LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano
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Vasi apuli a Milano, nuove acquisizioni
Si presentano in questo studio alcuni materiali ceramici di produzione apula, finora inediti, provenienti da un sequestro e conservati presso l’ex Soprintendenza Archeologia della Lombardia. I materiali sono inquadrati all’interno del panorama vascolare apulo e attribuiti a specifiche mani pittoriche. I vasi, di probabile provenienza funeraria, sono inoltre analizzati sotto l’aspetto iconografico e iconologico al fine di comprenderne il loro significato e il valore all’interno della società indigena alla quale si ipotizza fossero destinati. Questa, seppur piccola, collezione offre infatti un interessante spaccato di alcune delle tematiche più importanti e diffuse nella ceramica apula di IV secolo a.C.This paper presents a selection of vases of Apulian fabric, until now unpublished, coming from a seizure and stored in the former Soprintendenza Archeologia della Lombardia. These pieces are set within the Apulian workshops and they are attributed to specific pictorial hands. The paper undertakes an iconographic and iconological analysis of the vases, probably from funerary contexts, in order to understand their meaning and value within indigenous society, to which it is supposed they were addressed. This collection, even though small, offers an interesting image of some of the more important and common themes of Apulian pottery of the IV century B.C
Coroplastica ellenistica nella Collezione Archeologica “Francesco Messina”
Oggetto del presente studio è il gruppo di terracotte figurate di epoca ellenistica e, solo in un caso, tardo-classica, appartenenti alla Collezione Archeologica “Francesco Messina”. Il materiale rappresenta un nucleo piuttosto omogeneo e il più cospicuo fra quelli individuabili nella raccolta. Le terracotte sono prive di dati di provenienza e/o acquisizione e per questo motivo la datazione dei singoli pezzi è basata solo su confronti e dati stilistici, indicati volta per volta nelle schede tecniche dei materiali. I pezzi presi in esame sono 23 (principalmente figure femminili, un esiguo nucleo di figure maschili e alcune figure riferibili all\u27universo dionisiaco). Ad un’introduzione generale sul valore e le funzioni della coroplastica segue il catalogo dei fittili, presentati per gruppi tipologici: alle schede dei materiali di ogni gruppo si è fatta precedere una breve introduzione che consenta di inquadrare in maniera generale la singola tipologia.This paper represents the last step of the study of a group of Hellenistic and, in one case, late classical terracottas from the Francesco Messina’s Archaeological Collection. The terracottas represents a rather homogeneous group and the most conspicuous among the ones that form the collection. The terracottas lack of any kind of information about their origins and this is why the dating and interpretation of every piece is based exclusively on the comparison with other materials and on stylistic analysis (of which the author provides explanation and justification in the technical records). The group is formed by 23 terracottas (mainly female figures of humans and deities, a small number of male figures and some figures related to Dionysiac universe). After the general introduction about the role and functions of coroplastic production follows the catalogue of terracottas which are presented by typological order. The records are preceded by a small introduction that aims to better contextualize all the types of terracottas here presented
I balsamari in pietra dura e cristallo di rocca di età romana. Una proposta di classificazione tipologica
I balsamari in pietra dura e cristallo di rocca sono una particolare espressione della glittica antica, oggetti di grande valore economico e simbolico. I pochi esemplari noti raramente provengono da contesti archeologici: tesaurizzati già in età antica, sono confluiti in collezioni private o musei, generalmente privi dei dati di rinvenimento e quasi sempre pubblicati insieme a vetri e gioielli.Il presente lavoro si configura come il tentativo di creare una classificazione tipologica di questi vasi, attraverso l’osservazione della foggia vascolare, il confronto con balsamari realizzati in materiali diversi e l’analisi dei dati di contesto, al fine di individuare degli intervalli cronologici di riferimento.In generale, si vuole fornire una panoramica dei balsamari in pietra semipreziosa di età romana come categoria “autonoma”, indagando datazione e distribuzione ma anche destinazione d’uso e significato simbolico, indispensabili per comprendere il valore attribuito a questi oggetti dagli Antichi.The toilet bottles in hard stone and