LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano
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    281 research outputs found

    Il “progetto Palmira” (Siria)

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    Un nuovo programma di ricerca è stato avviato, nel 2007, a Palmira, con la formazione di una missione congiunta italo-siriana, costituita dall’Università degli Studi di Milano e dalla Direzione Generale delle Antichità e dei Musei della Repubblica Araba Siriana. Lo scopo della ricerca è l’indagine nel quartiere sud-ovest di Palmira, i cui limiti sono definiti a sud-est dal muro perimetrale dell’Agorà, a sud e a sud-ovest dal settore delle Mura di Diocleziano compreso tra l’Agorà e la Porta di Damasco, a nord-ovest e a nord-est dalla Via Colonnata Trasversale e dalla Grande Via Colonnata. Cinta su tre lati da vie colonnate e inclusa all’interno della cerchia muraria tardo-antica, quest’area è conosciuta come “quartiere residenziale”. Malgrado la sua centralità nel tessuto urbano - finora peraltro escluso da sistematiche attività di ricerca e di scavo – nel quartiere non risultano evidenti i resti di grandi monumenti pubblici o religiosi, come nelle aree adiacenti, e appare quindi ragionevole supporne una prevalente, se non esclusiva, destinazione residenziale. Appare quindi necessario una verifica di tale ipotesi attraverso una rigorosa indagine scientifica.A new research program, in which the Università degli Studi of Milan (Italy) and the General Directorate of Antiquities and Museums of Syrian Arab Republic are involved, has begun in 2007 in Palmyra. The research aims at the investigation of the central south-western quarter of Palmyra, in the sector between the Agorà in the south-east, the late roman wall in the south /south-west, the Third Transverse Street and the Upper Great Colonnade Street in the north-west and in the north-east.Enclosed inside three columned streets and included inside the late antique town walls, this area is traditionally well known as “residential area”. In spite of its centrality in the urban texture – till today left out by systematic and deepened excavation activities - it doesn’t seem to contain monumental public or religious buildings; so it’s reasonable to suppose a prevalent, or even exclusive, residential destination but it’s necessary to verify these suppositions through a close scientific archaeological research

    Uno specchio figurato inedito da Tarquinia

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    Lo specchio inciso presentato in questa sede è stato rinvenuto all’interno della tomba 1709 in località Calvario, nella necropoli dei Monterozzi a Tarquinia: il manufatto, forse da riferire a una delle botteghe del S. Francisco Group e raffigurante, con ogni probabilità, gli eroi omerici Achille e Aiace, costituisce non solo un’importante testimonianza sotto l’aspetto della ricerca iconografica, ma anche, in associazione al resto del corredo vascolare, un indicatore significativo delle strategie di autorappresentazione funeraria del rinnovato corpo sociale tarquiniese fra IV e III secolo a.C.The engraved mirror recovered from the Calvario tomb 1709, within the Monterozzi necropolis of ancient Tarquinia, is likely to refer to one of the ateliers of S. Francisco Group: the reflecting surface probably represents two Homeric heroes, Achilles and Aiax; this object is an important evidence both for the iconographic analysis and, in association with the other grave-goods, for the study of the funerary Selbstdarstellung strategies of the renovate Tarquinian society of  the 4-3rd century B.C

    G. L. Castelli, principe di Torremuzza, numismatico ed antichista ad Halaesa Archonidea

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    G. L. Castelli (1727-1792), principe di Torremuzza, fu uno dei massimi esponenti dell’antiquaria siciliana del XVIII secolo. Questo contributo esamina l’attività di ricerca di Castelli, interessato alla monetazione ed alle evidenze archeologiche di Halaesa Archonidea, oggi identificata nei pressi di Tusa (ME). È proposta un’analisi degli scritti di Castelli inerenti queste tematiche, valutandone criticamente l’importanza secondo le istanze della ricerca antiquaria. Certamente è emerso il profilo di un antichista dai poliedrici interessi, da considerarsi il fondatore degli studi numismatici ed archeologici moderni dell’antica Halaesa.G. L. Castelli (1727-1792), Prince of Torremuzza, was one of the most important leaders of the Sicilian study of antiquity in 18th century. This article analyzes the research activity by Castelli, interested in the coinage and archaeological evidences of Halaesa Archonidea, nowadays identified near Tusa (ME). An analysis of Castelli’s studies about these issues is here proposed, critically evaluating their importance according to the standards of antiquarianism. It’s certainly emerged the profile of a classical scholar with wide-ranging interests, to be considered the founder of the numismatic and archaeological modern studies on ancient Halaesa

