LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano
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Nugae From Sepino I. Sepino\u27s Macellum: A Point of Clarification
This contribution originates as part of a preliminary work initiated in the site of Saepinum – Altilia (CB, Molise), which is still waiting for a scientific edition of the excavations, despite the latter having started in the ninety-fifties. It specifically focuses on the macellum building, whose problem-prone aspects are still high in number, such as the fairly relevant issue of establishing chronological phases. With regards to the various secondary issues, though not less interesting, we\u27d like to draw the attention to a big circle-shaped stone block placed at the heart of the building which is open to several interpretations (water reservoir of a fountain? grinding wheel of a crusher?), in order to examine the various possible solutions to the issue and appreciate how real its belonging to the building is.Il presente contributo nasce all’interno di un lavoro preliminare avviato sul sito di Saepinum – Altilia (CB, Molise), che ancora attende l’edizione scientifica degli scavi, pur iniziati negli anni Cinquanta del Novecento. In particolare, esso si concentra sull’edificio del macellum, del quale appaiono ancora numerosi gli aspetti problematici, come ad esempio quello piuttosto importante delle fasi cronologiche. Tra i problemi di carattere secondario, ma non per questo meno interessanti, si desidera qui attirare l’attenzione su un grande blocco di pietra di forma circolare presente al centro dell’edificio, che ha ricevuto più di un’interpretazione (bacino di fontana? Mola di frantoio?), per vagliare le possibili soluzioni alla questione e valutare quanto possa essere reale la sua pertinenza all’edificio
New Epigraphic Inscriptions from the Italian-Syrian Archaeological Mission of Palmyra
The paper focuses on the Greek and Semitic inscriptions found during the excavation of the Peristyle Building in the south-west quarter of Palmyra, which was carried out by the Italian-Syrian archaeological joint mission Pal.M.A.I.S. between 2008 and 2010. The inscriptions, incised or painted on stone and pottery, add new interesting data on the historical development of the building, dated between the late 2nd - 3rd and the 8th centuries AD.Nell’articolo vengono analizzate le iscrizioni greche e semitiche rinvenute nello scavo dell’Edificio con Peristilio del quartiere SW di Palmira, condotto dalla missione archeologica congiunta italo-siriana Pal.M.A.I.S. tra il 2008 e il 2010. Si tratta di iscrizioni su pietra e su ceramica, incise, graffite e dipinte, che apportano nuovi interessanti dati sulla storia dell’edificio, sorto tra fine II e inizio III sec. d. C. e frequentato fino all’VIII sec. d. C
The Prince of Biscari and the Prince of Torremuzza, «i due Dioscuri della passione antiquaria settecentesca»
Ignazio Vincenzo Paternò Castello di Biscari (1719-1786) e Gabriele Lancillotto Castelli di Torremuzza (1727-1792) sono certamente tra le figure più importanti della cultura siciliana del XVIII secolo. Ben conosciuti a livello europeo, punto di riferimento per i dotti viaggiatori che, sempre più numerosi, visitavano l’isola, in corrispondenza con studiosi italiani ed europei, i due principi sono celebri, in particolare, per la loro incessante attività collezionistica, per il loro impegno nella tutela dei monumenti antichi e, soprattutto nel caso di Torremuzza, per le loro pubblicazioni scientifiche riguardanti, a volte – è specialmente il caso di Biscari – oggetti delle loro raccolte. In questo studio si pubblica integralmente, per la prima volta, il reciproco carteggio che, pur conservato solo in parte, offre un interessante quadro dei grandi temi dell’antiquaria settecentesca: collezionismo, ricerche archeologiche, studi eruditi, senza perdere di vista la dimensione “sociale” e impegnata che, secondo la mentalità più avanzata del tempo, doveva essere tipica dell’intellettuale, soprattutto se aristocratico.Ignazio Vincenzo Paternò Castello di Biscari (1719-1786) and Gabriele Lancillotto Castelli di Torremuzza (1727-1792) are certainly among the most important representatives of 18th century Sicilian culture. Well known all over Europe, hosts for the learned travellers that, always more numerous, visited the Island, corresponding with Italian and European scholars, the two princes are famous, in particular, for their incessant collecting activity, for their engagement in the safeguard of ancient monuments and, especially for Torremuzza, for their scientific publications regarding sometime – chiefly for Biscari – objects of their collections. In this study, it is integrally published, for the first time, their reciprocal correspondence that, although only partially preserved, offers an interesting picture of the great themes of 18th century antiquarianism: collecting, archaeological investigations, learned studies, not disregarding the “social” and engaged dimension that, according the more progressive mentality of the time, should be typical of the intellectual, especially if an aristocratic one
Review: Véronique Dasen, Le sourire d’Omphale. Maternité et petite enfance dans l’Antiquité, Collection «Histoire» - Série Histoire ancienne, Rennes: Presses Universitaires de Rennes, 2015
Valorizzazione del patrimonio scheletrico umano: una prospettiva su milano
