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Apologia dell’addomesticamento nella traduzione di teatro politico: "Sotto paga! Non si paga!", di Dario Fo
Nel bivio tra domestication e foreignization è in corso un processo in cui la seconda strada prende sempre di più il sopravvento. Contro questa linea di tendenza, vengono qui sviluppate alcune argomentazioni favorevoli alla domestication in traduzione teatrale. Più specificamente, si prende Sotto paga! Non si paga!, di Dario Fo, a campione di una tipologia testuale ben precisa: quella delle opere contraddistinte, da una parte, da una forte intenzionalità politica e, dall’altra, da un notevole numero di riferimenti culturali esclusivi della cultura di partenza italiana. Al di là delle particolarità del sottogenere politico vengono comunque addotti, a difesa della modalità addomesticante, anche alcuni tratti definitori di tutto il macrogenere drammatico, tra cui l’immediatezza sia temporale che spaziale. In the conflict between domestication and foreignization as approaches to a translation we have been witnessinga process in which the latter is increasingly gaining strength. In opposition to this tendency, this article presents arguments favouring domestication when translating theatre plays. In particular it concentrates on Dario Fo’s Can’t Pay? Won’t Pay!as an example of a specific text type: plays in which there is a strong political intent and in which there are a number of cultural references, both social and political, that are exclusive to the source culture of the work under scrutiny, in this case Italian. Going beyond the particularities of the political subgenre, some defining features of the entire dramatic macro-genre, including temporal and spatial immediacy, are also used in defence of domestication
Imagologia del personaggio, ovvero: possibili incontri tra teoria narratologica e studi imagologici
Il saggio della comparatista e germanista tedesca Ruth Florack, “Ethnic Stereotypes as Elements of Character Formation” (2010) rappresenta un interessante punto di partenza per riflettere nuovamente, e diversamente, su una delle questioni narratologiche (oltre che retoriche) più longeve e affascinanti, qual è il Personaggio. A differenza degli approcci narratologici più classici, in questo caso ci si focalizza su una questione già centrale per aree di studio quali l’imagologia, gli studi culturali e gli studi postcoloniali. Si tratta della caratterizzazione del Personaggio attraverso degli stereotipi etnici, nazionali e culturali, oltre che tramite delle strutture imagotipiche di più lunga durata, nelle quali le categorie dell’origine e dell’appartenenza etnico-culturale vengono configurate e col tempo modificate. Se fino all’inizio del XX secolo i ‘caratteri nazionali’ erano stati considerati alla pari di categorie neutrali della descrizione, nel corso della seconda metà del XX tale nozione essenzialistica è stata definitivamente messa in discussione. Ciò non significa, tuttavia, che all’interno di testi narrativi contemporanei non si perpetuino elementi di origine extra-testuale quali gli stereotipi etnici, o, viceversa, che la caratterizzazione e l’agire di singoli personaggi letterari non siano improntati sull’esigenza, nello stesso storyworld, di prendere le distanze da simili stereotipi. Anzi, tali elementi dell’immaginario collettivo vengono, come scrive Ruth Florack, «diffusi e codificati dalla letteratura e dagli altri media, e continuano a venir codificati» all’interno di questi stessi linguaggi, proprio in base al loro statuto (in senso ampio) comunicativo. E dunque, considerando che nel nostro presente – e nonostante le tragedie collettive di cui è stato testimone il XX secolo – è ancora possibile parlare di una vera e propria “epidemia dell’immaginario” (Žižek 1997) in cui l’uso di stereotipi etnici troneggia nella comunicazione dei mass media e della comunicazione politica, è bene che la ricerca letteraria si focalizzi sulla capacità della letteratura di produrre scarti e di prendere le distanze dalle idee dominanti sull’Altro. È bene mettere a punto, affinandone gli strumenti metodologici, una “imagologia del Personaggio” che metta in luce le problematiche dell’appartenenza legate alla dialettica tra etero- e auto immagini, nonché le narrazioni in grado di tematizzare l’ibridazione identitaria, e che riescano a creare, sul piano estetico ma anche etico, un quadro dinamico e (auto)critico. The essay of the German Comparatist and Germanist Ruth Florack, "Ethnic Stereotypes as Elements of Character Formation" (2010) represents an interesting starting point to reflect again, and differently, on one of the most long-lived and fascinating narratological (as well as rhetorical) issues as it is the Character. Unlike the more classic narratological approaches, in this case we will focus on a question that is central in areas of