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    Questioni logiche e questioni filosofiche. La polemica tra Gentile e Masci sull’insegnamento della filosofia nei licei

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    This paper aims to reconstruct the controversy that pitted Gentile and Masci against each other in the early twentieth century over the methods of teaching philosophy in high schools. Agreeing in their defense of philosophy teaching in high schools when it seemed it might be eliminated, Masci and Gentile disagreed regarding how philosophy should be taught. To the then-common systematic approach, shared by Masci, according to which the three-year philosophy course should be structured around Psychology, Logic, and Ethics, Gentile countered with an approach based on direct reading of texts and the study of philosophical theories reconstructed in their historical development, an approach that would actually be introduced into Italian schools with the 1923 reform.En esta contribución se propone reconstruir la polémica que a principios del siglo XX enfrentó a Gentile y Masci respecto a las modalidades de enseñanza de la filosofía en los liceos. De acuerdo en defender la enseñanza de la filosofía en los liceos cuando parecía que podría ser eliminada, Masci y Gentile no están de acuerdo en cómo debe enseñarse la filosofía: a la impostación sistemática entonces usual y compartida por Masci, según la cual el curso trienal de filosofía debía estar dividido en Psicología, Lógica y Ética, Gentile opone un enfoque basado en la lectura directa de los textos y en el estudio de las teorías filosóficas reconstruidas en su desarrollo histórico, enfoque que se introducirá efectivamente en la escuela italiana con la reforma de 1923.In questo contributo ci si propone di ricostruire la polemica che agli inizi del Novecento ha visto contrapposti Gentile e Masci rispetto alle modalità di insegnamento della filosofia nei licei. D’accordo nel difendere l’insegnamento della filosofia nei licei quando sembrava che potesse essere eliminato, Masci e Gentile non sono invece d’accordo rispetto a come la filosofia debba essere insegnata: all’impostazione sistematica allora usuale e condivisa da Masci, secondo la quale il corso triennale di filosofia dovesse essere scandito in Psicologia, Logica ed Etica, Gentile contrappone un approccio basato sulla lettura diretta dei testi e sullo studio delle teorie filosofiche ricostruite nel loro sviluppo storico, approccio che verrà effettivamente introdotto nella scuola italiana con la riforma del 1923

    Le fortificazioni dell'età del Bronzo della Corsica: abitati, centri economici e/o luoghi di potere?

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    The fortified settlements (casteddi) of the Corsican Bronze Age are among the most defining elements of the island's protohistoric landscape. Their monumentality alone, characterized by massive architecture and remarkable elevations, justifies their omnipresence in popular traditions and historiography. Roger Grosjean, took a keen interest in these settlements from the moment he arrived on the island in the mid-1950s, conducting excavations on them until his death in 1975. After him, the casteddi were no longer seen as a homogeneous whole but instead according to their specific characteristics, even if attempts at synthesis and broader considerations sometimes reveal, depending on the researcher, tendencies that focus either on their defensive features or, conversely, on their economic and productive aspects. Today, the interpretation of fortified sites is primarily based on a better chronological understanding, allowing for an evolutionary reading of the social processes they embody.Les habitats fortifiés (casteddi) de l’âge du Bronze de la Corse figurent parmi les éléments les plus structurants du paysage protohistorique insulaire. Leur monumentalité, caractérisée par des architectures massives et des élévations remarquables, justifie à elle-seule leur omniprésence dans les traditions populaires et l’historiographie. Roger Grosjean, dès son arrivée dans l’île au milieu des années 1950, s’intéresse de près à ces sites, sur lesquels il entreprendra des fouilles jusqu’à sa mort en 1975. Après lui, les casteddi seront perçus non plus comme un tout homogène, mais en fonction de leurs caractères propres, même si les essais de synthèse et les considérations d’ensemble laissent parfois entrevoir, en fonction des chercheurs, des tendances focalisant sur les traits poliorcétiques ou au contraire sur les aspects économico-productifs. Aujourd’hui, l’interprétation de l’habitat fortifié se base avant tout sur une meilleure perception chronologique, autorisant une lecture évolutive des processus sociaux qu’ils matérialisent.Gli insediamenti fortificati (casteddi) dell’età del Bronzo della Corsica sono tra gli elementi più caratterizzanti del paesaggio protostorico dell’isola. La loro monumentalità, caratterizzata da architetture massicce ed elevazioni notevoli, giustifica da sola la loro onnipresenza nelle tradizioni popolari e nella storiografia. Roger Grosjean, fin dal suo arrivo nell’isola a metà degli anni ’50, si interessò molto a questi siti, conducendo scavi fino alla sua morte nel 1975. Dopo di lui, i casteddi non furono più considerati come un insieme omogeneo, ma analizzati in base alle loro caratteristiche specifiche. Tuttavia, i tentativi di sintesi e le considerazioni generali hanno talvolta messo in evidenza, a seconda dei ricercatori, tendenze che si concentrano sugli aspetti difensivi oppure, al contrario, su quelli economico-produttivi. Oggi, l’interpretazione degli insediamenti fortificati si basa principalmente su una migliore comprensione cronologica, permettendo una lettura evolutiva dei processi sociali che essi materializzano

