436 research outputs found
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Università e accessibilità della conoscenza
Slide degli interventi di Paola Galimberti e Roberto Caso al Festival AsVis 2020 (Pisa, 25 settembre, ore 17). Quello di Emma Lazzeri è visibile invece qui: https://zenodo.org/record/4048847#.X20IVhMzbP
Introduction to the course "Open science and research data management" (Pisa January-March 2020)
1. Scholarly communication and research evaluation: the Open Science Revolution
2.Irresistible proxies? Peer review and (mainstream or alternative) bibliometric
3. Copyright: taking authors' rights seriously
4. General handout containing some additional explanations and clarifications.
DOI: 10.5281/zenodo.366887
L’età del privilegio. Il diritto d'autore nel mercato unico digitale europeo
La direttiva europea dedicata al diritto d'autore nel mercato unico digitale europeo non è solo un'occasione mancata: è un disastro politico, perché è stata costruita e sostenuta come una composizione di interessi particolari che rischia di delegittimare proprio le istituzioni e le organizzazioni che l'hanno approvata e sostenut
Hannah Arendt e il nucleo esoterico delle"Origini"
Il totalitarismo - una delle esperienze più dolorose e tragiche dell'esistenza politica del novecento - viene qui affrontato attraverso l'analisi (una delle più lucide su tale fenomeno) di Hannah Arendt. Ciò che muove l'intera riflessione arendtiana fin dal principio è la sua instancabile volontà di comprendere. è proprio questa volontà di capire che conduce la riflessione a scorgere un inquietante rapporto tra la riflessione stessa e l'oggetto su cui essa verte, ovvero il totalitarismo e l'esperienza del male ad esso connesso. Il volgersi della riflessione sul fenomeno totalitario cioè, la costringe - quasi come davanti ad uno specchio - a ri-volgersi verso se stessa e a rendersi conto della presenza di questo aporetico rapporto, di questo costante coinvolgimento della riflessione nell'oggetto di cui è riflessione. Questa indagine si propone di mettere in connessione alcuni nuclei tematici ricorrenti nel pensiero filosofico-politico arendtiano a questo particolare problema, a questa singolare volontà di comprendere che, paradossalmente, mette in discussione il principio stesso dl comprendere. Nella sua forma più inquietante, questo rapporto che lega l'attività del pensare al fenomeno totalitario, è espresso nell'opera sulla quale si concentrano gran parte delle nostre riflessioni: Le origini del totalitarismo
Una Scala di valori oggettiva
A short satirical article trying to take seriously a metaphor often repeated by administrative research assessment advocates. What would happen if the idea that the container (i.e. the journal) determines the value of the content (i.e. the article) would be consistently applied to evaluate piano players? If their concerts in the La Scala theater would be treated as marks within an allegedly objective scale [pun intended] of values
Scienza aperta: il senso duplice di una rivoluzione
La scienza aperta non è una novità: risale, infatti, alla rivoluzione scientifica moderna. Né é una novità lo squilibrio fra la ricerca, artigianale, fondata su comunità di conoscenza, e la sua presunta incarnazione in oggetti testuali così potenti e persistenti da essere assumibili come vicari (proxy) del sapere: lo percepiva già Platone, nella critica alla scrittura contenuta nel "Fedro". Lo stesso concetto di scienza aperta può essere inteso in due sensi diversi, a seconda che (1) si metta l'accento sull'apertura delle comunità di conoscenza, con le istituzioni e i testi intesi come mezzi al suo servizio o (2) sull'apertura dei "prodotti" della ricerca per scopi altri rispetto all'esercizio dell'indagine. Solo questa seconda accezione sarebbe compatibile con la valutazione di stato vigente in Italia: nulla vieterebbe, infatti, di aggiungere agli oneri burocratici di cui sono gravati gli "addetti alla ricerca" anche quello dell'apertura dei loro "prodotti". La prima accezione, invece, è quella presupposta dalla proposta di legge AISA, che mira a riavvicinare al ricercatore il diritto dell'autore - ora per lo più espropriato dagli oligopoli dell'editoria commerciale - in modo da rendergli più facile esercitare l'uso pubblico della ragione
Open science: human emancipation or bureaucratic serfdom?