    L’occasione e l’eterno: la tenda di Tolomeo Filadelfo nei palazzi di Alessandria. Parte seconda. Una proposta di ricostruzione

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    The work is the second part of an essay published in “Lanx” 1 (2008).After exposing the previous reconstructions, a new proposal is advanced, which explains the marquee through the macedonian architecture and suggests a new architectonical building type, the oecus aegyptius. Since only the interior is known, the dimensions are calculated (m 34 x 26 approximately for the base, m 22 for the height of the columns, with the addition of the roof), and the constitutive elements are interpreted according to the comparison with the archaeological and literary evidence: the palm- and thyrsos-shaped columns, the nymphai and the antra, the statue bases, the arch door, the lacunar ceiling, the sloping roof, the furniture, the gold and silver vases, the works of art. The exhibition lasts one year, and consequently becomes a new “event”, in connection with the contemporary dionysiac pompé: the works of art acquire a new meaning, connoting the Lagides as refined collectors, and are part of a cultural and political program, probably organized by the Museum scholars. The exhibition, indeed, is marked by an encyclopaedical purpose: on one hand it seems to be the ephemeral equivalent of the  Museum and of the zoo promoted  by Ptolemy I, on the other it takes part in the cultural construction of the Ptolemean family, being almost its dynastic monument.Il lavoro costituisce la seconda parte di un articolo apparso in “Lanx” 1 (2008).Dopo aver esposto le ricostruzioni precedenti, si avanza una proposta nuova, che interpreta la tenda alla luce dell’architettura macedone e indirizza a un tipo architettonico nuovo, l’oecus aegyptius. Tenendo presente che dell’apparato si conosce solo l’interno, se ne calcolano le dimensioni (la base era di circa m 34 x 26, l’altezza di circa m 22 per le colonne, più la copertura), e si interpretano grazie alla documentazione archeologica e letteraria di confronto gli elementi costitutivi: le klinai, le colonne a forma di palma e a forma di tirso, le ninfe e gli antra, le basi di statue, la porta ad arco, il soffitto a lacunari, la copertura a doppio spiovente, gli arredi e le suppellettili, le opere d’arte. L’esposizione ha una durata limitata, e per questo diviene un “evento” nuovo, in relazione con la contemporanea pompé dionisiaca: le opere d’arte assumono un significato nuovo, che connota i Lagidi come raffinati collezionisti, e divengono parte di un programma culturale e politico, probabilmente organizzato dai dotti del Museo. L’esposizione è infatti improntata a un intento enciclopedico: da un lato essa sembra l’equivalente effimero del Museo e dello zoo promossi da Tolomeo I, dall’altro partecipa alla costruzione culturale della famiglia dei Tolomei, di cui appare quasi un monumento dinastico

    Iconografie “antiche” nella collezione di calchi di intagli e cammei di Antonio Berini ai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste

