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    Tiziano Rocco (Motta di Livenza, TV 12/2/1908 – Milano, 02/07/1984)

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    Poco sappiamo della vita privata di Tiziano Rocco. Ebbe un’infanzia disagiata a causa della Grande Guerra, e la famiglia dovette sfollare da Motta di Livenza (Treviso) a Carpi a seguito dell’occupazione austriaca della pianura veneta dopo la disfatta di Caporetto. La residenza in Emilia creò un solido legame con questa terra in lui e nei suoi genitori, che vi rimasero fino alla loro scomparsa. Studiò al Politecnico di Torino, laureandosi in Ingegneria Mineraria nel 1929. Nel 1931 fu assunto da AGIP, fondata solo 5 anni prima, e fu assegnato alla Sezione geofisica, disciplina che stava compiendo i primi passi come strumento a supporto dell’esplorazione petrolifera. Sostenne il colloquio di assunzione a Roma, al tempo sede dell’Azienda, alla presenza di Guido Bonarelli e dell’allora dirigente della sezione geofisica Arnaldo Belluigi. Rocco previde le potenzialità della geofisica, ed in particolare della sismica a riflessione, con almeno una decade di anticipo in Europa, in tempi in cui non esisteva collaborazione tecnologica fra aziende, università ed enti di ricerca, e i risultati scientifici e tecnologici filtravano con difficoltà. Dopo un breve periodo di addestramento, Rocco diresse varie squadre di rilievo gravimetrico, magnetico ed elettrico in Italia, ed in particolare nella Sicilia orientale, durante l’estesa campagna del 1934. La sua vita professionale fu sempre improntata al miglioramento tecnologico, arduo agli inizi della carriera a causa delle difficoltà economiche del Paese e delle politiche autarchiche del regime. AGIP inviò il giovane Rocco negli USA nel 1935 e nel 1936, dove egli acquisì un ricco bagaglio di conoscenze sui nuovi metodi geofisici, e in particolare sulla sismica a riflessione. Tornato in Italia, egli chiese di far arrivare due gruppi sismici americani da impiegare in Val Padana: la prima risposta pare sia stata negativa. Si tenga infatti conto del contesto storico dell’epoca, dopo che la Società delle Nazioni aveva appena approvato le “inique” sanzioni all’Italia a seguito dell’avventura in Etiopia, inaugurando la stagione dell’autarchia. Nel 1937, dopo alcuni esperimenti con apparecchiature tedesche e la costruzione in proprio di rudimentali unità sismiche, AGIP chiese al Prof. Francesco Vercelli dell’Istituto di Geofisica di Trieste di effettuare una missione a Berlino per verificare lo stato dell’arte degli alleati, e cercare un’alternativa più conveniente di quella dell’americana Western Geophysical (fondata nel 1933 da Henry Salvatori, figlio di un emigrato abruzzese di Tocco da Casauria), già contattata da Rocco. Il Vercelli fu accompagnato a Berlino, nel mese di luglio, proprio da Rocco, e insieme verificarono l’insussistenza di standard tecnici soddisfacenti, che invece essi trovarono negli USA l’anno successivo (1938) in un’altra missione congiunta. In questa occasione, Vercelli e Rocco si interessarono principalmente alle offerte della Western Geophysical e della Seismograph Service Corp. Al loro ritorno, non senza sforzi, AGIP decise di approvare l’offerta di Western, e nel 1939 arrivarono in Italia due gruppi sismici, insieme al personale addetto alle operazioni di campo: pare che il primo scoppio sia stato eseguito il 10 giugno 1940, proprio nel giorno in cui l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale. I risultati delle nuove indagini arrivarono presto: prima del rimpatrio dei tecnici statunitensi nell’autunno 1940, erano state già delineate le strutture di Ripalta, Caviaga, Cortemaggiore e Piadena. Rocco propose i primi pozzi esplorativi in pianura padana a S. Giorgio Piacentino, Caviaga e Ripalta, attività che portarono al primo successo nel 1944, con la scoperta del campo a gas di Caviaga. Rocco lasciò l’AGIP nel 1943, a causa di problemi legati al tumultuoso periodo dell’armistizio, dell’occupazione tedesca e della fine della guerra, e dal 1945 lavorò con la Società Petrolifera Italiana (SPI) di Fornovo Taro e dal 1948 con la Western Geophysical. Rientrò all’AGIP nel 1951, e divenne Direttore del Servizio Esplorazione. Negli anni 1950-60 collaborò ai successi dell’Azienda in varie regioni italiane (Abruzzo, Basilicata e Sicilia) e Paesi esteri (Iran, Egitto, Nigeria, Tunisia e Libia), oltre che per la definizione di dettaglio delle strutture geologiche in Val Padana. Nel 1968 lasciò AGIP (operando però per altri 5 anni come consulente esterno), e nello stesso anno fu eletto dalla SGI, di cui era membro dal 1940, Presidente per il biennio 1968-1969, dopo aver ricoperto la carica di Vice Presidente sotto la gestione di Roberto Malaroda. Con la sua nomina la Società intendeva aprirsi agli aspetti applicativi delle geoscienze e intensificare i rapporti con le realtà produttive, con l’industria mineraria di Stato in particolare. Rocco, dopo aver avviato la procedura di revisione di Statuto e Regolamento, si dimise però precocemente dopo pochi mesi. Questo il testo della stringata lettera del 20 luglio 1968, indirizzata al Vice Presidente “Preg.mo Prof. Mancini, per motivi dipendenti dalla mia attuale situazione professionale, non mi è possibile attendere alla preparazione del Congresso della S.G.I., previsto per l’estate del 1969. Non potendo per conseguenza adempiere a quanto prescritto da primo comma dell’art. 11 dello Statuto della nostra Società, mi vedo costretto a rassegnare formalmente a Lei le dimissioni da Presidente della S.G.I. Sono desolato per le seccature che Le arreco e, mentre La prego di voler accettare le mie più vive e sentite scuse, Le porgo i migliori saluti”. Il congresso mancato del 1969 avrebbe dovuto tenersi in settembre a Ravenna, avendo come tema applicativo il “Contributo della ricerca petrolifera alle conoscenze geologiche della regione adriatica”. Nonostante i tentativi di vari colleghi di indurlo a ritornare sui suoi passi, Rocco fu irremovibile e non addusse ulteriori spiegazioni. Il Consiglio Direttivo accettò le dimissioni e l’Assemblea straordinaria ne prese atto nelle rispettive sedute tenutesi consecutivamente a Roma presso l’Istituto di Geologia il 28/9/1968. Fiorenzo Mancini assunse quindi la Presidenza con un anno di anticipo rispetto al biennio previsto. Per effetto dell’annullamento del congresso del 1969, quello successivo slittò al 1970 (con sede Firenze), abbandonando la cadenza biennale ad anni dispari tenuta dal dopoguerra sino ad allora. Rocco morì a Milano, dove risiedeva in zona Porta Ticinese, il 2 Luglio 1984

