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Gadda filólogo expresionista, el dialecto y la traducción
Se propone una reflexión sobre la escritura del escritor italiano Carlo Emilio Gadda a través de la forma en que el autor incorpora a sus textos las expresiones del dialecto milanés. Asimismo, se delinea el camino que hemos elegido para llevar a cabo una posible traducción al castellano de esos nudos dialectales. Concretamente, se hará referencia al relato San Giorgio in casa Brocchi y al último de los Disegni milanesi que componen L’Adalgisa y al que la obra debe su título
Frankenstein Rather Than Faust? The Decline of Limit-Surpassing Forces
Giovanni Bottiroli’s article “Frankenstein Rather Than Faust?” aims to problematize and investigate further the challenge to the notion of «rigid identity» proposed by extant scholarship. In order to do so, Bottiroli dismantles a univocal understanding of «identity», bringing to light the polysemy and porosity intrinsic to this term. In order to do so, the author discusses here different modes of identity, concentrating on two in particular: coincidence and non-coincidence with oneself. Taking this distinction as his point of departure, Bottiroli applies these interpretative frameworks to two of the most significant figures of Western imagination, Frankenstein and Faust
Dentro e fuori il testo Appunti sulle Tesi di Praga
Sull’aporia che emerge dalle Tesi di Praga fra approccio intrinseco e approccio estrinseco ai fatti linguistici e letterari. Sul significato del primo e del secondo nella critica e nella teoria letteraria del Novecento e del presente. On the aporia emerging from the Prague Theses between intrinsic approach and extrinsic approach to the linguistic and literary facts. On the meaning of both approaches in literary criticism and literary theory of the twentieth century and of the present
La ragion d\u27essere della rima fra retorica e figuralità
AbstractQual è il senso del ricorso alla rima in poesia? Qual è la sua funzione generale, la sua ragion d’essere? Scopo dell’articolo è proporre una soluzione a questa domanda ancora senza risposta, colmando una grave lacuna negli studi di metrica e teoria letteraria. Rilevata l’insufficienza, in tal senso, non solo delle funzioni comunemente attribuite alla rima, ma anche di una spiegazione storica più seria (la rima come compenso al livello troppo basso di artificialità del sistema metrico accentuativo rispetto a quello classico), la risposta è individuata analizzando, a livello teorico, il processo di pensiero innescato dalla rima. Costringendo il poeta ad inserire una parola in genere poco pertinente al contesto, la rima richiede di rendere pertinente quella parola attraverso uno slittamento del discorso verso il metaforico, verso l’immagine lontana, analogica, ricercata, sfruttando tutte le risorse del parlar figurato. Questo suo meccanismo fondamentale (cui si dà qui il nome di «funzione figurale») fornisce una spiegazione davvero generale dell’artificio formale della rima nel connetterlo direttamente alla natura profonda dell’atto creativo e alla dimensione analogica e metaforica che è l’essenza stessa del linguaggio poetico.What is the meaning of the use of rhyme in poetry? What is its general function, its raison d’être? The aim of this paper is to propose a solution to this unanswered question, filling a remarkable gap in the studies in metrics and literary theory. Detected the failure, in this sense, not only of the functions commonly attributed to rhyme, but also of a more serious historical explanation (rhyme as compensation to the low level of artificiality of the accentual metric system compared to the classic), the answer is found through the theoretical analysis of the thought process triggered by rhyme. Forcing the poet to use a word often scarcely relevant to the context, rhyme requires to make it relevant through a shift to the symbolic language, towards a remote, metaphorical, sophisticated imagery, by means of all resources of figurative speech. This essential process (called here «figural function») provides a very general explanation of the device of rhyme, linking it directly to the depth of the creative act and to the analogical and metaphorical dimension where the essence of poetic language lies
