1,721,102 research outputs found
Antropologia, eserciti e intelligence. Breve storia di un rapporto controverso.
A passionate debate, that is animating the anthropological community in the last decade, concerns the involvement of anthropologists in the armies and in the intelligence agencies. The American Anthropological Association (AAA) has been particularly involved in this discussion since in recent years the US army has recruited numerous anthropologists, used in the planning of counterinsurgency operations and in projects such as the Human Terrain System. At the same time the CIA is funding a number of scholarships to train students with language skills and anthropological knowledge concerning the areas of strategic interest. However, the involvement of anthropologists in these fields is not new. In this article I explore the historical relationship between anthropologists, armies and intelligence highlighting the discontinuities that characterize it. I will start from the colonial case of the Anglo-Egyptian Sudan, then I will consider the period of the Cold War, and finally I will focus on the recent events I mentioned above. Through this diachronic analysis I will show the different ways anthropologists have been co-opted in the armed forces and in the intelligence agencies. I will argue that nowadays anthropologists are partially more constrained and less independent than in the past. All this rises a number of moral and ethical problems and it also questions the quality of anthropology that is produced by and for the armie
Periferie gangsterismo e bande giovanili. Marginalità e forme di resistenza urbane in uno studio comparativo (Italia-Etiopia)
La tesi, frutto del mio percorso dottorale triennale, è di ispirazione comparativa ed è stata condotta sia in Italia che su un campo extraeuropeo, in Etiopia. Il lavoro è strutturato in tre vaste sezioni. La prima è dedicata alla storia degli studi sulle tematiche della marginalità, alla decostruzione dei concetti di banda giovanile e di devianza, alla deriva securitaria in contesti mondiali di ispirazione neoliberista, alla dialettica centro-periferia; in questa prima parte vengono anche discusse le categorie di governamentalità, soggettivazione e resistenza, partendo da prospettive foucaultiane e alla luce di importanti studi antropologici (Bourdieu, Wacquant), ma tendendo conto anche della multidimensionalità del concetto di violenza nelle sue connessioni con lo Stato, inteso come un campo complesso, attraversato da forze e da pratiche discorsive. La seconda parte della tesi è dedicata al terreno di ricerca nella periferia romana: un quartiere ‘occupato’ (o di emergenza abitativa), restituito al lettore con il nome fittizio (per tutelare la riservatezza degli informatori) di Marozia, nome preso in prestito dalla penna di Italo Calvino. Attraverso una scrittura autoriflessiva, in questa sezione di etnografia ‘domestica’, emerge la creazione di una rete di informatori quale processo estremamente delicato e complesso, specialmente considerando la peculiarità del campo di indagine: un’area in cui l’assenza di servizi e di luoghi della socializzazione ha prodotto una totale diffidenza nei confronti di chi – dall’esterno – si avvicina per cercare di penetrare storie o realtà vissute. La ricerca sul campo nella periferia romana è orientata all’individuazione di zone ‘critiche’, in termini di disagio giovanile e sociale, concentrandosi su un gruppo di ragazzi e giovani adulti, balzati agli onori delle cronache cittadine (e nazionali) come gang. In questa sezione viene mostrato in che modo il settore dell’economia dell’illecito sia un microcosmo variegato nel quartiere oggetto delle mie indagini, laddove la piccola banda giovanile, da me frequentata, ne occupa solo una limitata porzione: il rifornimento e lo spaccio di sostanze stupefacenti ‘leggere’. Risulta, dunque, fondamentale il racconto e la ricostruzione delle trasformazioni che negli anni hanno investito Marozia, dovute al susseguirsi di occupazioni a scopo abitativo, spontanee o più meno guidate, ma anche a operazioni di riallocazione e fusioni degli spazi, concesse dalle autorità comunali, ma non controllate dalle stesse. Attraverso un’etnografia delle zone grigie, cerco qui di far emergere come nel contesto di indagine la distinzione tra giusto e sbagliato, tra legale e illegale, tra inclusione ed esclusione, sia una costruzione sociale protratta nel tempo, che si fa discorso comunitario in una specifica economia morale. L’epilogo di questa etnografia “a casa” è l’analisi della pratica della “retta”, cioè del ‘basismo’ nel locale mercato degli stupefacenti: emerge come l’uso sociale di questa pratica metta in condizione i giovani del gruppo di valicare differenze generazionali e stabilire rapporti di forza inediti con adulti o abitanti ‘altri’ di Marozia, ma anche di resistere a processi di invecchiamento sociale o di ‘adultizzazione forzata’.
