ENTHYMEMA
Not a member yet
846 research outputs found
Sort by
Sergey Esenin: the Baku Period of Life and Creativity of the Great Russian Poet
Sergey Esenin is one of the most read Russian poets and at the same time remains one of the least studied. Thus, this article is devoted to the Baku period of Esenin\u27s life, as he lived in Azerbaijan in 1924-1925. We have studied this period on the basis of newspaper articles, contemporaries’ memoirs, as well as scientific works of 60 Azerbaijani researchers. These works are important not only for the popularization of Esenin\u27s poetry and classical Russian poetry in general, but also for Azerbaijani-Russian literary and cultural ties
Il desiderio "effrayant" di Julien Sorel
Che cosa significa leggere un classico? Quest’articolo distingue due modi, o due vie. Per i contestualisti è sufficiente collocare l’opera nella sua epoca storica, e sottolineare eventualmente la novità che quell’opera ha introdotto. Per la teoria dell’interpretazione, un classico vive nel «tempo grande» (Bachtin), cioè oltrepassa i confini della sua epoca. In questo senso, i grandi scrittori sarebbero ‘universali’. Per l’autore di quest’articolo sarebbe più corretto riconoscere la densità semantica dell’opera d’arte, cioè l’insieme delle sue virtualità. Ma per riconoscere e indagare le virtualità di un classico occorre far riferimento alla teoria, o meglio alle teorie. Nel caso di Le Rouge et le Noir, ci si può limitare ad analisi parziali, che, nella loro consapevole limitatezza, sono legittime. Tut-tavia, chiunque pretenda di offrire un punto di vista complessivo su questo romanzo di Stendhal non può (o meglio non dovrebbe) ignorare, per esempio, le teorie del desi-derio. Le Rouge et le Noir rappresenta un momento fondamentale per la nascita del realismo moderno («serio», come lo ha chiamato Auerbach): ma si può ridurre la rappresentazione della realtà, che esso offre, quasi unicamente al contesto storico-sociale? La verità (l’âpre vérité) che Stendhal promette ai suoi lettori nell’esergo del romanzo è la verità di quegli esseri flessibili che noi siamo: è la verità delle diverse possibilità, o versioni, dell’amore. Non si può leggere un classico senza incontrare il desiderio di essere.What does ‘reading the classics’ mean? This paper identifies a twofold approach to this act. Contextualist critics believe that setting the text within its historical context and shedding light on its innovative aspects suffice to understand it. According to the theory of interpretation, classics embody Bachtin’s «great time», exceeding the limits of their epoch. Great writers would be therefore universal figure. For the author of this paper, a correct approach to literary works acknowledges the density of texts, that is to say the combination of virtual components. In order to investigate classics’ ‘virtuality’, one has to refer to theory, or rather theories. Dealing with Le Rouge et le Noir, critics can provide partial analyses that, in being consciously limited, are certainly legit. However, whoever might want to offer a complete view of Pascal’s novel cannot – or rather should not – ignore, for instance, theories of desire. Le Rouge et le Noir stands out as a fundamental step towards the birth of modern realism («serious», as Auerbach named it). Nonetheless, is it possible to reduce the portrayal of reality it offers to, almost exclusively, its socio-historical context? The truth (l’âpre vérité) Stendhal promises to his readers in the novel’s exergue is the truth about us as flexible beings. In other words, it is the truth about the several possibilities, or potentialities, intrinsic to love. One cannot read classics without discovering the desire to be
Fuente Ovejuna da Lope de Vega ad Antonio Gades: tra (ri)creazione e traduzione (intersemiotica)
