LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano
Not a member yet
281 research outputs found
Sort by
Novità epigrafiche a Milano: finalmente
Si propongono rapide considerazioni sullo stato non brillante dell’epigrafia latina oggi e si presentano le novità epigrafiche milanesi dgli ultimi anni.We propose some short considerations about the lacklustre condition of latin epigraphy nowadays; in the meantime we illustrate the latest novelties (discoveries, researches, projects and activities) in the field of Latin Epigraphy in Milan and in its neighbourhood
Calvatone (CR). Costa di Sant’Andrea - Area di proprietà provinciale. Un nuovo mosaico dal vicus di Bedriacum
The annual archaeological excavations – organized by the University of Milano – at the vicus of Calvatone-Bedriacum has brought to the identification of a great residential building. It is important the recent discovery of a triclinium characterized by a cocciopesto floor. The floor presented a black and white device in tessellating paving, furthermore the central part is adorned with a kantharos enclosed by peltas (peltae) and birds inside geometrical spaces.L’annuale campagna di scavi condotta nel vicus di Calvatone-Bedriacum dalla missione dell’Università degli Studi di Milano ha portato all’individuazione di una serie di ambienti relativi ad un vasto complesso residenziale. Di notevole importanza è stata, tra l’altro, la scoperta di un triclinio, la cui pavimentazione in cocciopesto presentava un pannello a mosaico in tessere bianche e nere, ornato da un motivo centrale a kantharos circondato da elementi decorativi figurati quali pelte e uccelli collocati all’interno di partiture geometriche
La necropoli neolitica a domus de janas di S. Pietro di Sorres in Comune di Borutta - Sassari
La necropoli di Sorres si trova nel territorio del Comune di Borutta in provincia di Sassari. E’ ubicata lungo il versante SE del colle di Sorres, sul quale sorge imponente la chiesa in stile romanico di San Pietro di Sorres (XI-XII sec.) sede dell’antica diocesi medievale. La necropoli è composta attualmente da cinque tombe a grotticella artificiale del tipo a domus de janas, scavate nella roccia calcara durante il neolitico recente ed in uso per tutto l’eneolitico. Si presume che fosse l’area sepolcrale dell’insediamento in grotta di Ulàri, una cavità carsica di notevoli dimensioni il cui ingresso si apre lungo il versante Nord del colle; la grotta ha restituito testimonianze archeologiche che vanno dal neolitico media fino al medioevo. La necropoli di Sorres, sebbene sia stata rimaneggiata nella forma degli ambienti ipogei e nella destinazione d’uso, costituisce una delle principali testimonianze del capillare tessuto insediativo del territorio del nord Sardegna.The necropolis of Sorres is in the Borutta area in the province of Sassari. It’s located along the southeast side of the hill of Sorres, on which stands the impressive Romanesque church of San Pietro di Sorres (XI-XII sec.), once seat of the medieval diocese. The necropolis is presently composed of five artificial grotticella tombs, a type of domus de janas (house of fairies), dug in the calcareous rock during the Neolithic and used throughout the Aeneolithic. It is assumed that the area was the burial cave of Ulàri, a large karstic cavity whose entrance opens along the north side of the hill; the cave has given back archaeological remains, from the Neolithic period until the Middle Ages. The necropolis of Sorres, although it was restored in the form of hypogeal environments and used for different purposes, is one of the main evidences of the capillary texture of the settlements in Northern Sardinia
L’attendibilità di Pausania. Il caso di Delfi
