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    Il teatro dei burattini nell’educazione e nella formazione della persona

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    Il volume valorizza la tradizione artistica del teatro dei burattini, mostrando come tale forma d’arte rappresenti un elemento rilevante della cultura popolare. Evidenziando la storia dei burattini, l’evoluzione, la funzione sociale e pubblica, il testo ne rilancia il ruolo educativo e formativo attraverso l’analisi di progetti laboratoriali specifici. Una scrittura incarnata, quella dell’Autrice, che esamina la storia e le potenzialità del teatro dei burattini dall’interno di quest’arte, a partire dalla sua passione e dalla sua esperienza concreta nella compagnia “I Burattini di Roberta”, una compagnia a gestione familiare che viene tramandata di generazione in generazione. Il libro è rivolto a tutti, dagli esperti e appassionati di burattini per le ricostruzioni dei personaggi e dei metodi di allestimento degli spettacoli, a chi è semplicemente incuriosito da un mondo ricco di tradizione e potenzialità educative e formative

    Mariano Dolci racconta. L’anima dei burattini e dei loro burattinai

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    L’articolo è un racconto intorno al teatro e alla vita (ad esso intrecciata) di Mariano Dolci, maestro burattinaio e di teatro di figura, il cui magistero, più che quarantennale, spazia dal teatro professionale e sociale alla pedagogia, dal teatro per l’infanzia a quello nei contesti di fragilità, con particolare attenzione (e risultati) negli ambiti dell’educazione e del disagio mentale (e della sua cura). Contesti intrecciati e comunicanti, capaci di arricchirsi e di fecondarsi a vicenda, l’impegno nei quali merita di essere considerato percorrendo la storia personale di Mariano Dolci: l’infanzia, l’incontro con il suo Maestro, la scoperta del teatro come arte della relazione e dei burattini come linguaggio. A emergere è l’anima dei burattini (e dei loro burattinai), riscostruita soprattutto attraverso la “voce” di Dolci, all’esito di un montaggio realizzato “mescolando” brani tratti da una lunga intervista realizzata dall’Autrice a brani tratti da alcune sue lezioni, a interventi tenuti a convegni e festival e ad alcuni dei suoi scritti

    [Recensione a] Roberta Colombi, La verità della finzione. Il romanzo e la storia da Manzoni a Nievo di Ilaria Burattini, in Studium Ricerca, n.1/2023

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    Il contributo si propone di recensire il volume di Roberta Colombi, incardinato sul tema dell'evoluzione del romanzo storico dell'Ottocento, con un particolare sguardo alle opere di Manzoni e Nievo

    Scena e retroscena del teatro dei burattini. Ipertesto multimediale interattivo

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    sattoria, repertori, modalità rappresentative, patrimonio scenico del teatro di animazione a guanto (burattini) dell'italia meridionale

    [recensione a] L. Biasiori, Nello scrittoio di Machiavelli. Il 'Principe' e la 'Ciropedia' di Senofonte, Roma, Carocci, 2017

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    La recensione illustra lo studio di Lucio Biasiori, il quale propone una nuova indagine sulla figura del Machiavelli lettore e sul riutilizzo delle «lezioni» degli antichi, intese nel significato etimologico di ‘letture’, riservando particolare attenzione alla Ciropedia dello storico greco Senofonte

    Annibal Caro editore. Postille a un epistolario

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    The essay wants to review the stages of writings of some literary works which Annibal Caro is involved in the role of author or reviser, in collaboration with editors as Antonio Blado and Paolo Manuzio, attending their manuscript or printed tradition. Further, a close study of the letters of Annibal Caro allow to trace the historical and the cultural background that influenced the composition of a text, earlier or later his printing.Il saggio si propone di ripercorrere, attraverso l’epistolario di Annibal Caro, alcuni momenti della stesura di opere letterarie cui lo stesso Caro ha preso parte come autore o come revisore, collaborando a stretto contatto con gli editori Antonio Blado e Paolo Manuzio. Particolare attenzione sarà rivolta poi allo specifico contesto storico-culturale col tentativo di riproporre il quadro d’ambiente che, con le sue reti amicali, deve aver influito nella prassi ecdotica dell’opera letteraria, dalla sua prima circolazione manoscritta all’arrivo in tipografia

    Un gravoso equilibrio di carte. «Il castello» di Franz Kafka secondo i burattini di Otello Sarzi

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    l castello è uno degli ultimi romanzi, rimasto incompiuto, dello scrittore boemo Franz Kafka, si tratta di un testo enigmatico che, riprendendo le parole di Roberto Leydi, si pone a metà «fra realismo quotidiano e trasposizione fantastica». Diviene pertanto scontato che un eccentrico artista come Otello Sarzi, a cui si deve molto del rinnovamento del teatro di figura, si avvicinasse all’opera dello scrittore praghese. Non si tratta di un’operazione di semplice riscrittura teatrale da testo letterario, in questo caso è stato utile e fondamentale mettere in luce, già dal testo e dalla sua composizione tutti gli espedienti necessari per l’animazione delle figure. Il volume, a fianco del copione concepito con Gabriele Marchesini per i burattini di Sarzi e le musiche di Giorgio Gaslini, presenta la storia e l’evoluzione sia della rielaborazione drammaturgica sia della prima messinscena dello spettacolo, realizzata nel 1980 presso il Teatro Nazionale di Milano, attraverso gli interventi dei protagonisti e dei testimoni del tempo

    Il teatro dei burattini nell’educazione e formazione del bambino. Fra radici socioculturali e linguaggi innovativi

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    Il testo presenta una disamina approfondita dell’apporto che il burattino ha nell’educazione e nella formazione dei bambini. Nella lingua italiana, per il verbo “recitare”, l’accento viene posto sulla ripetizione del gesto o della parola. Questo introduce, nel primo capitolo, alla riflessione circa il valore dell’esperienza, terreno comune fra pedagogia e teatro dei burattini. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi e alla contestualizzazione del burattino in educazione e in formazione. Il teatro dei burattini è una forma d’arte capace di rappresentare un valido collaboratore in campo pedagogico, educativo e formativo perché utilizza un insieme di linguaggi e tecniche espressive: la manipolazione, la costruzione, il linguaggio verbale e non verbale, l’analisi dei sentimenti, delle diverse modalità espressive e l’imparare facendo. Il terzo capitolo racchiude la ricerca empirica condotta, la quale ha messo in luce diverse tematiche all’interno delle quali il burattino può diventare protagonista nel contesto scolastico. A scuola il burattino è un facilitatore della comunicazione e chi lo utilizza può esplorare numerosi canali comunicativi: da quello verbale a quello corporeo ed emotivo. Attraverso i burattini si sperimenta un coinvolgimento totale - ognuno secondo le proprie potenzialità- poiché permettono una piena interazione fra materie teoriche ed esperienze concrete. Il burattino favorisce l’acquisizione del sapere, del saper fare e del saper essere, in una visione olistica del soggetto. La didattica laboratoriale con i burattini si rivolge all’esperienza pedagogica che coinvolge il singolo nel suo essere unico, libero, singolare e irripetibile. Il tutto è frutto di una ricerca condotta mediante la metodologia dell’osservazione, nel rispetto dell’interazione circolare fra nozioni teoriche ed esperienza maturate nel corso degli anni grazie all’attività professionale di pedagogista e di burattinaia dell’Autrice
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