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    Antonio Berini (Roma 1770-Milano 1861), famoso incisore di gemme, tra il 1802 e il 1804 si stabilì a Milano, dove trascorse tutta la vita, stimato ed elogiato, lavorando per prestigiosi committenti, reali, nobili e borghesi. Una cospicua collezione di 114 calchi in gesso di intagli e cammei dell’artista, privi di spiegazioni, è conservata ai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, parte del legato di Filippo Zamboni, letterato cosmopolita. Si tratta di un interessante “strumento di lavoro” del Berini, come provano le impronte talvolta multiple e quelle di opere di altri incisori. Lo Zamboni conosceva bene il Berini e testimonia che l’incisore era così abile nell’imitare le gemme antiche da poter far passare per antiche le sue opere. I soggetti qui analizzati sono comuni e frequenti nel repertorio degli incisori del periodo del Berini: il famosissimo intaglio noto come Medusa Strozzi (riprodotto da quasi ogni incisore), la testa di Atena/Minerva/Roma, il busto di Esculapio, il busto di Paride, gli Uomini Illustri, come Mecenate, Dante, Petrarca, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Shakespeare, Alessandro Tassoni.Antonio Berini (Rome 1770-Milan 1861), famous gem-engraver, before 1804 decided to move from Rome to Milan, the capital of the Kingdom of Italy, where he lived, estemeed and praised; he was employed by the court and prestigious art patrons to engrave intaglios and cameos.A big collection of 114 plaster casts of intaglios and cameos made by Berini, without explanations, is now in the Civici Musei of Storia and Arte in Trieste, part of the bequest of Filippo Zamboni, cosmopolitan man of letters. These casts are a Berini’s very interesting “instrument of work”: in fact there are multiple casts and casts of works of other gem-engravers. Zamboni knew Berini very well; he writes that the artist was able to imitate ancient intaglios and cameos so perfectly that his engravings were mistakenly thought ancient. The subjects analysed in this article are common and often engraved by the artists of the second half of Eighteenth Century - first half of Nineteenth Century: the famous intaglio known as the Strozzi Medusa (reproduced by almost all engravers), Atena/Minerva/Roma’s head, Esculapio’s bust, Paride’s bust, gems depicting Famous Men, as Mecenate, Dante, Petrarca, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Shakespeare, Alessandro Tassoni

    Letter-labels su un pilastro a semicolonne dall’area a sud del Pretorio di Gortina

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    A paleochristian or protobizantyne double half-column pillar from Gortys is object of epigraphic interest because both its bedding and its resting surfaces support one letter of the Greek alphabet (rho and phi). Paleographically, the two letters under discussion have no comparison in the Gortynian corpus. Probably our epigraphic documents have to be ascribed to the very wide epigraphic category of masons’s marks, and they could particularly fall within the subgroup of fitters’ marks.Un pilastro a semicolonne di età paleocristiana o protobizantina da Gortina costituisce oggetto di interesse epigrafico poiché entrambi i piani di posa supportano una lettera dell’alfabeto greco (rho e phi rispettivamente). Dal punto di vista paleografico, le lettere in esame non trovano alcun confronto nel corpus delle iscrizioni gortinie. Con tutta verosimiglianza le nostre epigrafi sono da ascriversi alla già vastissima categoria epigrafica dei masons’ marks, in particolare al sottogruppo dei fitters’ marks

    Alessandro Magno, Eracle e la leonté nella glittica ellenistica e romana

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    The study of a nephrite jade, dated from the end of first century b.C. to first century a.D., found in 1976 in Forum’s Baths in Martigny and portraying Alexander the Great’s profile with leonté, has been the starting point for examining the iconographical evolution of this type in Hellenistic and Roman glyptics. The examinated pieces, covering a period of time from third century b.C. to first century a.D., document the existence of several models: in the first one the relation between leonté and human head is well-proportioned, mane is not thick, mandible places under the ear; in the second one mane is bulky and shoulder is in evidence; in the third one leonté moves to the back of the neck and covers temple and ear. The origin of the type is to trace back to identification between Alexander the Great and young Heracles wearing skin of Nemean lion, this connection is revealed by coinage and sculptures of Macedonian king. This iconography spread with success among Hellenistic kings and Romans.   Lo studio di una giada nefrite della fine del I sec. a.C.-I sec. d.C., rinvenuta a Martigny nel 1976 nelle Terme del Foro, che raffigura il volto di profilo di Alessandro Magno con la leonté, ha offerto lo spunto per indagare l’evoluzione iconografica del tipo nella glittica ellenistica e romana. Gli esemplari analizzati, che coprono un arco cronologico tra il III sec. a.C. ed il I sec. d.C., attestano l’esistenza di più varianti: in un primo gruppo il rapporto tra leonté e testa è più proporzionato, la criniera è poco folta e la mandibola poggia sotto l’orecchio; nel secondo la criniera assume volume ed una spalla compare in primo piano; nel terzo la leonté arretra verso la nuca e copre tempie ed orecchio. L’origine del tipo va ricondotta all’identificazione tra Alessandro ed il giovane Eracle con le spoglie del leone di Nemea, legame evidenziato soprattutto attraverso i coni monetali ed i ritratti scultorei del sovrano macedone. Questa iconografia ebbe grande fortuna sia presso i sovrani ellenistici che a Roma