Pausanias’s periegesis is the touchstone of humanism in the recovery of Greece. It had a definite impact on the perception of Greece in Western Europe during the Renaissance and the Enlightenment. Today all antiquity experts recognize the decisive contribution of Pausanias’s itinerary to the reconstruction and documentation of the monumental topography of ancient Greece. However, such an axiomatic position has caused many objections in earlier times, when many scholars doubted his sincerity (e.g. Wilamowitz), or his reliability. The excavations at the sanctuary of Delphi and accompanying research gave new life to many of the votives Pausanias saw and tend in many cases to justify the reliability of his text. At the same time, however, comparison of the periegetes words to the archaeological remains raised many problems, such as the identification of the offering by the citizens of Tegea, or the interminable discussion concerning whether the Treasury of the Athenians was built just before, or after the battle of Marathon. The unexpected identification of a series of sculptures with the statues from the two pediments of the 4th century Temple of Apollo in the recent years and the important reconstruction of their representations exactly as Pausanias described them, allows today the periegetes to have the final word over his older censors.La Periegesi di Pausania è la pietra di paragone dell’Umanesimo nella riscoperta della Grecia. Essa ebbe un impatto decisivo nella percezione della Grecia in Europa Occidentale durante il Rinascimento e l’Illuminismo. Oggi tutti gli esperti di antichità riconoscono il decisivo apporto dell’itinerario di Pausania alla ricostruzione e alla documentazione della topografia monumentale della Grecia antica. In ogni caso, una tale decisa posizione ha causato molte obiezioni in tempi passati, quando molti studiosi misero in dubbio la sua sincerità (p.e. Wilamowitz), o la sua affidabilità. Gli scavi nel santuario di Delfi e la parallela ricerca hanno gettato nuova luce su molti dei donarî visti da Pausania, e tendono in molti casi a comprovare l’affidabilità del suo dettato. Allo stesso tempo, comunque, confronti tra le parole del Periegeta e i resti archeologici hanno suscitato numerosi problemi, come l’identificazione delle offerte dei cittadini di Tegea, o l’interminabile discussione sulla costruzione del Tesoro degli Ateniesi, se intervenuta immediatamente prima, o dopo la battaglia di Maratona. L’inaspettata identificazione di una serie di sculture con le statue dei due frontoni del Tempio di Apollo di IV secolo in anni recenti e l’importante ricostruzione della loro composizione esattamente come la descrisse Pausania, concede oggi al Periegeta l’ultima parola sui suoi antichi detrattori
L’occasione e l’eterno: la tenda di Tolomeo Filadelfo nei palazzi di Alessandria. Parte prima. Materiali per la ricostruzione
The banquet canopy, erected by Ptolomaeus II in the Alexandrian palaces, is described by Athenaeus of Naukratis (in a text newly translated here), writing at the end of the 2nd century A.D., on the base of the account of Callixeinos Rhodios, who probably lived in the last decades of the 3rd century B.C.; in his turn, he would have relied on documents of the royal archives, i.e. reports and, hypothetically, figurative evidence.The structure, likely built on the occasion of the first Ptolemaia in 279-278 B.C., was meant for a limited number of guests: court dignitaries, but especially ambassadors from all the oikoumene and probably the seventy Jewish translators – the aim was a cultural encyclopaedism and a worldwide policy. The marquee is analysed in parallel with the procession, intended instead for the Greek population of Alexandria and of the chora, and suggests to place, tentatively, the stadion where the procession took place, not too far from the palaces. The pavilion, maybe related with Sostratus of Cnydos, the designer of the Lighthouse and the inventor of the two-level porticoes, is, ideologically, the final expression of the Persian canopies and of Alexander’s tent at Susa; nevertheless, the study of the apadanas and of the Greek hypostyle halls shows the typological and functional independence of the Ptolemaic tent from these buildings, often mentioned as its models.La tenda per banchetti fatta erigere da Tolomeo II nei palazzi di Alessandria è descritta da Ateneo di Naucrati (in un passo qui nuovamente tradotto), operante alla fine del II d.C., che si basa sul racconto di Callissino di Rodi, vissuto probabilmente negli ultimi decenni del III a.C.; questi a sua volta si sarebbe basato sui documenti dell’archivio regale, consistenti sia in atti scritti sia, si ipotizza qui, in