Fuente Ovejuna, una delle opere più celebri di Lope de Vega, fu composta tra il 1612 e il 1614 ed ha rappresentato, dopo un oblio di quasi due secoli, un cardine del teatro “rivoluzionario” e non di fine 1800. La cornice storica è data dalla rivolta che nel 1476 il piccolo villaggio di Fuente Ovejuna fece contro il Comendador Fernán Gómez, feudatario che esercitava senza tregua un potere sopraffattorio, sottoponendo la popolazione a continue vessazioni economiche. Il matrimonio ostacolato tra Laurencia e Frondoso rappresenta la linea interna della storia, con il finale liberatorio noto ai più. Nel 1994 il coreografo e ballerino Antonio Gades porta nei teatri europei la sua versione dell’opera, presentando una reinterpretazione che mescola musica, canto, ballo, recitazione. Si configura un percorso di traduzione intersemiotica i cui esiti si analizzeranno in questo contributo a partire dall’analisi della trasmutazione dei diversi linguaggi dall’opera originale alla rappresentazione teatral-musicale.Fuente Ovejuna, one of the most famous Lope de Vega’s dramas, was composed between 1612 and 1614 and represented, after a two centuries oblivion, a fulcrum of the revolutionary theatre of 1800. The historical frame is the insurrection in 1476 of the little village of Fuente Ovejuna against the Comendador Fernán Gómez, a repressive feudatory that oppressed the population with excessive duties. The thwarted wedding of Frondoso and Laurencia is the internal narration with the end known by the most. In 1994 the choreographer and dancer Antonio Gades stages in Europe his own version of the drama, mix of music, singing, dance and acting. In this article will analyze intersemiotic translation and transmutation of the different languages from the lopescian drama to the new theatrical-musical representation
Critica ed etica dei racconti autobiografici di malattia
I racconti autobiografici di malattia sono da una ventina d’anni oggetto di interesse interdisciplinare, in particolare all’interno delle medical humanities, ma anche, dopo una prima diffidenza, da parte degli studi letterari. Proprio la critica si è trovata inizialmente a non sapere come considerare questi testi che, per via del tema trattato, sembrano appellarsi unicamente a una risposta compassionevole da parte del lettore. L\u27intento di questo contributo è invece di concentrarsi sulla struttura di questi racconti, che offrono l\u27occasione di mettere in discussione alcune nozioni narratologiche e indagare come i significati etici legati al testo vengono costruiti nel processo di ricezione. In particolare, verrà messa in luce la dinamica interazionale in cui sono collocati diversi elementi associati alla narrazione, quali il genere di riferimento, la progressione della trama, la postura autoriale e le tracce paratestuali.Illness memoirs have been scrutinized by various disciplines for about twenty years, especially within the medical humanities. Literary studies have been focusing on illness narratives too, although it took some time to overcome the skepticism that surrounded these problematic texts, which used to be considered as lacking in aesthetic quality. On the contrary, this essay seeks to show how illness memoirs can even question some narratological concepts and challenge the way ethical meanings are identified in the text. In order to highlight the genre expectations that play an important role in the reception and in the composition of illness memoirs, I will draw attention on some aspects such as plot progression, authorial posture and paratextual elements
Recensione a Il fantasma dell’io: la massa e l’inconscio mimetico di Nidesh Lawtoo
Si recensisce Lawtoo, Nidesh. Il fantasma dell’io: la massa e l’inconscio mimetico. Mimesis, 2018.This is the review of the Italian edition of Lawtoo, Nidesh. Il fantasma dell’io: la massa e l’inconscio mimetico. Mimesis, 2018
Pulsioni e dinamiche dell’eros infantile negli «Anni ciechi» di Pier Antonio Quarantotti Gambini
Uno dei maggiori motivi di interesse dell’ambizioso e incompiuto ciclo degli Anni ciechi, in cui Quarantotti Gambini cercò di conciliare le memorie autobiografiche della propria infanzia e le risorse dell’invenzione letteraria, è il trattamento complesso, dinamico e spregiudicato che l’autore riservò al tema della scoperta dell’eros e al racconto del progressivo evolversi delle pulsioni di Paolo, il bambino protagonista delle vicende narrate. Scopo di questo saggio è dimostrare come la resa letteraria di tale ambito della Bildung non si esaurisce nella descrizione di contenuti manifesti della coscienza di Paolo e nella narrazione di eventi esplicitamente connessi a un discorso