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    "Orationi al cepo overo a la scala": The Lauda Collection of the Bolognese Confraternity of S. Maria della Morte

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    La Confraternita bolognese di S. Maria della Morte, istituita nel 1336 sull’onda della predicazione del frate domenicano Venturino da Bergamo, è la più antica e meglio documentata compagnia italiana ‘di giustizia’. Possedeva un laudario conosciuto attraverso 12 manoscritti redatti tra XV e XVI secolo, dove le laude seguono il “confortatorio” che insegnava ai confratelli come relazionarsi col condannato e prepararlo a morire in perfetto spirito cristiano. Nelle laude l’identificazione poetica tra Cristo e il condannato era funzionale allo scopo di convertire il criminale in santo, convincendolo che la sua morte aveva una funzione redentrice per sé e la città stessa. L’assoluzione plenaria poteva essere ottenuta solo tramite una morte completamente accettata e un pentimento sincero. La dissertazione indaga le tematiche espresse dalle laude e le motivazioni forti che spingevano i confortatori a intraprendere questa peculiare attività assistenziale.During the fifteenth century a number of laude were destined for the spiritual edification of those condemned to death. The Bolognese confraternity of S. Maria della Morte, founded in 1336 and among the oldest and best-documented Italian Companies of Justice, had a laudario known now in some twelve sources, mostly dating from the second half of the fifteenth century. These laude are often connected to the ‘consolation manuals’ (confortatori) written in some Italian confraternities in order to instruct brethren who in the few hours before death prepared the prisoner to die in a Christian spirit. In the justice laude the poetic identification between the condemned and Christ or martyrs was functional to the main aim of the brethren who assisted prisoners destined to die: by turning the criminal into a saint he could be convinced that his death had a precise function. Indeed, plenary absolution in the afterlife could be obtained through a truly accepted death. The laude in the confortatori clearly had the function of reinforcing these feelings, but there is little evidence on just how this task was realized in practice. During the night preceding the execution of the prisoners, the brethren sought to turn every criminal into a saint: in the end he must have the conviction that his death had a precise function, and thus he would attain complete inner peace and total acceptance of his sentence. This serene attitude was the basis for a plenary absolution in the afterlife, obtained through a death that was fully accepted. This dissertation focuses on the strong motivation of the brethren who decided to enter this kind of confraternity

    Minimalismo Estratégico através da comida e da música nos conventos do início da Idade Moderna

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    Food and music were both considered dangerous stimulants for women. During the modern age they could express themselves as ‘artists’ only inside nunneries: Isabella Leonarda – an Ursuline nun from Novara – was the most prolific female composer of the seventeenth century. Moreover, the first book of recipes ever written by a woman comes from an Italian nunnery: Maria Vittoria della Verde, a Dominican nun from Perugia, wrote down 170 recipes from 1583 to 1607. While bishops considered elaborate music and food dangerous for the spiritual well-being of nuns, it is evident that both were used to maintain a lively relationship with the external world. Fasting was the opposite system of affirming themselvesComida e música são ambos perigosos estimulantes para mulheres. Durante a Idade Moderna elas podiam expressar-se como “artisitas” apenas dentro de conventos: Isabella Leonarda – uma freira Ursulina de Novara – foi a mais prolífica compositora do século XVII. Além disso, o primeiro livro de receitas já escrito por uma mulher vem de um convento italiano: Maria Vittoria della Verde, uma dominicana da Perugia, escreveu 170 receitas de 1583 a 1607. Enquanto bispos consideravam música e comida perigosas ao bem-estar espiritual de freiras, é evidente que ambos foram usados para manter uma avivada relação com o mundo externo. Jejum foi o sistema oposto para se afirmarem

    “Pensando alla morte, l’omo ne cava grande frutto”. Investire sull’aldilà fra ’400 e ’500

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    Si sintetizza il grande mutamento concettuale avvenuto a partire dal XIV secolo nel pensiero dell’aldilà: una delle conseguenze che seguono l'‘invenzione’ del Purgatorio è che il morituro sarà subito posto di fronte alla sua responsabilità individuale al cospetto di Dio. L’ ‘economia della morte’ nata come effetto della nuova situazione fu forse incoraggiata dalla nascita dell’Osservanza in seno agli Ordini Mendicanti. Gli “occhiali della morte” evocati da Girolamo Savonarola diventano, nel suo pensiero, lenti con cui guardare prudentemente alla vita. Si sviluppa una letteratura sulla morte frutto di un atteggiamento ispirato alla Sacra Scrittura, ma che esclude i modelli poetici alti. Anche la diffusissima pratica del travestimento spirituale (il “cantasi come” con l’incipit del testo intonato profano) – che sottintende il riutilizzo di un rivestimento musicale già usato per un testo circolante in precedenza – ribadisce, a mio parere, la forte contiguità fra sfera della vita e sfera della morte: usare la stessa musica che accompagna un testo noto per un nuovo poemetto concentrato sul pensiero della morte, aiuta a rileggere la morte come mero ‘prolungamento’ della vita

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    “Cuoce un poco: pazienza!”: canti carnascialeschi nella Firenze di Lorenzo il Magnifico

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    La supremazia della famiglia Medici a Firenze inizia da Cosimo ‘il Vecchio’, che governa la città nel trentennio 1434-64, e tocca un apice assoluto sotto Lorenzo ‘il Magnifico’ (1469-92). La politica del Magnifico fu dura e repressiva, ma l’immagine sapientemente costruita dal suo entourage di intellettuali rimandava invece a quella del governo saggio, munifico e pacificatore. Gli undici canti carnascialeschi scritti da Lorenzo si inquadrano nel suo preciso disegno politico, che tendeva a emarginare le casate fiorentine più in vista e a favorire, invece, una solida alleanza col ceto medio cittadino. L’ampio utilizzo del doppio senso osceno, rintracciabile nelle continue e sottese metafore a sfondo sessuale, è sempre sapientemente scaltro e raffinato. Agevolato dalle azioni manuali descritte nei canti carnascialeschi dei mestieri, il double entendre diventa il fulcro letterario di questi poemetti laurenziani, funzionali al fine perseguito dal Magnifico: guadagnare al suo casato, che non vantava nobiltà d’origine, la solidale complicità dei borghesi fiorentini

    Le avventure d’una giornata

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    Vi vengono descritti tanto la genesi e la fortuna dell’opera di Francesco Morlacchi (1784-1841), quanto la storia e la drammaturgia del libretto approntato da Luigi Romanelli (1751-1839), di cui si riassume il contenuto

    La capricciosa pentita

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    Vi vengono descritti tanto la genesi e la fortuna dell’opera di Francesco Morlacchi (1784-1841), quanto la storia e la drammaturgia del libretto approntato da Luigi Romanelli (1751-1839), di cui si riassume il contenuto
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