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    L'immagine di Napoli a Bologna. Appunti per uno studio fra arte e scienza (XVII-XVIII secolo)

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    Between the seventeenth and eighteenth centuries, some new cultural relations between Bologna and Naples developed a new dialogue between the two cities, focusing on new scientific discoveries and academic disciplines. From this moment on, Naples and the South become a pole of attraction in the reflections of intellectuals and artists of the Bolognese circles. Thanks to the Institute of Sciences and the Studio in Bologna, it begins a production and a collection of texts, images and objects that refer to the charm of the coastal city. If some of these materials have already been analyzed individually, the paper aims to set a broader reflection that recomposes a network of correspondence; it also identifies the attention on Naples during the eighteenth century within the main figurative genres and collectors who animate the Bolognese artistic culture.Tra XVII e XVIII secolo una serie di relazioni culturali fra Bologna e Napoli sviluppa un nuovo dialogo fra le due città, incentrato sulle nuove scoperte scientifiche e sulle discipline accademiche. Da questo momento, Napoli e il Sud costituiscono un polo di attrazione nelle riflessioni di intellettuali e artisti dei circoli bolognesi, pervasi dal clima dell’Istituto delle Scienze e dello Studio, inaugurando una produzione e una raccolta di testi, immagini e oggetti che rimandano al fascino della città costiera. Se alcuni di questi materiali visivi sono già stati singolarmente analizzati, l’intervento mira a impostare una riflessione più ampia che ricompone una rete di corrispondenze e individua l’attenzione di cui diventa oggetto Napoli nel corso del Settecento all’interno dei principali generi figurativi e collezionistici che animano la cultura artistica bolognese

    "Humanista delle tele". Guido Reni pittore dei poeti

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    La relazione e gli scambi con alcuni poeti, eruditi ed accademici a Bologna, alcune loro scelte collezionistiche, inedite analisi iconografiche in rapporto alle loro produzioni poetiche, permettono una nuova ricostruzione storica di questo principio estetico applicato a Guido Reni. La collazione e l’analisi di queste fonti, unita a nuovi dati sulla sua produzione pittorica, hanno l’obbiettivo di consegnare una visione differente e per molti versi inedita del pittore e delle sue scelte artistiche fra i suoi contemporanei

    La favola di Atalanta. Guido Reni e i poeti

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    Il testo analizza i rapporti fra poeti, accademie letterarie e i pittori bolognesi fra Cinque e Seicento

    Nelle "stanze" del poeta Cesare Rinaldi: il "Ritratto di Agostino Carracci" e il suo museo

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    The article presents some new documentary evidence on the patronage of the Bolognese poet Cesare Rinaldi (1558-1636), who flanked his literary activity with a vast activity as a collector and a relationship of intellectual friendship with the major painters of his time in Bologna. In particular, the relationship with Agostino Carracci is explored here and, thanks to systematic comparisons, the Self-Portrait as a Watchmaker in the Portrait of Cesare Rinaldi in his studio is identified for the first time. The authors also disclose previously unpublished documents that reconstruct the setting up of the poet's "museum", a collection of rare and curious objects, configuring a particular type of erudite studiolo that brings together paintings, objects and books in Bologna at the turn of the 16th and 17th centuries

    Un poeta tra i pittori. Cesare Rinaldi nell'ecfrastica Bologna tra Cinque e Seicento

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    l saggio intende definire il ruolo del poeta Cesare Rinaldi all'interno della società artistica bolognese tra il XVI e il XVII secolo. A partire dall'analisi delle sue opere letterarie e della sua corrispondenza, le autrici mettono a fuoco per la prima volta un profilo completo della sua attività a contatto con i circoli eruditi bolognesi. Per l'intera vita Rinaldi incrociò il suo lavoro di poeta con la frequentazione di pittori e intellettuali: amico dei Carracci e di Guido Reni, Rinaldi era anche vicino a Lavinia Fontana, Giovanni Luigi Valesio e altri artisti contemporanei. Oltre ad analizzare la sua attività come committente, il saggio fa emergere il suo ruolo nel mercato dell'arte bolognese, frequentato anche da Giovan Battista Marino. L'analisi rafforza modo chiaro il connubio fra poesia e pittura ricercato da Cesare Rinaldi. Le relazioni con quegli artisti, il rapporto con i committenti, la frequentazione delle botteghe dei grandi maestri, sono tutti argomenti affrontati nel saggio che viene pubblicato

    Intorno alla "Bologna" di Agostino Carracci. Pittura e cartografia nel secondo Cinquecento

