1,357,191 research outputs found

    Carta de Antonio González Garbin a Pedro Dorado Montero

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    Carta de D. Antonio González Garbin a D. Pedro Dorado Montero, encargándole la recogida de tres ejemplares y algún dinero que como liquidación le adeuda el librero salmantino Gabriel Mulas. Adjunta carta de Gabriel Mulas en la que le inserta la orden de entrega

    Modelli e immagini dialettiche: le mura e il museo di Castelvecchio

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    Modelli e immagini dialettiche: le mura e il museo di Castelvecchio è una mostra sulla materia particolare dell’immagine e dell’immaginazione architettonica. Le tavole esposte, i filmati e i testi della mostra indagano la possibilità di un immaginario alternativo a quello corrente, ad una realtà diminuita condivisa tanto invadente quanto inconsistente. Il riferimento del titolo introduce la critica – a suo modo dialettica – alla dialettica semplificata di cui usano gli architetti, fatta di termini ormai consunti e inadatti a rappresentare e fare la realtà: forma e materia, ordine e disordine, norma e eccezione, progetto e contesto, tema e variazioni, copia e originale, reale e virtuale. Il ridisegno critico e la ricostruzione virtuale di opere irriducibili come l’architettura di Castelvecchio – le mura del castello e il museo di Carlo Scarpa – sono l’efficace antidoto ad un pensiero e ad un progetto riduttivi. Il modello digitale del monumento veronese – realizzato nell’ambito della collaborazione e di una convenzione tra il MeLa Laboratorio Multimediale dell’Università Iuav di Venezia e la Direzione Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona – è l’oggetto di un prolungato esperimento sulla consistenza ideale dell’architettura del passato e del futuro, e la dimostrazione della capacità dell’autentica opera d’arte di produrre sempre nuovo senso e nuove immagini. Iniziative coordinate con la mostra e riferibili allo stesso progetto di ricerca sono la pubblicazione del libro di Emanuele Garbin, In bianco e nero. Sulla materia oscura del disegno e dell’architettura, edito da Quodlibet nella collana In Teoria, e il seminario internazionale Immagini liminari. Corpi, stanze, paesaggi organizzato da Malvina Borgherini, Emanuele Garbin, Enrico Pitozzi (Iuav – Unità di Ricerca Rappresentazione), con la partecipazione, tra gli altri, di Christine Buci-Glucksmann, Franco Farinelli, Philippe-Alain Michaud

    Grgur Garbin († 1621), captain of artillerymen, and his house in Zadar

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    U radu se na temelju arhivskih i terenskih istraživanja donose nove spoznaje o luneti portala s nekadašnje kuće obitelji Garbin u Zadru, danas ugrađenoj u kuću u Ulici Mate Karamana. Preciznije se blazonira grb u luneti portala te ga se dovodi u vezu s kapetanom zadarskih topnika Grgurom Garbinom. Plemićka obitelj Garbin podrijetlom je iz Paga, a jedna grana prešla je početkom 17. stoljeća u Zadar. Zaključuje se da je luneta portala izrađena malo nakon 1609. godine kada prema arhivskim dokumentima Grgur Garbin kupuje kuću u blizini samostana sv. Dimitrija u Zadru. Utvrđuje se položaj kuće te se donose novi arhivski podatci iz života Grgura Garbina i njegovih potomaka. Saznaje se da je njegov sin Ivan Grgur (Zan Gregorio) zanimanjem bio zlatar.On the basis of the conducted archival and field research, the author presents new knowledge regarding the portal lunette earlier home of the Garbin family in Zadar, today built into the front facade of the house in Mate Karaman Street. The author describes the coat of arms in the portal lunette, and consequently – since it shows a cannon and a male head with the characteristic hat – brings it into connection with Grgur Garbin, captain of the Zadar artillerymen. In the 17th century, this type of hat – decorated with long feathers and identical to the one on Garbin’s grave – made an integral part of the uniform of Venetian commanders holding the rank of captain; this counts for artillery units, too. The noble Garbin family originates from the island of Pag, and one family branch moved to Zadar at the beginning of the 17th century. It is concluded that the portal lunette was built just after the year 1609, when – according to the archival documents – Grgur Garbin had bought a house near the monastery of St. Demetrius in Zadar. The author sets the accurate location of Garbin’s house and brings fresh archival data from the life of Grgur Garbin and his descendants. Record on the death of Grgur Garbin, captain of the Zadar artillerymen, was entered into registry books under the date 25 January 1621, and he was buried in the church of St. Demetrius near his family home. Grgur Garbin had two sons, both born in Zadar – Marco Antonio, baptised on 29 April 1609, and Ivan Grgur, baptised on 21st March 1611. Based on recent archival research, the author further learned that Garbin’s son Ivan Grgur, who died in Zadar in 1646, was professional goldsmith