rock crystal are a particular expression of the ancient glyptic, objects of great economic and symbolic value. The few known examples rarely come from archaeological contexts: already hoarded in ancient times, they have merged into private collections or museums, generally devoid of data of discovery and almost always published together with vessels in hard stone, glass and jewelry.This work is an attempt to create a typological classification of these vessels, through the observation of the vascular shape, the comparison with the ones made of different materials and the analysis of the context data, in order to identify chronological intervals of reference.In general, it is an overview of the semi-precious stone toilet bottles of the Roman age as an "autonomous" category, investigating dating and distribution but also intended use and symbolic meaning, essential to understand the value attributed to these objects by the Ancients
Recensione: ADA GABUCCI, Attraverso le Alpi e lungo il Po. Importazione e distribuzione di sigillate galliche nella Cisalpina, (Collection de l’École française de Rome, 532), École française de Rome, 2018
L\u27accoglienza dell\u27ospite nelle residenze tardoantiche: nuclei di ambienti interpretabili come “appartamenti”
In questo contributo verrà approfondito il tema dell’ospitalità nell’ambito delle residenze aristocratiche tardoantiche, individuando, all’interno delle strutture abitative, nuclei di ambienti specificatamente destinati all’accoglienza dell’ospite. Nella prima parte il fenomeno verrà inquadrato negli ambiti più generali e ampiamente studiati dell\u27ospitalità e della pratica del convivium nella società tardoantica, dove la munificenza nei confronti dei convitati si esprime anche attraverso la predisposizione di alloggi riservati nella dimora. In questo tipo di approccio sarà fondamentale la documentazione delle fonti letterarie tardoantiche, che forniscono la testimonianza diretta da parte di esponenti dell’aristocrazia, pagani e cristiani, della pratica dell\u27ospitalità e delle conseguenze che questa consuetudine comporta nell\u27organizzazione dei percorsi e degli spazi residenziali all’interno delle dimore aristocratiche. Nella seconda parte saranno presi in considerazione alcuni casi studio significativi, fornendo una panoramica, per aree geografiche, dei settori interpretabili come appartamenti riservati agli ospiti all’interno delle ville aristocratiche tardoantiche. La parte conclusiva sarà dedicata all\u27esame del caso specifico dell\u27edificio di via Brisa a Milano, interpretabile come settore di rappresentanza/residenziale, di pertinenza del Palazzo Imperiale.The aim of this paper is to investigate the hospitality in Late Antiquity residential architecture, identifying specific sectors for the reception of guests. In the first part, the phenomenon will be framed in the more general and widely studied areas of hospitality and the practice of convivium in Late Antiquity, where the munificence towards the guests is expressed also through the arrangement of reserved lodgings in the dwelling. In this type of approach it will be fundamental the Late Antiquity literary sources, which provide direct evidence from interpreters of aristocracy, Pagans and Christians, of the practice of hospitality and the consequences that this custom entails in the organization of paths and residential spaces within the aristocratic mansion. In the second part, some significant case studies will be considered, providing an overview, by geographical area, of the sectors that can be interpreted as apartments reserved for guests. The final part will be dedicated to the examination of the specific case of the via Brisa building in Milan, which can be interpreted as a representative / residential sector belonging to the Imperial Palace
Elmi etrusco-italici dalla collezione Ancona nelle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano
Nell’articolo sono presi in esame due elmi di foggia etrusco-italica, acquistati nel XIX secolo dal collezionista meneghino Amilcare Ancona e oggi conservati nelle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano. I reperti, provenienti dall’Etruria, vengono inseriti all’interno dello sviluppo tipologico di questa classe di materiali arricchendone il numero di esemplari oggi noti.The article examines two Montefortino-type helmets, purchased in 19th century by the collector Amilcare Ancona and now preserved in the Archaeological Museum of Milan. The artefacts come from Etruria and are included within the typological development of this class of materials, enriching the number of specimens known today
La statuetta indiana da Pompei: nuove considerazioni per un approccio emico
