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    Osservazioni stratigrafiche e considerazioni paleoambientali preliminari nell'area di Galliera (Bologna). Una prospettiva di ricerca integrata nei rapporti tra insediamento e paleoambiente nella pianura d'età medievale.

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    Riassunto - Viene succintamente riletta tutta la documentazione storico-archivistica relativa all’area indagata, evidenziando gli spunti problematici degli aspetti fisico-ambientali in un arco cronologico esteso dall’altomedioevo al XVIII secolo, con l’obiettivo di fornire una taratura ai primi dati stratigrafici originali prodotti. Si provvede ad una prima ricostruzione dell’evoluzione della Rotta Panfilia ricavandone gli ordini di grandezza dei tassi fisiologici di sviluppo e se ne suggeriscono i precedenti. Si propone una preliminare analisi dell’esondabilità pregressa del territorio altomedievale. Si contestualizza l’area geomorfologicamente tentando l’integrazione tra aspetti morfologici e stratigrafici, sottolineando gli argomenti di interesse ed attenzione per una futura analisi geoarcheologica. Si propone il medesimo livello di attenzione analitica per tutte le altre realtà microinsediative medievali note nel territorio ma finora mai sondate. Si suggerisce un termine post quem (1134 d.C.) per l’avulsione inferiore che condusse il fiume medievale nel sottodominio centese. ------------------------------ Indice – Dati storico documentali (la Torre di Galliera; il centro abitato; lo Scolo Riolo; il Fluvius di Galliera; la Coronella di Galliera; il “Terrazzone”). Inquadramento geomorfologico (la Rotta Panfilia; i dossi di Reno A e B). Una prospettiva ambientale fisica: la taratura paleoidraulica e la paleomorfologia (la sezione dell’alveo di Reno al Gallo). Stratigrafie e contesto locale. Confronti stratigrafici. Conclusioni

    Crowded out: Heterogeneity in risk attitudes among poor households in the US

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    Not much is known about the heterogeneity of risk attitudes among poor households in rich countries. This paper provides estimates from a unique data set collected among the urban poor in Atlanta, Georgia. The data set includes lab-in-the-field experiments on the relationship between risk attitudes and several household characteristics. Apart from looking at income, wealth, and education, we are particularly interested in household composition as it captures the number and kind of people who are dependant on the income of the household head. Heads of households who are less risk averse may be willing to take on the extra risk from smaller resource margins resulting from additional dependants, implying a negative relationship between household size and risk aversion. However, if the size of the household is a result of exogenous forces some heads of households may become more risk averse with more dependants. Household size can also reflect a risk management choice that involves adding non-dependant members who can provide resources and risk sharing. However, this possibility is limited to homes that are not already too crowded. We find that household size correlates positively with the risk aversion of the head, but with a large proportion of children the correlation is strongly dampened. However, this negative effect of children is conditional on the home not already being crowded. These heterogeneous findings have implications for the design of new insurance, savings, and credit programs where risk attitudes are important to the decisions to adopt

    New Molecular Mechanisms and Markers in Inflammatory Disorders

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    Inflammation is the primary response of different disorders, and these encompass a wide range of conditions in various tissues and organs [...]

    Il tessuto insediativo nel medioevo: dalle fonti scritte alle fonti materiali. Archeologia del paesaggio e analisi geomorfologica del territorio di Galliera

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    The article presents a preliminary summary of the historical and archaeological sources relating to the territory of Galliera, an area of the lower Bolognese plain that experienced ups and downs during the Middle Ages due to its bordering position with respect to the Ferrarese and Modenese regions

    Human bone disorders: pathological role and diagnostic potential of matrix metalloproteinases

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    Bone undergoes continuous remodeling under physiological and pathological conditions. Failure of the regulation of this process leads to several disorders involving bone erosion. This series of events is mainly based on the action of proteinases, particularly matrix metalloproteinases (MMPs). MMPs have been recently suggested as potential bone resorption markers which could be added to the commonly used ones, in order to predict outcome of disease processes and healing, and to monitor disease response to treatment. As for classical biochemical bone markers, MMPs are far from being applied in primary clinical diagnosis, but they could be promising in some cases for disease prognosis. MMPs as bone remodeling biomarkers could provide information that boosts our understanding of the prognosis, disease activity and pathogenesis of bone disorders. Clarifying the MMPs'' role in bone remodeling and healing could potentially help predict disease progression and the effects of direct specific therapy