“Sei personaggi in cerca d’autore”: il punto di vista ontologico
Che cos’è un personaggio? Una costruzione mentale, una creatura di carta, un insieme di tratti semantici? In quest’articolo, con riferimento a una delle più affascinanti opere di Pirandello, i personaggi vengono intesi come modi d’essere. Il loro statuto ontologico viene perciò indagato a partire dalle categorie modali classiche, la possibilità, la realtà effettuale, la necessità, nella versione elaborata da Charles Sanders Peirce. Nei “Sei personaggi in cerca d’autore” domina il paradosso. Alcuni personaggi che sono stati rifiutati dall’autore, e che dovrebbero appartenere alla dimensione della pura possibilità, irrompono sulla scena: esteriormente, sono indistinguibili dagli attori, cioè da individui “reali” (la Secondità, nel linguaggio di Peirce). Tutto procede così sul filo dell’equivoco ontologico. In questa battaglia per l’esistenza, la possibilità (la Firstness) viene sconfitta e costretta a retrocedere: ma dopo aver lasciato una traccia indelebile, grazie alla necessità (Thirdness) creata dall’arte. What is a character? Is it a mental construction, a creature made of paper, a set of semantic traits? In this article, with reference to one of Pirandello’s most fascinating works, the characters are considered in terms of modes of being. Their ontological status is therefore investigated starting from the classical modal categories, which are possibility, actuality and necessity, according to the version elaborated by Charles Sanders Peirce. In “Six Characters in Search of an Author” the paradox prevails. Some characters that have been rejected by the author, and that should belong to the dimension of pure possibility, burst onto the scene: outwardly, they are indistinguishable from the actors, which means, from “real” individuals (Secondness, in the language used by Peirce). Everything proceeds along the thread of this ontological misunderstanding. In this battle for existence, the possibility (Firstness) is defeated and forced to retreat, but only after leaving an indelible trace, thanks to the necessity (Thirdness) created by art
Estetica e ideologia: la poesia in dialetto nelle antologie italiane (1920-2005). Primi appunti
Questo contributo intende indagare le forme e i tempi dell’ingresso della poesia in dialetto nel canone storiografico nazionale. Tale verifica avverrà attraverso l’analisi delle più importanti antologie poetiche italiane pubblicate nel segmento diacronico che va dal 1920 al 2005. Non pare casuale che nel momento in cui l’unità nazionale è ancora incerta non ci sia spazio per la poesia in dialetto nelle antologie. In questa direzione le questioni che saranno sottoposte al vaglio sono l’esclusione/inclusione di poeti di indiscutibile valore estetico dalle antologie a loro contemporanee, le possibili ragioni politiche di tale processo di esclusione e le non meno rilevanti ragioni estetiche
Finzione, realtà, esperienza. La filosofia della letteratura secondo Franco Brioschi
La teoria letteraria di Franco Brioschi rivela un aspetto particolarmente interessante, quando esplora la semantica della finzione: contro una tendenza che assume gli enti finzionali come intensioni privi di referente, Brioschi oppone una filosofia della letteratura che sposta l’attenzione sulla responsabilità degli atti del lettore, sulla dimensione esteticamente rilevante della relazione con il testo, sulla componente pragmatica dell’interpretazione.Franco Brioschi’s literary theory suggests particularly interesting theses about semantics of fictional discourse: against a critical fashion that considers fictional entities as intensions without referent, Brioschi highlights the importance of a pragmatic interpretation, proposing a philosophy of literature that focuses on the responsibility of the reader’s acts and on the aesthetic relationship between reader and text
Natura o cultura? L’antropologia della letteratura tra Wolfgang Iser e Darwinismo letterario