    La festa conflittuale: prospettive patrimoniali e di genere nell’Alarde di Hondarribia

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    Through the analysis of an ethnographic case study, this article investigates the dynamics of negotiation between tradition, collective identity and heritage practices within a changing socio-political context, adopting a feminist epistemological perspective. The object of study is a ritual celebration with strong gender connotations which, following requests for participation by previously excluded individuals, has generated heated cultural conflict. The investigation focuses on the community reactions that emerged in public debate and in forms of municipal mobilisation, exploring how divergent heritage narratives were articulated around key concepts such as tradition, identity, memory and gender. The feminist approach, understood as a critical and situated stance, allows us to highlight the ways in which social knowledge and practices are contested, reconfigured and made the subject of political claims. The contribution questions the dynamic nature of intangible cultural heritage, highlighting the tensions between conservation and transformation, and proposing a reflection on the role of ritual practices in the (re)production of collective identity and local cultural policies.Attraverso l’analisi di un caso etnografico, l’articolo indaga le dinamiche di negoziazione tra tradizione, identità collettiva e pratiche patrimoniali all’interno di un contesto sociopolitico in trasformazione, adottando una prospettiva epistemologica femminista. L’oggetto di studio è una celebrazione rituale a forte connotazione di genere che, a seguito di istanze di partecipazione da parte di soggetti precedentemente esclusi, ha generato un acceso conflitto culturale. L’indagine si concentra sulle reazioni comunitarie emerse nel dibattito pubblico e nelle forme di mobilitazione municipale, esplorando come si siano articolate narrazioni patrimoniali divergenti attorno a concetti chiave quali tradizione, identità, memoria e genere. L’approccio femminista, inteso come postura critica e situata, consente di evidenziare le modalità attraverso cui i saperi e le pratiche sociali vengono contestati, riconfigurati e resi oggetto di rivendicazione politica. Il contributo si interroga sulla natura dinamica del patrimonio culturale immateriale, mettendo in luce le tensioni tra conservazione e trasformazione, e proponendo una riflessione sul ruolo delle pratiche rituali nella (ri)produzione dell’identità collettiva e nelle politiche culturali locali

    Riccardo Malipiero e i frammenti di un Sereni “quasi dodecafonico”: una prospettiva analitica (con qualche osservazione didattica)

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    This article examines a composition by Riccardo Malipiero (1914–2003) from 1979, which sets several poetic fragments taken from the final collection by Vittorio Sereni (1913–1983), Stella variabile. It starts with a broad overview of the salient features of 20th-century Italian “poetic-musical” art, and uses poetic and musical analysis tools to evaluate and interpret the work’s results. Notably, this is one of the few musical settings of the Luino poet’s verse, an aspect that merits attention in its own right. Further analysis identifies possible stylistic and aesthetic convergences between the two artists, whose creative trajectories were undeniably modern despite their choice of forms of expression that were less radical than those typical of the avant-garde. The article also has an educational dimension, offering reflections and suggestions for activities, including two unpublished letters from Malipiero to Sereni that were expressly made available for this article.L’articolo è dedicato all’intonazione (realizzata nel 1979) di Riccardo Malipiero (1914-2003) di alcuni frammenti poetici tratti dall’ultima raccolta di Vittorio Sereni (1913-1983), Stella variabile. A partire da una panoramica ad ampio raggio sui tratti salienti del Novecento “poetico-musicale” italiano, attraverso gli strumenti dell’analisi poetica e dell’analisi musicale si cerca in questo contributo non soltanto di valutare ed interpretare gli esiti di una delle rarissime intonazioni musicali dei versi del poeta di Luino (elemento, questo, che già di per sé meriterebbe una certa attenzione), ma anche di verificare possibili convergenze di stile ed estetica tra due artisti che, pur entro parabole creative di innegabile modernità, hanno sempre scelto vie espressive meno radicali di quelle tipiche dell’avanguardia. L’articolo, che si vuole animato anche da una possibile ispirazione didattica (da cui le diverse riflessioni e proposte di carattere “operativo”), si avvale anche di due lettere inedite di Riccardo Malipiero a Vittorio Sereni, rese disponibili per la realizzazione di questo scritto