    Matrix metalloproteinases as biomarkers of disease : updates and new insights

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    Matrix metalloproteinases (MMPs) play a pivotal role in remodeling the extracellular matrix (ECM) and are therefore of interest for new diagnostic tools for the clinical management of diseases involving ECM disruption. This setting ranges from the classical areas of MMP studies, such as vascular disease, cancer progression or bone disorders, to new emerging fields of application, such as neurodegenerative disease or sepsis. Increasing the knowledge about the role of MMPs in the pathogenesis of diseases where a clear diagnostic panel is still lacking could provide new insight and improve the identification and the clinical treatment of these human diseases. This review focuses on the latest descriptions of the clinical use of MMP as biomarkers in the diagnosis, prognosis and monitoring of different diseases, such as diabetes, cardiovascular diseases, cancer and metastasis, neurodegenerative disorders and sepsis

    L'estetica musicale di G.W. Leibniz

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    La prima e più evidente difficoltà che si pone dinnanzi a chiunque intenda condurre una ricerca sul tema "Leibniz e la musica" è data dal fatto che il filosofo tedesco non ha mai scritto un'opera specificamente dedicata all'argomento. Nonostante ciò non si può negare che, per quanto celato, il tema della musica si presenti nel Corpus con una certa continuità, attraversandolo come una sorta di entità invisibile. Dare una forma concreta a questa entità, mettendo in luce l'influenza che l'hannoverese ha esercitato sullo sviluppo del pensiero musicale europeo, costituisce lo scopo principale del presente lavoro. Esso è suddiviso in due parti, nella prima delle quali vengono presi in esame quei testi in cui Leibniz si sofferma maggiormente nell'analizzare tematiche di tipo musicale. Ho individuato e isolato tre luoghi specifici: la Dissertatio de Arte Combinatoria (1666), il lungo e complesso epistolario con il matematico Conrad Henfling (1705-1711) e, infine, un altro scambio di lettere, meno breve ma non meno importante dal punto di vista dei contenuti: quello con Christian Goldbach (1711-1713). A ciascuno di essi è dedicato un capitolo. Se li si considera nel loro dispiegarsi diacronico, questi testi palesano un vero e proprio percorso di maturazione del pensiero leibniziano, che da una visione meramente matematizzante dell'arte del comporre giunge, nel corso degli anni, a posizioni completamente differenti. Per mostrare in maniera chiara questo percorso, nel suo evolversi dagli anni della giovinezza sino a quelli della maturità, si è deciso di presentare il materiale in ordine rigorosamente cronologico. Il primo capitolo concerne la teoria musicale contenuta all'interno della Dissertatio de Arte Combinatoria, in cui è presente una sezione dedicata allo sviluppo di un sistema di calcolo atto a fornire il numero di combinazioni possibili tra le note del pentagramma. In questo contesto i suoni sono considerati alla stregua di puri e semplici numeri che, se combinati in maniera corretta, daranno vita a un'opera formalmente impeccabile, a prescindere dal reale valore estetico. Centrale in queste riflessioni l'importanza del pensiero di Athanasius Kircher, che trova riscontro nel breve scambio di lettere avvenuto tra i due nel corso del 1670. In seguito al soggiorno parigino '72-'75, tuttavia, Leibniz muta radicalmente il proprio punto di vista sull'argomento: ispirato in particolare dai lavori di Christiaan Huygens e Joseph Sauveur, Leibniz abbandona completamente la combinatoria per dedicarsi allo studio della teoria musicale propriamente detta. Espressione paradigmatica di questo nuovo corso è l'epistolario con Conrad Henfling (analizzato nel secondo capitolo del mio lavoro), in cui il filosofo si cimenta in elaborate analisi matematiche di problemi squisitamente tecnici, spingendosi in alcuni casi a proporre soluzioni di personale ideazione, quali ad esempio una peculiare suddivisione dell'ottava in 60 parti, e una nuova, interessante classificazione degli intervalli della scala. I risultati sin qui raggiunti non costituiscono però il punto di arrivo del pensiero musicale leibniziano che, nel giro di pochi anni, subisce un'ulteriore, radicale modifica. Si fa strada in lui l'idea che all'interno del fenomeno musicale intervengano fattori non suscettibili di una spiegazione more geometrico. Il carteggio con Goldbach, analizzato nel terzo e ultimo capitolo della prima parte, è il testo in cui si estrinseca questo nuovo cambio di rotta. Qui la teoria musicale scompare del