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    “Un vagabondaggio mentale”. Sentieri narrativi in Hilarotragoedia e Nuovo commento di Giorgio Manganelli

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    Il saggio si propone di riprendere la questione della narratività in relazione alle prime due opere finzionali di Giorgio Manganelli: Hilarotragoedia e Nuovo commento. Il primo paragrafo discute la classica definizione di Manganelli come scrittore antinarrativo, ripercorrendo alcune delle principali prese di posizione dell’autore contro il genere romanzesco e più in generale intorno al concetto di narrazione. Il secondo paragrafo legge alcuni passi dei due libri di Manganelli sulla scorta della teoria delle forme temporali proposta da Harald Weinrich in Tempus. Besprochene und erzählte Welt. L’ultimo paragrafo mette a fuoco alcune conseguenze dell’applicazione della teoria di Weinrich a questo contesto, concentrandosi in particolare sull’uso dinamico che Manganelli fa della figura dell’evidentia, utilizzata come una strategia nascosta di fabulazione narrativa.The main purpose of this essay is to reconsider the problematic issue of narrativity in Giorgio Manganelli’s earliest fictional works: Hilarotragoediaand Nuovo commento. The first paragraph debates the classic definition of Manganelli as an antinarrative writer and reexamines the main positions of the author against the novel and around the concept of narration in general. The second paragraph provides an interpretation of Manganelli’s fictional treatises through Harald Weinrich’s theory as outlined in Tempus. Besprochene und erzählte Welt. The last paragraph tries to draw some conclusions from the application of Weinrich’s theory to this context and focuses on Manganelli’s dynamic use of ecphrasis as a hidden strategy of narration.

    «Do people still sing?». Traduzioni italiane dell\u27Eneide nel Novecento

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    Il contributo intende prendere in rassegna le principali traduzioni italiane dell’Eneide nel Novecento (con l’inclusione di due prove recenti), soffermandosi in particolare su alcune fasi della storia traduttiva del poema. Se le traduzioni realizzate durante il Fascismo concorrono a presentare, in chiave nazionalistica, l’opera di Virgilio come «prima luminosa giornata della letteratura italiana», dopo la guerra, mutati i paradigmi traduttivi e le coordinate culturali, il ritorno all’Eneideavviene nel segno di una ritrovata vicinanza al «doloroso penare» del suo eroe. Si realizza quindi un «recupero romanzesco» del poema di Enea, con un cambiamento di prospettiva che incide in maniera netta sulle caratteristiche stilistiche (soprattutto lessico e sintassi) delle traduzioni allestite in questo periodo. Tra gli anni Ottanta e Novanta, infine, compaiono numerose nuove versioni del testo epico virgiliano, improntate a criteri di leggibilità e chiarificazione del testo di partenza, al quale si subordina quello che Fortini chiamava «il tasso d’ispirazione, d’appropriazione, di “genialità” del traduttore». Si distinguono, nel quadro di sostanziale omogeneità che contraddistingue questa fase, due recenti e antitetiche prove di traduzione (Sermonti e Fo), analizzate in chiusura del contributo. La ricognizione, ancorché lacunosa e non esaustiva, si propone di evidenziare il fondamentale ruolo della traduzione nel percorso della ricezione del testo classico.This article aims to present a detailed review of Italian translations of the Aeneid during the Twentieth and early Twenty-first Century. Translations help to explain how and why Aeneid has been interpreted in particular times and contexts. During Fascism, translations played a large part in bringing Virgil and his poem into Italian literature and culture: according to this view, translators of the Aeneid made the connection with Italian literary tradition clear and explicit. After World War II, Virgil was seen as a source of humanity and as a reflection on human grief: translations of this time reflected this important shift using a language which became less grandly majestic, more reflective and plain. After 1980, translations of Virgil’s work have incredibly increased in number and have become more and more devoted to the ideal of the “invisible” translator, with two remarkable and very recent exceptions (Sermonti and Fo). In conclusion, this article aims to show how the activity of translation has contributed to interpretation and reception of the Aeneidin Italy throughout the century

