3,205 research outputs found

    Un funerale chiusino Appunti su un cippo inedito di Sarteano

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    The knowledge of occurrences in classical literary tradition and epigraphical sources are considered the privileged way to completely understand the meaning of ancient representations and to accomplish the transition from iconographical level to the iconological one. The aim of this paper is to propose an original reading of two famous monuments that are shown in the museums of Copenaghen and Barracco in Rome, thanks to the study of an unpublished fragment of a funerary cippus, probably from Sarteano. The new data will try to provide a starting point in order to reenact the organisation of the Etruscan funeral in Chiusi during the Porsenna period

    Adeo valida res tum clusina erat magnumque Porsennae nomen : problematiche iconografiche, esegetiche e stilistiche dei monumenti funerari a rilievo dell'epoca di Porsenna

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    La tesi prende in esame l'intero corpus dei rilievi funerari chiusini in pietra fetida. Il catalogo, aggiornato con le più recenti scoperte, raccoglie tutti i monumenti appartenenti alla classe, oggi dispersi in varie sedi museali. L’analisi iconografica prende in esame tutti i temi individuati nella classe ed è corredata di riflessioni di carattere antropologico e etnologico. Il capitolo dedicato alla tipologia riesamina gli aspetti funzionali delle varie tipologie di monumento e quello dedicato alle analisi stilistiche propone un nuovo inquadramento cronologico. La parte conclusiva tenta di ricostruire il quadro storico e culturale delle città di Chiusi nell’età di Porsenna. The Phd work analyses all the corpus of lime stone etruscan reliefs from Chiusi. The catalogue, updated with the new discoveries, collects all the monuments scattered in many museums. The iconographic analysis examines all the subjects identified and it is completed with some ethnological and anthropological considerations. The typological and the stylistic studies examine the functionality and propose a new chronological placement. The final chapter tries to reconstruct the historical and cultural context of Chiusi, during the Porsenna period

    A imagem de Alessandro Baricco no Brasil

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    Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão, Programa de Pós-Graduação em Estudos da Tradução, Florianópolis, 2013.Com a intenção de delinear o modo pelo qual o escritor italiano Alessandro Baricco se inseriu no sistema literário brasileiro e os caminhos percorridos pelos seus livros traduzidos, esta dissertação dá voz às experiências tradutórias de seus tradutores. A inserção de Bariccono Brasil tem seu início em 1997, através de uma proposição da Profa. Dra. Roberta Barni à editora Iluminuras da tradução de Oceano Mare. A partir daí, outras sete obras foram publicadas no Brasil, sendo três delas traduzidas por Roberta Barni e as outras quatro por quatro tradutores diferentes. De um lado, considera-se o tradutor como figura principal namediação entre culturas, e, de outro, se analisa a realidade desta figuradentro do sistema literário, sua invisibilidade, seus limites e o exercíciode sua profissão. A pesquisa conta, ainda, com críticas e resenhas referentes ao autor italiano publicadas em jornais consagrados no Brasil, considerando estas como parte constituinte da imagem de Baricco refletida em território nacional. Abstract : Intending to delineate the way the Italian writer Alessandro Baricco has been inserted in the Brazilian literary system and the paths his translated books have followed, this thesis gives voice to the translating experiences of his translators. Baricco's insertion in Brazil began in 1997, through a personal project of Dr. Roberta Barni, with her translation of Oceano Mare. Since then, seven other of his works have been published in Brazil, three of which were translated by Roberta Barni and the other four by four different translators. On the one hand,the translator is considered as the main figure in mediation betweencultures and, on the other, this figure's reality is analyzed within theliterary system: its invisibility, its limits and its professional practice. Criticisms and reviews of this Italian author published in well established Brazilian newspapers are also considered, with the understanding that they are part of Baricco's image reflected here