tutto, lasciando il passo a un modello di pensiero che si sviluppa lungo due vie parallele: da una parte Leibniz si concentra sul suono e sulle sue proprietà, indagando il fenomeno attraverso gli strumenti forniti dalle più recenti innovazioni in campo fisico-acustico; dall'altra, egli si interroga sul problema della fruizione, sulla risposta che l'apparato recettivo e psichico dell'essere umano produce quando si trova di fronte alla percezione di un suono armonico, formandosi nell'animo una sensazione di piacere o di dispiacere, generando così una vera e propria esperienza estetica. Ciò che si evidenzia maggiormente in questa prima parte del mio lavoro è il completo ribaltamento di prospettiva del pensiero musicale leibniziano: se nella Dissertatio, così come nell'epistolario con Henfling, il suono dipende dal numero, nelle lettere a Goldbach è il numero a sottostare alle leggi del suono. Queste acquisizioni teoriche sconfessano, o quanto meno ridimensionano decisamente, la gran parte della letteratura critica sull'argomento, che da sempre, a partire dalle opere del più importante esegeta dei testi musicali leibniziani del Novecento, Rudolf Haase, ha visto in Leibniz uno dei massimi esponenti del pitagorismo armonico seicentesco. Più che rifarsi alla sua epoca, però, il filosofo sembra guardare oltre, anticipando temi e concetti che si espliciteranno completamente solo nel pieno Settecento. Per tale ragione, la seconda parte del mio lavoro rappresenta un tentativo di calare la teoria leibniziana nella storia, tanto nel suo tempo, quanto nelle epoche successive. Operando un confronto diretto con alcuni tra i più importanti testi dell'epoca - il Compendium Musicae di Descartes (1618), l'Harmonices Mundi di Keplero (1619) e l'Harmonie Universelle di Mersenne (1636) - si è potuto mettere in luce come Leibniz, a differenza dei principali autori del suo secolo di appartenenza, riesca a costruire un discorso sulla musica privo di qualsiasi elemento di natura extramusicale. Se in autori come Descartes, Keplero o Mersenne il sistema delle note e delle scale deve sempre obbedire a una qualche autorità superiore - sia essa la ragione computazionale, il moto degli astri nel cosmo o il dogma cristiano - nel pensiero del filosofo tedesco, viceversa, l'arte dei suoni acquisisce, forse per la prima volta nel pensiero occidentale, una sua propria dignità ed autonomia, elevandosi a forma d'espressione assoluta, ed emancipandosi dallo svilente rango di ancella che per secoli le era stato accordato. In Leibniz riecheggiano, con qualche decennio d'anticipo, gli appassionati pamphlets sul valore della musica strumentale scritti da J.P. Rameau nel corso della Querelle des bouffons contro gli enciclopedisti, così come si trovano in nuce gli elementi cardine sui quali Eulero elaborerà il suo rivoluzionario sistema teorico, destinato a segnare indelebilmente il corso del pensiero musicale occidentale. Allo stesso modo, è possibile trovare significative tracce delle idee del filosofo negli scritti musicali di Diderot e, infine, nel complesso edificio metafisico elaborato da F.W.J. Schelling a inizio Ottocento. Se i legami tra il pensiero musicale di Leibniz e le teorie sorte nei decenni immediatamente successivi alla sua morte sono molti ed evidenti, è altrettanto evidente come questi legami, man mano che ci avviciniamo alla contemporaneità, si facciano sempre più labili e difficili da individuare. A conclusione dell'intero lavoro, ho inserito qualche breve considerazione proprio su questo argomento, confrontandomi in particolare con la più comune e diffusa linea di ricerca che la critica abbia offerto dal secondo dopoguerra sino ad oggi. Mi riferisco a quel filone che fa capo al noto studioso francese Y. Belaval, che postula un supposto legame tra le idee musicali leibniziane e alcune correnti avanguardistiche contemporanee, in particolare la computer music, la musica stocastica e il serialismo di derivazione weberniana. Tuttavia, l'esito di questo confronto non dà, a mio avviso, buoni frutti: la visione estetica che accomuna queste esperienze novecentesche, infatti, è incentrata sull'idea neopitagorica del numero, e delle sue combinazioni, quali unici e soli elementi a contare nella pratica musicale. In base all'analisi condotta nel corso del presente lavoro non è però possibile ascrivere a Leibniz una posizione di questo tipo: al massimo, ci si potrebbe rifare al suo pensiero giovanile, quello della Dissertatio, ma non alla sua formulazione più completa e matura che, come si è già detto, abbandona completamente l'ideale del calcolemus per concentrarsi su una riflessione circa la natura del suono e i limiti della sensibilità umana

