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Petrarca e Sannazaro tra i villani. Su alcune forme della parodia nel teatro dei Rozzi di Siena
Dopo una sintetica panoramica dedicata alla rimodulazione della bucolica in area fiorentina, senese e napoletana da parte di rimatori quali Francesco Arzocchi, Iacopo de’ Boninsegni, Giovan Francesco Suardi, Filenio Gallo e Iacopo Sannazaro, l’articolo si concentra sulle modalità parodiche di appropriazione dell’egloga da parte della Congrega dei Rozzi, fondata a Siena nell’ottobre 1531 da un gruppo di artigiani. In particolare, attraverso una lettura linguistica del Pelagrilli (1544) di Ascanio Cacciaconti detto Strafalcione, saranno mostrati i gradi di allontanamento progressivo dall’ipotesto tematico-stilistico di Petrarca (e del petrarchismo) e di Sannazaro. Da questo punto di vista, la spiccata novità del Pelagrilli consisterebbe 1) in un inedito rapporto tra gli attanti: i villani diventano ora il centro propulsore delle vicende, non essendo più rappresentati esclusivamente come personaggi servili, subalterni o in modo satirico; 2) nell’adozione di un dialetto senese usato in senso espressionistico e a fini comici (la tastiera espressiva dei villani conosce tonalità triviali e oscene, così come metafore attinte dalla quotidianità della vita contadina); 3) nella cosciente differenziazione stilistica dei registri a seconda del personaggio in scena: accanto alla corposa parlata villanesca in senese rustico, la lingua del pastore Lucio e della ninfa Mamilia o quella degli dèi Mercurio e Diana recupera e parodizza gli stilemi più abusati della tradizione lirica di Petrarca e del petrarchismo
«Pochi fatti et assai parole». Lingua e stile di due lettere di Anton Francesco Doni
After a short overview on sixteenth-century Italian comic epistolography, this essay focuses on the writing of the Florentine polygraph Anton Francesco Doni. Particularly, two tonally divergent letters from the Tre libri di lettere del Doni e i termini della lingua toscana (1552) take focus in terms of their phonetic, morphological, syntactic and stylistic elements in order to highlight the author’s dual nature as both moralist and humorist. A glossary of popular and obscene expressions follows each text.Dopo una breve panoramica sul genere dell’epistolografia comica nel Cinquecento, il saggio si concentra sulla scrittura del poligrafo fiorentino Anton Francesco Doni. In particolare, dai Tre libri di lettere del Doni e i termini della lingua toscana (1552) saranno analizzate due lettere di diversa tonalità, allo scopo di sondare la doppia natura doniana di moralista e di buffone. A osservazioni di carattere fonomorfologico, sintattico e stilistico segue un ricco glossario dei termini e delle espressioni popolari e oscene
[Recensione a] Vincenzo Faraoni/Michele Loporcaro (ed.), ’E parole de Roma. Studi di etimologia e lessicologia romanesche, Berlin/Boston, De Gruyter, 2020
I Rozzi al torchio. Campagne correttorie e vicende linguistiche delle commedie rusticali senesi del Cinquecento
[Recensione a] Matteo Franco-Luigi Pulci, Libro dei sonetti, edizione critica a cura di Alessio Decaria e Michelangelo Zaccarello, Firenze, Franco Cesati Editore, 2017
Un caso di intentio obliqua: Platone e il "dialogo socratico"
La scoperta romantica della dimensione simbolica della comunicazione umana fu in grande misura debitrice della rilettura dei dialoghi platonici ad opera di Friedrich Schlegel. Il metodo espressivo scelto da Platone soprattutto nei "dialoghi socratici", comunemente fatti rientrare nel periodo giovanile della sua attività di scrittore, fu l'intentio obliqua. Essa si esprime a più livelli, fra i quali fondamentali appaiono l'ironia, l'elenchos e l'anonimato. Una parte della critica platonica più recente sta ponendo rinnovata attenzione a quest'ultimo aspetto, scoprendo in esso un finissimo stratagemma utilizzato da Platone per scrivere opere atte a interessare contemporaneamente distinte categorie di lettori, in quanto capaci di soddisfarne le differenti aspettative e di attivarne il desiderio filosofico
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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