ENTHYMEMA
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L’arcipelago postmoderno. Oreste del Buono e gli anni Settanta
All‟interno della storiografia letteraria del secondo Novecento italiano la figura di Ore-ste del Buono è stata vittima di una singolare rimozione. Certo l‟impegno su diversi fronti – dal romanzo di genere al fumetto, dal costume alla critica letteraria – rende dif-ficile inquadrare un intellettuale dal «multilforme ingegno» (Paccagnini 108), tanto atipico rispetto ai canoni nostrani. Eppure è proprio tale eclettica varietà a costituire la spe-cificità di del Buono, a spingerci a riconoscere il suo principale ruolo sulla scena culturale, ovvero quello di mediatore. Mediatore tra codici e linguaggi, tra scuole di pensiero e movimenti, tra le ragioni del mercato e la costante ricerca della qualità… In quasi ogni aspetto della sua attività possiamo ritrovare tracce di un‟attitudine rara e preziosa insieme, specie durante gli anni Settanta.Nel decennio precedente si erano diffusi nuovi, suggestivi slogan (morte dell‟autore, romanzo sperimentale…), destinati ad affascinare più di un appartenente alla futura ne-oavanguardia. Del Buono aveva seguito con interesse la querelle tra „antichi e novissimi‟, senza però cedere a facili entusiasmi. Traducendo buona parte dei nouveaux romanciers; indirizzando, in veste di consulente, alcune delle maggiori case editrici verso le mode e i paradigmi emergenti; e, soprattutto, reinventando il proprio stile di romanziere. Quest‟ultimo aspetto in particolare è stato trascurato dalla critica, più propensa a ricondurlo all‟area del neorealismo che a riconoscere la significativa evoluzione della sua prosa nel periodo successivo. Contrapponendo, al canto del cigno dell‟autore e alla parallela scomparsa del personaggio-uomo, la sua personalissima teoria di una «narrativa integrale» (del Buono, “Narrativa” 85). Del Buono si pone infatti in una posizione problemati-ca, defilata e poco propensa ad ogni forma di consorteria.Il tentativo di cooptazione postuma tra le file dei simpatizzanti da parte del Gruppo 63 avrà breve fortuna (verrà incluso nella prima antologia del gruppo, ma non nelle se-guenti), e Renato Barilli arriverà addirittura a porlo a capo di un improbabile «Polo Bu-tor» (Chiurato 14), uno sparuto gruppo di „infiltrati‟ (insieme a Raffaele La Capria, Emilio Tadini, e Giuliano Gramigna) nelle file della compagine neoavanguardista. Quarant‟anni dopo la questione rimane aperta e l‟eredità di quel turbolento periodo è ancora oggetto di discussione. La nostra intenzione è proporre un approccio diverso, che cer-chi di restituire la fluidità e la ricchezza delle suggestioni di allora poi irrigiditesi in cate-gorie critiche spesso frutto di semplificazioni indebite. Del Buono, irriducibile outsider, ci permette così di riscoprire gli anni Settanta da un‟angolazione inedita e di colmare, nello stesso tempo, alcune improvvide lacune nella nostra memoria culturaleWithin Italian literary history of the second half of the Twentieth century, Oreste del Buono suffered from a peculiar phenomenon of repression. His involvement in a variety of fields -including genre fiction, comics, literary criticism- makes it difficult to label an eclectic intellectual, quite peculiar if compared to the Italian tradition. However, it is exactly this eclecticism to make Del Buono an original thinker and, at the same time, to make it play the role of mediator within the coeval cultural context. He had in fact embodied the role of mediator between codes and languages, movements and cultural trends, the goals of artistic market and a constant search for quality. In this paper the figure of Del Buono will be taken as a lens to look at the 1970s from an unusual perspective, this way filling a series of blanks that still inhabit national cultural memory
‘I, the Implacable I’: l’opera di Joan Didion negli anni settanta
This essay attempts to read Joan Didion’s work in the 1970s (Play It As It Lays, A Book of Common Prayer and The White Album) as resulting from an increasingly sharp aesthetic awareness of the modes, limits and possibilities of literature as personal and political testimony. Claiming a sceptical attitude towards any given ideology, Didion places her two novels (Play It As It Lays, A Book of Common Prayer) and non-fiction book (The White Album) within the history of that decade as filtered through an overtly autobiographical and idiosyncratic story. Out of a personal experience and understanding of that decade – of its collective imagination, its shared or unshared events and symbols – as one dominated by a sense of loss Didion creates women characters who survive both the ‘abject’ of their female bodies and the irreversible impoverishment of the last (and lost) frontiers in which their stories are set. Late-modern versions of a long-abiding and well-established American literary tradition, the character-narrators of Play It As It Lays, A Book of Common Prayer and the witness-persona of The White Album respond to Didion’s aesthetic insight into the testimonial mode, its limits and potentialities, and a narratological strategy which, not unlike the postmodern narratives of the same decade, moves toward the dissolution, scattering, and reassembling of narrative functions (author, narrator, character, and reader)
Konstantin Sigov, «Pravda» nel contesto del vocabolario europeo degli «intraducibili». I parte
Presentiamo in prima traduzione italiana dal russo la parte iniziale di uno studio dedicato al termine pravda, al suo complesso spettro semantico e alla storia di questo concetto nei suoi usi, effetti e valori molteplici e interdipendenti: filosofici, teologici, giuridici e politici. Lo studio si inscrive nella cornice dell’esperienza del Vocabulaire Européen des philosophies. Dictionnaires des intradui-sibles, del quale pravda costituisce un lemma esemplare.We offer here the first Italian translation from the Russian of the initial part of a study dedicated to the word Pravda, to its complex semantic range, and to the history of this concept in its uses, effects, and multiple and interdependent meanings: philosophical, theological, juridical, and political. The study is contextualised in the frame of the experience of the Vocabulaire Européen des philosophies. Dictionnaires des intradui-sibles, of which Pravda represent an exemplar term.
