LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano
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The vicus of Bedriacum: notes on landscape archaeology
Bedriacum was settled at the intersection of waterways and land routes, on a hill for a safe ford on the river Ollius. During the archaeological investigations carried out in the last century, non-invasive analyses of the area were also conducted. They led to a geological definition of detail and allowed an overview with aerial photographs; with subsoil analysis carried out through geophysical prospecting, and an overview given by constant comparison with historiographic sources. In view of the new investigation season that is looming for the vicus, here is a quick review of the publication and archival data of the non-invasive investigations conducted on several occasions, for a first reading of the archaeological landscape of Calvatone-Bedriacum.Bedriacum era adagiato nell’intersezione tra vie d\u27acqua e terrestri, su un dosso che permetteva un guado sicuro sul fiume Ollius. Durante il corso delle indagini archeologiche effettuate nell’ultimo secolo, sono state condotte parallelamente anche analisi non invasive del territorio, che hanno portato a una definizione geologica di dettaglio, una visione d’insieme data dalle fotografie aeree, dall’analisi del sottosuolo tramite prospezioni geofisiche e il costante raffronto con le fonti storiografiche. In vista della nuova stagione d’indagini che si sta prospettando per il vicus, si propone una rapida revisione dell’edito e dei dati d’archivio relativi alle indagini non invasive condotte a più riprese, per una prima lettura del paesaggio archeologico di Calvatone-Bedriacum
Recensione: RAIMON GRAELLS I FABREGAT, ALESSANDRO PACE, MIGUEL F. PÉREZ BLASCO (eds), Warriors@Play, Proceedings of the International Congress, Universitat d’Alacant, 2022, p. 246
In recent years, play and warfare have been the focus of many research programs. The book here reviewed gathers papers presented at a conference held in Elche in 2021 and examines for the first time the relationship between warfare and play in Antiquity. Adopting different methodologies and hermeneutic perspectives, the studies collected explore the topic and underline its complexity.In anni recenti il gioco e la guerra sono stati al centro di molteplici progetti di ricerca. Il libro recensito riunisce gli studi presentati nel corso di un convegno tenutosi a Elche nel 2021 nel quale è stato esaminato per la prima volta in maniera specifica il rapporto tra guerra e gioco nell’Antichità. Utilizzando metodologie e prospettive ermeneutiche diverse, i contributi raccolti esplorano il tema e ne sottolineano la complessità
Giochi sonori e trottole ronzanti da Corinto. Su due oggetti ludici inediti di Ginevra
La presente nota pubblica due manufatti fittili inediti, conservati presso la sezione archeologica del Musée d’Art et d’Histoire della città di Ginevra. Si tratta nel primo caso certamente di un sonaglio in terracotta a forma di palla; nel secondo di un oggetto troncoconico con foro passante, il cui accurato decoro consente un inquadramento nella produzione artigianale di Corinto tra Protocorinzio Tardo e Corinzio Antico e che l’Autore propone di interpretare come trottola. I due oggetti ludici sono accomunati da suggestivi effetti visivi e sonori.The paper deals with two unpublished ludic objects, made of clay, on display at the Musée d’Art et d’Histoire of Geneva (CH). Clearly, the first item is a ball-shaped rattle. More challenging is the interpretation of the second one, whose elegant decoration let it be compared to Corinthian pottery between Late Protocorinthian Period and Early Corinthian. The Author proposes it should be interpreted as a spinning top. Both ludic artefacts have evocative visual and acoustic effects
Sull’identità civica di Apollonia di Cirenaica
