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Iser, Lacan e l\u27ermeneutica del testo letterario come riempimento degli spazi bianchi Un\u27applicazione in Tommaso Landolfi e Georges Perec
In L\u27atto della lettura, Wolfgang Iser parlando del rapporto tra un testo e il suo lettore, scrive che questa interazione assume una natura «reciprocamente limitativa e amplificante tra l’esplicito e l’implicito, tra rivelazione e nascondimento». In questi spazi vuoti, per cui Iser usa il termine «blanks», si creano «asimmetrie» che diventano i luoghi dell\u27interpretazione. Il lettore è quindi chiamato ad interpretare un ruolo ermeneutico attivo, perché lo spazio bianco si trasforma in un luogo di riserva di senso e permette le aperture in cui si introducono le trasformazioni da lui operate. Lo spazio bianco quindi, da luogo di silenzio, si trasforma in un invito all\u27interpretazione attraverso il non-detto che suggerisce, come scrive Banon in La lettura infinita.Una simile visione del ruolo del lettore è assai contigua alla riflessione lacaniana sulle differenze tra la parola piena e la parola vuota. Secondo Lacan la parola piena è quella in grado di risolvere le formazioni dell\u27inconscio, quella che «presuppone il riconoscimento di colui al quale è rivolta. È ciò che è – ossia una parola che lega, che unisce – soltanto quando è data a un altro, che non sono io». Il cuore dell\u27analisi per Lacan sta proprio qui, nel riconoscimento di una alterità connaturata alla parola. Il tu è allora fondamentale per la parola piena, il tu e l\u27io sono necessariamente legati in quanto il secondo istituisce il suo valore solo investendo il primo della capacità di rispondere. Solo la parola piena quindi sarà, per Lacan, possibile portatrice di una vera soddisfazione del soggetto. In tale ottica diventa allora interessante indagare le forme che le parole di un\u27opera assumono, per valutare quanto la parola scritta ricalchi o meno la parola piena, anche nel suo rapporto con il fruitore diretto, il lettore, che assume un ruolo che, forzando i termini del paragone, potremmo definire quasi di psicoanalista, in quanto si mette nella posizione di ascoltatore e interprete della parola. E così come per lo psicoanalista, la sua funzione sarà quella di riempire i blanks, gli spazi bianchi di cui parla Wolfgang Iser, alla ricerca dell\u27interpretazione. In alcuni casi, lo stesso atto della scrittura sarà un tentativo di far assumere alla parola quella intersoggettività che la rende piena, in altre invece spetterà al lettore-psicoanalista lo sforzo di riempire di significato i blanks, gli spazi vuoti della parola perché, come suggerisce Roland Barthes, «tutta la moneta logica è negli interstizi». Così diviene interessante l\u27utilizzo di una teoria critica che, attraverso gli strumenti della psicoanalisi lacaniana e dei paradigmi di Iser, tenti un\u27analisi comparata dei diari di Tommaso Landolfi e del romanzo pseudo-autobiografico W ou le souvenir d\u27enfance di Georges Perec. In queste due opere infatti i confini tra i ruoli di autore, personaggio e lettore sono molto sfumati e la scrittura è scissa in due parti: una più immediatamente indagabile, l\u27altra invece tentativo di narrare il bianco che accompagna la memoria e la scrittura e che, attraverso questo metodo, il critico può tentare di riempire
The Algorithmic Narrator
La promessa di Facebook è renderci autori e lettori delle nostre stesse storie, ma in realtà il social network di Mark Zuckerberg costruisce una catena di montaggio della “narrazione narrabile” che imprigiona vite, biografie e racconti possibili. Processando i metadati, i comportamenti e le interazioni di miliardi di utenti all’interno del giardino chiuso della piattaforma, l’algoritmo si impone come un narratore onnisciente e totalitario, una macchina di storytelling predittivo a beneficio degli unici lettori che contano davvero: gli inserzionisti pubblicitari.Sulla scorta di riflessioni provenienti, tra gli altri, da Christian Salmon, Stefano Calabrese, James Gottschall, Raul Mordenti, Marie-Laure Ryan, e sulla base della visibile concentrazione nei media digitali del doppio ruolo di fornitori di contenuti e fornitori di infrastrutture di distribuzione, il contributo sostiene che la dittatura narrativa di Facebook cancella la promessa del Web come spazio di narrazioni aperto, collaborativo e partecipato dal basso.Ciò che resta dell’ipertesto è una “rete televisiva”, una piattaforma di broadcasting che privilegia oralità, video e slideshow in modo che con le loro performance dai palchi di TED e YouTube i guru dell’epica digitale e dell’innovazione possano affermarsi come le vere pop star di questa epoca neoliberista.Facebook promises to make us readers and authors of our own stories, but in fact, Mark Zucerkberg’s social network has created a production line of narratable narration that imprisons lives, biographies, and possible tales. Processing