    Bathygraphica: figure e impronte dell'abisso in una selezione di disegni e di mappe del XX secolo

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    Perché preoccuparsi dell'abisso e specialmente della sua versione liquida? Più precisamente, perché occuparsi di quell'immagine particolare che è il disegno dell'abisso? Pensando Bathygraphica dopo Palæontograhica – e magari prima di qualche altra indagine altrettanto parziale ed eccentrica – sembra che quel che accomuna questi diversi discorsi sia una riflessione sul disegno di qualcosa di essenzialmente profondo, e, specularmente, sulla essenziale e speciale profondità del disegno. Riguardo all'urgenza dell'argomento, o alla sua attualità, c'è da chiedersi che cosa ne sia oggi dell'abisso. E poi se ci sia un rapporto tra la riduzione di ogni profondità abissale, e la diminuzione di spessore e di senso delle stesse immagini in quanto immagini. Allo stesso modo degli abissi del tempo anche quelli dello spazio sono stati oggetto di un'espropriazione. I territori più distanti sono stati scoperti ed esplorati dalle avanguardie scientifiche del pensiero, che vi hanno piantato le loro bandiere a nome di tutta l'umanità, e però riservandosi un diritto quasi esclusivo di accesso e di competenza, e quindi indirettamente anche un diritto supplementare e non dichiarato di prelazione immaginativa. L'introduzione alle epoche più lontane del passato o del futuro così come ai luoghi geografici e astronomici più distanti, è compito degli uomini di scienza, così come un criterio di verità, o almeno di verosimiglianza scientifica, viene imposto ad ogni discorso – anche non scientifico – che ne tratti. Nell'epoca della divisione esasperata dei saperi si moltiplicano i confini che spartiscono i domini di ciò che è noto, e in più pretendono di prolungarsi nei territori dell'ignoto nell'impaziente attesa della loro colonizzazione. La materia prima dell'abisso è essenzialmente l'ignoto – il vuoto in quanto vuoto di conoscenza – che non tollera confini e spartizioni preliminari, nemmeno quelli che dovrebbero separarlo dai domini del noto. Ed è anche certo che l'ignoto non è solo al di là o tanto al di là di un confine, di un contorno indisegnabile, ma anche al di qua. La visione degli abissi è impossibile, per questo ci sono così tanti disegni che cercano di “vederli”. A guardarne tanti assieme, e poi guardando un poco più in là, e ancora un poco più in là – se si ha pazienza e la giusta disposizione – si può intravedere con la coda dell'occhio e del pensiero l'Abisso che si ritrae e passa via. La mostra si svolge in concomitanza con l'uscita del libro di Emanuele Garbin, Bathygraphica: disegni e visioni degli abissi marini, Quodlibet Edizioni

    Palæontographica: il disegno della vita antica nelle pubblicazioni ottocentesche della Royal Society e della Palæontographical Society di Londra

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    Palæontographica è l'esplorazione di un archivio grafico enorme e al tempo stesso parzialissimo, quello dei disegni dei fossili pubblicati nelle monografie scientifiche e nei trattati di paleontologia del diciannovesimo secolo. L'interesse eccentrico per una materia così particolare si giustifica sulla base di una strana attrazione che quelle immagini sembrano esercitare ancora, nonostante abbiano esaurito ormai il loro scopo primario di documentazione scientifica, e il disegno stesso di cui sono fatte – così tanto 'denso' e 'lento' – sia stato sostituito da altre tecniche di rappresentazione più efficaci e meno dispersive. Tra quelle impronte fossili e i loro disegni si scopre una certa familiarità, che va oltre la voluta rassomiglianza, perché impronte e disegni sembrano fatti principalmente della stessa materia indefinibile, e cioè di qualcosa di oscuro, che resta ed è destinato a restare in gran parte invisibile e incomprensibile. Sfogliando le decine di migliaia di tavole che riproducono innumerevoli frammenti di gusci e di ossa, ci si accorge di come queste immagini, prodotte e consumate in fretta dalla scienza, pongano anche altre questioni e rimandino ad un immaginario e ad un ambito di senso più vasto, difficile da collocare in una mappa rigidamente divisa del sapere. Alla fine proprio l'impertinente rêverie della materia fossile e del suo disegno, e cioè l'immaginazione svagata che eccede – e forse anche sempre precede – il pensiero scientifico, si rivela una delle poche occasioni rimaste per ripensare davvero l'irriducibile eterogeneità della natura, per provare l'immediata «sensazione delle potenze enormi e largamente imperscrutabili che ci circondano», e che stanno nascoste appena sotto la crosta sottile della presente immagine del mondo. La mostra si svolge in concomitanza con l'uscita del libro di Emanuele Garbin, Palæontographica: il disegno e l'immaginario della vita antica, Quodlibet Edizioni