La ricerca iseriana di un’antropologia della letteratura cerca di innestare la riflessione sulla narrazione in un campo multidisciplinare molto più ampio del tradizionale settore della critica. Concentrandosi sui concetti di fiction e di fictionalizing, di finzione e del finzionalizzare, Iser prova a mostrare il carattere strumentale della letteratura, intesa quale dispositivo universale d’interpretazione e di creazione di significato.Non c\u27è dubbio che l’idea iseriana della letteratura come grimaldello esperienziale abbia trovato terreno fertile negli Stati Uniti, seppur in maniera indiretta e probabilmente solo coincidenziale. Qui, infatti, grazie soprattutto a Joseph Carroll, è nato e si è diffuso il cosiddetto Literary Darwinism che, come Iser, ritiene che la letteratura – e quindi la finzione – sia un tratto radicalmente caratteristico dell’essere umano. Altrettanto chiaro però è che le assonanze tra le due visioni finiscono qui, almeno nella misura in cui è possibile riscontrare una prima divergenza sul modo in cui esse intendono il termine “finzione”: mentre per Iser, infatti, la finzione è limitata esclusivamente all’ambito letterario, per i darwinisti letterari il termine arriva a includere un macrocosmo di fenomeni – tra i quali, ad esempio, il sogno e le finzioni del “quotidiano”, due realtà che Iser, viceversa, esclude dal regno finzionale.Ora, è innanzitutto su questo punto di divergenza che il presente contributo intende riflettere, sforzandosi, in primo luogo, di mettere in evidenza le diverse accezioni che i concetti di finzione e finzionalizzazione assumono nelle visioni prese in considerazione. Ma non solo. A differenziare le due prospettive, infatti, c\u27è soprattutto la diversa ambizione che le caratterizza. All’atteggiamento spregiudicato dei darwinisti letterari, pronti ad affermare l’origine evolutiva dello storytelling e quindi più tesi verso un’antropologia evoluzionistica, si contrappone il carattere strettamente culturale dell’elemento antropologico ricercato da Iser. In questo senso, pur nella consapevolezza della comune condivisione dell’ideale di un’antropologia della letteratura, si cercherà di mostrare, in seconda battuta, la radicale diversità in cui tale ideale si colloca. Così, pur nella convinzione che sia corretto vedere le tesi del darwinismo letterario come un ampiamento e un potenziamento di quelle iseriane – se si vuole una loro potenziale evoluzione – il presente contributo proverà a indicare alcuni limiti della posizione evoluzionista mostrando come, almeno per il momento, la bilancia della riflessione sulla narrazione penda decisamente a favore di una prospettiva antropologica più cautamente culturale
"Effetto canone": introduzione
Introduzione alla sezione che raccoglie gli atti del convegno internazionale “Effetto Canone. La forma ‘Antologia’ nella letteratura italiana contemporanea”, tenutosi presso l’Università IULM di Milano il 13 giugno 2016, in collaborazione con l’Università KU Leuven e organizzato da Paolo Giovannetti e Carmen Van den Bergh
L\u27Oriente e il family novel necessario
Le particolari condizioni in cui il Self si è costituito nelle società orientali - con una prevalenza per orientamenti interpersonali e visioni olistiche del contesto storico-ambientale - hanno radicato nella letteratura cinese, giapponese e sudcoreana il modello del family novel come un fondamento strutturale, mentre in Occidente esso ha costituito una ricorrenza relativamente rara. Mentre nelle letterature nordamericane e europee il format familiare ha svolto compiti di manutenzione simbolica delle relazioni dell\u27individuo con la società, in Oriente a opinione di Richard E. Nisbett il family novel è un Iper-individuo, la condizione necessaria per le narrazioni finzionali e per le life narratives individuali, come dimostrano i casi di Murakami Haruki, Su Tong e Mo Yan. The specific conditions in which the Self has established itself in Eastern societies – namely the prevalence for interpersonal orientations and holistic views of the historical-environmental context – have established the family novel model as a structural foundation in the Chinese, Japanese, and South Korean literature. On the contrary, in the West the same pattern has been a relatively rare occurrence. While in North American and European literatures, the family format has carried out symbolic maintenance tasks about the relationships between individuals and society, in the East, according to Richard E. Nisbett, the family novel is a hyper-individual, the necessary condition for fictional narratives and for individual life narratives, as evidenced by the cases of Murakami Haruki, Su Tong and Mo Yan