La terza sezione della tesi parte dall’analisi del contesto urbano di Mekelle, seguita ad anni di ricerca sul terreno extraeuropeo (sin dal 2014), quale membro della Missione Etnologica Italiana in Tigray - Etiopia (MEITE). Partendo da specifiche e locali descrizioni di marginalità giovanile («gangsters»; «vagabondi pericolosi», «giovani disoccupati»), cerco di mostrare come esse siano divenute nelle retoriche dell’EPRDF – coalizione di governo dominante in Etiopia dal 1991 – categorie “utili” a negare qualunque genesi di dissenso ad una “democrazia difettosa”, o meglio ad un “regime ibrido”. Seguendo una banda di giovani ladri di strada, provenienti da un’area storicamente marginalizzata ed ora periferia schiacciata da un violento processo di urbanizzazione ed inurbamento, in questa sezione ho scelto di indagare le strategie alternative di sussistenza dei miei giovani interlocutori. Una retorica emica, che si concentra (generazionalmente) sulla profonda sofferenza nell’ottenimento di un lavoro stabile, si intreccia con il sentimento di sikfta – incorporazione del giudizio negativo altrui – ma anche con declinazioni maschili e ‘tradizionali’ dei concetti di prestigio, onore e forza virili, riassunti nel locale neologismo hayalnet. Dinanzi alla condizione di eterna attesa sociale, a cui sembrano essere condannati i giovani attori sociali mekellesi, le pratiche
dell’illecito, operate dai membri della gang del quartiere di Da Gabriel, si configurano come resilienza ad una condizione limbica che l’antropologa Alcinda Honwana definisce waithood: una sospensione tra l’infanzia e l’età adulta che può produrre nuove inedite forme di agentività. Investigando il dialogo tra generazioni, nella tesi documento e ricostruisco un processo di riconciliazione (erqi) tradizionale tra la società tutta e due bande giovanili, rivali sul territorio urbano; ciò è stato possibile grazie all’accesso agli audiovisivi della Tigray Television e alla frequentazione (negli anni) sia dei giovani gangster che delle istituzioni coinvolte. Il problema degli scontri tra bande giovanili a Mekelle si coniuga con l’analisi centro- periferia e si intreccia alla questione degli immaginari globali di benessere e delle aspirazioni bloccate di intere generazione di giovani nelle città africane; attraverso le esperienze di alcuni informatori, il “gangsterismo” (categoria ‘governativa’) ed anche la migrazione emergono come modi limite di negoziare il supporto degli anziani, altrimenti impassibili dinanzi alle richieste di mobilità sociale, ma anche come resistenza a strutturali forme di marginalità post-coloniale. Nel lavoro trovano spazio le etnografie carcerarie: il carcere, nel contesto tigrino, è specchio delle politiche di sviluppo che si svolgono al suo esterno, laddove esse – anche quando vedono coinvolti cooperanti e ONG – sono metodicamente cooptate nelle locali strategie di governo e controllo capillare della società. Oltre a contribuire alla riconfigurazione di una società punitiva (Foucault), tali politiche – una delle quali vede il tentativo di riconversione delle gang urbane in cooperative paragovernative di ‘docili’ lavoratori dequalificati – portano a compimento l’ideologia della ‘mercatizzazione’ della povertà, “estraendo valore dagli ultimi” (Sassen) e contribuendo all’“accumulazione per spossessamento” (Harvey) da parte dello Stato, incarnato in una precisa élite di governo e dal suo “sogno politico” di controllo, per mezzo di una ambigua inserzione nell’economia mondo (Fantini), sostenuta dalle retoriche della “democrazia rivoluzionaria” (Bach e Lefort) e del “capitalismo sviluppista” (Vaughan)
Lévi-Strauss, antropocene e negantropocene
Although structuralism has left a very limited legacy in the contemporary anthropological debate, to the point of suggesting it is definitively over, some fragments of Lévi-Strauss's thought are now reconsidered and made the subject of controversy. I refer here to the debate on anthropocene and neghentropy. In the first, the pessimism of Lévi-Strauss re-emerges in order to affirm the possibility of an imminent catastrophe that will results in a world without men. Similarly, the theorist of negentropy, Bernard Stiegler, starts from a deep critique of Lévi-Strauss, accused of irrationality and nihilism, to affirm the possibility for the humanity to usher in a new era, the neganthropocene, through the elaboration and adoption of new practices and knowledge aiming at counteracting entropy. This article intends to consider the way in which Lévi-Strauss's thought is taken up in these debates in order to reaffirm the validity and actuality of his anti-humanism.Sebbene lo strutturalismo abbia lasciato un’eredità assai limitata nel dibattito antropologico contemporaneo, al punto da far pensare a una stagione definitivamente chiusa, alcuni frammenti del pensiero di Lévi-Strauss vengono oggi riconsiderati e fatti oggetto di polemica. Mi riferisco qui al dibattito sull’antropocene e sulla neghentropia. Nel primo riemerge il pessimismo di Lévi-Strauss per affermare la possibilità concreta di un’imminente catastrofe che porterà a un mondo senza uomini. Allo stesso modo, il teorico della neghentropia, Bernard Stiegler, parte da una severa critica di Lévi-Strauss, accusato di irrazionalità e nichilismo, per affermare la possibilità per l'umanità di inaugurare una nuova era, la negantropocene, volta a contrastare l'entropia attraverso l'elaborazione e l'adozione di nuove pratiche e conoscenze. Questo articolo intende quindi considerare il modo in cui il pensiero di Lévi-Strauss viene ripreso in questi dibattiti al fine di riaffermare la validità e l'attualità del suo anti-umanisimo
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Note introduttive alla ricerca etnografica in Uganda
L'introduzione ripercorre la storia dell'Uganda post-coloniale e presenta i diversi contributi del volume
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Rapporto sul Progetto di Assistenza Disoccupati (PAD) nella città di Bologna
As a consequence of global labor market reorganization, unemployment has become the unavoidable fate affecting a large number of workers. At the same time, the unemployed have to be considered the first experts on unemployment. These are the starting hypotheses for a recent ethnographic research conducted by a group of students and professors of Anthropology of the University of Bologna from May 2016 to November 2017. The sample of unemployed people chosen for the study is small in number, but analyzed in depth. It originated in a group which had already been involved in a project called PAD (Programma Assistenza Disoccupazione, a project created in Bologna by a pool of psychologists in collaboration with three Unions, i.e. CGIL, AUSER and NIDL, for assisting the unemployed). Anthropologists, psychologists and unionists all shared a common goal: to investigate the circumstances and the effects of the phenomenon of unemployment in Bologna, a town which used to be untouched by such a social issue. This report presents the results of our anthropological research: it shows how much institutional policies (indeed, very inadequate so far) do not take the personal stories and experiences of the unemployed into account. To advise policy makers, an anthropological approach therefore turns out to be especially useful when studying those social problems that no longer can be considered emergencies but structural issues
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
- …
