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    Una particolare forma di inmutatio per enfasi: l'uso retorico del nome proprio all'interno dell'Eneide

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    Nel presente lavoro si analizza l'uso retorico del nome proprio come mezzo di autodesignazione nell'Eneide, anzitutto tentando di collocarlo all'interno della trattazione retorica. Come mostrano alcuni passaggi di Quint. inst. (9,3,21 e 1,5,41-54), si tratta di un espediente retorico ben noto, parte del più ampio fenomeno della inmutatio. Dall'analisi emerge che tale espediente, sapientemente collocato in posizioni icastiche dell'esametro, ricopre svariati valori, quali il κλέος, l'εὐγένεια, il ruolo pubblico (politico, militare e religioso), la pietas e il πάθος tragico. Inoltre, tale fenomeno concorre regolarmente ad accrescere la solennità e la gravitas delle parole e del momento. Infine, si è rilevata una maggior occorrenza di tale uso retorico nei discorsi dei tre personaggi principali: Enea, Didone e Turno. Qui i valori assunti dal nome proprio sottolineano le qualità dominanti degli eroi, in armonia con la caratterizzazione che Virgilio ha fornito di essi nel corso del poema

    Mimesi artistica del Colloquial Latin nell'Eneide. Analisi dei dialoghi del libro V

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    La presente ricerca si pone come obiettivo l'individuazione della mimesi artistica del latino colloquiale all'interno dell'Eneide, con particolare attenzione ai dialoghi del libro quinto. Si è cercato, infatti, di delineare se, in quale misura e con quali effetti il poeta abbia scelto di riecheggiare il latino tipico della conversazione di carattere informale. Un lavoro di questo tipo è interessante in quanto sonda vie non tentate prima, principalmente perché il genere epico, caratterizzato da una elevatezza tanto di contenuti quanto di lingua è stato visto come improbabile bacino di fenomeni colloquiali. Infatti, non solo mancano studi specifici sull'intero epos, ma anche i timidi tentativi di analisi riguardano poco più di qualche dialogo e contano poche decine di pagine. Inoltre lo studio stesso delle rifrazioni letterarie del «colloquial latin» presenta notevoli ed oggettive difficoltà, le quali sono già state evidenziate da diversi studiosi come L. Ricottilli, A. Chahoud, E. Dickey. Il lavoro si è dipanato lungo due linee direttrici che si sono compenetrate e influenzate a vicenda: una teorica e metodologica, l'altra pratica ed analitica. Da subito si è sentita l'esigenza di definire un metodo di analisi che coniugasse un approccio di tipo linguistico e formale a uno di tipo pragmatico e sociolinguistico, e che rendesse possibile il riconoscimento dell'elemento colloquiale con precisione. Il grado di precisione e di approfondimento richiesto da suddetto metodo ha reso impraticabile l'analisi dei dodici libri dell'Eneide, pertanto lo studio è stato rivolto al solo libro quinto, nella convinzione che l'indagine, sebbene circoscritta ma condotta secondo tali criteri, potesse portare in luce risultati significativi. La scelta del libro quinto deriva soprattutto dalla pervadente «Stimmung» lieta dei ludi in onore di Anchise, bacino privilegiato di situazioni meno epiche e più informali, nei quali c'è spazio anche per autentiche risate di divertimento. A tale motivazione che ha implicazioni metodologiche, si aggiunga anche la scarsa attenzione a torto tributata a questo libro. Dall'indagine è emerso che con la poesia dell'Eneide non si rompono mai i confini del genere epico, in quanto c'è sempre un certo decoro e un certo livello stilistico e lessicale oltre i quali il poeta non si spinge. Tuttavia, è altresì vero che i confini del genere epico vengono talvolta forzati, con il risultato di una lingua mai piatta e mai appiattita, ma sensibile ai cambiamenti di contesto, della relazione tra i personaggi parlanti, dello stato psico-emotivo del personaggio emittente e delle possibili finalità artistiche del poeta. Non è possibile fare delle generalizzazioni nella valutazione del riecheggiamento artistico del latino colloquiale da parte di Virgilio, dal momento che il grado di intensità, di concentrazione e di rielaborazione dei fenomeni colloquiali varia da discorso a discorso. Tuttavia si sono individuate delle costanti, connesse in ultima analisi alle finalità artistiche del poeta (mimesi artistica del latino colloquiale, induzione del riso/ sorriso, caratterizzazione di un personaggio e della relazione tra i personaggi coinvolti nel dialogo, catalizzazione dell'attenzione del lettore, vivacizzazione del discorso). La mimesi della lingua d'uso, lungi dall'essere evitata aprioristicamente, diventa quindi uno strumento sapientemente utilizzato e modulato da Virgilio al fine di illuminare dettagli della scena descritta che altrimenti rimarrebbero in ombra. Solo in quest'ottica l'accoglienza e la rielaborazione del colloquiale possono essere valutati per quello che sono, ovvero come cifra della profonda sensibilità linguistica del poeta

    Il latino colloquiale nell'Eneide. Approfondimenti sull'arte poetica di Virgilio, Pàtron, Bologna, 2020, pp. 383.

