1,755 research outputs found

    Conferenza stampa: Il cranio del Petrarca. L\u27Università dona un calco

    No full text
    Conferenza stampa: Il cranio del Petrarca. L\u27Università dona un calcoWiel Marin, membro Commissione PetrarcaDigitale a color

    Librorum Francisci Petrachae Basileae impressorum annotatio

    No full text
    [Francesco Petrarca ; hrsg. v. Sebastian Brant]Impressum aus Kolophon: "Impressis Basileae per magistrum Ioannem de Amerbach: anno salutiferi virginalis partus: nonagesimosexto supra millesimum quaterque centesimum."In some copies leaves 57-60 are bound after leaf 192Includes the Ydiota de vera sapientia of Nicolaus de Cusa, wrongly ascribed to Petrarca (E. P. Goldschmidt; Medieval texts and their first appearance in print (London, 1943), p. 133). Contents: Bucolicum carmen; De vita solitaria; De remediis utriusque fortunae; Secretum; Rerum memorandarum lib.; Invectivae contra medicum obiurgantem; Epistolae familiares; Epistolae sine titulo; Epistola ad Carolum IV; Epistola de studiorum suorum successibus ad posteritatem; Psalmi poenitentiales; De viris illustribus. Sebastian Brant: De commendatione impressionis Francisci Petrarchae. Benvenutus de Rambaldis: Libellus Augustalis. Annotatio principalium sententiarum ex libris Francisci Petrarchae collectarumSignaturen: A⁸, B⁶, C⁸, A⁸, B-D⁶, E⁸, a⁸b⁶-e⁸f⁶, g¹⁰, h⁸, i-l⁶, m⁸, n-p⁶, q⁸, a⁶, b¹⁰, aa⁸, bb¹⁰, A⁸B⁶-I⁸K⁶, L⁸, M¹⁰, a⁸, b-c⁶, F⁴, a¹¹, b⁶, c⁸, d-e⁶, f-g⁸, A⁸, B⁶, C

    Johannes de Gersonno . -- Franciscus Petrarca

    No full text
    Numérisation effectuée à partir d'un document de substitution.Johannes de Gersonno , opuscula . -- Franciscus Petrarca , De otio religiosorum (f. 86). -- Catalogus fratrum spectabilium ordinis fratrum Predicatorum (f. 135v). -- Johannes Chrysostomus , Homeliae (f. 156). -- Epitaphium Tulii Ciceronis (f. 213). -- Franciscus Petrarca, invectivae (f. 217) et epistolae (f. 247). -- Johannes de Hisdino , epistola (f. 303). -- Franciscus Petrarca, Itinerarium (f. 311), et orationes contra aereas tempestates (f. 320).Ce manuscrit a fait partie des collections de la bibliothèque de l' Abbaye de Saint-Victor de Paris . Le manuscrit est entré dans les collections de la Bibliothèque nationale après les saisies révolutionnaires en 1796

    Petrarca o Boccaccio? Considerazioni sulla prima fortuna di Petrarca nella letteratura tedesca

    No full text
    Il contributo si focalizza sulla recezione delle opere latine di Petrarca nei territori di lingua tedesca nella seconda metà del XV e all'inizio del XVI secolo. Un particolare rilievo viene attribuito alla precoce fortuna della sua riscrittura in chiave umanistica della "Griselda" di Boccaccio, grazie a delle traduzioni in Alto Tedesco protomoderno e la loro diffusione in forma stampata. Oltre che per i soggetti letterari (come in questo caso la Griselda), la recezione di Petrarca e quella di Boccaccio converge anche negli stessi autori/traduttori tedeschi, come dimostra l'esempio di Heinrich Steinhöwel di Ulma, che oltre a tradurre la Griselda di Petrarca tradusse anche il "De mulieribus claris" di Boccaccio

    Liszt, Petrarca e un'idea di libro musicale

    No full text
    Esame della poetica del libro ‘aperto’ nell’opera di Franz Liszt, condotta sul campione delle numerose stesure dei brani per voce e pianoforte e per pianoforte solo composti sui testi di tre Sonetti di Petrarca

    De secreto conflictu curarum mearum / Francesco Petrarca. De ira dei ; De opificio dei / Lactantius. De consideratione quintae essentiae / Johannes de Rupescissa

    No full text
    L.I v Teoste loend; sissekirjutusi; l.1r-5r Meditsiinilis-alkeemilised retseptid; l.5v-6r Värvilise tindi retseptid; l.6v Destillatsiooninõude kujutisi; l.7r-v Sissekirjutusi; l.8r-72r Petrarca, De secreto conflictu curarum mearum; l.73r-97r Lactantius, De ira dei; l.97r-123r Lactantius, De opificio dei; l.124 tühi; l.125r-147v Johannes de Rupescissa, De consideratione quintae essentiae; l.147v Retsepthttp://tartu.ester.ee/record=b2518903~S1*es

    Petrarca e le passioni

    No full text
    The essay aims to show the multiple forms of Petrarch's passion on the side of the Latin works (Secretum; De remediis) and the Italian ones, and in the forms of his annotations on manuscripts. The essay also warns against the dangers of modern interpretative categories applied to texts and to a fourteenth-century author whose readings and culture are highlighted.Il saggio si propone di mostrare le molteplici forme della passione petrarchesca sul versante delle opere latine (Secretum; De remediis), volgari e nelle forme di annotazione e attenzione del Petrarca lettore e possessore di manoscritti. Mette inoltre in guardia dai pericoli dell'attualizzazione di categorie interpretative applicate a testi e a un autore del Trecento di cui si mettono in evidenza le letture e il contesto culturale di riferimento