materiali figurativi. L’apparato, eretto verosimilmente in occasione dei primi Ptolemaia nel 279-278 a.C., era destinato a un numero limitato di convitati: i dignitari di corte, ma soprattutto gli ambasciatori provenienti da tutta l’oikoumene e probabilmente i settanta traduttori ebrei del Pentateuco, in un’ambizione di enciclopedismo culturale e di universalità politica. La lettura del significato della tenda si integra con quello della processione, volta invece alla popolazione greca di Alessandria e della chora, e porta a collocare ipoteticamente lo stadio, dove essa aveva luogo, non troppo distante dai palazzi. La tenda, forse collegabile a Sostrato di Cnido progettista del Faro e inventore dei portici a due piani, costituisce l’approdo ideologico delle tende persiane e di quella di Alessandro a Susa; tuttavia la valutazione degli apadana e delle sale ipostile greche prova l’indipendenza tipologica e funzionale della tenda tolemaica da tali edifici, spesso invocati come modelli
Valmadrera (LC), località Corno di Birone, Cornello Alto. Rilievo di strutture insediative. Relazione preliminare
L’insediamento altomedievale del Corno di Birone, loc. Cornello Alto (Valmadrera – LC), è stato individuato durante attività di ricognizione, nell’ambito del progetto “Geografia della difesa”, avviato da tempo dalla Cattedra di Topografia Antica dell’Università di Milano. La ripulitura e il rilievo delle strutture superstiti ha evidenziato quattro ambienti su un terrazzo a 600 m di quota, due dei quali parzialmente scavati nella roccia, e alcune opere di terrazzamento per la regolarizzazione della geomorfologia naturale. In assenza di scavi, la datazione del sito ad età altomedievale si propone sulla base dello stretto rapporto con il vicino sito di Monte Barro, e per la probabile funzione di controllo viario del sito stesso.Early medieval settlement in Corno di Birone, Cornello Alto (Valmadrera – LC), has been found in survey activities, in Ancient Topography Project “Geografia della Difesa” of the University of Milan.Cleaning and reliefing survivor structures, have been evidenced four rooms on a natural terrace to 600 m slm, two of which partially dug in the cliff, and some terrace-works for regularization of natural geomorphology. In absence of archaeological diggings, the dating of the site to early medieval age it’s proposed on the strait relationship with close site of Monte Barro, and looking to its probable function of road control
Giganti sull\u27acropoli. Atene, Pergamo e la Gigantomachia
The evocative scenery of the middle-2nd century B.C. Athenian acropolis, where the Gigantomachy of the so called “Lesser Attalid Dedication”, erected south of the Parthenon, was in direct visual contact with the same theme of the Parthenon eastern metopes - testifying the strong cultural bond between Pergamon and Athens -, gives rise to a typological study of Giant iconography in the sculptural and pictorial representations of greek art between the Parthenon and the Attalid Dedication. The analysis of each figure of the Giants, but not out of its own monumental and historical-artistic context, produces a typological classification which can enlighten the tradition, the movement and the persistence of the different iconographical types used during the long history of the Greek Gigantomachy, with the main aim to find out how much of that bond one can recognize through the iconographical analysis of the two monuments.Il suggestivo scenario creatosi sull’acropoli di Atene intorno alla metà del II secolo a.C., quando la Gigantomachia del cd. “Piccolo Donario” attalide eretto a S del Partenone venne a trovarsi in diretto contatto visivo con le sue metope orientali scolpite con il medesimo soggetto - testimonianza concreta dello stretto legame tra Pergamo e Atene -, offre lo spunto per un’indagine tipologica sull’iconografia del Gigante nelle rappresentazioni scultoree e pittoriche comprese tra questi due estremi artistico-cronologici. L’analisi delle singole figure dei Giganti, tuttavia non avulse dal proprio contesto monumentale e storico-artistico, conduce a una classificazione tipologica in grado di illuminare sulla tradizione, la circolazione e la persistenza, fino alla citazione puntuale, degli schemi iconografici e delle soluzioni compositive impiegati nella lunga storia della Gigantomachia, con lo scopo precipuo di appurare quanto di quel legame sia possibile rintracciare attraverso la lettura e il confronto iconografici dei due monumenti
