University of Pisa

Archivio Giuliano Marini
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    436 research outputs found

    Il peso del corpo e la bilancia della giustizia

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    Prendendo come punto di partenza la condizione di gruppi storicamente discriminati come le donne disabili, le minoranze sessuali, le donne delle popolazioni aborigene del Canada, i rifugiati e i richiedenti asilo, il volume esplora il nesso tra ingiustizia e corporeità. La dimensione corporea ed emotiva dell'interazione e gli schemi di intelligibilità all’interno dei quali collochiamo i corpi determinano le condizioni che rendono possibile la visibilità e l'ascolto dell’altro e quelle che possono ostacolarli, costituendo così un serio ostacolo al raggiungimento della giustizia sociale

    La bilancia e la spada: scienza di stato e valutazione della ricerca

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    Questo saggio si coordina a "Una valutazione (della ricerca) dal volto umano: la missione impossibile di Andrea Bonaccorsi", scritto dal giurista Roberto Caso. Analizza la giustificazione della valutazione amministrativa della ricerca compiuta da Andrea Bonaccorsi prendendo le mosse da una concessione: fa finta - per amor di discussione - che il sistema di valutazione da lui teorizzato sia una fotografia fedele del modo in cui la comunità scientifica valuta se stessa. Si propone di dimostrare che, perfino così, la sua teoria avrebbe come esito un sistema di valutazione praticamente dispotico e teoreticamente retrogrado. Dispotico perché trasforma un ethos informale e storico in una norma di diritto amministrativo fissa, che cessa di essere oggetto di scelta da parte della comunità scientifica; retrogrado perché, stabilendo questa norma, cristallizza, come nel castello incantato della "Bella addormentata nel bosco", l’evoluzione in un fermo-immagine non più superabile senza ulteriori interventi amministrativi. A questo argomento principale si aggiungono alcune parti accessorie: la prima, per nulla originale, si occupa della questione, proposta da Bonaccorsi, della verificabilità empirica di alcune tesi dei suoi critici; la seconda prende in esame un campione di citazioni addotte dall’autore a sostegno di alcuni passaggi argomentativi importanti. La conclusione, infine, espone brevemente la prospettiva ideale e critica della scienza aperta che orienta questo contributo

    Publishing without perishing? La scienza aperta all’epoca della valutazione della ricerca - discussione

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    Il video contiene la discussione finale, condotta dal professor Paolo Rossi, della conferenza "Publishing without perishing? La scienza aperta all’epoca della valutazione della ricerca

    Hobbes schmittiano o Schmitt hobbessiano? Sul «cambio di orientamento» nelle «Note a Carl Schmitt» di Leo Strauss

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    I. Un’ipotesi sul change of orientation di Leo Strauss. II. Il ritorno a Hobbes e la critica radicale del liberalismo. III. La storia del «concetto di cultura». IV. L’isomorfismo tra la polemica hobbesiana e l’ostilità nello stato di natura. V. L’isomorfismo tra critica e crisi del liberalismo: lo «storicismo radicale» di Strauss

    ANVUR: i dati chiusi della bibliometria di stato

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    L’Italia è probabilmente il paese del mondo occidentale dove l’ossessione per le etichette d’eccellenza sta modificando più profondamente i comportamenti dei ricercatori e delle istituzioni. Con l’esercizio di valutazione massiva della ricerca denominato VQR, si è inaugurata una fase di crescente controllo centralizzato, realizzato attraverso dispositivi apparentemente tecnici. Il tentativo di dare una giustificazione scientifica ai metodi di valutazione adottati nella valutazione ha generato un inedito conflitto tra dimensione politica, scientifica ed etica della ricerca. In questo contributo, l’attenzione è focalizzata sull’esperimento condotto e analizzato dall’Agenzia italiana per la valutazione della ricerca (ANVUR) per validare la metodologia adottata per la valutazione. Se ne descrive dettagliatamente la strategia di di usione da parte dell’agenzia, con la pubblicazione di estratti dei rapporti u ciali in working papers di diverse istituzioni, riviste accademiche e blog gestiti da think-tank. E si illustra un inedito conflitto di interessi: la metodologia e i risultati della valutazione della ricerca nazionale sono stati giustificati a posteriori con documenti scritti dagli stessi studiosi che hanno sviluppato e applicato la metodologia u cialmente adottata dal governo italiano. Inoltre, i risultati pubblicati in questi articoli non sono replicabili, dal momento che i dati non sono mai stati resi disponibili a studiosi diversi da quelli che collaborano con ANVUR