Sin dalla sua scoperta a Pompei nel 1938, la statuetta in avorio di manifattura indiana non ha smesso di porre interrogativi sul suo soggetto, sulla sua provenienza, sulla sua funzione prima di arrivare nel municipium campano. In questo contributo, dopo una disamina dello status quaestionis sulla statuetta (datazione, possibile iconografia, provenienza, contesto di rinvenimento) ci si chiederà chi potesse essere il suo proprietario e che cosa avrebbe potuto rappresentare per lui un manufatto tanto particolare. Una risposta potrebbe giungere dalle Metamorfosi di Ovidio, in particolare da una sezione del decimo libro dedicata a miti connessi con l’avorio e la prostituzione femminile, e dall’usanza romana di esporre, durante i banchetti, oggetti curiosi per stimolare la conversazione.Since its discovery, which took place in Pompeii in 1938, the ivory statuette of Indian manufacture has not stopped asking questions about its subject, its origin, its function before its arrival in the Roman municipium. In this paper, after an examination of the status quaestionis on the statuette (dating, possible iconography, provenance, context of discovery) I will try to understand who could be its owner and therefore what a Pompeian of the first century could have seen in such a particular artifact. An answer may come from Ovid\u27s Metamorphoses, in particular from a section of the tenth book dedicated to myths associated with ivory and female prostitution, and from the Roman custom to exhibit curious objects to stimulate conversation during banquets
Greek-style Eating in Spina. Vessels, Recipes and Cultures in Western Mediterranean Sea between VI and III century BCE
Cooking is the vital process of rendering potential foodstuffs edible, accessible and appropriate both in biological and in socio-cultural terms. Despite being too long neglected in archaeological studies, the food production processes have left remains that make up a very large part of the archaeological record. The aim of this paper is to outline a scenario of the Greek-style cooking vessels found along the western Mediterranean coasts between the Archaic and the Hellenistic period, namely within the main Etruscan and Greek ports of trade and wrecks, in order to highlight the cultural impact and the developments of this crucial aspect in the cultural and social life. The main objects of the research is a particular cooking ware produced in Greece between the sixth century BCE and the Romanization, widespread all around the Mediterranean sea, consisting of handy and refractory vessels (named for example chytra, kakkabe, lopas, thyeia etc.). The case-study is the Adriatic hub of Spina (near Comacchio, Ferrara), founded by the Etruscans at the end of the 6th century BCE, and one of the main economic partners of Athens during the 5th until the middle 4th BCE. Ongoing multidisciplinary projects are trying to return the complex interaction between the local (i.e ‘etruscan’) culinary habits and the Greek culture, in terms of availability, preferences, economic choices, trough the adoption of multiple investigation methodologies including archaeology, archaeometry, archaeozoology, archaeobotany, biochemistry.A lungo sottovalutati dall’archeologia tradizionale, i resti materiali prodotti dall’uomo durante le fasi di produzione ed elaborazione degli alimenti rappresentano un bacino di informazioni fondamentale per la comprensione degli aspetti legati alla quotidiana nel passato. In questo contributo viene approfondito un momento paradigmatico per la storia del cibo, cioè l’espansione greca in Occidente, periodo di grandi trasformazioni culturali e di innovazioni anche da un punto di vista culinario: nascono ora nuovi metodi di conservazione, di preparazione e di cottura, nuove ricette, e una cultura gastronomica che impone mode e modelli internazionali. Tra il VI e il III secolo BCE, lungo tutte le coste del Mediterraneo, scoperte recenti documentano infatti il diffondersi di pentole e strumenti da cucina nuovi e particolari, di produzione greca: si tratta di vasellame refrattario e resistente, con forme e funzioni inedite (chytra, kakkabe, lopas, thyeia etc.), che in alcuni casi possiamo ricollegare a metodi di cottura e a ricette noti dalle fonti letterarie. Il caso specifico del porto nord adriatico di Spina restituisce possibili fenomeni d’interazione tra le tradizioni locali (etrusche e italiche) e le nuove mode giunte da Atene in tema di banchetto e di simposio. Attraverso l’incrocio di dati da diverse discipline (archeologia, archeometria, archeozoologia, archeobotanica, antropologia fisica), sarà possibile ricostruire con sempre maggior dettaglio una dieta multiculturale del passato, tenendo in considerazione le varie implicazioni in campo economico, sociale e storico