Open science is not a particularly novel idea: disclosing science to expose it to a public scrutiny is among the deeds of the modern science revolution. Neither is new the unbalance between science - the living craftsmanship of a knowledge community - and its alleged embodiment in textual objects: the scope of written papers is so wide in space and time that they can be adopted as knowledge proxies. Such a question, in fact, is as ancient as Plato's critique of writing in Phaedrus. Accordingly, open science can be understood in two different - and not necessarily congruent - meanings: (1) as a philosophical ideal of human emancipation through the opening of scholarly conversation among people; (2) as a management model that might also be aimed to the exploitation of open research texts and data for the sake of the market.
Since the Italian research evaluation system is based on an administrative agency that is in control of all the facets of academic life, it would not be - administratively - difficult to add an open science mandate to the researchers' burden of duties. Philosophically, however, we have to ask not only why open science, today, needs to be mandated, but, above all, whether (open) science can be mandated.
The application of a Kantian thought experiment to a vindication of the Italian State assessment of research attempted by one of its former functionaries helps us to show that:
1. open science needs to be mandated because it is not open any longer;
2. the very submission of research to blueprints dictated by an administrative authority reduces it to a bureaucratic, commodified enterprise whose horizon is not the advancement of learning - or discoveries and revolutions yet to do - but the production of information and data whose goal is not determined by the will to knowledge any longer, but by economic and political powers
Il sapere e i suoi media. Che cosa significa pubblicare?
Prima lezione del corso "Scienza aperta e metriche alternative", tenuto per i dottorandi dell'università di Pisa
L'uomo fatto ad imagine di Dio fu anche fatto ad imagine della scimia. Lettura pubblica detta nell'aula della Regia Università di Cagliari, lì 4 marzo 1869
La successione paleontologica delle specie, lo sviluppo progressivo degli organismi ci portano a credere che le specie sono mutabili per mezzo delle varietà e le varietà possono diventar specie per mezzo della lotta incessante, della Selezione Naturale, e d’altre forze che la Natura può impiegare, a noi finora incognite. (Francesco Barrago
Europardismo: le politiche europee della conoscenza
Il governo della filiera della conoscenza è oggi l’asse portante e qualificante di ogni politica. Innanzi tutto, si definisce la knowledge-society come uno strato emergente da un’epigenesi storica di lungo termine, giunto alla metà del secolo scorso a gradi tali di autonomia, capacità ridefinitoria degli strati precedentemente sviluppati (a seguito delle rivoluzioni della coscienza, dell’agricoltura e dell’industria) e di pervasività della vita di tutti gli abitanti del pianeta (globalizzazione) da costituire un tratto distintivo della società contemporanea. La società degli individui (Elias) e la economia della conoscenza si saldano, dunque, in un complesso processo circolatorio analizzabile in quattro fasi (generazione, istituzionalizzazione, diffusione, socializzazione), il cui risultato finale è la spirale dell’innovazione (in senso ampio, dunque, sociale). Alla luce di questa analisi, si considerano le politiche europee della ricerca (Horizon 2020) e dell’educazione (competence-oriented) per inquadrarne il significato politico complessivo. Dall’esame di documentazione ufficiale viene evidenziato che, dietro a una retorica nuovista, si affacciano tendenze vetero-fordiste il cui esito appare contrastante con quello dichiarato. Un primo effetto è costituito dalla canalizzazione della produzione scientifica in mainstream surrettiziamente precostituiti, di corto respiro (shortermismo), funzionalizzati-finalizzati (ricerca applicata e sviluppo prodotto) a scapito della ricerca libera e di base, cioè delle premesse stesse del futuro sviluppo scientifico. Un secondo effetto è il congelamento della mobilità sociale e della riproduzione sociale, con esiti autocatalitici a scapito della partecipazione democratica dei cittadini della knowledge-society. Conclusivamente, l’attuale governo europeo tanto della politica scientifica quanto della politica educativa mostra un lato gattopardesco, in entrambi i casi rinvianti a una regia sottratta sia al confronto scientifico sia a quello democratico