    Recoil Proton Telescopes and Parallel Plate Avalanche Counters for the 235U(n,f) cross section measurement relative to H(n,n)H between 10 and 450 MeV neutron energy

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    Abstract With the aim of measuring the 235U(n,f) cross section at the n_TOF facility at CERN over a wide neutron energy range, a detection system consisting of two fission detectors and three detectors for neutron flux determination was realized. The neutron flux detectors are Recoil Proton Telescopes (RPTs), based on scintillators and solid state detectors, conceived to detect recoil protons from the neutron-proton elastic scattering reaction. This system, along with a fission chamber and an array of parallel plate avalanche counters for fission event detection, was installed for the measurement at the n_TOF facility in 2018, at CERN. An overview of the performances of two RPTs — especially developed for this measurement — and of the parallel plate avalanche counters are described in this article. In particular, the characterization in terms of detection efficiency by Monte Carlo simulations and response to neutron beam, the study of the background, dead time correction and characterization of the samples, are reported. The results of the present investigation show that the performances of these detectors are suitable for accurate measurements of fission reaction cross sections in the range from 10 to 450 MeV

    Recoil Proton Telescopes and Parallel Plate Avalanche Counters for the 235^{235}U(n,f) cross section measurement relative to H(n,n)H between 10 and 450 MeV neutron energy