    Petrarca cortigiano. Francesco Petrarca e le corti da Avignone a Padova

    No full text
    Francesco Petrarca trascorse buona parte della propria esistenza sotto la protezione di cardinali e di signori laici. A partire dal suo apprendistato presso la corte cardinalizia dei Colonna ebbe modo di ampliare progressivamente le sue competenze curiali e politiche, partecipando ad importanti missioni diplomatiche (talora in veste di oratore) e mettendo la propria abilità di epistolografo al servizio dei sui domini. I signori dell’Italia settentrionale, a partire da Giacomo II da Carrara, mostrarono di considerare il dotto chierico, ben introdotto in Curia ed apprezzato da una schiera di giuristi appartenenti ai ranghi delle amministrazioni signorili, una figura capace di conferire prestigio a chi se ne facesse ospite e protettore. Nell’ampia produzione letteraria di Petrarca, inoltre, sono presenti componimenti poetici di carattere encomiastico, che si affiancano a numerosi passi e lettere dedicati ad una frammentaria ma significativa trattazione de principe. Alcune tra le sue opere più importanti, infine, sono dedicate ai signori e mettono in campo una tematizzazione del rapporto tra poeta e mecenate di stampo classico destinata ad un’ampia fortuna nei due secoli seguenti. A partire da tali vistosi dati biografici e letterari, il volume prende in esame il rapporto tra Petrarca e le corti, articolando la materia in tre capitoli. Il primo capitolo (“Petrarca da commensalis a diplomatico”) prende in esame la carriera cortigiana di Petrarca, di cui si indagano le diverse fasi e le caratteristiche di fondo, seguendo i primi passi in qualità di comensalis di Giovanni Colonna; la progressiva autonomia nei confronti della famiglia romana garantita dal patronage di Clemente VI; il trasferimento in Italia e i soggiorni a Milano, Venezia e Padova. Nell’analisi di tutte e tre le fasi emerge l’importanza rivestita dai perduranti rapporti con protettori in Curia. Il secondo capitolo (“Petrarca, le corti, i signori”) prende in esame i passi dedicati nell’epistolario e nelle altre opere petrarchesche alla vita nelle corti, dalle testimonianze di carattere autobiografico in merito alle missioni diplomatiche e al soggiorno presso i domini sino alle lettere rivolte a delineare l’educazione di un giovane sovrano (Fam. XII 2), le caratteristiche del condottiero ideale (Sen. IV), il ritratto del perfetto princeps (Sen. XIV 1, Rem. I 15-42). Il terzo capitolo (“La produzione letteraria e le corti. Dediche e testi d’occasione”), infine, si concentra su due aspetti che tengono insieme il dato biografico e la produzione letteraria: la ricognizione sull’insieme dei testi poetici occasionali, in latino e in volgare, riconducibili ad un’effettiva partecipazione alla vita cortigiana; lo studio delle dediche di diverse opere letterarie, volte a suscitare un mecenatismo in molti casi piuttosto sognato che effettivo. Il primo paragrafo prende in esame il corpus in questione suddividendolo per generi (testi all’improvviso, epitaffi, carmina e poesie volgari) e destinatari. Il percorso che ne deriva mostra la frequenza, nella prima fase della carriera cortigiana di Petrarca, del ricorso all’omaggio poetico. Allo stesso tempo emergono alcune costanti tematiche, come la pratica dell’invio di simbolici doni campestri e l’invito al signore nel locus amoenus. L’attenzione al paesaggio e il tema oraziano del soggiorno in villa sono funzionali ad evidenziare il nesso tra otium e protezione offerta dai signori. La parte restante del capitolo prende in esame la dedica di tre opere (Africa, De Remediis, De viris illustribus) ad altrettanti domini. Nei paragrafi in questione, la storia compositiva e la struttura delle singole opere sono messe in relazione con il rapporto di Petrarca con i diversi dedicatari: Roberto d’Angiò, Azzo da Correggio, Francesco da Carrara. Il quadro che emerge è quello di una raffinata tematizzazione dei rapporti tra literatus e dominus che più che riflettere le pratiche del tempo delinea i tratti di un mecenatismo ideale. La pratica della dedica diviene allora l’occasione per immaginare una futura rinascita del rapporto tra cesari e poeti praticato nell’età augustea

    Costruzioni simboliche dell'identità

    No full text
    Attraverso una ricerca sul terreno, si documentano i processi attraverso cui i Gizey (una popolazione che vive tra Camerun e Ciad) costruiscono e negoziano la loro singolarità o identità. Trattandosi di una piccola realtà sociale, si sono potuti individuare più agevolmente quei fatti territoriali, linguistici e religiosi che i Gizey intrecciano nella volontà di autorappresentarsi come «identici» nel tempo, nonostante il divenire nelle sue manifestazioni universali (la continuità collettiva a dispetto delle morti individuali) e in quelle accidentali (variazioni climatiche, trasformazioni del territorio, crisi demografica, migrazioni, cambiamenti istituzionali). L’esame puntuale di un caso circoscritto permette di distinguere le componenti elementari di ogni costruzione identitaria (comuni a ogni società) da quelle particolari del gruppo considerato. Tra queste ultime si segnalano le cerimonie legate allo spazio sacro della dea Gizey (Damari), che fanno emergere l’importanza del suo sacerdote, massima autorità sacra, il Mul Damaara (letteralmente «capo di Damari» o anche «padre di Damari»). Si tratta di un’autorità destinata a essere immolata. La documentazione riguardante la figura di uno specifico sacerdote (Monsieur Ngabsiya), celebrato e poi messo a morte, permette di considerare il problema dell’uccisione rituale nella tradizione degli studi antropologici e storico-religiosi, come motivo mitologico e realtà rituale
    corecore