the metadata, behaviors and interactions of billions of users within the platform’s walled garden, the algorithm imposes itself as an omniscient and totalitarian narrator, a predictive storytelling machine that benefits the only readers that truly count: advertisers.In light of reflections (among others) from Christian Salmon, James Gottschall, Raul Mordenti, and Marie-Laure Ryan, and based on the visible concentration in new media of the dual role of content providers and providers of distribution infrastructures (1), in this paper I will argue that Facebook’s narrative dictatorship overrides the Web as a space for open, collaborative and ground-up participatory narration. All that remains of the original hypertextual architecture is a television network, a broadcasting platform that favors orality, video and slideshows in such a way that gurus of innovation and the digital world become the new pop stars of our neoliberal era through Ted stages and YouTube videos
Note su un\u27erotica narrativa attraverso Iser e Girard
Wolfgang Iser ha sostenuto la necessità di abbandonare l’ermeneutica per abbracciare un’erotica dell’arte. Liberandosi dell’ontologia del significato, bisognerà interrogarsi sui fenomeni messi in atto dall’incontro tra testo e lettore, incontro di due indeterminatezze che è trattato con un vocabolario dell’intersoggettività. Quello descritto da Iser è un dispositivo di desiderio che attiva una riconfigurazione dell’identità in forza di una mediazione narrativa, dispositivo che in questo contributo si propone d’integrare con la teoria del desiderio mimetico di René Girard. La teoria girardiana può essere letta alla luce dei risvolti estetici della rivalità mimetica, che conducono l’essere umano a porsi sulla scena del mondo come agente creativo, proprio in quanto necessitante del riflesso di un’alterità in risposta a un’esigenza di completezza. La lettura incrociata di questi due autori potrà mostrare un’altra via della mimesi, da intendersi né come rappresentazione né come tendenza all’imitazione, ma come strategia di soggettivazione estetica. Wolfgang Iser argues in favour of disavowing hermeneutics for embracing an erotic of art. Phenomena involved in the encounter between the text and the reader – that is a dialogue between two indeterminacies falling within an intersubjective semantics – should be investigated, by rejecting the ontology of meaning. Iser describes a ‘dispositive’ of desire that brings about a redrawing of the identity by means of a narrative mediation. The paper aims to integrate this dispositive with Girard’s mimetic theory. Girard’s theory of desire may be restated by taking into account the esthetical implications of mimetic rivalry. The ontological lack of the subject and his demand for completeness through the assimilation of the other make the human subject a creative agent. A cross-reading of the two theorists’ contributions will reveal an alternative way to conceive mimesis. It will be described neither as representation nor as imitation, but rather as a strategy of esthetical subjectivation.
Antologizzare il proprio passato. Macrostrutture liriche e temporalità del lutto
Psychoanalytic Nachträglichkeit appears to be the temporality that structures the canzonieri in morte, that is to say, collections of poems devoted to the poet’s dead beloved. In fact, a similar process of (self)-interpretation that is both retrospective and progressive at the same time can be found much earlier in European poetry. The article starts from certain theoretical reflections and an overview of the two fundamental models provided by Dante’s Vita Nova and Petrarch’s Canzoniere in order to focus on some poems from two contemporary Italian canzonieri in morte: Eugenio Montale’s Xenia (in Satura, 1971) e Milo De Angelis’ Tema dell’addio (2005). The intent is to show how the complex temporality that Freud named Nachträglichkeit can perform different essential functions: to organize the lyric macro-text; to construct a new meaning for poems previously composed; to reconsider the poet’s own personal and poetic past; and to contribute to the creation of a new author. Certain features delineated in the canzonieri will finally lead to reflect upon the ‘self-anthology’ as a form, that is to say, an anthology of the poet’s work selected and organized by the poet him/herself
Il ruolo del paradosso nel gioco e nel comico: una lettu-ra del racconto “Il falso autostop” di Milan Kundera
In questo articolo vogliamo esporre gli studi che hanno riconosciuto al paradosso un ruolo centrale non soltanto nel discorso comico ma anche nella comunicazione umana più in generale, confrontandoli con la nostra tesi sull’“assurdo comico”. Nella nostra prospettiva l\u27essenza della comicità è paradossale dal momento che essa rappresenta l\u27intreccio insolubile fra due domini modali che le logiche disgiuntive e la nostra comune idea della “realtà quotidiana” mantengono nettamente distinti: l\u27impossibile e l\u27effettuale. Alla parte teorica, dedicata alle teorie di Gregory Bateson e di William F. Fry, che elaborano in maniera originale l’intreccio fra i concetti di gioco, paradosso e finizione, seguirà l’analisi del racconto “Il falso autosop” di Milan Kundera, che mostra i limiti delle loro teorie e un’opportunità di arricchimento per mezzo del concetto di “assurdo comico”