The history and cultural heritage of a city can be evaluated not only through the study of the works of art, artifacts or buildings, but also through the examination of the remains of persons who walked the city in the past millennia. Therefore several thousands of skeletal remains found in Lombardia, especially in Milano, act as cultural assets, though in an the ethical scenario of full respect of human remains. In this way the skeletons tell a history concerning the conditions of health, the richness, culture and even violence, which may confirm, integrate or deny the historical sources when available. Preliminary studies performed on skeletons from different areas of Lombardia have already demonstrated the potential of skeletal material in highlighting for example the evolution of infectious diseases from the Roman age to the Middle Ages, the multiethnicity of Milan at the time of St Ambrose, the heavy labor of children which seems to be present among the Longobards who inhabited the geographic areas of Bergamo as well as Manzoni’s plague affecting the remains found under the Spanish walls. How were they different from us for what concerns life expectancy, diseases, interpersonal violence and lifestyle? In this the skeleton comes through as a true cultural asset.La storia e il patrimonio culturale di una città si misurano non soltanto attraverso lo studio delle opere d’arte, dei manufatti o dell’edilizia, ma anche attraverso l’esame dei resti delle persone che hanno calpestato il suolo nei millenni passati. Ecco quindi che le decine di migliaia di resti scheletrici rinvenuti in Lombardia nelle numerose necropoli portate alla luce fungono anch’esse da “bene culturale”, seppur in una cornice etica e morale del rispetto e del trattamento dignitoso dei resti umani. Gli scheletri in questo modo raccontano una storia sullo stato di salute, la ricchezza, la cultura e persino la violenza, che può confermare, integrare o a volta smentire le fonti storiche quando queste sono disponibili. Studi preliminari effettuati su scheletri di diverse aree della Lombardia, e in particolare Milano, hanno già dimostrato il potenziale del materiale scheletrico nel far intuire ad esempio un’evoluzione delle malattie infettive dall’epoca romana al medioevo, la multietnicità della Milano di Sant’Ambrogio, il pesante lavoro minorile che pare fosse diffuso già tra i longobardi che popolavano la Bergamasca e la peste del Manzoni che affliggeva i resti trovati sotto le mura spagnole di chi già soffriva di malnutrizione. Come si differenziavano da noi e tra di loro nell’aspettativa di vita, nella malattia, nella violenza interpersonale, nello stile di vita? In questo lo scheletro è un vero e proprio bene culturale
“Strumenti” per lo sviluppo dell’attività ispettiva in aree archeologiche
One of the acquisitions of contemporary conservation philosophy is precisely this: you don’t restore the image but the matter of the work; restoration is first and foremost the conservation of the work’s authenticity. The task of conservation is not returning to an impossible past but rather enabling the work to be handed down to the future. From this standpoint, in today’s conservation language we speak of conservation: guaranteeing through our efforts that the work entrusted to us will still be available for the future, for ourselves and the generations to come, eliminating or slowing down the causes of deterioration that endanger it so that it can be enjoyed and used. The project, "Milan Archaeology for Expo 2015. Towards a valorization of the archaeological heritage of the city", intends - respect to these theoretical and methodological - to develop processes of knowledge and planned conservation of urban archaeological areas with coordinated maintenance actions, promotion and communication of the different sites present in Milan historic centre. All this sites will be connected in a network system built for a larger project that it will increase the accessibility and enhancement.Una delle acquisizioni della cultura contemporanea del restauro si fonda sul fatto che non si restaura l’immagine, ma la materia, il restauro è in primo luogo conservazione dell’autenticità dell’opera. Compito del restauro non è cioè quello di ritornare ad un impossibile passato quanto piuttosto di consentire che l’opera possa essere trasmessa al futuro garantendone il rispetto e la cura del documento materiale, anziché la perdita dell’identità e la irreversibile falsificazione. In questo senso oggi, nel linguaggio del restauro, si parla di conservazione (pratica alternativa virtuosa del rispetto e della cura del monumento/documento) ciò vuol dire assicurare, attraverso il nostro intervento, che l’opera affidataci possa essere ancora disponibile per il futuro, per noi e per le generazioni che ci seguiranno, rimuovendo o rallentando le cause del degrado che la mettono in pericolo, consentendone la fruizione e l’uso. Il progetto “Milano Archaeologia per Expo 2015. Verso una valorizzazione del patrimonio archeologico della città di Milano” si propone - rispetto a tali basi teoriche e metodologiche - di sviluppare processi di conoscenza e di conservazione programmata delle realtà archeologiche urbane mediante azioni coordinate di manutenzione, promozione/comunicazione e dei diversi siti presenti nelle aree centrali del Comune di Milano connettendoli in un sistema a rete finalizzato a costruire le basi per un più ampio progetto che ne incrementi la fruibilità e la valorizzazione