Si vuole dimostrare che Apollonia di Cirenaica non fu né una fondazione indipendente, né una vera e propria subcolonia, piuttosto uno scalo marittimo: “il porto di Cirene”, dove trovavano sede installazioni portuali e militari; abitata fra l’età arcaica e quella ellenistica da mercanti e artigiani, guarnigioni e personale marittimo. Seguire il suo sviluppo civico è di estremo interesse: frequentata dai membri della corte alessandrina, diviene polis autonoma con proprie istituzioni col passaggio alla dominazione romana, poi capitale della Libya superior a metà del IV sec. d.C., e in quanto tale oggetto della munificenza imperiale. Nonostante momenti di dissidio non perderà mai del tutto il legame privilegiato con Cirene.We want to demonstrate that Apollonia of Cyrenaica was neither an independent foundation, nor a real sub-colony, rather a maritime stopover: “the harbor of Cyrene”, where port and military installations were located; inhabited between the Archaic and Hellenistic periods by merchants and artisans, garrisons and seafaring staff. Following its civic development is of great interest: frequented by members of the Alexandrian court, it became an autonomous polis with its own institutions at the moment of the passage under the Roman domination, then it rises to capital of the Libya superior in the mid-fourth century A.D., and as such became also an object of imperial munificence. Despite moments of disagreement, it will never completely lose its privileged connection with Cyrene
Roman frescoes from Calvatone-Bedriacum
L’articolo che segue vuole offrire una disamina rapida ma a suo modo esaustiva dei frammenti pittorici rinvenuti negli scavi di Calvatone loc. Costa di Sant’Andrea negli anni 1988-1998. Si prenderanno quindi in esame i materiali rinvenuti nella cd. area sud dello scavo, riferibili in buona sostanza a due gruppi numericamente e iconograficamente più significativi, databili rispettivamente alla metà e alla fine del I secolo d.C.The article wants to offer a quick but exhaustive examination of the pictorial fragments found in the excavations of Calvatone loc. Costa Sant’Andrea in the years 1988-1998. The materials found in the so-called southern area of the excavation will be examined and then be referred to essentially two numerically and iconographically more significant groups, dating respectively to the half and the end of the first century AD
Domus Aurea in-Visibile: dalla ricerca alla fruizione
This contribution intends to present the study and cataloguing activities of the artefacts found in the Domus Aurea. It is an initiative that is part of a more general project of the Parco archeologico del Colosseo, aimed, first of all, at recontextualising the artefacts preserved in the deposits. The project, in its initial phase, concerned the study and analysis of the marble fragments found in the Domus Aurea with the aim in the first instance of recovering what remains of the sumptuous sculptures and architectural decorations that must have adorned Nero\u27s palace. “Digging” in the deposits, a refined Corinthian-type column capital in Proconnesian marble was found, recently restored and which, together with some sculptures, also pertaining to the Domus Aurea, has been placed along the renewed tour route. The capital is part of the group with lyre motif, which, from the Augustan age onwards, spread widely in Rome and was part of the vast production destined to satisfy the ostentatious luxury requirements of aristocratic and imperial patrons. It is also of particular interest that we know the details of its discovery and a certain chronological indication, as it is consistent with the period of construction of the Domus Aurea (64-68 AD).Questo contributo intende presentare le attività di studio e di catalogazione dei reperti rinvenuti nella Domus Aurea. Si tratta di un intervento che rientra in un progetto più complessivo del Parco archeologico del Colosseo, finalizzato, in primo luogo, a ricontestualizzare i reperti conservati nei depositi. Il progetto, nella prima fase, ha riguardato lo studio e l’analisi dei frammenti marmorei rinvenuti nella Domus Aurea allo scopo, in prima istanza, di ritrovare quanto resta delle sontuose sculture e delle decorazioni architettoniche che dovevano ornare la reggia di Nerone. E “scavando” nei depositi si è individuato un raffinato capitello di colonna di tipo corinzieggiante in marmo proconnesio, recentemente restaurato e che, insieme ad alcune sculture, sempre pertinenti alla Domus Aurea, è stato posizionato lungo il rinnovato percorso di visita. Il capitello rientra nel gruppo con motivo a lira, che, a partire dall’età augustea, si diffonde su larga scala a Roma e si inserisce nella vasta produzione destinata a soddisfare le esigenze di ostentazione del lusso delle committenze aristocratiche e imperiali. Riveste inoltre un particolare interesse il fatto che se ne conoscano i dati di rinvenimento e un’indicazione cronologica certa, in quanto coerente con il periodo di costruzione della Domus Aurea (64-68 d.C.)
