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    Miniature come glosse. I centauri nell’esegesi e nelle antiche carte miniate della Commedia, in «L’Alighieri», 62, 2023, pp. 83-103

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    Il contributo si propone un’analisi della più antica ricezione figurativa dei guardiani di Inf. XII, in stretta connessione con quella di Caco (Inf. XXV, 17-33), il cui destino iconografico, nelle carte miniate del poema, risulta significativamente consonante con quello riservato ai centauri del settimo cerchio. Il caso si rivela altamente rappresentativo del legame stringente talvolta ravvisabile tra determinate tendenze iconografiche seguite dalle miniature e alcuni filoni esegetici danteschi ben individuati. L’indagine, soffermandosi in particolare sulle testimonianze visive facenti capo a una linea figurativa minoritaria, comune a soli quattro esemplari illustrati del poema, evidenzia infine l’afferenza di questi testimoni a una fase assai precoce dell’illustrazione dantesca e l’accordo della peculiare iconografia adottata con tradizioni di chiose specifiche, altrettanto antiche e tra loro correlateThis paper aims to analyse the earliest figurative translation of the Centaurs, guardians of the seventh circle of Hell in Inf. XII, in the illuminated manuscripts of Dante’s Commedia, in order to highlight the tight connection between this iconography and the images illustrating Caco (Inf. XXV, 17-33). The research, focusing in particular on the visual representations belonging to a minority figurative trend, shared by only four manuscripts, underlines the affiliation of these witnesses with a very early phase of the illuminated tradition of the Commedia and shows the close connection between the peculiar iconography adopted and a specific ancient corpus of Dantean glosses

    Pasquini, Laura. Diavoli e Inferni nel Medioevo. Origine e sviluppo delle immagini dal VI al XV secolo

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    Obra ressenyada: Laura PASQUINI, Diavoli e Inferni nel Medioevo. Origine e sviluppo delle immagini dal VI al XV secolo. Padova: Il Poligrafo, 2015

    Per una filologia delle immagini: affinità iconografiche nella tradizione manoscritta della Commedia

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    In riferimento a una tradizione miniata variegata e composta di un gran numero di testimoni autonomi, si è già detto della prima acquisizione che – ribaltando il punto di osservazione, soffermandosi cioè sulle imprese gemelle e non sui prodotti unici – la presente ricerca consente di raggiungere, ovvero della possibilità di operare una prima sicura distinzione tra le imprese iconografiche derivanti da progetto autoriale e quelle facenti capo a un codice-modello già illustrato. Provando a collocarci a monte del confezionamento di ciascuno di questi codici, potremo inoltre individuare – pur con un certo margine di approssimazione – almeno due diverse dinamiche di composizione del libro, direttamente connesse alle intenzioni (esegetiche o meramente estetiche) sottese a quegli stessi approntamenti. Dedurremo agilmente che il confezionamento dei primi (corredi iconografici dipendenti da progetto autoriale), nella gran parte dei casi, avrà richiesto al miniatore coinvolto un lavoro di “traduzione” delle indicazioni (che immagineremo verbali) fornitegli da un autore e/o committente in un’immagine dapprima mentale e poi grafica, un’attività cioè, per così dire, di interpretazione: posto davanti ad alcune istruzioni, nel migliore dei casi, il miniatore individua un’immagine conforme all’indicazione fornitagli e riproduce fedelmente il frammento testuale o la peculiare lettura di quel passo suggerita dall’autore del progetto; a prescindere dalla bontà della lettura indicatagli, si fa complice della composizione di una glossa visiva o, in via alternativa, se non intende correttamente quelle stesse istruzioni, diviene responsabile dell’introduzione involontaria di «alterazioni di senso»35. In circostanze simili, fraintendimenti e banalizzazioni eventuali andranno dunque a caratterizzare la storia dell’allestimento del singolo codice e, se particolarmente insidiosi, non risulteranno sanabili (forse neanche evidenti allo studioso) a meno che non si possieda un secondo esemplare a questo affine, che valga da terreno di riscontro, o riesca di rintracciare, sulla base degli indizi disponibili, la chiave di lettura del progetto cui ricondurre eventuali deviazioni dal senso del testo. [...

    La rappresentazione del Minotauro dantesco nei manoscritti trecenteschi della Commedia tra commento scritto e commento figurato

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    Il presente intervento si propone di contribuire alla risoluzione di una crux esegetica del testo dantesco – le sembianze del Minotauro di Inf. XII – attraverso uno spoglio analitico delle riproposizioni figurate del guardiano nei codici miniati della Commedia. Il ricorso alla tradizione iconografica dantesca consente di delineare una possibile soluzione definitiva al problema, difficilmente risolto se si limita la ricerca alle sole fonti di ispirazione del poeta e alla voce dei suoi primi commentatori. In tal modo, si dimostra parimenti che le figure di un commento per imagines – veri e propri appunti esegetici in figura – si rivelano validi strumenti interpretativi per loci testuali controversi
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