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    With the aim of measuring the 235^{235}U(n,f) cross section at the n_TOF facility at CERNover a wide neutron energy range, a detection system consisting of two fission detectors and threedetectors for neutron flux determination was realized. The neutron flux detectors are RecoilProton Telescopes (RPTs), based on scintillators and solid state detectors, conceived to detectrecoil protons from the neutron-proton elastic scattering reaction. This system, along with afission chamber and an array of parallel plate avalanche counters for fission event detection, wasinstalled for the measurement at the n_TOF facility in 2018, at CERN.An overview of the performances of two RPTs — especially developed for this measurement — and of theparallel plate avalanche counters are described in this article. In particular, the characterizationin terms of detection efficiency by Monte Carlo simulations and response to neutron beam, the studyof the background, dead time correction and characterization of the samples, are reported. Theresults of the present investigation show that the performances of these detectors are suitable foraccurate measurements of fission reaction cross sections in the range from 10 to 450 MeV.With the aim of measuring the 235^{235}U(n,f) cross section at the n_TOF facility at CERN over a wide neutron energy range, a detection system consisting of two fission detectors and three detectors for neutron flux determination was realized. The neutron flux detectors are Recoil Proton Telescopes (RPT), based on scintillators and solid state detectors, conceived to detect recoil protons from the neutron-proton elastic scattering reaction. This system, along with a fission chamber and an array of parallel plate avalanche counters for fission event detection, was installed for the measurement at the n_TOF facility in 2018, at CERN. An overview of the performances of two RPTs - especially developed for this measurement - and of the parallel plate avalanche counters are described in this article. In particular, the characterization in terms of detection efficiency by Monte Carlo simulations and response to neutron beam, the study of the background, dead time correction and characterization of the samples, are reported. The results of the present investigation show that the performances of these detectors are suitable for accurate measurements of fission reaction cross sections in the range from 10 to 450~MeV

    Some remarks on word order and information structure in romance and greek

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    This paper is a preliminary comparative study of the relation between word order and information structure in three Null Subject Languages ((NSLs) Spanish, Italian and Greek). The aim is twofold: first I seek to examine the differences and the similarities among these languages in this domain of their syntax. Secon, I investigate the possible derivations of the various patterns and attempt to localize the differences among these languages in different underlying syntactic structures

    Los cónsules de extranjeros en la Edad Moderna y a principios de la Edad Contemporánea

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    Il volume raccoglie diciannove saggi ad opera dei maggiori esperti, fra professori specialisti del settore e giovani ricercatori, che si occupano dell’istituzione consolare europea secondo i più recenti ed innovativi approcci storiografici. Ripercorrendo gli aspetti più insoliti e peculiari della figura del console degli stranieri, e illustrando casi inediti di particolare interesse, emerge uno scenario sorprendente capace di far luce sulle significative trasformazioni che l’ufficio consolare subì tra XVII, XVIII e XIX secolo. Le prassi, le norme, le rappresentazioni simboliche, i processi di istituzionalizzazione che interessarono i consoli degli stranieri sono l’elemento tematico che accomuna questi scritti. Ma sono soprattutto le difformità, piccole e grandi, al pari delle analogie, per lo più inattese, che emergono dall’analisi dei casi studiati a mettere in risalto la ricchezza di un tema d’indagine che per essere compreso a fondo dev’essere affrontato da molteplici punti di vista e in un quadro comparativo, sia metodologico, sia spaziale. Grazie al ricorso a documentazione originale proveniente dagli archivi di tutta Europa, si approfondisce così il processo con il quale lo Stato di età moderna e degli inizi dell’età contemporanea portò a compimento una significativa riforma dell’istituto inserendolo a pieno nel proprio ordinamento giuridico-amministrativo, mentre l’incidenza delle nuove relazioni internazionali e l’affermazione del principio di reciprocità modellavano quegli antichi rappresentanti delle «nazioni» mercantili in un gruppo di funzionari fedeli e ad elevata professionalizzazione. Ne esce il ritratto di una figura plastica, difficilmente inquadrabile in un profilo giuridico predefinito, affascinante nelle sue implicazioni politiche, sociali ed economiche con la società di riferimento