    La piattaforma di riviste Open Access dell’Università degli Studi di Milano

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    L’intervento percorre i passi fondamentali della creazione della piattaforma di riviste open access dell’Università degli Studi di Milano, come modello in cui una istituzione che produce conoscenza decide di assumersi la responsabilità di validare e diffondere questa conoscenza ad un pubblico che sia il più ampio possibile, liberandosi da scelte e vincoli imposti dagli editori commerciali e dalle logiche editoriali e riportando nelle mani dei ricercatori le attività che da tempo erano state consegnate agli editori

    Walter Benjamin, Iperdecisionismo e Repubblicanesimo Geopolitico: Lo Stato di Eccezione in cui viviamo è la Regola

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    Walter Benjamin, Iperdecisionismo e Repubblicanesimo Geopolitico: Lo Stato di Eccezione in cui viviamo è la Regola, di Massimo Morigi è un breve saggio che, basandosi sull’ VIII tesi di Tesi di filosofia della storia individua in Walter Benjamin il momento definito nel saggio ‘iperdecisionismo’, un ‘iperdecisionismo’ che, nulla dovendo alla impostazione katechontica e cattolico-conservatrice di Carl Schmitt ma essendo inteso come la principale caratteristica di ogni autentica mentalità rivoluzionaria, va ben oltre ed è assolutamente più radicale del decisionismo del giuspubblicista fascista di Plettenberg. E questo iperdecisionismo benjaminiamo, insieme alla rivisitazione in chiave dialettico-culturale del concetto di Lebensraum, al concetto di conflitto strategico e all’impostazione della sua teoria politica antiuniversalistica ma strettamente realistico-effettuale di stampo machiavelliano, costituisce uno dei pilastri della Weltanschauung del Repubblicanesimo Geopolitico che, fra i vari obiettivi che si propone, ha in primo luogo l’ambizione, contro tutte le “neutralizzazioni e spoliticizzazioni”, di riportare la decisione come protagonista palese e non occulta del processo politico

    Gli open data pubblici a supporto e validazione della ricerca

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    Nell’era dell’informazione, l’immenso patrimonio di dati detenuti negli uffici pubblici, può essere messo a disposizione di tutti: cittadini, studiosi, altre entità pubbliche e di ricerca. Dati demografici, nascite, morti con relative cause, rilievi topografici, cataloghi di musei e biblioteche, elementi sulle attività industriali ed artigianali, flussi di traffico… Solo per citare i primi esempi che vengono in mente di una lista quasi infinita. Le norme già ci sono, la diffusione dei dati stenta però a decollare per tanti motivi, dalla penuria di tempo e di personale negli uffici, alla scarsa attitudine mentale degli impiegati, agli applicativi software non ancora adeguati. Con opportune campagne di informazione, e con l’auspicabile svecchiamento della PA, non si tratta tuttavia di un problema insormontabile. Un secondo problema da non sottovalutare è l’anonimizzazione dei dati, che devono essere resi disponibili in forma sufficientemente dettagliata da essere utili e fruibili, ma abbastanza aggregata da non poter risalire all’interessato neppure per via indiretta, questione piuttosto scivolosa nell’era dei big data. Questo rischio si accentua per la peculiarità del territorio italiano, diviso in quasi 8000 Comuni anche molto piccoli. Assumendo comunque che i dati siano disponibili e correttamente gestiti, l’effetto non può che essere positivo per i ricercatori e per chi deve verificare il loro lavoro. Inoltre, poiché non sempre i dati in possesso della PA sono corretti e completi, potrebbe verificarsi anche il percorso inverso, ovvero la correzione di errori ed anomalie rilevate nel corso della ricerca. Insomma, un circolo virtuoso che non è facile innescare ma che, una volta messo in moto, non può che portare benefici a tutta la società