research such as imagology, cultural studies and postcolonial studies: the delineation of the Character through ethnic, national and cultural stereotypes, as well as through longer-lasting imagotypic structures, in which the categories of origin and ethnic or cultural belonging are configured and modified over time. While until the beginning of the twentieth century ‘national characters’ were considered such as neutral categories of description, during the second half of the twentieth century this essentialist concept has been definitively called into question. This does not mean, however, that contemporary narrative texts may not perpetuate elements of extra-textual origin such as ethnic stereotypes, or, vice versa, that the narrativisation of literary characters in the storyworld may not be based on the need to take distance from these stereotypes. Indeed, according to Florack, these elements of the collective imagination «have, by literature and other media, been spread and codified, and are still being codified», within these media, precisely on the basis of their (broadly speaking) communicative status. So, considering that in our present time - and despite the collective tragedies witnessed during the twentieth century - it is still possible to speak of a real "epidemic of the imaginary" (Žižek) in which the use of ethnic stereotypes dominates the mass mediatic and political communication, literary research should focus on the ability of literature to produce gaps and to distance itself from the dominant ideas about the Other. It therefore appears necessary to develop, refining the methodological tools, an "imagology of the Character" that highlights the problems of belonging linked to the dialectic between hetero- and self-images, as well as the narratives engaged in themes related with identity hybridization: narratives that are able to create, aesthetically but also ethically, a dynamic and (self)critical framework
Recensione a La lente di Svevo di Giuseppe Pontiggia, a cura di Daniela Marcheschi
Recensione di Pontiggia, Giuseppe. La lente di Svevo, a cura Daniela Marcheschi, EDB, 2017.Review of Pontiggia, Giuseppe. La lente di Svevo, edited by Daniela Marcheschi, EDB, 2017.
Stefano Calabrese, Storie di vita. Come gli individui si raccontano nel mondo
Recensione di Calabrese, Stefano. Storie di vita. Come gli individui si raccontano nel mondo. Milano: Mimesis, 2018. Stampa.Review of Calabrese, Stefano. Storie di vita. Come gli individui si raccontano nel mondo. Milano: Mimesis, 2018. Print
Due recenti traduzioni italiane di Ivan Sollertinskij
Recensione di Sollertinskij, I.I. Musica e letteratura
al tempo dell’Unione Sovietica. Saggi. Eds. S. Manzoni. Lucca: Libreria Musicale Italiana, 2016; Sollertinskij, I.I. Berlioz. Eds. S. Manzoni e S. Nicoli. Lucca: Libreria Musicale Italiana, 2017.Review of Sollertinskij, I.I. Musica e letteratura
al tempo dell’Unione Sovietica. Saggi. Eds. S. Manzoni. Lucca: Libreria Musicale Italiana, 2016; Sollertinskij, I.I. Berlioz. Eds. S. Manzoni e S. Nicoli. Lucca: Libreria Musicale Italiana, 2017
Conference Review: The Interpretation of Nizami’s Cultural Heritage in the Modern Period
Review of the conference "The Interpretation of Nizami’s Cultural Heritage in the Modern Period" organized by the Nizami Ganjavi International Centre and Azerbaijan Comparative Literature Association. Baku, Azerbaijan, 13-14th March 2018
Teorie della narrazione a confronto. Presentazione
Una sintetica contestualizzazione teorica degli interventi presentati al seminario “Teorie della narrazione a confronto” tenutosi all’Università Sapienza di Roma il 14 e 15 febbraio 2018.In this presentation, the readers will find a short theoretical contextualization of the interventions read on the occasion of the seminar “Teorie della narrazione a confronto”, held at Sapienza University of Rome on 14th and 15th February 2018
Natalia, Elsa e gli spinaci. Il contributo di Lessico famigliare alla teoria letteraria
Lessico famigliare (1963) non è solo la sanzione di una scoperta sociolinguistica (l’idioletto familiare): è anche un involontario, anticipatorio contributo all’idea di letteratura come «discorso di ri-uso» (Wiedergebrauchsrede), proposta nel decennio seguente da Franco Brioschi. Natalia Ginzburg illustra infatti con chiarezza come un enunciato, svincolandosi dal contesto di partenza, possa allentare il nesso con il proprio significato letterale e funzionare come dispositivo di riconoscimento reciproco all’interno di una data comunità di parlanti. Mezzo privilegiato di tale metamorfosi è la ripetizione, che rende ‘speciale’ un determinato discorso, predisponendolo a caricarsi di valori supplementari: come avviene, appunto, con il linguaggio poetico.Natalia Ginzburg’s Family Sayings(1963) represents not only a sociolinguistic discovery (the broad notion of «lessico famigliare»), but also an unintentional anticipation of the idea of literature as «re-use discourse» (Wiedergebrauchsrede), which Franco Brioschi developed some years later. Ginzburg clearly shows how an utterance can become more and more independent from its original enunciation context and break free from its own literal meaning, also working as a device of mutual recognition within a speaking community. The primary medium to achieve this metamorphosis is repetition, which can make a certain discourse ‘special’ and apt to convey additional values – as it happens in the case of poetic language