Tecniche e materiali da costruzione nella Milano antica e medievale
The city of Milan preserve an amazing historical and architectural heritage, consisting of a high number of ancient churches, in most cases built to the origins of Christianity and transformed into new form during the Romanesque. In the article are synthetically presented the results of the research work of the writer about construction techniques of the most important churches in the city (S. Ambrogio, S. Simpliciano, S. Giovanni alle Fonti, S. Nazaro Maggiore, ...), trying to highlight the main changes between Late Antiquity and Romanesque. A large amount of stone material were used in Roman architecture of Milan and Lombardy, thanks to the geological variety of the territory. The Alps supplied granites, diorites, gneisses and marbles; the Prealps supplied limestones, dolomites, sandstones (Mesozoic) and conglomerates (Quaternary); the Padània alluvial plain supplied pebbles, gravels, sands and clays (Quaternary). Each stone had a local use reaching the nearest towns (Como, Pavia, Milan, Bergamo, Brescia) through waterways; the towns of the plain (Piacenza, Cremona, Mantua) employed bricks made of local clay. Milano, the capital, employed also stones coming from abroad (limestones from Venetia and Friuli). White marbles of Apuanian Alps and coloured marbles of Eastern mediterranean were also diffused in Milan and other Lombard sites despite the laborious supplying. The stones quarried by the Romans were continuously used in the following centuries.La città di Milano conserva un patrimonio storico-architettonico straordinario, costituito da un elevato numero di edifici di culto antichi, nella maggior parte dei casi costruiti alle origini del cristianesimo e trasformati in forme nuove in età romanica. Nel contributo vengono presentati sinteticamente i risultati del lavoro di ricerca, condotto da chi scrive, sulle tecniche costruttive dei principali edifici di culto della città (S. Ambrogio, S. Simpliciano, S. Giovanni alle Fonti, S. Nazaro Maggiore, ...), cercando di mettere in luce le principali trasformazioni tra tardoantico e romanico. Un gran numero di materiali lapidei furono utilizzati nell’architettura romana a Milano e in Lombardia, materiali resi disponibili grazie alla varietà geologica del territorio. Le Alpi fornirono graniti, dioriti, gneiss, marmi; le Prealpi calcari, dolomie, arenarie (Mesozoico) e conglomerati (Quaternario); la pianura Padana ciottoli, ghiaie, sabbie e argille dei depositi alluvionali (Quaternario). Ciascuna pietra fu per lo più usata nelle aree limitrofe alle cave, raggiungendo le città (Comum, Ticinum, Mediolanum, Bergomum, Brixia) attraverso le vie d’acqua; nelle città della pianura (Placentia, Cremona, Mantua) furono privilegiati i laterizi fabbricati con l’argilla locale. A Milano, in quanto città capitale, furono impiegate anche pietre provenienti da maggiore distanza (calcari del Veneto e del Friuli). I marmi bianchi delle Alpi Apuane e i marmi colorati del Mediterraneo orientale, nonostante l’approvvigionamento difficoltoso, ebbero una grande diffusione a Mediolanum e in molti altri siti lombardi. I materiali cavati dai Romani furono continuativamente utilizzati anche nei secoli successivi
Attività ispettiva sulle aree archeologiche milanesi. Analisi documentale, valutazione del degrado e delle condizioni di rischio
The project "Milano Archeologia" concerning the remains of the city of Milan in the Roman age, was based on specific methods and tools, such as the collection of data through the previous archive research, and the feedback of information through inspections and then direct contact with monuments. A very interesting and significant case is the funerary complex area of “San Vittore al Corpo”, in which are also preserved the remains of an impressive Imperial Mausoleum. The curtain, that defines the space of the cemetery from the fourth Century AD, is kept in part below two modern buildings, while the remains of the Mausoleum are located below the present church of St. Victor. The analysis of the data collected allowed us to identify similarities and differences between the structures still visible, for example in the techniques adopted for the elevations or foundations, and it has provided the knowledge necessary to assume concrete solutions to protect and enhance this heritage.Il progetto “Milano Archeologia” riguardante i resti di strutture della Milano romana si è avvalso di metodi e strumenti specifici, come la raccolta dei dati pregressi attraverso la ricerca d’archivio, e il riscontro delle informazioni attraverso sopralluoghi e quindi il contatto diretto con i monumenti. Un caso particolarmente significativo è il complesso dell’area funeraria di “San Vittore al Corpo” in cui si conservano anche i resti di un grandioso mausoleo imperiale. Il recinto che delimita lo spazio della necropoli a partire dal IV secolo d.C. si conserva al di sotto di due edifici moderni, mentre il resti del mausoleo si trovano al di sotto della attuale chiesa di S. Vittore. L’analisi dei dati raccolti ha permesso di individuare analogie e differenze tra le strutture ancora visibili, per esempio nelle tecniche adottate per l’alzato o le fondazioni, e ha fornito la conoscenza necessaria per ipotizzare soluzioni concrete di tutela e valorizzazione dei beni