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    Between painting and cartography. Agostino Carracci’s map of Bologna · The article aims to reconstruct the cultural context around which the drafting of the map of Bologna attributed to Agostino Carracci (1581) took shape. Starting from the analysis of the previous erudite production of a geo-historical nature, in which a certain image of the city is developed, and a rereading of the documents and sources available which record possible graphic and pictorial elaborations of the city of Bologna during the sixteenth century, the authors carry out a reflection that leads to the pictorial production of the end of the century and the possible influences that such images had on Carracci’s experimentation in the Gregorian age. In particular, the authors propose to reconsider the role that the graphic work of Cherubino Ghirardacci in the service of Gabriele Paleotti had in it, and analyse the influence that this Bolognese production, between Ghirardacci and Carracci, had in the elaboration of the Hall Bologna of Gregory XIII in the Vatican Palace

    Testimonianze di un culto bolognese: la "Madonna di San Luca"

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    Il capitolo esplora la vicenda critica e materiale dell'icona mariana rappresentante la "Madonna di San Luca" custodita presso l'arciconfraternita dei Bolognesi a Roma e i suoi rapporti con i culti civici felsinei

    Il ciclo dei medici nella farmacia del Collegio Romano. Struttura e iconografia

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    Eseguite e firmate nel 1629 dal bolognese Emilio Savonanzi (Bologna, 1580 - Camerino, 1660), allievo di Guido Reni a Roma, le dieci lunette della Vecchia Farmacia del Collegio dei Gesuiti a Roma presentano gli antichi fondatori della medicina. Il ciclo rappresenta un unicum nell’ambito della rappresentazione della scienza medica, proponendo una galleria di intensi ritratti che da Galeno a Ippocrate ad Avicenna unisce filosofia aristotelica, sapere clinico, etica e pratica alchemica orientale, realizzando per alcuni di essi la prima e unica rappresentazione figurativa in età moderna. A partire da alcuni studi preliminari che hanno chiarito la paternità del bolognese sull’intero ciclo nell’ambito di una collaborazione con Andrea Sacchi al Collegio (Sutherland Harris 1968), l’intervento si propone di indagare come il contesto di committenza, legato al colto entourage della famiglia Barberini e alle moderne scoperte botanico-farmacologiche dei Gesuiti, influisca sulle scelte iconografiche di Savonanzi. Alcune nuove evidenze documentarie permettono di ricostruire le dinamiche d’esecuzione del ciclo e di tracciare un contesto iconologico dove la raffigurazione pittorica della filosofia antica si lega alla produzione letteraria e alle coeve scoperte scientifiche che animano il dibattito artistico coevo

    Modelli e risonanze per la scuola bolognese a Palazzo Buonaccorsi

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    Un nutrito gruppo di presenze al lavoro nel cantiere di palazzo Buonaccorsi è costituito da pittori di formazione bolognese. In una suddivisione di ruoli che copre gli anni dal 1713 al 1717, partecipano all’impresa decorativa della galleria Marcantonio Franceschini, Giuseppe Gambarini e Giovan Gioseffo dal Sole con l’allievo Giovanni Giorgi. A partire dai primi autorevoli inquadramenti (Miller 1963, Prete 2002), che hanno stabilito la paternità delle pitture e chiarito alcune circostanze di committenza, l’intervento vuole riflettere sulle tipologie decorative messe in campo dai pittori in relazione alle coeve imprese pittoriche bolognesi, mettendo in luce modelli figurativi, fattori di gusto e tendenza alla base dei singoli interventi. Alcune nuove evidenze documentarie permettono di inquadrare in modo più specifico l’opera degli artisti, alcuni dei quali non ancora valorizzati da uno studio omogeneo, e rivelano implicazioni che inseriscono l’impresa maceratese nel contesto culturale della Bologna di primo Settecento, luogo di incontro e mediazione fra alcune realtà artistiche e intellettuali di respiro internazionale

    Contaminazioni visive. Dal censimento al sistema. Arte e architettura tra chiesa e territorio a Bologna

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    A partire dal censimento condotto sul patrimonio, architettonico e decorativo, degli edifici di culto della Diocesi di Bologna, le autrici, in qualità di schedatrici, presentano alcune vie d’analisi critica sul materiale raccolto per i relativi ambiti disciplinari. Dopo il censimento pubblicato da Enrico Corty (1844), ancora oggi fondamentale riferimento per qualsiasi indagine preliminare sulle chiese della Diocesi, quella in corso si rivela la prima esperienza in grado di fotografare la reale consistenza del patrimonio ecclesiastico bolognese. A differenza dei lavori ottocenteschi e di primo novecento, si vuole mettere in luce come l’operazione attuale abbia dato forma ad un nuovo sistema di raccolta dei dati provenienti dal territorio felsineo, compatibile con le attuali metodologie di indagine storico artistica e conservativa dei manufatti e delle opere d’arte, nonché con le attuali esigenze di programmazione del destino di queste ultime. Costruendo un intervento a quattro mani e chiamando in causa le differenti analisi sul patrimonio architettonico e su quello storico artistico, si presenteranno alcuni case studies, volgendo attenzione a edifici e complessi decorativi scarsamente indagati del territorio della Diocesi
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