University of Pisa

Archivio Giuliano Marini
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    436 research outputs found

    Una valutazione (della ricerca) dal volto umano: la missione impossibile di Andrea Bonaccorsi

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    In un libro recente – La valutazione possibile – Teoria e pratica nel mondo della ricerca, Il Mulino, 2015 – Andrea Bonaccorsi sostiene, con toni riflessivi e pacati, una tesi che si può condensare nella seguente proposizione: la valutazione è espressione delle norme mertoniane. “Per quanto mi riguarda – scrive Bonaccorsi (p.19) -, non ho difficoltà a partire dal principale modello normativo della scienza moderna dovuto a Robert K. Merton. Nella formulazione più nota, gli scienziati sono universalisti, comunitari, disinteressati e scettici”. Tuttavia, sebbene Bonaccorsi si impegni in una faticosa (e pur interessante) analisi interdisciplinare nel tentativo di elaborare originali argomenti a favore della propria tesi, offre una lettura distorta e parziale dell’opera mertoniana, tradendone clamorosamente il significato più profondo. L’opera, inoltre, trascura la dimensione giuridica del rapporto tra norme formali poste dallo stato nel processo valutativo e le norme informali della scienza. L’elaborazione di Bonaccorsi è certamente uno dei pochi tentativi della letteratura italiana di porre un articolato fondamento teorico alla valutazione, come ricorda lo stesso autore senza però interrogarsi a fondo sulla ragione di questa mancanza: essa, però, lascia occultati i reali problemi con i quali si confronta drammaticamente la ricerca italiana: il progressivo disinvestimento statale nella scienza, la produzione di un quadro normativo ipertrofico, contraddittorio e mutevole, la compressione dell’autonomia scientifico-accademica, la burocratizzazione della professione del docente e dello scienziato, e in definitiva l’annientamento dell’etica e delle norme mertoniane della scienza

    Invertendo l'ordine dei fattori. Anonimato, overlay journal e revisione paritaria aperta.

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    Gli overlay journal, che selezionano e segnalano testi già resi pubblici negli archivi disciplinari o istituzionali ad accesso aperto, e la revisione paritaria aperta invertono l’ordine dei fattori: anziché mimare la sequenza del mondo della stampa – prima si valuta, poi si pubblica – resa obbligata dai suoi vincoli economici e tecnologici, approfittano delle potenzialità della rete e fanno l’inverso. Tuttavia, anche a causa di una valutazione della ricerca che, in più di un paese, resta modellata sul mondo della stampa, le sperimentazioni di simili moduli rimangono interessanti ma non mainstream – per quanto di recente abbiano ricevuto l’attenzione degli enti finanziatori dell’UE. Consapevolmente o inconsapevolmente, per amore o per forza, siamo ancora abituati a enfatizzare il prodotto, la pubblicazione, a scapito del processo, la discussione pubblica fra pari. Può dunque essere, almeno teoricamente, stimolante chiedersi come e se sia possibile invertire anche questo ordine di fattori e, a dispetto della matematica, cambiare il prodotto

    C’era una volta il web. Media sociali proprietari e minorità digitale

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    Conferenza per Ingegneria senza Frontiere

    Dialecticvs Nvncivs. Il punto di vista del Repubblicanesimo Geopolitico attraverso i Quaderni del Carcere.

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    Saggio filosofico-politico di Massimo Morigi per il rovesciamento attraverso i Quaderni del Carcere di Antonio Gramsci e Storia e Coscienza di Classe di György Lukács della gerarchia della spiegazione meccanicistico-causale e dialettico-conflittual

    ESB Forum, DOAJ e open access

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    Che cosa si intende per accesso aperto? È possibile definirlo in modo meno restrittivo di quanto fa il Doaj? Il carteggio qui presentato verte su una questione solo apparentemente burocratica, vale a dire l'includibilità nella Directory of Open Access Journals di una rivista che intende l'accessibilità dei testi in modo "eterodosso"

    VQR: la mia obiezione di coscienza

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    Un blog post che motiva brevemente il rifiuto dell'autrice di sottoporsi alla valutazione della ricerca come concepita e imposta dallo stato italiano