    Il tafferuglio

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    Nell’introduzione alla Guida rapida alla pinacoteca dell’Università di Trieste, Nicoletta Zanni afferma come probabile sia che il soggetto dei Tafferugli (in realtà il titolo riportato sul talloncino è Il tafferuglio) di Maccari rimandi alla violenta soppressione – ordinata alla polizia civile dal Governo alleato – di alcune manifestazioni patriottiche che, circa un mese prima, a Trieste, aveva portato alla morte di sei giovani. Se stimolante è credere che, per l’esposizione del 1953, Maccari avesse scelto proprio un’opera raffigurante uno scontro di piazza, siamo certi che, ad essere presentato, non sia l’episodio accaduto a Trieste. Da un lato, il fatto che l’opera sia passata per la mostra dell’arte italiana organizzata a Stoccolma dalla Biennale veneziana nella primavera del 1953 fornisce una solida prova di una datazione sicuramente anteriore agli episodi di violenza verificatisi a Trieste. Dall’altro, l’opera presentata alla mostra triestina e, prima, a Stoccolma è riprodotta nel numero del 6 febbraio del 1952 de “Il Mondo” di Mario Pannunzio (Maccari, assieme ad Amerigo Bartoli, è stato autore delle vignette che hanno accompagnato la rivista a partire dall’anno della fondazione) e accompagnata dalla didascalia: “Studenti fascisti dell’Università di Roma hanno aggredito l’on. Calosso durante le sue lezioni” (Calosso, socialista, era stato anche membro della Costituente). Inoltre, sulla scorta di un gusto che, dagli anni del “Selvaggio”, Maccari aveva traguardato alla prima età repubblicana, accanto alla didascalia compare il motto “Bastonatelo! Saremo bocciati, ma riavremo l’Impero”. Vero è che la questione di Trieste era bene impressa non solo nella mente degli autori delle pagine politiche de “Il Mondo”, ma anche in quella di Maccari che, il 26 ottobre del 1954, sulla medesima rivista avrebbe pubblicato un disegno raffigurante un’altra rissa, stavolta verificatasi alla Camera proprio nell’ambito di una discussione sul destino della città giuliana. La comparsa – a stampa – de I tafferugli su “Il Mondo” e, contestualmente, la possibilità di individuare l’opera originale nella china conservata presso il Rettorato, costituisce un’eccezione per un artista che, appunto, dagli anni de “Il Selvaggio” fino al secondo dopoguerra non si è mai curato di organizzare la conservazione degli originali. Per uno sguardo complessivo sull’opera di Maccari, che Federico Zeri ha definito “uno dei più straordinari grafici del nostro secolo” (tale definizione, del 1985, è riportata in Mino Maccari, Torino, Edizioni d’arte Sant’Agostino, 1988), restano riferimenti ineludibili: per le incisioni, il Catalogo ragionato a cura di Francesco Meloni (Milano, Electa, 1979); per i dipinti, i volumi appartenenti alla serie di Maccari a dispense (Firenze, dal 1984); manca, tuttora, anche per le difficoltà cui si è fatto riferimento più sopra un’opera sistematica sui Disegni. Emerge, nitida, la figura di un artista che, come ha scritto provocatoriamente Alessandro Parronchi (Mino Maccari, Focette, Galleria d’arte moderna Falsetti, 1974), chi è nato dopo il 1910 comprende con difficoltà: tenacemente conservatore, fedele ad una provincia che, pure nutrita di cultura italiana ed europea (Roberto Longhi ne ha parlato come di un “selvaggio tanto avvisato che è quanto dir tutto salvato”) fosse carica di moralità – a tratti, moralismo –, “rettamente intesa” (lo sottolinea Paolo Rizzi in Antologia alla Galleria d’arte Sagittaria, Pordenone, GEAP, 1970) ed esprimesse significati “traducibili in parole”, nella seconda metà del secolo Maccari resta orgogliosamente estraneo ai nuovi formalismi astratti o a tentazioni espressionistiche. Scarsi, dopo le sale concesse alla Biennale del 1938 ed alla Quadriennale del 1939, i riconoscimenti concessi a Maccari dalla critica e dal sistema delle arti in Italia. È Carlo Ludovico Ragghianti, col suo Il Selvaggio di Mino Maccari (Venezia, Neri Pozza, 1955), a riportare all’attenzione dell’Italia repubblicana il particolare profilo dell’artista e, più in generale, il significato della cultura di fronda e delle battaglie di Strapaese, favorendo il superamento del cliché arte del Ventennio-arte fascista. Si torni, infine, sulla Biennale del 1952, attorno alla quale resta viva una suggestione. In una curiosa analogia tematica – e in altrettanto evidente difformità stilistica e storica – i Tafferugli di Maccari erano presenti all’esposizione veneziana assieme ad un altro celebre scontro di piazza, questo però tutto milanese e collocabile nei pressi della Galleria Vittorio Emanuele: La rissa in Galleria di Umberto Boccioni, opera sistemata nella sezione del Divisionismo in Italia, sezione presentata nel catalogo della mostra (p. 390 e sgg.) da Marco ValsecchiChina acquerellata su cartaFirmato in basso a destra “Maccari” Sul retro talloncino “Biennale de Venise Exposition d'art Moderne Italien à Stockholm et dans Nord de l'Europe”Edificio Centrale, Rettorat