    “Ho sondato gli abissi del popolo più onesto”. Il Simposio internazionale L’antropologia di Dostoevskij. L\u27uomo come problema e oggetto di rappresentazione nel mondo di Dostoevskij

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    Dal 23 al 26 ottobre dello scorso anno eminenti studiosi, specialisti di Dostoevskij, si sono riuniti a Sofia per il «Simposio internazionale: L’antropologia di Dostoevskij. L\u27uomo come problema e oggetto di rappresentazione nel mondo di Dostoevskij», convegno organizzato dalla Associazione bulgara di studi dostoevskiani e dall’Istituto di studi letterari dell’Accademia bulgara delle Scienze presso l’Università “S. Clemente d’Ocrida”.From October 23 to 26 of last year eminent scholars, specialists of Dostoevsky, met in Sofia for the «International Symposium: Dostoevsky’s Anthropology. The man as a problem and object of representation in the world of Dostoevsky», a conference organized at Sofia University “St. Kliment Ohridski” by the Bulgarian Dostoevsky Society and by the Institut for Literature of the Bulgarian Academy of Sciences

    Solo una scrittura automatica è vera scrittura, cioè poesia

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    The surrealist movement thought that in the mediumistic technique of automatic writing a way was found to renew art and literature, but the unconscious is not something that can be decided when and how to probe. Writing is a theme dealt with acutely by Jacques Lacan in his last teaching. In this article we will see how, with the assumptions of his research, we can advance the hypothesis that only automatic writing can reach the rank of poetry.Il movimento surrealista pensò che nella tecnica medianica della scrittura automatica si fosse trovato un modo per rinnovare l’arte e la letteratura, ma l’inconscio non è qualcosa che si può decidere quando e come sondare. La scrittura è un tema affrontato acutamente da Jacques Lacan nel suo ultimo insegnamento. Nel presente articolo vedremo come, con i presupposti della sua ricerca, si possa avanzare l’ipotesi che solo una scrittura automatica possa raggiungere il rango di poesia

    Il Museo del Giocattolo e del Bambino: 30 anni di bambini ‘a Museo’ – Prima porta aperta verso la conoscenza del patrimonio artistico e culturale italiano

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    Il Museo del Giocattolo e del Bambino di Cormano è il primo nel suo genere in Italia. Con l’obiettivo di salvaguardare e tramandare la memoria storica dell’infanzia, raccoglie giocattoli, memorie e testimonianze di un percorso storico che parte dal 1700 e arriva agli anni Ottanta del Novecento. L’idea che lo sorregge è quella di un museo inteso come esposizione degli oggetti, ma anche come luogo di incontro, scontro, ritorno e partecipazione, come stimolo educativo del bambino.The Toy and Child Museum in Cormano is the first of its kind in Italy. Aiming at salvaging and transmitting historical memory of Childhood, the museum collects toys, documents and testimonies from 1700 to 1980s. The idea at its core is not only the exhibit of toys, but also the creation of a space of gathering, participation and education for children

    Erotismo e regimi scopici nella ricreazione televisiva de La viuda valenciana (2010) di Lope de Vega

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    L’articolo mette a confronto la comedia secentesca La viuda valenciana (1599) di Lope de Vega e la sua ricreazione televisiva per Estudio 1 (2010), al fine di evidenziare come, mutando il genere e i rispettivi contesti di fruizione, si delineino delle specifiche configurazioni di spettatorialità rispetto all’erotismo. Nella fattispecie, utilizzando il paradigma di regime scopico – inteso con Jay come la concrezione storica di una specifica pratica visuale determinata dall’interplay fra lo sguardo, le immagini che ad esso si offrono, e le convenzioni che ne consentono la fruizione –, le pagine che seguono mirano ad esplorare i meccanismi che regolano e dirigono la percezione della scena erotica, sia all’interno del dispositivo teatrale barocco che nella ricreazione televisiva

    Filippo Pennacchio, Il romanzo global. Uno studio narratologico

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    Recensione di Filippo Pennacchio, Il romanzo global. Uno studio narratologico.Review of Filippo Pennacchio, Il romanzo global. Uno studio narratologico