    Bruno Widmar interprete di Antonio Labriola. L'Introduzione alle Lettere

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    ItBruno Widmar (Trieste 1913-Roma 1980), storico della filosofia, intellettuale e filosofo italiano del Novecento, ha partecipato alla resistenza antifascista nel Partito d'Azione, al fianco di Norberto Bobbio, e ha coniugato filosofia, scienza e impegno civile con l'intenzione di rinnovare culturalmente la società. Il suo eccellente punto di riferimento intellettuale e morale è Antonio Labriola, protagonista critico e intransigente della cultura italiana di fine Ottocento, nonché fondatore del marxismo teorico in Italia. Widmar condivide la vocazione antimetafisica, antisistematica e antideterministica del pensiero di Labriola, la cui filosofia della praxis è regolata dal metodo genetico, che chiarisce più adeguatamente la relazione tra il mondo naturale, il mondo artificiale e il pensiero dell'uomo, poiché riconosce la positività della scienza storicamente determinata dalla storia umana. L'originalità dell'interpretazione di Widmar consiste nell'applicare, in modo trasversale su tutta l'opera di Labriola, una metodologia marxista, che la libera dall'analisi neoidealistica di Benedetto Croce e di tutti quegli studiosi che, successivamente, hanno seguito lo stesso orientamento. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, Widmar si accingeva a realizzare la pubblicazione delle Lettere di Labriola, ma la morte, cogliendolo prematuramente nel 1980, gli impedì di portare a termine il suo lavoro. Del progetto editoriale, previsto in due volumi e interrotto nella fase preliminare, resta solo L'Introduzione al Primo volume che l'Autore aveva già dato alle stampe sulla rivista «Il Protagora» da lui fondata nel 1959; una prima versione più breve risale al 1976, mentre una seconda più ampia e definitiva è del 1978. Rispetto a quelle già pubblicate, la versione ora proposta contiene alcune parti, omesse dallo stesso Autore, che aiutano a comprendere la struttura dell'opera mai realizzata, ma soprattutto l'elaborazione del percorso intellettuale, attraverso il quale Widmar ha maturato la sua interpretazione di Labriola.Bruno Widmar (Trieste 1913-Rome 1980), an Italian historian of the philosophy and an intellectual of the 20th century, participated in the antifascist Resistance in the Party of Action, alongside Norberto Bobbio, and combined philosophy, science and civil commitment with the intent on cultural renewal of society. His excellent intellectual and moral reference point is Antonio Labriola, the critical and uncompromising protagonist of Italian culture at the end of the 19th century, as well as the founder of theoretical Marxism in Italy. Widmar shares the antimetaphysical, antisistematic and antideterministic vocation of Labriola's thought. His philosophy of praxis is governed by the genetic method, which more appropriately clarifies the relationship between the natural world, the artificial world and man's thinking, as it recognizes the positivity of the science historically determined by human history. The originality of Widmar's interpretation consists in applying transversally throughout Labriola's work a Marxist methodology that frees it from the neo-idealist analysis of Benedetto Croce and all those scholars who subsequently followed his same orientation. From the latest 1970s, Widmar was to publish the Lettere by Labriola, but Death, seizing him prematurely in 1980, prevented him from completing his work. Of the editorial project, planned in two volumes and interrupted in the preliminary phase, only remains L'introduzione (The Introduction) that the author had already given to the magazine «Il Protagora», which he founded in 1959; a shorter version dates back to 1976, while a second broader and more definitive, to 1978. Compared to the ones already published, the now-proposed version contains some parts, omitted by the author himself, which help to understand the structure of the work ever made, but above all the elaboration of the intellectual path through which Widmar has developed his interpretation of Labriola

    Lo Stato interculturale: una nuova eutopia? The Intercultural State: a new eutopia? El Estado intercultural: una nueva eutopia?

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    Nell’ultimo decennio, e in particolar modo dall’approvazione delle nuove Costituzioni di Ecuador (2008) e Bolivia (2009), che dichiarano i rispettivi Stati come «interculturali», anche la scienza giuridica ha cominciato a interrogarsi sulla differenza di significato tra «multiculturalismo» e «interculturalismo» (possiamo ricordare, in proposito, un celebre articolo di Charles Taylor, Interculturalism or multiculturalism?, in Philosophy and Social Criticism, 38(4-5), 2011, 413-423). Il volume raccoglie le riflessioni di giuristi comparatisti sulle implicazioni normative che il riconoscimento del carattere interculturale dello Stato, a livello costituzionale o legislativo, produce sull’ordinamento, sulle sue istituzioni e sulla società. Si affronta la tematica da prospettive distinte ma complementari: a partire dalla demarcazione dei confini terminologici, alla ricerca di una corretta metodologia di classificazione del fenomeno (Bagni, Botti); attraverso un approccio storico, che pone in evidenza le origini contro-egemoniche del dibattito sull’interculturalismo (Clavero, Kaltmeier); in prospettiva comparata, confrontando diversi approcci nella gestione normativa del pluralismo, legati a differenti tradizioni culturali e giuridiche, come quelle colombiana (Moreno Cruz), indiana (Amirante) ed europea (Topidi, Locchi). Werner Menski, infine, chiude il cerchio, ritornando alle questioni di metodo, e riproponendo la sua originale chiave di lettura per l’interpretazione degli ordinamenti moderni, caratterizzati dalla convivenza di molteplici formanti non gerarchicamente ordinati. Lo stimolo per le analisi qui raccolte è arrivato da un convegno organizzato dalla curatrice a Ravenna, nel marzo 2016, presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, con il sostegno della Fondazione Flaminia