La teoria del romanzo di Jean Pouillon
In Tempo e romanzo (1946), Pouillon sviluppa una originale teoria del romanzo pre-strutturalistica basata su esistenzialismo, psicologia e antropologia. Secondo questa teoria, il romanzo è l’unica forma di conoscenza capace di una comprensione veritiera della coscienza umana nello specifico dell’esperienza del tempo data all’umanità: la contingenza. Questo articolo è il primo studio italiano integralmente dedicato a questo intellettuale. In Temps et roman (1946), Pouillon develops an original pre-structuralistic theory of the novel based on existentialism, psychology and anthropology. According to this theory, the novel is the only form of knowledge capable of a faithful comprehension of human consciousness in the specific experience of time given to mankind: contingency. This paper is the first Italian study completely devoted to this intellectual
Franz Kafka: la letteratura tra serie complementare freudiana e meccanica quantistica
Le strategie stilistico-formali di Kafka fanno segno a stati mentali e rappresentazioni della realtà apparentemente incompatibili e inconciliabili; come tali esse lavorano in maniera inquietante sul lettore immettendolo in un cosmo incongruo e inaspettato, dove le leggi della fisica classica paiono non avere corso. Questa peculiare posizione delle tecniche narrative kafkiane viene qui esplorata in connessione con la meccanica quantistica e la «serie complementare consapevole» freudiana. Prendendo le mosse da un apologo ad andamento paradossale, scritto nel 1917 e pubblicato postumo da Max Brod, il saggio esamina i dispositivi retorici e stilistici come corrispettivo delle indagini quantistiche su misurazione, entanglement e doppia fenditura. L’analisi dei fenomeni microscopici e dell’impercettibilmente piccolo nella letteratura di Kafka mette a nudo una processualità che sovverte la Wirklichkeitdel mondo pratico-operativo secondo logiche che sfuggono ai normali processi rappresentativi. Le strategie retoriche sono messe a confronto con l’idea di complementarità della meccanica quantistica che mina l\u27esistenza di strutture asseverate secondo criteri oggettivi. Meccanica quantistica e serie complementare consapevole freudiana lavorano su idee e rappresentazioni reciprocamente esclusive. Le strategie stilistiche, le scelte retoriche di Kafka sono espressione di questa relazione di dualità. La Serie Complementare consapevole freudiana così come le ricerche bioniane sulla figurabilità psichica e il principio di indeterminazione mantengono la medesima posizione nei confronti della Verità, uno dei soggetti preferiti della fabulatiokafkiana nonché uno dei postulati a tutt’oggi più scandalosi, controversi e discussi della meccanica quantistica.Kafka’s formal strategies of writing sustain seemingly incompatible mental states; as such they do work uncanny, i.e. disquieting, incongruous and foolish all in one. We explore here this quality of Kafka’s narrative techniques, explored in connection with Quantum Mechanics and Freudian Conscious Complementary Series (1938). Starting from a paradoxical apologue of 1917 – posthumously published by Max Brod – this article investigates Kafka’s rhetorical and stylistic devices as a corresponding momentum, a different way of keeping in touch with the imperceptibly small and with invisible phenomena of microscopic as well as unconscious processes in comparison with Wirklichkeitand ordinary matter. Kafka’s rhetorical strategies are consequently compared to the idea of complementarity as well as to the observer effectwhich seems to undermine the existence of an objective world. In a counter-intuitive twist, Kafka’s writing strategies foreshadow quantum superposition and entanglement, where both quantum mechanics and Freudian complementary series (1938) hold onto two mutually exclusive ideas and representations at the same time (the double-slit experiment). The present paper argues that Kafka’s stylistic strategies in writing are expression of these duality relations. The Freudian complementary series (1938) as well as Bionian psychoanalytic investigations of the Uncertainty Principle maintain the same position as for Truth, one of Kafka’s favourite subjects to meditate and to write upon and one of the most discussed postulates of quantum mechanics