313,241 research outputs found

    Carlo Magnani, intervista

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    La lunga intervista che spazia dalla storia dell’architettura alle tecniche di insegnamento ed è corredata dalle immagini di una serie di progetti, definisce i lineamenti di una ricerca che attraversa università e professione, formazione e pratica della progettazione

    Valdo Magnani e la Jugoslavia: vie e limiti dell’antistalinismo comunista

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    Valdo Magnani ha svolto negli anni Cinquanta una funzione dirompente non solo all’interno del “Fronte popolare” italiano, ma in Europa, dando vigore – sia pure per un breve periodo – all’idea che un antistalinismo comunista potesse svilupparsi progettualmente in una dimensione tanto nazionale quanto internazionale. Questo libro ricostruisce le vicende salienti che, attraverso la biografia di un militante e poi dirigente del PCI, hanno reso possibile la costruzione di un originale pensiero politico sincretico, in cui si sono ritrovate le idee togliattiane dell’immediato dopoguerra per una democrazia progressiva con il patriottismo e l’autonomia sociale e ideologica della Jugoslavia di Tito, fino a sollecitare l’interesse della stessa diplomazia americana. In piena guerra fredda, prese allora corpo una drammatica rottura e uno scontro durissimo fra Magnani, i suoi pochi seguaci e l’insieme della sinistra italiana; uno scontro, questo, che si saldò alla furibonda contrapposizione fra Tito e Stalin e all’interesse americano vòlto a ridimensionare l’espansione sovietica. Di fronte a tanta conflittualità, il progetto eterodosso di Magnani non ebbe vita facile e dopo pochi anni fallì, dando avvio ad una difficoltosa e tormentata ricucitura dei legami fra Magnani stesso e il PCI. Basata su documenti originali messi generosamente a disposizione dalla famiglia Magnani, sulle risultanze degli archivi di partito, della Jugoslavia e degli Stati Uniti d’America, questa ricostruzione fornisce un quadro completo, vivo e palpitante delle diverse anime che hanno tumultuosamente scosso il movimento comunista europeo e, a consolidamento delle fonti citate, include il regesto del fondo “Valdo Magnani” conservato presso l’Istituto Gramsci Emilia-Romagna

    Cambiamenti climatici e sviluppo turistico nell’Africa lusofona

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    Tutti i rapporti internazionali confermano che l’Africa è il continente che subirà gli effetti più drammatici dei cambiamenti climatici, nonostante il suo limitato contributo, sia passato sia presente, all’emissione di gas serra. Secondo il Quinto Assessment Report dell’IPCC, pubblicato nel 2014 (Niang, 2014), tali impatti dipenderanno dall’aumento delle temperature medie ben al di sopra dei 2° C entro i due ultimi decenni di questo secolo, ma presenteranno situazioni molto diversificate, con ampie aree del continente che soffriranno significative riduzioni delle precipitazioni mentre altre dovranno fare i conti con eventi climatici più estremi quali inondazioni causate da piogge molto violente e frequenti. Si stima che tutti questi fenomeni colpiranno duramente gli ecosistemi africani e la vita delle popolazioni che li abitano, e che questi eventi climatici interagiranno con altri fattori di stress territoriale, andando così ad esacerbare la vulnerabilità dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca. Secondo i dati forniti dal White Paper of the AAA Initiative, l’Africa presenta il più alto numero di paesi (27) esposti a rischi estremi per quanto riguarda il Climate Change Vulnerability Index, con circa il 65% della popolazione dell’intero continente direttamente colpita dagli impatti dei cambiamenti climatici . Molti di questi impatti territoriali – quali siccità estrema o piogge severe, perdita di terra fertile, foreste e biodiversità, crescita di parassiti, insetti nocivi e malattie, solo per citarne alcuni – condizioneranno anche lo sviluppo turistico sia costiero sia terrestre del continente

    Italo Magnani: un libero pensatore in Accademia

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    Si ricostruisce un profilo della personalità di studioso di Italo Magnani, inquadrandola nel contesto dell'Università di Pavi

    Luigi Magnani e il “tenimento” di Mamiano

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    Sulla base di un’approfondita ricerca catastale e notarile, si ripercorrono dai primi dell’Ottocento le vicende di proprietà, le fasi di espansione e contrazione dimensionale, le variazioni colturali della destinazione dei suoli del latifondo acquistato dalla famiglia del noto critico musicale e collezionista Luigi Magnani nel 1940 a Mamiano di Traversetolo (PR), fondatore della Fondazione Magnani Rocca, in occasione di una grande retrospettiva sui molteplici aspetti della sua figura poliedrica