    Un titulus inedito di M'. Acilio Glabrione, da Luni

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    Maria Gabriella Angeli Bertinelli, Un titulus inedito di M'. Acilio Glabrione, da Luni, p. 7-31. Nel corso degli scavi, svolti nel 1989 a cura della Soprintendenza ai beni archeologici della Liguria nell'area della città antica di Luna, nella zona a nord del foro e antistante al Capitolium (settore CS), è venuta alla luce una base iscritta, abbattuta e reimpiegata in strutture edilizie successive (tuttora in situ). Sulla faccia anteriore scorniciata è incisa, a caratteri irregolari e leggermente impressi, l'iscrizione: M(anius) Acilius C(ai) f(ilius) / co(n)s(ul) / Heracélea cepi(t). Il titulus è del tutto analogo ad un altro, iscritto su una base ritrovata nell'agro lunense nel maggio 1952 (R. U. Inglieri, in Not. Se, VI, 1952, p. 20-5 = AÉ 1953,161), in cui è menzione di un altro dono, forse un signum, preso a Scarp(h)ea come bottino di guerra nella campagna contro Antioco III re di Siria, da parte di (v. retro) M'. Acilio (Glabrione), console nel 191 a.C. Se chiaro appare dunque lo scopo dell'iscrizione sulla base, a ricordo del donativo del console trionfatore, secondo una consuetudine diffusa e attestata nel mondo antico, resta invece oscura l'occasione dell'offerta e si ripropone il problema del rapporto fra M'. Acilio Glabrione e Luna, fondata come colonia civium Romanorum nel 177 a.C.Angeli Bertinelli Maria Gabriella. Un titulus inedito di M'. Acilio Glabrione, da Luni. In: Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, tome 105, n°1. 1993. pp. 7-31

    Study of recent seismicity in the area of Southern Apennines

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    In questo lavoro è stata effettuata una dettagliata analisi della sismicità dell’Italia meridionale in particolare della zona comprendente l’Appennino lucano e l’avanfossa bradanica. Sono stati utilizzati i tempi d’arrivo delle fasi P e S di terremoti locali registrati dalla Rete Sismica Nazionale (RSNC), dalla rete temporanea SAPTEX (2001-2004) (Cimini et al., 2006), e dalla rete locale dell’Eni-Agip operante nella Val d’Agri, registrate nel periodo 2001-2006. In questo modo è stato creato un database costituito da 7570 fasi P e 4956 fasi S, associate a 514 eventi con magnitudo maggiore di 2.0. Lo studio realizzato consiste nel: 1) Calcolo del rapporto VP/VS utilizzando il metodo di Wadati modificato (Chatelain, 1978), ottenendo un valore di 1.83 (Fig.1) leggermente superiore a quello ottenuto da studi precedenti; 2) Analisi del profilo di velocità 1D che meglio approssima la struttura crostale dell’area studiata (Fig.2) utilizzando il codice VELEST (Kissling et al., 1995) e tre modelli iniziali ottenuti da studi precedenti (Chiarabba and Frepoli, 1997; Cassinis et al., 2003; Chiarabba at al., 2005; Frepoli et al., 2005). 3) Localizzazione ipocentrale, calcolo dei meccanismi focali e campo di stress. Le localizzazioni ipocentrali calcolate sono prevalentemente di qualità A(243) e B(59), così come definite dal programma HYPOELLIPSE (Lahr, 1989). Rispetto a quelle ottenute utilizzando i dati della sola rete RSNC, esse risultano avere profondità ipocentrali piú vincolate ed errori di localizzazione inferiori. Considerando la distribuzione della sismicità in Fig.3 si possono distinguere tre zone principali: una situata nella parte ovest della catena appenninica, caratterizzata soprattutto da eventi piú superficiali; una situata in corrispondenza dell’avanfossa bradanica caratterizzata da una sismicità sparsa e da eventi piú profondi; ed infine un gruppo di eventi sparsi localizzati nell’area della Sila, separati da quelli esistenti nella zona del monte Pollino da un evidente gap sismico. Seguendo la procedura di calcolo dei meccanismi focali, col metodo delle polarità dei primi arrivi, ne sono stati selezionati 69 in base ai due fattori di qualità definiti dal codice FPFIT (Reasenberg and Oppenheimer, 1985). Le soluzioni ottenute sono in gran parte normali e trascorrenti con gli assi T che descrivono una generalizzata estensione dell’Appennino lucano in direzione NE-SW. Per la determinazione del campo di stress regionale è stata utilizzata la tecnica di inversione elaborata da Gephart & Forsyth (1984). I risultati ottenuti sono coerenti con i precedenti studi nella stessa area.PublishedUniversità di Camerinoope
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