    Ol’ga Frejdenberg, La trama di Tristano e Isotta sui mitologemi del segmento Egeo del Mar Mediterraneo

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    Here it is presented the Italian translation of Syuzhet Tristana i Isolda v mifologemakh egeyskogo otrezka sredizemnomorya (1932) by Olga Mikhailovna Freydenberg. The essay is part of the work collection Tristan i Isolda. Ot geroini lyubvi feodalnoj Evropy do bogini matriarkhalnoj Afrevrazii and it was published by the Academy of Sciences of Leningrad.Si presenta qui la traduzione italiana di Sjužet Tristana i Isol’dy v mifologemach egejskogo otrezka sredizemnomor’ja(1932) di Ol’ga Michailovna Frejdenberg. Il saggio appartiene alla raccolta collettiva Tristan i Isol’da. Ot geroini ljubvi feodal’noj Evropy do bogini matriarchal’noj Afrevrazii ed è stato pubblicato dall’Accademia delle Scienze di Leningrado

    Per un lessico della propaganda barocca: il Kitsch

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    This paper focuses on baroque propaganda, and it justifies the anachronism of such category by bringing its heuristic potential to light. Through the analysis of some well-known models (Michel Foucault’s raison d’état, Pierre Bourdieu’s symbolic capital, Jürgen Habermas’s open sphere), the paper points out the main features of consensus building in 17th-century Europe: intermediality, productivity, asystematicity. Aiming at compiling a lexicon of baroque propaganda, the paper also focuses on the concept of Kitsch. The inquiry primarily concerns the painted cycle of Peter Paul Rubens at the Luxembourg palace and the poem Adone by Giovan Battista Marino. The goal is to define the role played by ancient mythology in the representation of Ancien Régime political power.Il saggio discute la categoria di propaganda barocca, motivandone l’anacronismo e mettendone in luce il potenziale euristico. Attraverso l’esame di alcuni celebri paradigmi critici (la ragion di Stato di Michel Foucault, il capitale simbolico di Pierre Bourdieu, la sfera pubblica di Jürgen Habermas), si individuano i caratteri peculiari della costruzione del consenso nell’Europa del XVII secolo: l’intermedialità, la produttività, l’asistematicità. Con lo scopo di allestire un lessico critico che inquadri il fenomeno, l’articolo discute inoltre il concetto di Kitsch. L’analisi, che si concentra sul ciclo pittorico di Peter Paul Rubens al Luxembourg e sull’Adone di Giovan Battista Marino, mira a definire il ruolo che la mitologia pagana assume nella rappresentazione del potere di Antico regime

    The Sentence Is Most Important: Styles of Engagement in William T. Vollmann’s Fictions

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    William T. Vollmann frequently asserts that his ideal reader will appreciate the functionality and beauty of his sentences. This article begins by taking such claims seriously, and draws on both literary and rhetorical stylistics to explore some of the many ways that his texts answer to his intention to find “the right sentence for the right job.” In particular, this article argues that Vollmann’s stylistic decisions are most notable when they most directly satisfy his effort to produce texts that foster empathetic knowledge, serve truth, resist abusive power, and encourage charitable action. Extended close analyses of passages from an early and from a mid-career text (The Rainbow Storiesand Europe Central) illustrate Vollmann’s consistency across two decades of his career regarding choices in the areas of figuration (including schemes and tropes of comparison, repetition, balance, naming, and amplification), grammar, deixis, allusion, and other compositional strategies. Particular attention is paid to passages that display the stylistic mechanisms underlying Vollmann’s negotiation of his texts’ moral qualities, including both the moral content of the worlds represented in the texts, and the moral responsibility the texts bear with regard to their audience. The results of my analyses demonstrate that Vollmann typically prioritizes openness, critique, and dialogue not only in terms of incident and character, but also on the scale of the phrase, clause, and sentence. Ultimately, this article shows how Vollmann’s sentences serve his declared intentions and allow readers to recognize compatibilities between Vollmann’s works and the characteristic features of post-postmodernist writing in general

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