Le cento tempere delle Rime di viaggio per la terra di-pinta di Alfonso Gatto
Alfonso Gatto made his intimate pictorial ambition public for the first time in 1943 in Milan with his personal exhibition at the Galleria dell’Annunciata. After twenty-six years, once more in Milan, at the Galleria del Naviglio, the poet exhibited a collection of one hundred paintings, all produced with the intention to give life to a work that would bring together words and images. We can find a poetic track of this project in the volume Rime di viaggio per la terra dipinta, which was published without its iconographic counterpart by the will of the publisher. The finding of a photographic archive related to the original paintings allowed to match the poetic compositions with their figurative sources and to reach a more complete overall reading of the whole artistic project. Alfonso Gatto, con la personale del 1943 a Milano negli spazi della Galleria dell’Annunciata, rende pubblica, per la prima volta, la sua intima aspirazione pittorica. Ventisei anni dopo, nuovamente a Milano, nei locali della Galleria del Naviglio, il poeta espone un corpus di cento pitture, nate dall’intento di dar vita ad un’opera che fosse contestualmente d’immagine e di parola. Di essa resta l’esclusiva traccia poetica nel volume Rime di viaggio per la terra dipinta, pubblicato per volontà editoriale senza corredo iconografico. Il ritrovamento di un fondo fotografico correlato alle originarie pitture ha permesso di restituire al componimento poetico la sua fonte figurativa ed approdare ad una lettura d’insieme dell’intera operazione artistica
Компаративистика и/или поэтика Игоря Шайтанова
Рецензируется книга Игоря Шайтанова Компаративистика и/или поэтика. Английские сюжеты глазами исторической поэтики. Москва: РГГУ, 2010.Review of Šajtanov, Igor’. Komparativistika i/ili poètika. Anglijskie sjužety glazami istoričeskoj poètiki. Moskva: RGGU, 2010. Print.Recensiamo il libro di Igor’ Šajtanov Komparativistika i/ili poètika. Anglijskie sjužety glazami istoričeskoj poètiki [Comparatistica e/o poetica. Intrecci inglesi agli occhi della poetica storica]. Moskva: RGGU, 2010
Maurizio Balistreri, Etica e romanzi. Paradigmi del soggetto morale.
Review of Balistreri, Maurizio. Etica e romanzi. Paradigmi del soggetto morale. Firenze: Le Lettere, 2010. Print
Breve fenomenologia del lettore ai confini del nonsense (o Il lettore provocato)
In questo articolo esaminiamo alcuni generi letterari che sono stati spesso accostati al nonsense letterario. In particolare prendiamo in considerazione il ruolo del lettore all’interno di questi testi e ne proponiamo una sorta di fenomenologia. Invitiamo, infine, a riflettere su come considerare la dimensione del lettore all’interno di un genere letterario possa condurre a risultati rilevanti circa la definizione del genere stesso.In this article we analyse some literary genres that have been often compared to the literary nonsense. We will particularly consider the role of the reader within these categories of texts and we will provide a sort of phenomenology of readers. Finally, we will invite to reflect upon how analysing the sphere of the reader within a literary genre can lead to relevant remarks concerning the definition of the genre itself
«A/traverso» la transizione. Le pratiche culturali del movimento del ’77 e il paradigma artistico
Il cosiddetto movimento del ’77, già negli anni della sua emersione ricondotto alle esperienze delle avanguardie artistiche del primo Novecento, riconfigurò i dispositivi di produzione-fruizione della cultura producendo un capovolgimento – orientato verso l’autorappresentazione politica dell’emergente proletariato giovanile – delle tradizionali categorie e mediazioni sociali ancora agenti nella società fordista.In this paper, the author presents a detailed scenario of artistic and political movements characterising visual culture since 1968, focusing in particular on the Milanese area. The analysis dwells upon a series of progressive and stimulating events that attempted to overturn the artistic cultures of that time through the rise of groups and collectives. This turmoil would find a fertile soil until 1977-1978. According to the author, this biennium corresponded with a gradual re-birth of autonomous artists and of ‘new groups’
Paolo Giovannetti, Il racconto. Letteratura, cinema, televisione
Review of Giovannetti, Paolo. Il racconto. Letteratura, cinema, televisione. Roma: Carocci, 2012. Print
Introduzione
Seen from today, the Seventies seem inscribed in a paradox. On the one hand, they don‘t pose problems of periodization, being unanimously identified with the span of years between 1968 and 1980, with an almost perfectly overlapping chronology in Europe and the U.S. On the other hand, however, the temporal frame marking out the decade as different from what came before (the Sixties) and after (the Eighties) does not coincide to any conceptual closure. Instead, the safe chronological enclosure is disrupted by the con-ceptual field of forces, play of ideas, social tensions that did define the experience of the Seventies but were not contained, resolved or exhausted within its temporal frame. This special section of Enthymema presents a first, tentative reconnaissance of what has re-mained that decade in contemporary poetics and theoretical discourse