A Republican house in the vicus of Bedriacum
This paper presents the results of the excavation of a house built in wood, pisé and opus craticum. The area excavated (“Campo del Generale” - Costa di Sant’Andrea) is situated in the township of Calvatone in the province of Cremona. The building is part of the Roman vicus of Bedriacum. Up to date it is the only house which didn’t use brick, at least in it’s foundations and seems more like a protohistoric house rather than a traditional Roman one. It dates back to the end of the 2nd century B.C. and was inhabited until the end of the 1st century B.C. The analysis of the finds (saggio 6, 1986-1996) brings one to propose that the owners must have had strong ties to the indigenous peoples (Celts) as well as to Roman.Viene presentato lo scavo di un edificio in legno, pisé e opus craticum sito nel “Campo del Generale” avvenuto nel 1996 nella località Costa di Sant’Andrea nel territorio di Calvatone in provincia di Cremona (luogo dell’antico vicus di Bedriacum). L’intervento (saggio 6/96) fu eseguito dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia. Si tratta di una casa databile dalla fine del II sec. a.C. agli ultimi decenni del I sec. a.C. Fino ad ora è l’unica casa del vicus che non utilizzi laterizi e presenti caratteristiche più simili a strutture protostoriche che a quelle romane. L’analisi dei reperti trovati durante gli scavi 1988-96 porta a supporre l’esistenza di una koiné mista con genti indigene e coloni romani che convivono strettamente
Fedra o del sovratesto: trasposizioni teatrali contemporanee di un mito classico
Come molti personaggi mitici del mondo antico, quello di Fedra è accompagnato dal pregiudizio comune che la associa alla figura di donna perversa e divorata da una passione incestuosa. L’articolo discute la tenuta di tale preconcetto negli allestimenti teatrali italiani degli ultimi quarant’anni, a partire dalla riproposta del personaggio nello spettacolo diretto da Luca Ronconi, che lo riporta all’attenzione del teatro di regia contemporaneo. Di qui una serie di versioni a partire dalle principali riscritture del mito (Racine, D’Annunzio, Kane, ma anche il recupero di Seneca e di Euripide) che ne mettono in luce aspetti inediti e ne rivelano i risvolti attuali.Just like several mythical characters from antiquity, Phaedra is linked to a common idea of a cursed woman, devastated by a incestuous erotic passion. This paper would discuss the holding of such preconception in Italian theatrical productions from the Eighties to nowadays, beginning from Luca Ronconi’s direction, who reintroduces the theme in contemporary Italian theatre. Henceforth, a sequence of productions based on the main rewritings of the myth (Racine, D’Annunzio, Kane, but also Seneca and Euripide) brings to light unreleased features and current implications
Divinità e offerenti in Mantova etrusca
Archeological discoveries in the city of Mantua over recent decades have helped identify an area that various elements have been identified as a sacred area dating back as far as the arcaic period. Three engraved inscriptions on the pottery left as votive offerings are dedication to Vei and Zipni, female divinities. Vei corrisponds to greek Demeter and also Kore and was worshipped in several sities of Southern Etruria and at Mantua, Felsina, Marzabotto, Servirola di San Polo d’Enza and Parma. Dis Pater was her partner, the most important divinity of the Etruscan dodecapolis in the Po Valley, known as Mantus. The presence of Vei in Mantua can means the presence of Dis Pater/Mantus. Paleografic and onomastic data of some engraved inscription highlights the presence of Celtic worshippers.Le scoperte archeologiche occorse a Mantova negli annui duemila hanno portato all’individuazione di elementi che, a partire dall’età arcaica, definiscono un’area sacra. Tre graffiti vascolari hanno dediche alle divinità femminili Vei e Zipni. Vei corrisponde per taluni aspetti a Demetra e per altri a Kore ed il suo culto era diffuso in molti siti dell’Etruria centro meridionale e a Mantova, Felsina, Marzabotto, Servirola di San Polo d’Enza e Parma. Il suo partner, Dis Pater noto anche come Mantus, era la divinità più importante della dodecapoli padana. La presenza di un culto di Vei in Mantova può essere prova della presenza del culto di Dis Pater/Mantus. Alcuni dati paleografici e onomastici graffiti su supporti vascolari indicano la presenza di devoti di lingua celtica
Note sul popolamento celtico della seconda età del Ferro in Cisalpina: dinamiche insediative, traiettorie storiche e caratteri culturali
The Celtic peopling south of the Alps represented a multifaceted phenomenon, not much referable to a unitary model. It consists of groups of different origins who settled in differentiated areas, characterized by specifities due to the previous cultural features, which played a crucial role in the emplacement of the newcomers. Moreover, our understanding of Celtic settlement in northern Italy is hampered by a shortage of updated and comprehensive contextual data, above all about settlements.L’occupazione celtica dei territori a sud delle Alpi si realizza a partire dal IV secolo a.C. come un fenomeno composito, poco riconducibile ad un modello unitario: si tratta di gruppi di varia provenienza che si insediano in aree differenziate e caratterizzate a loro volta da peculiari vicende insediative pregresse, non ininfluenti nell’avvicendamento con l’elemento gallico e negli esiti che ne conseguono. Il tema è reso ulteriormente complesso dalla situazione delle fonti archeologiche, spesso carenti e in particolare per quanto riguarda gli abitati