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    Il libro è una ricerca sul latino colloquiale all'interno del genus grande dell'Eneide. Il lavoro si basa su un metodo capace di coniugare un approccio di tipo linguistico e formale a uno di tipo pragmatico e sociolinguistico. L'individuazione di «case studies» ha permesso di cogliere l'apporto di un fenomeno colloquiale all'interno del testo e dello specifico contesto eneadico, soprattutto grazie allo studio comparato non solo dell'intera produzione virgiliana, ma anche delle testimonianze sia letterarie sia prive di intento artistico precedenti, coeve e a volte immediatamente posteriori a Virgilio. La ricerca non manca di sottolineare come la rielaborazione poetica di materiale linguistico colloquiale non costituisca un elemento declassante, bensì un arricchimento della dizione epica

    The Artistic Re-elaboration of Colloquial Latin in the Aeneid. The Case Study of Aen. 5.159–82.

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    This article tries to identify some forms of artistic re-elaboration of colloquial Latin in the Aeneid, and to understand how Virgil integrated them in his work. After the definition of colloquial Latin, the method is explained: it combines a linguistic and stylistic approach with a pragmatic and sociolinguistic one. The results that emerged from the analysis of selected dialogues from the Aeneid are then summarised and Virgil’s modus operandi is presented. Finally, an in-depth analysis of a case study (Aen. 5.159–82) shows the presence of colloquial phenomena, their artistic re-elaboration, and their effects. This paper therefore deals with the poetic art of Virgil and allows us to explore his profound linguistic sensitivity.This article tries to identify some forms of artistic re-elaboration of colloquial Latin in the Aeneid, and to understand how Virgil integrated them in his work. After the definition of colloquial Latin, the method is explained: it combines a linguistic and stylistic approach with a pragmatic and sociolinguistic one. The results that emerged from the analysis of selected dialogues from the Aeneid are then summarised and Virgil’s modus operandi is presented. Finally, an in-depth analysis of a case study (Aen. 5.159–82) shows the presence of colloquial phenomena, their artistic re-elaboration, and their effects. This paper therefore deals with the poetic art of Virgil and allows us to explore his profound linguistic sensitivity

    Age/agite: the Artistic Re-elaboration of a Polyfunctional Interjection in Virgil’s Works

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    In this study, I try to establish the use and functions of the interjections age and agite in Virgil’s works, on the basis of ancient grammatical tradition and of the theory of pragmaticalization. In Virgilian poetry, age and agite can function as discourse and pragmatic markers. Moreover, age and agite create collocations with other elements. My focus is on some of these collocations, which are recurrent and appear with the same value in similar contexts. Both literary and non-literary and unofficial testimonia of Latin are consulted in order to determine where these collocations were in use and in what kind(s) of language. The data show that Virgil drew several collocations from the language of comedy and lively prose, drew one collocation from the learned poetry of Catullus, and invented some new ones. Therefore, his prevailing modus operandi consisted in re-elaborating well attested collocations in texts, which (artistically) reproduced colloquial Latin. This chapter offers an in-depth analysis of Virgil’s artistic re-elaboration of this colloquial material

    La gestualità del pianto nelle «Satire» di Orazio

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    The article aims to study the tears within Horace’s Satires, or in other words, in a genre that has its identity gesture in the opposite laughter. Such an investigation, supported by the tools of the pragmatics of human communication and linguistic and stylistic analysis, shows how the poet integrated tears into his satirical work. The analysis concerns the presence, contexts, functions, effects, and linguistic expressions used in describing the crying gesture with considerations also on their register.L’articolo si propone di studiare la gestualità del pianto all’interno delle Satire di Orazio, ovvero in un genere che ha come gesto identitario quello contrapposto del riso. Una tale indagine, supportata dagli strumenti della pragmatica della comunicazione umana e dell’analisi linguistico-stilistica, mostra come il poeta abbia integrato le lacrime nella sua opera satirica. Del gesto del pianto sono analizzati la presenza, i contesti, le funzioni, gli effetti e le espressioni linguistiche utilizzate con considerazioni relative anche al registro

    Nunc age . . . expediam: A Didactic Introductory Construction in Virgil’s Poetry

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    The present paper analyses a didactic three-part construction (henceforth D3C), composed of nunc, age and a first person singular commissive and metacommunicative verbum dicendi. The D3C is present three times in Virgil’s poetry: once in the Georgics and twice in the Aeneid. This study aims to consider each element from a linguistic, sociolinguistic, and pragmatic point of view, paying special attention to context and genre. Moreover, the D3C and its variants are studied in a comparative perspective along the literary and non-literary testimonia both latina and graeca of Antiquity, in order to identify possible literary models

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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