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Al lupo. Al lupo...
No abstract availablePartendo dalla storia del salvataggio di un lupo si affronta il tema del rapporto tra dimensione razionale e istintiva, con riferimento ai significanti linguistici
Design, beni culturali e attivazione dell'autentico: progettare il valore delle eredità culturali come open-ended knowldge system
When talking about design for cultural heritage, it is more appropriate to talk about design processes for cultural heritage rather than design competences and scope. In this view, the valorisation of cultural heritage can be seen as a set of design processes (Lupo 2009). In an ideal lifecycle of cultural heritage, whether tangible or intangible (Lupo 2009), which we propose as linear (note that this simplification is only implemented as a rhetorical device and communicative expedient), we have at the beginning a cultural good that is still potential (which does not exist as it does not have a form), which is realised in forms of good and which, when it is collectively socialised and recognised, becomes an explicit good, and then a good that is enjoyed or activated by a community when it \u27appropriates\u27 it or participates in it in various forms. In the transition from one stage to the other, processes occur that are called respectively production (of the form) of the cultural good, recognition (of the meaning) of the cultural good and activation (of the function) of the cultural good.Quando si parla di design per i beni culturali, più che di competenze di design e ambito di applicazione del progetto, è opportuno parlare di processi di design per i beni culturali. In questa visione, la valorizzazione dei beni culturali può essere vista come un insieme di processi di design (Lupo 2009). In un ideale ciclo di vita del bene culturale, materiale o immateriale (Lupo 2009), che proponiamo come lineare (si noti che questa semplificazione viene attuata solo come artificio retorico ed espediente comunicativo) si ha all’inizio un bene culturale ancora potenziale (che non esiste in quanto non ha forma), che si concretizza in forme di bene e che, quando è collettivamente socializzato riconosciuto, diventa bene esplicito, e quindi successivamente bene fruito o attivato da una comunità nel momento in cui se ne ‘appropria’ o vi partecipa in varie forme. Nel passaggio da uno stadio all’altro si verificano dei processi che sono chiamati rispettivamente di produzione (della forma) bene culturale, riconoscimento (del senso) del bene culturale e di attivazione (della funzione) del bene culturale
“Dal regolamento alla legge”. Semplificazione e delegificazione: uno strumento ancora utile?
Si tratta di un saggio in cui si ripercorre criticamente, alla luce delle trasformazioni intervenute negli ultimi anni, la tematica del rapporto tra legge e regolamento, già oggetto di uno studio monografico (N. Lupo, Dalla legge al regolamento, Il mulino, Bologna, 2003). In particolare, si misurano gli effetti del sistema elettorale maggioritario e della riforma del Titolo V Cost. sulla produzione normativa seconda ria del Governo (dando conto dei fenomeni di “rilegificazione” e di “fuga dal regolamento”), anche in relazione alla nuova stagione della semplificazione normativa
Il mestiere di fare libri. Raffaele Crovi intellettuale e scrittore
Il fascicolo monografico di «Humanitas», a cura di Giuseppe Lupo e Silvia Cavalli, è dedicato alla poliedrica figura di Raffaele Crovi. Gli interventi di Cesare De Michelis, Giuseppe Langella, Velania La Mendola, Alessandro Zaccuri, Pierluigi Castagnetti, Ferruccio Parazzoli, Raffaele Nigro e dello stesso Lupo, ripercorrono i vari aspetti della sua attività, dall'editoria al romanzo, dalla politica al versante biografico, restituendo la fisionomia di un protagonista emblematico del Novecento
Sinisgalli, Milano e "L'Italia Letteraria"
Analisi della collaborazione di Sinisgalli sull'> relativa agli anni Trenta e prevalentemente incentrata sulla città e sulla cultura di Milan
Ambiente urbano e modelli figurativi ne "La bocca del lupo"
Studio delle relazioni fra modelli letterari e arti figurative nel romanzo verista "La bocca del lupo " di Remigio Zen
Tre prime “lezioni” dal voto europeo (di cui l’Italia dovrebbe fare tesoro)
recenti elezioni per il Parlamento europeo emergono almeno tre indicazioni sul sistema politico-istituzionale dell’Unione. La prima è la conferma che non siamo di fronte a “elezioni di secondo ordine”, qualificazione ancora comune – sostiene l’autore, Nicola Lupo – specie tra i politologi. La seconda indicazione è la mancata scomparsa dalla scena della convenzione sugli Spitzenkandidaten, cioè i candidati principali o capilista delle diverse famiglie politiche. La terza indicazione, forse la più importante – si legge nel Policy Brief – in termini costituzionalistici, attiene alla natura della forma di governo dell’Unione. È infatti sempre più evidente che la sua dinamica di funzionamento di gran lunga prevalente richiama quella tipica delle forme di governo parlamentari, ovviamente multipartitiche. La piena consapevolezza di queste “lezioni”, secondo l’autore, dovrebbe aiutare gli attori politici italiani, a partire dal Governo, a non compiere errori di valutazione tali da ridurre credibilità e peso politico dell’Italia nella dinamica europea
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