    Care e riproduzione sociale. Il rimosso della politica e dell'economia

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    Nell'ambito della filosofia politica contemporanea due approcci teorici femministi offrono un contributo significativo alla comprensione dell'ampio orizzonte di attività che possono farsi rientrare all'interno del lavoro di cura: l'etica della cura e l'approccio della riproduzione sociale. Il primo nasce negli anni Ottanta, nel mondo anglosassone, nell'ambito della critica alle teorie della giustizia liberali; il secondo, invece, ha la sua primissima origine negli anni settanta dal dibattito internazionale interno al femminismo marxista e materialista. Se il primo si misura con l'oblio liberale della dimensione della relazione e dei legami, e con il prevalere di un modello di mascolinità che è costruito sull'esonero dalle attività di cura, il secondo parte da una critica ad una nozione di sfruttamento limitata al mercato del lavoro produttivo remunerato e alla cecità intorno al significato che il lavoro riproduttivo non pagato delle donne ha nel processo di accumulazione capitalista. Se entrambi questi paradigmi teorici convergono nel ritenere necessario pensare alla cura come ad un lavoro e, nel contempo, ripensare la nozione di lavoro alla luce delle caratteristiche particolari delle attività di cura, il primo problematizza la natura delle relazioni di cura, ne mostra la complessità, le difficoltà e i costi, mentre il secondo ci consente di cogliere meglio le sollecitazioni e i mutamenti cui è stato soggetto per effetto delle trasformazioni del sistema capitalista globale nelle sue diverse fasi. Rispetto al dibattito degli anni settanta sul lavoro domestico sia l'etica politica della cura contemporanea sia l'approccio della riproduzione sociale ampliano la problematica oltre la sfera domestica. Riconoscendo l'irrinunciabile funzione sociale del care, questi approcci teorici si interrogano sulle condizioni che rendono possibile la sua conciliazione con le esigenze di una società realmente democratica ed egualitaria

    Reddito minimo e piena occupazione. Note sull'idea dei "piani di lavoro garantito" e di "occupazione di ultima istanza"

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    L'articolo costituisce una rapida disamina di una proposta politica per la piena occupazione e la lotta alla povertà, poco nota nel dibattito politico, filosofico ed economico italiano. L'interesse della proposta, sviluppata inizialmente da Hyman Minsky e ripresa indipendentemente da diversi economisti in particolare di indirizzo post-keynesiano, sta essenzialmente nell'affrontare congiuntamente lotta alla povertà e perseguimento della piena occupazione, all'interno di un quadro macroeconomico coerente, in cui lo stato abbia il ruolo di “occupatore di ultima istanza”. Presentiamo alcuni dati e osservazioni relativi a una sua possibile implementazione in Italia

    J. Maritain interprete del marxismo: La Philosophie morale e Le Paysan de la Garonne

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    The author describes J.Maritain's interpretation of Marxism in two of his major works: La Philosophie Morale and Le Paysan de la Garonne

    “Funzionari dell’umanità”? L’uso pubblico della ragione fra polis e cosmopolis

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    Isaac-René-Guy Le Chapelier, nella relazione introduttiva alla prima, parziale, legge dell'Europa continentale sul diritto d'autore, faceva notare che gli attori, nei confronti delle opere teatrali, compiono quanto stampatori e librai fanno per gli autori in generale, con la sola differenza che mentre i primi sono confinati fra le pareti del teatro, i secondi “ont que le monde pour limites”. Questa dimensione sovranazionale, che era stata ben descritta da Kant nel suo saggio sull'Illuminismo, quando aveva spiegato che chi fa uso pubblico della ragione non parla come membro di una organizzazione sociale particolare e a membri di organizzazioni sociali particolari, ma nella e alla società cosmopolitica, è ricorrente nelle discussioni filosofiche e politiche che accompagnano, con il congedo dall'ancien régime, l'affermarsi di un diritto d'autore prima nazionalmente e poi internazionalmente sancito, che comporta un monopolio temporaneo sullo sfruttamento economico delle opere dell'ingegno come compenso all'autore come una sorta di funzionario dell'umanità. Lo stesso Victor Hugo, nel suo Discours d’ouverture du Congrès littéraire international, - il preludio culturale alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche (1886) - ricorda che "le livre, comme livre, appartient à l’auteur, mais comme pensée, il appartient — le mot n’est pas trop vaste - au genre humain. Toutes les intelligences y ont droit. Si l’un des deux droits, le droit de l’écrivain et le droit de l’esprit humain, devait être sacrifié, ce serait, certes, le droit de l’écrivain, car l’intérêt public est notre préoccupation unique, et tous, je le déclare, doivent passer avant nous". La dimensione cosmopolitica che si venne a formare, tuttavia, rimase lontana da quella kantiana, in quanto affidata ai patti fra gli stati, in una sfera che – avrebbe detto Kant – è il regno della libertà selvaggia degli stati e di altri. Non è casuale che i ristampatori non autorizzati siano stati battezzati col nome di “pirati” , gli humani generis hostes, i fuorilegge estremi della tradizione romanistica. Il carattere cosmopolitico dell'uso pubblico della ragione e la sua tutela e regolazione statale si trovano così in tensione, sia nell'ambito interno, sia nell'ambito internazionale. Siamo stati abituati a pensare la libertà dell'uso pubblico della ragione e la sua tutela come qualcosa di scontato, almeno nel mondo occidentale: ma, in un mondo senza cosmopolis, proprio la dimensione cosmopolitica della produzione intellettuale, che le fa superare gli stati, è nello stesso tempo ciò che la rende problematica, fino al punto di gettare una luce ambivalente sulla stessa figura del pirata, che può rappresentarsi come ora come nemico, ora come un amico del genere umano

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