    Repubblicanesimo Geopolitico e Katargēsis Messianica

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    Prendendo lo spunto dagli attacchi subiti negli ultimi anni dalla Chiesa cattolica a livello internazionale ed in particolare dall’ONU, Repubblicanesimo Geopolitico e Katargēsis Messianica vuole risalire alle cause profonde e di lunga durata – oltre quelle di contrasto della Chiesa alle pratiche contingenti di controllo geopolitico da parte dei grandi centri strategici, in primis l’essersi opposta, allo scopo di difendere la presenza cristiana in medioriente, ai tentativi di smembramento da parte statunitense di quell’area – per le quali la Chiesa cattolica si trova, come si è sempre trovata, in un rapporto intimamente conflittuale con le espressioni statuali secolari, di cui i vari organismi e centri di potere internazionali che in questi ultimi tempi hanno attaccato la Chiesa non sono altro che l’ultima moderna espressione. E le ragioni di lunga durata di questo irrisolto e contrastato rapporto della Chiesa cattolica col potere e la legge civili, sono rintracciabili nella katargēsis messianica così come emerge ai versetti 19-31 del terzo capitolo della lettera di S. Paolo ai Romani. Inoltre, in questa lettera non emerge solo la lunga durata della problemi della Chiesa col potere ed istituzioni civili ma si rintracciano anche le ragioni delle contraddizioni dialettiche che tutti i movimenti rivoluzionari, fra i quali deve essere compreso anche il Repubblicanesimo Geopolitico, sviluppano nei confronti dello Stato secolare e della legge civile. I testi di riferimento di questo breve saggio di impostazione neo-marxista di Massimo Morigi sono Il Tempo che resta e Homo Sacer di Giorgio Agamben, la Teologia politica di Carl Schmitt e le Tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin

    Un promettente avvenire dietro le spalle. L'esperienza del "Bollettino telematico di filosofia politica"

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    Sia nei circoli esoterici dei pitagorici, sai per le strade di Atene, la filosofia è nata e vissuta nella conversazione. Gli strumenti di questa conversazione e il loro grado di accessibilità condizionano la qualità del dialogo filosofico. Per quanto diventino più spesso oggetto di attenzione diretta durante le rivoluzioni mediatiche, essi non possono mai ridursi a oggetto di questioni meramente tecniche, da trattare con indifferenza o con ostilità. Quando i filosofi stanno attenti a come parlano, i loro media non sono "il messaggio", bensì espedienti per proporre discorsi che li eccedono e invitano a considerarne le possibilità, i limiti, e anche i valori inconsapevolmente incorporati nel loro dispositivo. Così Platone, per esempio, ha a un tempo scelto di scrivere dialoghi e criticato la scrittura, mentre Kant ha costruito il suo ideale di uso pubblico della ragione sul modello della stampa ma ha trattato la mediazione editoriale come un problema da affrontare. La storia del "Bollettino telematico di filosofia politica", nato come una rivista cartacea meccanicamente trasferita in rete, segue la scia di queste assai più importanti esperienze: è, cioè, un'iniziativa editoriale che ha tentato di farsi critica editoriale. La sua storia, neppure particolarmente rilevante, può tuttavia indurre a chiedersi che cosa succederebbe se la critica al dispositivo oligarchico dell'editoria scientifica diventasse qualcosa di più di una teoria e, soprattutto, di una prassi non più minoritaria

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