L’evergetismo di Traiano ed Adriano nelle città dell’Italia. Opere pubbliche e modalità di intervento
This study tries to inquire about the imperial evergetism in the towns of Roman Italy during the reigns of Trajan (98-117 A.D.) and Hadrian (117-138 A.D.). According to the epigraphical, archaeological and literary sources, it was possible to get an overview about the imperial involvements in Italy. The research has come to a temporary balance of the evergetism activities carried out by the two principes, pointing out the different reasons at the origin of their respective open-handedness. On the other hand it is pretty clear, as to Trajan’s and Hadrian\u27s building activity, a shared aim referable to the welfare and prosperity of Italian towns. At last, thanks to the consideration of some particular cases, it was possible to stress the ways of cooperation between emperors and local communities, allowing to understand more clearly the punctual process of development of a single act of evergetism.L\u27articolo costituisce un tentativo di indagine dell\u27evergetismo di matrice imperiale nei regni di Traiano (98-117) ed Adriano (117-138) nei confronti delle città dell\u27Italia Romana. Lo studio si è posto prima di tutto l\u27obiettivo di raccogliere, attraverso l\u27esame delle fonti epigrafiche, archeologiche e letterarie, una panoramica complessiva degli interventi compiuti dai due imperatori. Il loro esame ha quindi permesso di approdare ad un bilancio provvisorio delle politiche evergetiche dei due principes, cogliendo i differenti moventi culturali e politici che scandirono le loro rispettive liberalità, ma al tempo stesso evidenziando un\u27unità di intenti, riconducibile ad una generale attenzione per il benessere e la prosperità della città dell\u27Italia. Si sono infine evidenziate, grazie all\u27esame di alcuni casi particolari, le modalità di cooperazione degli imperatori con le singole comunità locali, consentendo di comprendere in modo più preciso il processo di realizzazione dell\u27atto evergetico
Imago Caesaris argentea. Il busto di Lucio Vero del Tesoro di Marengo
oai:ojs.riviste.unimi.it:article/123Il prezioso ritratto argenteo di Lucio Vero fu ritrovato a Marengo (Alessandria) assieme ad altri argenti spezzati, nascosti e mai più ricuperati, forse frutto di una razzia. Il ritratto rappresenta il principe, raffigurato con corazza e paludamentum, secondo tipo ritrattistico di qualche anno precedente la sua morte. Esso appare come l’esemplare di più elevato livello artistico di una serie di busti imperiali o di grandi personaggi eseguiti in lamina d’argento sbalzata e ritoccata a bulino. Si trattava probabilmente di effigi che dovevano essere poste in luoghi pubblici, come tribunali o sedi di funzionari imperiali, o negli accampamenti militari a rappresentare il potere e la maestà del principe. Alcuni ritratti argentei erano anche dedicati da singoli funzionari o personaggi autorevoli o dai membri di un collegium in occasione di celebrazioni imperiali.The precious silver portrait of Lucius Verus, now in the Museo di Antichità in Torino, was found at Marengo (Alessandria) together with other broken silver objects. The treasure was probably hidden in the 3rd century A.D. and nobody has ever been able to return to collect it.The portrait depicts Lucius Verus wearing cuirass and military cloak, as he has always been shown in many portraits in the years before his death.The Marengo portrait is the most impressive piece of an important class of imperial busts worked in silver foil and decorated in relief. Probably the silver portraits of this group should have been displaced in public places, as tribunals or official palaces or castra, in order to represent the power and the majesty of the emperors. Some silver portraits were also dedicated on occasion of imperial celebrations by single officials or powerful people or members of a collegium