    Kyme Eolica: campagna di scavo 2008

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    The archaeological excavation, organized by the University of Milan in 2008 in the site of Aeolian Kyme (Aliaga) in Turkey, revealed itself as an important starting point for the studies about the city planning impact of the big theatre (Area V) and about its possible connections with the surrounding quarter. The excavations, still in progress, on the west side of the stage, have drawn attention on a foundation’s assise, with an annexed paving, that would be probably attributed to a stoà.   La campagna di scavo, condotta nel 2008 presso il sito di Kyme Eolica (Aliaga) in Turchia dall’Università degli Studi di Milano, si è rivelata un importante punto di partenza per gli studi sull’impatto urbanistico del grande teatro (Area V) e sulle sue eventuali connessioni con il quartiere circostante. Gli scavi, ancora in corso, hanno evidenziato ad O dell’edificio scenico, la presenza di un’assise di fondazione, con annessa pavimentazione, che sarebbe ipoteticamente attribuibile ad una stoà

    Scavi e ricerche a Calvatone romana: il “Quartiere degli Artigiani” (scavi 2005 - 2007)

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    The archaeological excavations – organized by the University of Milano in the years 2005-2007 – in the vicus of Calvatone-Bedriacum brought to the identification of a large building probably used to productive function and for this reason called “Craftsmen Quarter”. The excavations, still in progress, have found few small rooms, with no rich ornament, probably shops or stores.Le campagne di scavo condotte negli anni 2005-2007 nel vicus di Calvatone-Bedriacum dalla missione dell’Università degli Studi di Milano hanno portato all’individuazione di un vasto impianto edilizio probabilmente destinato a svolgere funzioni produttive e perciò ribattezzato “Quartiere degli Artigiani”. Gli scavi, ancora in corso, hanno finora messo in luce una serie di ambienti di modeste dimensioni, privi di finiture di lusso, forse utilizzati come botteghe o magazzini

    Un frammento di statua virile dagli scavi dell’Università degli Studi di Milano a Gortina (Creta)

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    During the archaeological excavations under the direction of Professor G. Bejor of the Università degli Studi of Milan in the ancient city of Gortys (Crete), where a big late ancient thermal complex is being excavated, a marble fragment of a male naked statue was recovered in 2004. The torso, in a bad state of preservation as for both the part preserved and its quality, must belong to the statue of a young male naked life size athlete, carved in the first roman period, but inspired to fifth century B.C. models, notably the Polykleitos of the Doryphoros and of his top artistic maturity.Durante gli scavi dell’Università degli Studi di Milano diretti dal Prof. Bejor nel sito di Gortina (Creta), che stanno tuttora riportando in luce un ampio complesso termale tardoantico nell’area a S del cosiddetto Pretorio, emerse nel 2004 un frammento di una statua virile nuda in marmo. Il torso, in cattivo stato di conservazione tanto per la percentuale conservata, quanto per la qualità della stessa, deve appartenere alla statua di un giovane atleta nudo a grandezza naturale, realizzata nella prima età imperiale, ma riconducibile a modelli di pieno V secolo a.C., e in particolare al Policleto del Doriforo e della piena maturità

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