    Modo campo e modo Zen – tertúlia com José Guilherme Magnani

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    Entrevista concedida por José Guilherme Magnani a seus ex-orientandes Luiz Henrique de Toledo, Silvana de Souza Nascimento e Ana Letícia de Fiori. O grupo conversou sobre a trajetória formativa e profissional de Magnani, antigos e atuais projetos com colegas e orientandes e sua relação com a religiosidade e o Zen.Interview with José Guilherme Magnani, conducted by his former advisees Luiz Henrique de Toledo, Silvana de Souza Nascimento and Ana Letícia de Fiori. The group chatted about Magnani’s formative and professional trajectory, former and current projects with his colleagues and advisees and his relation with religiosity and Zen

    Parma, Verdi, Magnani: il contesto e le vicende

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    Il debutto dello scenografo Girolamo Magnani sulle scene del Nuovo Teatro Ducale di Parma coincise con la presenza nello stesso teatro, la terza volta in poco più di un anno e mezzo, del quasi coetaneo e conterraneo Giuseppe Verdi. Era il 26 dicembre 1844 quando il bussetano presentava "Ernani", dopo avervi rappresentato "I lombardi alla prima crociata", solo pochi mesi prima, e "Nabucodonosor", l’anno precedente. Era il tempo della prepotente ascesa di Verdi in campo nazionale e poi internazionale, e della definizione di quello stile tanto diretto e alieno da perifrasi che proprio in Girolamo Magnani avrebbe trovato uno degli interpreti più efficaci. Il saggio ripercorre nelle linee generali la vicenda artistica dello scenografo, alla luce dell’evoluzione del sistema teatrale del tempo e del rapporto con Verdi

    Riqualificazione ambientale nella pianura bolognese. La zona dell'ex risaia di Bentivoglio e San Pietro in Casale.

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    Le aree umide rappresentano un insieme di biotopi la cui importanza è riconosciuta e tutelata a livello mondiale già dal 1971 con la convenzione di Ramsar, recepita in Europa con le due Direttive Comunitarie, 409/79 “Uccelli” e 43/92 “Habitat”. In Italia la gestione dei finanziamenti europei in favore delle aree umide è affidata alle Regioni, che dall’inizio degli anni ’90 hanno avviato lodevoli politiche di tutela del paesaggio umido e delle attività tradizionali, nonché della flora e fauna ad esso associate. L’Emilia Romagna è stata ed è tra le regioni più attive nella realizzazione di iniziative volte a tutelare questo ambiente naturale. In particolare, la provincia di Bologna, essendo molto ricca di aree tendenzialmente acquitrinose, è all’avanguardia nella promozione di politiche locali per la gestione degli ecosistemi umidi.Questo articolo ha approfondito la realtà delle Valli di Bentivoglio, un’area che per la sua posizione sulla via d’acqua tra Bologna e Ferrara (il Canale Navile), ha sempre svolto un importante ruolo come snodo per merci e persone, divenendo dal XVII secolo un fiorente centro di produzione risicola, di pescicoltura poi ed infine, da un decennio, un’area umida tutelata in ambito regionale ed Europeo. Oggi, infatti, la zona delle ex risaie è inserita nella rete regionale di aree protette e rientra nei Piani Speciali d’Area (Legge Regionale n. 30 del 19/8/96), appositi strumenti di programmazione negoziata promossi dalla Regione Emilia-Romagna, che ne hanno permesso il recupero e il successivo mantenimento. L’area, inoltre, comprende due zone di riequilibrio ecologico, una vasta Zona di Protezione Speciale (ZPS), che include tra l’altro un SIC (Sito di Interesse Comunitario). Nel corso dell’articolo è stato analizzato il modo in cui questo territorio è riuscito ad entrare in questa rete di tutela delle zone umide e attraverso quali strumenti di pianificazione e sfruttamento viene gestito oggi e se si può prospettare per quest’area un futuro di sostenibilità. E' inoltre stato approfondito il ruolo della forte presenza dell’uomo in queste Valli nell'imporre al territorio importanti modificazioni antropiche che ne hanno cambiato più volte l’aspetto nel corso della storia e, da ultimo, è stato messo in luce, da un punto di vista agronomico, come tali modificazioni paesaggistiche e di utilizzo del territorio abbiano influenzato la presenza della flora infestante locale e di come il ripristino delle condizioni irrigue abbia favorito la ricomparsa di alcune specie di flora tradizionalmente associate a questo biotopo
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