    Incoherencias y pensamiento matemático: la influencia de los lenguajes matemáticos y representaciones sobre el razonamiento en el dominio del infinito

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    Las ideas, resultados y reflexiones que desarrollamos, son producto de estudios y parte de investigaciones (Garbin 2000 y Garbin, 2003,2004) que han pretendido contribuir con el debate de la problemática del infinito matemático en su dualidad potencial-actual, desde la específica, que genera la influencia de las representaciones y distintos lenguajes matemáticos sobre las percepciones del infinito y razonamientos matemáticos asociados, y en las inconsistencias e incoherencias de las respuestas de los alumnos a problemas que están presentes procesos infinitos

    Modelli dell’essere : impronte di corpi, luoghi, architetture

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    Il desiderio di aprire e di guardare dentro, sotto la pelle sottile delle immagini e dei simulacri, di scoprire quella trama di rapporti essenziali ed esistenziali che li unisce a noi e li fa vivere, accomuna i diversi contributi che compongono l’indice di questo libro. Il saggio di Giuliana Bruno, “Fabrics of Motion: The Cultural Memory of Modernity”, scopre in una trama instabile di emozioni e ‘mozioni’ la materia dell’immagine della città contemporanea. Il pezzo di Enrico Pitozzi, “Corpografie. Percezione, presenza, dispositivi”, porta l’attenzione sull’immagine del corpo umano nelle arti performative, problematizzando le tecniche e il senso della sua riproduzione. Ne “Il bordo delle cose. L’ontologia implicita dei modelli solidi” Emanuele Garbin si concentra sulla forma generale di quelle “cose” al massimo grado che sono i modelli, scoprendone l’implicito pensiero sull’ente e sull’essere. Malvina Borgherini, nel suo “Modelli della memoria: architetture di sguardi e di emozioni tra cinema, teatro e arti visive”, prende in esame i meccanismi di scomposizione e di rigenerazione del paesaggio urbano e umano nel repertorio iconografico di alcune opere teatrali, cinematografiche e artistiche. Annalisa Sacchi, in “Estinguimi, ricordami. La memoria e il desiderio della scena”, indaga i dispositivi di materializzazione e stratificazione della memoria sulla scena teatrale, metafora di altre memorie e altre scene. Renato Rizzi, in “L’inscalfibile: saggio sull’immagine theologica”, torna con due discorsi paralleli – uno di parole, l’altro di immagini – alle origini profonde del progetto d’architettura, mostrando la necessità perenne della sua rifondazione

    Título: El avaro

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    Na portada: AululariaTexto paralelo en español-latínTít. da antep.: AulariaData da capa: 187

    Los cuativos : comedia del poeta latino T. Maccio Plauto

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    Na portada: CaptiviTexto paralelo en español-latínTít. da antep.: Captiv

    ¿Cómo piensan los alumnos entre 16 y 20 años el infinito?: la influencia de los modelos, las representaciones y los lenguajes matemáticos

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    Las ideas, resultados y reflexiones que desarrollamos, son producto de estudios y parte de investigaciones (Garbin 2000, 2003, 2005 y Garbin y Azcárate, 2001) que han pretendido contribuir con el debate de la problemática del infinito matemático en su dualidad potencial- actual (Fischbein, Tirosh y Hess (1979), Sierspinska (1987), Tall (1980), Tirosh, (1991), Moreno y Waldegg (1991), Tsamir y Tirosh (1994), D’Amore (1997), Tall (2001), Fischbein, 2001), desde la específica, que genera la influencia de las representaciones y distintos lenguajes matemáticos sobre las percepciones del infinito y razonamientos matemáticos asociados, y en las inconsistencias e incoherencias de las respuestas de los alumnos a problemas que están presentes procesos infinitos. Este escrito fue desarrollado como curso corto en la Relme 18
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