sull’erotismo infantile e sul confronto con il mondo della sessualità adulta, ma è orientata a una densa rappresentazione di istanze pulsionali profonde, ibride e ambivalenti, nella quale convergono i moti della sfera affettiva del bambino, i tratti psicologici fondamentali del suo carattere, gli apporti di ricordi sintomatici, fantasie, rielaborazioni immaginative e alcune tracce riconducibili al dominio dell’inconscio.One of the major matters of interest concerning the ambitious and unfinished cycle of Gli anni ciechi (The blind years), in which Quarantotti Gambini tried to reconcile the autobiographical memories of his childhood and the resources of literary invention, is the complex, dynamic and unprejudiced treatment that the author reserved for the theme of the discovery of erotic desire and the progressive evolution of the impulses of Paolo, the child protagonist. The purpose of this essay is to demonstrate how the literary rendering of this field of Bildung does not exhaust itself in the description of the manifest contents of Paolo’s conscious mind, nor in the narrative of events explicitly linked to a discourse on infantile eroticism and the confrontation with the world of adult sexuality, but is geared to a dense representation of deep, hybrid and ambivalent instinctive instances in which converge the motions of the child’s affective sphere, the fundamental psychological traits of his character, the provision of symptomatic memories, fantasies, imaginative re-elaborations and some traces pertaining to the domain of the unconscious
Reviving the Nuanced Concept of Mother Earth in an Era of Non-Sustainability: A Serresian Reading of Marcel Pagnol’s L’eau des collines
This essay examines the efforts of the writer Marcel Pagnol and the philosopher Michel Serres to revive the nuanced Amerindian metaphor of “Mother Earth” in the Anthropocene epoch. Given that faulty anthropocentric logic and the unfounded doctrine of human exceptionalism concretize the nexus of the current era of non-sustainability, Pagnol and Serres attempt to breathe life back into this often misunderstood, multifaceted concept in an effort to (re-)envision a healthier relationship with the cosmic whole that sustains the existence of all sentient and non-sentient beings. As this study highlights, this rich Amerindian metaphor opens up into philosophical, spiritual, and scientific dimensions. Moreover, this investigation of the common threads that exist between Pagnol’s prose and Serres’s interdisciplinary, unconventional philosophy reveals the deep symbolism of the Amerindian metaphor of “Mother Earth. This ecocentric concept could represent an invaluable point of departure for articulating the radical paradigm shift in our homocentric thinking that is paramount in order to avert the impending, anthropogenic ecological crisis that threatens to destroy all abundant life on this planet. Pagnol’s prose and Serres’s philosophy promote a different way of being in the world in a human-centered universe that is increasingly defined by an environmental calamity of epic proportions
Revisionismo storico e revisionismo cognitivo. Embodied Mind e neorealismo
Con la dicitura “revisionismo cognitivo”, intendo un processo di rilettura della storia culturale alla luce delle recenti acquisizioni degli studi cognitivi, sia metodologiche che conoscitive. Una carica revisionistica è presente nella maggior parte degli orientamenti cognitivi, soprattutto quelli connessi con gli studi narrativi o più specificamente letterari, tesa sia a integrare le conoscenze pregresse mostrando lati nuovi della storia culturale e del potenziale comunicativo della letteratura, sia a smascherare atteggiamenti della critica ritenuti fallaci alla luce delle nuove conoscenze. Nel presente lavoro metto a confronto il revisionismo storico e quello cognitivo rispetto allo studio del neorealismo novecentesco dell’Italia meridionale. Nella prima parte illustro il caso studio: la critica agli intellettuali che orbitavano intorno alla rivista «Sud» nel capitolo finale di Il mare non bagna Napoli. Nella seconda parte, descrivo l’operazione di revisionismo storico realizzata con la pubblicazione delle lettere di Anna Maria Ortese a Pasquale