    An evaluation of service quality gap and patients' satisfaction of Galliera Hospital in Genoa, Italy

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    LAUREA MAGISTRALEAbstract: High service quality of each hospital is a pivotal factor which can lead to the best desired outcome for any patients and hospitals always attempt to improve their performances. To achieve this goal applicants’ opinion has a significant role. Nowadays, patients’ expectation has been increased significantly regarding to service quality of hospitals. However, numbers of hospitals cannot meet these expectations since they never find out their shortfalls according to customers’ evaluation questionnaires. We tried to figure out these deficiency areas in Galliera hospital as a public one in Genoa, Italy. This hospital has almost 500 beds that offer medical services to public. During decades, Galliera has maintained a unique status among public healthcares, since 1995 this hospital has been determined as nationally great and high specialization. To measure the gap between expectation and perception of applicants who chose to go to Galliera hospital, we decided to use SERVEQUAL model by (Parasuraman et al., 1988). We spread Italian and English version of our survey in this hospital to identify service quality deficits. This study tries to understand weakness and strength area by evaluating questions about the quality of services provided by Galliera hospital. These questions assessed the customers’ satisfaction by considering different aspects of the service such as tangibility, reliability, responsiveness, assurance and empathy. The SERVQUAL instrument consists of five dimensions that evaluated by 21 pairs of different statements. On one side of questionnaire, applicants were asked about their expectations regarding to hospital service quality and on the other side they could find statements about their real experiences of current hospital services. Service quality scores were calculated by subtracting expectation scores from perception scores (P-E). Positive or at least zero results show the ideal and suitability of services offered by Galliera hospital. While, the negative scores reflect that the hospital could not meet customers’ expectation. Thus, SERVQUAL instrument was used as a tool to recognize the problem areas of each dimension. The SERVQUL questionnaire collected some demographic information including gender, age, occupation status, number of visit and length of stay in Galliera hospital. Patients were asked to rank the service quality of this hospital based on 5-point Likert from Strongly Agree (5) to Strongly Disagree (1). In overall 200 printed questionnaires were distributed in Galliera hospital and 50 electronic versions also sent by email to patients. From the total questionnaire distributed just 148 of them returned and identified valid for the statistical analyzes. The results of survey from Galliera hospital indicated remarkable differences at p < 0.05 level among expectation and perception scores. Service quality scores (SQ=P-E) for all statements were negative and responsiveness dimension had the maximum gap, however Tangibility and Empathy dimensions had very small gaps among all. The results of demographic information declared some attractive results. This information showed that Length of stay and number of visit had more effect on patients’ point of view compare to the other demographic factors. Following, causal map test has been done on the relationships between service quality, customers’ satisfaction and loyalty. The results indicated that customer satisfaction mediates the connection between perceived quality and customer loyalty. In the last chapter the best recommendations were offered to management of Galliera hospital in order to minimize the SERVQUAL gap. By using the recommendations figured out from this research project, this hospital is able improve the service quality offered to patients and consequently its patients’ satisfaction and loyalty

    Platelet rich plasma therapy: inflammatory molecules involved in tissue healing

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    Inflammation represents a fundamental aspect of the healing process. Besides their primary role in hemostasis, platelets play an active role in the immunological and inflammatory aspect of tissue healing. Indeed , they can be directly involved in the inflammatory response by the production and release of several inflammatory mediators, including a variety of cytokines, such as TGF-beta, IL-1 beta, CD40L, and chemokines, such as CXCL7, CXCL4, CXCL4L1, CCl5, CXCL1, CXCL8, CXCL5, CXCL12, CCL2, CCL3. Platelet are not only a source of several chemokine involved in the inflammatory response and tissue healing, but they also express chemokine receptors, in particular CCR1 CCR3 CCR4 and CXCR4, thus being able to being able to regulate the inflammatory response associated to the healing process. However, this local inflammation must be taken under control, and platelets can prevent the excess of leukocytes recruitment by anti-inflammatory cytokines, such as TGF-beta. For this biological properties of platelets, platelet rich plasma therapy (PRP) is considered an innovative and promising approach that has been extended to many field of medicine, ranging from non-union defects, bone fractures, spinal fusion, bone implant and osteointegration, joint arthroplasty, to the treatment of several traumatic or degenerative pathologies of tendons, cartilage and ligaments
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