epistemologico la caratterizza come scienza interdisciplinare capace di integrare al suo interno i diversi punti di vista delle scienze umane e sociali. E ciò in considerazione del fatto che riflettere sull’alterità implica un’azione intellettuale che si pone oltre i punti di vista “disciplinari”, coniugando le molteplici riflessioni attraverso una prospettiva che non è solo orientata ai fenomeni di carattere macro-sociale (relativi ai sistemi sociali e alle forme di organizzazione degli stessi), escludendo fenomeni di carattere micro-sociale (relativi al rapporto individuo/società e alle azioni sociali) o meso-sociale (relativi alle relazioni tra sistema sociale e mondo della vita, inteso quest’ultimo come l’insieme dei significati e delle rappresentazioni della cultura)

    The Fields of Digital Research: topics and developments

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    In recent decades, the Internet - and technologies that fall into the category of what are called ICI - have taken on a central role in people's lives. Every aspect of life seems to be permeated by the incursion of digital resources and technologies, to the point that sociology has begun to question how these redesign some phenomena that sociology, as a science of "social facts", has always questioned and focused on. What is being called into question, in a logic that goes from micro to macro, are the classic sociological conceptions of identity, of the nature and formation of social bonds, of the structures and dimensions of the collective imagination. According to recent data from ... smartphone users are % and own a computer %. Although a digital divide persists in certain areas of the world and for certain social categories, the centrality that these tools assume for people is evident, influencing their decision-making processes, attitudes, values ​​and imaginations. It therefore seems increasingly necessary to add as a third element of the object of sociology - which as is known studies the relationship between the individual and society - that of the media, which here assume a dual role: on the one hand they are a place of social conditioning, in a structural sense, to the extent that digital spaces are also contexts in which new forms of power and control are highlighted, on the other hand they are places of identity expression and participation, to the extent that these environments are themselves the result of the interaction and communication that users give life to in digital spaces

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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