Prunas, direttore della rivista, e descrivo la stretta relazione tra la poetica di Ortese e quella di «Sud» alla luce di in confronto col realismo socialista proposto dal PCI. Nella terza parte, propongo un approccio revisionistico di tipo cognitivo, utilizzando come premessa generale l’ipotesi secondo la quale la lettura di narrativa incrementa la ToM (Hutto, Zunshine, Kidd-Castano), e analizzando il realismo visionario di Ortese sulla base degli indici di coinvolgimento fisico del narratore nell’ambiente, sulla scorta della teoria conosciuta come embodied mind. Lo studio condotto mette in evidenza alcuni limiti del revisionismo storico, e della literary politics, nella valutazione del realismo come pratica politica, ed enfatizza il ruolo che le metodologie cognitive possono svolgere nel processo revisionistico dei materiali letterari, grazie alla loro capacità di analizzare la poetica indipendentemente dalle intenzioni comunicative dichiarate o apparenti. With the term "cognitive revisionism", I mean a process of re-reading cultural history in light of recent acquisitions of cognitive studies. A revisionist approach is present in most cognitive schools, especially those related to narrative or more specifically literary studies, aimed to integrating past knowledge by showing new sides in cultural history, as well as by exposing critical attitudes considered fallacious in the light of new knowledge. In this paper, I compare historical and cognitive revisionism in the study of the neorealism in the twentieth century of southern Italy. In the first part I illustrate the case study: criticism of intellectuals who orbited around the magazine "South" by Anna Maria Ortese. In the second part, I describe the operation of historic revisionism made with the publication of the letters by Anna Maria Ortese to Pasquale Prunas, editor of the magazine, and describe the close relationship between Ortese\u27s poetry and that of "South", in the light of comparison With the socialist realism proposed by the PCI. In the third part, I propose a cognitive revisionistic approach, using hypothesis of relation between reading and increasing of ToM (Hutto, Zunshine, Kidd-Castano) as a premise, and analyzing the visionary realism of Ortese on the basis of the physical involvement of the narrator in the environment (embodied mind). The study underlined some limitations of historical revisionism and literary politics in evaluating realism as a political practice, and emphasizes the role that cognitive methodologies can play in the revisionist process of literary materials, thanks to their ability to analyze poetics without taking into account the declared or apparent communication intentions
Prolegomeni a uno studio del Mosè di Freud: dagli indoeuropeisti alla linguistica storica
L’analisi del saggio freudiano L’uomo Mosè e la religione monoteisticaè materia complessa a cui gli psicanalisti non si sono ancora dedicati nonostante un’ampia letteratura di carattere storico, filosofico, antropologico, linguistico e letterario. Questo testo, vuole essere di «introduzione» a uno studio del Mosè di Freud, che sia non solo un ripercorrere ed evidenziare le problematiche e le criticità del saggio freudiano, ma anche, e soprattutto, occasione per un’indagine sulla necessità storica della sua stesura; infine ritrovare, dalla sua analisi, sia le fondazioni profondamente ebraiche della psicanalisi sia la sua occorrenza nel tempo storico attuale.Psychoanalysts have not dedicated themselves yet to the complex task of analysing Freud\u27s essay Moses and Monotheism, despite a broad literature from historical, philosophical, anthropological, linguistic, and literary points of view. Instead of just retracing and highlighting the set of problems and critical points in Freud\u27s Moses, this text provides an enquiry into both the historical necessity of its composition and the deeply-Jewish foundations of psychoanalysis as well as its necessity nowadays
Niccolò Scaffai, Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa
Recensione di Scaffai, Niccolò. Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa. Carocci, 2017. Review of Scaffai, Niccolò. Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa. Carocci, 2017