    Il contributo dei PCTO alla formazione del pubblico musicale: ricerca musicologica, strategie didattiche

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    Within the current educational framework, Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento [Pathways for Cross-disciplinary Competences and Orientation], or PCTOs, are designed as self-orientation tools to support learners through the transition from school to university, and to combat early school leaving. Thanks to the flexibility of these experiences and the involvement of various professionals working in synergy, PCTOs encourage active student participation in listening didactics and the transposition of musical knowledge. This approach qualifies them as targeted and innovative interventions for music and musicology disciplines. The article examines teaching strategies and methodologies that can be used to enhance musicological research and the writing of concert programmes within these self-directed settings. The aim is to promote critical thinking and awareness in the appreciation of cultural heritage, educate the musical public and potentially create new professional roles.Negli attuali scenari formativi, i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) si configurano quali dispositivi di auto-orientamento vòlti ad accompagnare i discenti nella transizione scuola-università, nonché a contrastare la dispersione scolastica. Alla luce della flessibilità di simili esperienze e del possibile coinvolgimento sinergico di diversificate professionalità, i PCTO promuovono un coinvolgimento attivo degli studenti anche nell’ambito della didattica dell’ascolto e della trasposizione del sapere musicale, qualificandosi come mirati e innovativi interventi per le discipline musicali e musicologiche. Il presente contributo esamina strategie e metodologie didattiche utili a valorizzare la ricerca musicologica e la redazione del programma di sala in tali dimensioni auto-orientative, nella prospettiva di una fruizione critica e consapevole del patrimonio culturale, della formazione del pubblico musicale, e di potenziali future nuove professionalità

    Il nodo gordiano dell’insegnamento dell’improvvisazione organistica: riflessioni sulla storia e sull’attualità in vista di un percorso didattico del ‘futuro’

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    In this article, I discuss the topic of teaching organ improvisation. Can improvisation be taught? If so, which aspects can be taught? How can these techniques be learnt? The plethora of ancient and modern treatises aimed at teaching some aspects of improvisation, as well as the teaching methods I have examined, suggest that it is possible to teach various improvisation-related elements. This allows us to reconcile the apparent contradiction of combining the terms ‘teaching’ and ‘improvisation’, especially when improvisation is considered not only as creation ex nihilo, but also as the ability to develop variations based on a solid understanding of models within a shared musical context. The final guide suggests some concrete ‘good practices’ that could be useful when designing these kinds of courses for teachers and learners alike.In questo contributo affronto il tema della didattica dell’improvvisazione organistica. È possibile insegnare a improvvisare? Se sì, quali sono gli aspetti insegnabili dell’improvvisazione? Come è possibile apprendere quelle ‘tecniche’? La presenza massiccia di trattati antichi e moderni volti a insegnare alcuni aspetti dell’improvvisazione e i percorsi didattici presi in esame indicano che è possibile insegnare diversi elementi relativi all’improvvisazione; la contraddizione nell’accostare due termini come didattica e improvvisazione viene così superata soprattutto quando l’improvvisazione si configura non solo come una creatio ex nihilo, ma anche e soprattutto come la capacità di elaborare variazioni a partire da una solida conoscenza dei modelli entro un orizzonte musicale condiviso. Il vademecum finale suggerisce alcune ‘buone pratiche’ concrete che potrebbero essere utili nell’affrontare, tanto dalla parte del docente che del discente, un percorso di questo genere

    Esplorare l’esperienza vissuta degli studenti con disabilità visive parziali nella scuola primaria di Ambo: una prospettiva fenomenologica

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    This study explored the lived experiences of students with partial visual impairment (SWPVI) in Ambo Primary Schools using a phenomenological approach. In-depth interviews were conducted with ten purposively selected SWPVI. The qualitative analysis revealed four overarching themes: support services, challenges, strategies for overcoming challenges, and coping mechanisms. Findings indicate that SWPVI face challenges related to attitudes, lack of school support, isolation, and insufficient differentiated instruction. Notably, self-empowerment emerged as a crucial strategy for overcoming school-related challenges, while adaptation to the existing school system served as a common coping mechanism among participants. The article concludes with implications for improving the educational experience of SWPVI.Questo studio ha esplorato le esperienze di vita degli studenti con disabilità visiva parziale (SWPVI) nelle Scuole Primarie di Ambo utilizzando un approccio fenomenologico. Sono state condotte interviste in profondità con dieci SWPVI selezionati appositamente. L’analisi qualitativa ha rivelato quattro temi principali: servizi di supporto, sfide, strategie per superare le sfide e meccanismi di coping. I risultati indicano che gli SWPVI affrontano sfide relative agli atteggiamenti, alla mancanza di supporto scolastico, all’isolamento e all’istruzione differenziata insufficiente. In particolare, l’auto-empowerment è emerso come una strategia cruciale per superare le sfide legate alla scuola, mentre l’adattamento al sistema scolastico esistente ha funzionato come un comune meccanismo di coping tra i partecipanti. L’articolo si conclude con implicazioni per migliorare l’esperienza educativa degli SWPVI

    Soft International Economic Law: A New Sovereign?