Controcanto epico. Vie del romanzo di famiglia tra postmoderno e ipermoderno
Attraverso l’analisi di due recenti romanzi (Il Romanzo della Nazione di Maurizio Maggiani, 2015 e Here I am di Jonathan Safran Foer, 2017), il contributo si propone di istituire un dialogo teorico fra due distinte categorie formali (il “modo” epico e il “genere “del romanzo di famiglia). È possibile, nell’epoca “ipermoderna” in cui viviamo, configurare una narrazione nazionale, mettendo in scena per via allegorica una soggettività collettiva, attraverso un genere così privato e catafratto, per definizione posto al di qua della Storia? Che specie di canto (o di controcanto) sortisce da un innesto in apparenza così incongruo? Through the analysis of two recent novels (Il Romanzo della Nazione by Maurizio Maggiani, 2015, and Here I am by Jonathan Safran Foer, 2017), this paper aims to establish a theoretical dialogue between two different formal categories (the epic mode and the family novel genre). In the “hypermodern” era we live in today, is it possible to build a national narrative, representing allegorically a collective subjectivity, through a genre which is so private and confined, put before history by definition? What kind of ‘melody’ (and ‘countermelody’) results from such an apparently incongruous graft
“Praga crocevia fra cultura slava, tedesca, ebraica”. Presentazione
Presentazione della sezione "Praga Crocevia fra cultura slava, tedesca, ebraica (1918-1939)"Questa pubblicazione è il risultato di un progetto di ricerca finanziato dai Fondi di Ateneo di ricerca locale 2015 dell\u27Università del Piemonte Orientale
Creativity and Autism Spectrum Conditions: a Hypothesis on Lewis Carroll
The hypothesis formulated by Simon Baron-Cohen and his collaborators on the onset of autistic syndromes and their link with an excess of the so-called S brain is reflected in the work of Lewis Carroll, a formal logic and mathematics professor deeply inclined to visual and spatial descriptions, interested in affordances and systemic circuits, and devoid of empathic tendencies in creating his characters. In the future, this finding may serve as a test for predicting autism spectrum disorders and support the elaboration of narrative artefact for therapeutic purposes in relation to people with autism
Formato antologia e formato libro. Sui modi di presentazione della poesia nel Novecento
Il saggio di propone di discutere il ruolo dell’antologia poetica nel Novecento mettendolo in rapporto con quello assolto, nel medesimo contesto, dal libro di poesia. Si tratta in effetti di due dispositivi chiave di trasmissione e fruizione del poetico (di formati, prima che di forme) da sempre attivi nella Tradizione, ma che proprio con l’ingresso in una fase di modernità avanzata vanno incontro ad un destino di profonda ridefinizione funzionale, nel quadro di quella che assume i contorni di una trasformazione sistemica dei modi di presenza della poesia nel nuovo sistema letterario novecentesco. Quella che si attiva fra questi due formati è una complessa dialettica di interdipendenza e tensione, serrata coimplicazione funzionale e latente opposizione ideale: sullo sfondo della quale prendono tanto maggior spicco gli interrogativi sulle funzioni, sugli usi, sugli effetti delle tante e tanto diverse forme di antologia poetica (oltre che di libro di poesia) praticate nella nostra modernità novecentesca e duemillesca.This essay proposes to discuss the role of the “poetic anthology” during the twentieth century by putting it in relation to the “book of poetry”, who has obtained in the same context a consolidated role. These are is in fact two key devices when it comes to transmission and fruition of poetics (poetics of formats above poetics of forms) that have always been active in Tradition, but they are, right with the introduction in an advanced phase of modernity, in the midst of a deep functional redefinition. This redefinition is embedded in a context that can be considered as a systemic transformation where poetry is present in different ways in the new literary system of the twentieth century. Between these two formats runs a complex dialectics of interdependence and tension, a tight functional co-implication and a latent ideal opposition: on the background of which even more questions are raised due to the interplay of functions, the uses, the effects of so many different forms of poetic anthologies (as well as poetry books) practiced in our twentieth and twenty-first century