    La maturità di Alessandro Fei del Barbiere, in bilico tra Maniera e Riforma

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    This article studies the mature career of the Florentine painter Alessandro Fei del Barbiere (1537-1592), beginning with the rediscovery of the 'Ascension' altarpiece formerly in the Albizi Chapel in the destroyed church of San Pier Maggiore, Florence. Studying this painting and others recorded in 1584 by the biographer Raffaello Borghini, such as the two altarpieces for Santa Maria delle Grazie and the Madonna dell'Umiltà in Pistoia, the author reconstructs a body of works showing how in the 1580s Fei gradually went beyond the archaic style of his apprenticeship - he had been trained by Ridolfo del Ghirlandaio and Pierfrancesco Foschi, but was also marked by the Maniera of Vasari - evolving towards naturalism in both mimesis and pictorial handling. In Florence, his development partly parallels that of Santi di Tito and his circle, but Fei was also influenced by a probable sojourn during the early part of that decade in Rome, where he could have been inspired by Girolamo Muziano and the painters working for Pope Gregory XIII. Among other proposals, the author suggests that the artist was responsible for decorating the chancel of Fiesole Cathedral (c. 1584-1589), which consisted of an altarpiece, only rarely discussed by scholars, and a cycle of frescoes hitherto attributed to Nicodemo Ferrucci

    Pharmacological Activation of Group-II Metabotropic Glutamate Receptors Corrects a Schizophrenia-Like Phenotype Induced by Prenatal Stress in Mice

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    Prenatal exposure to restraint stress causes long-lasting changes in neuroplasticity that likely reflect pathological modifications triggered by early-life stress. We found that the offspring of dams exposed to repeated episodes of restraint stress during pregnancy (here named 'prenatal restraint stress mice' or 'PRS mice') developed a schizophrenia-like phenotype, characterized by a decreased expression of brain-derived neurotrophic factor and glutamic acid decarboxylase 67, an increased expression of type-1 DNA methyl transferase (DNMT1) in the frontal cortex, and a deficit in social interaction, locomotor activity, and prepulse inhibition. PRS mice also showed a marked decrease in metabotropic glutamate 2 (mGlu2) and mGlu3 receptor mRNA and protein levels in the frontal cortex, which was manifested at birth and persisted in adult life. This decrease was associated with an increased binding of DNMT1 to CpG-rich regions of mGlu2 and mGlu3 receptor promoters and an increased binding of MeCP2 to the mGlu2 receptor promoter. Systemic treatment with the selective mGlu2/3 receptor agonist LY379268 (0.5 mg/kg, i.p., twice daily for 5 days), corrected all the biochemical and behavioral abnormalities shown in PRS mice. Our data show for the first time that PRS induces a schizophrenia-like phenotype in mice, and suggest that epigenetic changes in mGlu2 and mGlu3 receptors lie at the core of the pathological programming induced by early-life stress

    Tra socialdemocrazie e Perestrojka. Le relazioni internazionali del Pci attraverso le carte di Alessandro Natta

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    This essay reconstructs the foreign policy of the Italian Communist Party during the four years of Alessandro Natta’s secretariat (1984-1988) through largely original archival documentation, from the Alessandro Natta Fonds of the Historical Archive of the Chamber of Deputies. Natta’s papers are also cross-referenced with those kept in the PCI Archive at the Gramsci Foundation. The author analyses the relationship that the PCI establishes with Gorbachev’s Perestroika, Deng’s China, and European social democracies during the last years of the Cold War
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