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    This article examines the influence of soft law on formal international economic law structures and develops a theoretical framework for understanding its systemic significance within the discipline. The study addresses two intersecting objectives: first, demonstrating that soft laws substantially impact commercial treaties, global financial regulation policies, investment agreements, and dispute settlement institutions; second, establishing that despite this broad influence, international economic law lacks a cohesive theoretical understanding of soft law’s systemic weight. The research employs comparative, normative, and analytical methodologies to examine how soft law functions as a contemporary mechanism through which seemingly benign taxonomies exert substantial influence in international economic law. The analysis reveals that soft law operates as a functional alternative when states and international law-makers cannot achieve consensus on treaties or hard law instruments. This study contributes to international economic law scholarship by providing a systematic theoretical framework for understanding soft law’s role and demonstrating its significant impact on formal legal structures and regulatory processes

    Carte xilografate a Siracusa. Collezioni inconsapevoli per un repertorio

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    The book is a functional object and, beyond its informational value in terms of text, it carries within it a wealth of data relating to material culture and a habitus construendi that lends itself to different fields of analysis. The result of choices dictated more or less by conservation or aesthetic needs, the book, in its physicality, represents an unwitting transmitter of signs that accumulate during its journey. This journey includes a reflection on one of the most popular types of packaging between the 18th and 19th centuries, which involved the use of decorated paper. Starting from a census of woodcut papers contained in conservation institutes throughout the Syracuse area, with the aim of creating a reference repertoire intended as a working tool to accompany the cataloguing activity, 477 different decorations were identified and codified, many of which were produced in Bassano and could represent a starting point for subsequent implementations.Il libro è un oggetto d’uso e al di là del suo valore informazionale di tipo testuale porta in sé una valenza di dati che afferiscono alla cultura materiale e ad un habitus construendi che si offre a campi di analisi differenziati. Frutto di scelte più o meno dettate da necessità conservative o estetiche, il libro, nella sua fisicità rappresenta un trasmettitore inconsapevole di segni che si sedimentano nel corso del suo peregrinare e in questo percorso si inserisce una riflessione su una delle tipologie di confezione più in voga tra il sec. XVIII e XIX, che presupponeva l’uso di carte decorate. Partendo da un censimento delle carte xilografate contenute all’interno degli istituti di conservazione di tutto il territorio siracusano, al fine di creare un repertorio di riferimento inteso come strumento di lavoro a corredo all’attività di catalogazione, sono stati identificati e codificati 477 ornati diversi, di cui molti di produzione bassanese che potrebbero rappresentare un primo nucleo di partenza per successive implementazioni

    Le biblioteche della Nazione. Discussione a due voci intorno al recente volume di Francesco Dendena

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    Francesco Dendena’s recent book, Le biblioteche della Nazione. Politiche e usi del patrimonio librario dalla Repubblica Cisalpina al Regno d’Italia (1796-1805), Rome, Viella, 2023, reflects on the policies for managing library collections, and their social implications, in the decade following the advance of the French Republican armies in 1796. The geographic area investigated includes the current territories of Lombardy and Emilia-Romagna, then known as the Cisalpine Republic. The volume is the subject of a co-authored review aimed at highlighting the book’s points of interest: firstly, the political dimension of a reality, that of the library, fully capable of participating in the revolutionary moment in which it operates; secondly, and as a consequence of the political dimension, the remodelling of collections, spaces, and reading practices.Il recente volume di Francesco Dendena, Le biblioteche della Nazione. Politiche e usi del patrimonio librario dalla Repubblica Cisalpina al Regno d’Italia (1796-1805), Roma, Viella, 2023, riflette sulle politiche di gestione del patrimonio librario e sulle relative implicazioni sociali nel decennio che segue l’avanzata delle armate repubblicane francesi nel 1796, in quell’area, oggi coincidente con i territori della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, che fu teatro della Repubblica Cisalpina. Il volume è oggetto di una discussione a due voci volta a far emergere gli elementi di interesse del libro: in primo luogo la dimensione politica di una realtà, quella della biblioteca, pienamente capace di partecipare al momento rivoluzionario nel quale agisce; in secondo luogo, e in conseguenza della dimensione politica, la rimodulazione delle collezioni, degli spazi e delle pratiche di lettura

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