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Una rivista ad accesso aperto, senza costi per gli autori e di alta qualità: la storia del “Journal of Machine Learning Research”
«Times have changed. Articles now circulate easily via the Internet, but unfortunately MLJ publications are under restricted access. […] In summary, our resignation from the editorial board of MLJ reflects our belief that journals should principally serve the needs of the intellectual community, in particular by providing the immediate and universal access to journal articles that modern technology supports, and doing so at a cost that excludes no one.» Questa lettera di dimissioni, firmata dalla maggioranza degli editor della rivista Machine Learning (Kluwer ), sancì la nascita del Journal of Machine Learning Research, una rivista open access, subito accreditatasi tra le più qualificate sedi di pubblicazione per le ricerche nel settore del machine learning. Una vicenda che risale al 2000, ma che, ad anni di distanza, non cessa di far discutere. Come quando nel 2011 Kent Anderson (Scholarly Kitchen) mise in dubbio la sostenibilità di riviste open access e senza costi per gli autori. «In my field (computer science) one of the most prominent journals is entirely free and open access (Journal of Machine Learning Research)» fu la secca replica di Yann LeCun. Ne nacque una discussione, proseguita sul blog di Stuart Shieber, che appare emblematica sotto diversi aspetti e di cui proveremo a riassumere i punti salienti
Mathematical Use and Abuse of Big Data in Biology and Medicine
Questi lucidi hanno illustrato la discussione sull'uso e l'abuso dei Big Data contenuta nell'intervento di Giuseppe Longo dal titolo "Scienza e senso: deformazioni scientiste del rapporto al reale".
Il materiale supplementare offre alcuni dati a sostegno della trattazione di un caso particolare: quello degli studi sul cancro
Wilhelm von Humboldt, L’organizzazione interna ed esterna degli istituti scientifici superiori a Berlino
Nuova traduzione italiana di Wilhelm von Humboldt "Über die innere und äussere Organisation der höheren wissenschaftlichen Anstalten in Berlin" (1809-10
Strumenti e pratiche per l’open science: l’open peer review tra opportunità e (qualche) perplessità
L’intervento si propone di offrire una prima riflessione sulle pratiche dell’open peer review, un termine cappello che racchiude diverse modalità alternative di revisione “aperta” tra pari.
Ford (2013), ad esempio ne cita otto, mentre Hellauer (2016) ne individua sette diverse tipologie.
L’open peer review migliora il processo di revisione rendendolo più aperto e trasparente. Il contributo cerca, tuttavia, di rispondere a due temi cruciali per il futuro dell’open peer review:
1. come raccogliere una massa critica di contributi che siano scientificamente rilevanti;
2. se l’open peer review possa dirsi qualitativamente superiore al sistema di revisione più tradizionale (single blind o double blind che sia).
Rispetto al primo dilemma l’autore propone come forma ottimale di open peer review non quella dell’open crowd review (open participation) che può essere utilizzata post-pubblicazione per raccogliere eventuali commenti e suggerimenti ma quella basata sull’invito a partecipare al dibattito rivolto ad una cerchia selezionata di revisori.
Le diverse forme di opr non sono, infatti, neutrali rispetto alle comunità, ai gruppi di ricerca alle tipologie (monografia o articolo) e alle modalità di pubblicazione (piattaforma o rivista).
Rispetto al secondo dilemma alcuni studi dimostrano la superiore valenza qualitativa dell’opr: Bormann (2011), Herron (2012) e Maria K. Kowalczuk, et al. (2015)
Problemi e prospettive della cittadinanza oltre lo stato
A partire da una ricognizione generale della tradizionale “strategia della cittadinanza” (Zolo), e tenendo fermo il modello delineato da T.H. Marshall nel saggio Cittadinanza e classe sociale (1950), il lavoro discute il problemi e le prospettive aperte da una sua possibile rivisitazione in forma sovranazionale. Prendendo le mosse dal paradigma marshalliano, e muovendosi per affinità e per differenze, si giunge così all'idea di una possibile cittadinanza “oltre lo stato”.
La prima parte del lavoro fa riferimento alla elaborazione teorica della “democrazia cosmopolitica” fatta propria da David Held, sviluppata nel volume del 1995 Democrazia e ordine globale (trad. it. Trieste, 1999) e approfondita successivamente in vari lavori, come Cosmopolitanism: Ideals and Realties, (Cambridge, 2010). Muovendo dal tema della 'centralizzazione' dello spazio politico, col quale le nuove proposte della cittadinanza devono necessariamente confrontarsi, nella seconda parte si passa alla spiegazione dei tratti salienti della proposta indicata da Held, che auspica la realizzazione di una forma di governo democratico di tipo cosmopolitico.
Nella terza e conclusiva parte, il testo trae un bilancio (necessariamente provvisorio) del problema dell'estensione dell'idea di cittadinanza alla sfera mondiale, discutendo in particolare alcuni aspetti problematici della questione, fornendo inoltre esempi tratti dal caso più rilevante di cittadinanza sovranazionale che conosciamo, ovvero quello della cittadinanza europea
"Scienza aperta e integrità della ricerca" Milano 9 novembre 2017
Registrazione degli interventi del 9 novembre 2017:
Alberto Baccini (Università di Siena) Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia) "ANVUR: i dati chiusi della bibliometria di stato"; Mario Biagioli (Center for Science & Innovation Studies – UC Davis), "Metrics and misconduct: redefining “publication” and “evaluation”"; Enrico Bucci (Sbarro Health Research Organization – Temple University, Philadelphia; Resis Srl – Ivrea) "Metriche bibliometriche ed effetti distorsivi su etica e produzione scientifica"; Giuseppe Longo (Centre Cavaillès, CNRS, Ecole Normale Supérieure, Paris; Department of Integrative Physiology and Pathobiology, Tufts University School of Medicine, Boston)
"Scienza e senso: deformazioni scientiste del rapporto al reale
Laicismo e persecuzione. Abbozzo di una fenomenologia dello "spazio assiologico"
Testo sottoposto a revisione paritaria aperta per il Bollettino telematico di filosofia politic
Con gli occhi della politica: invisibilità e diritti umani in Hannah Arendt e Jacques Rancière
[Italiano]Questo articolo ricostruisce le riflessioni di Hannah Arendt a Jacques Rancière su un tema ricorrente ma, al contempo, poco indagato nella storia del pensiero politico: quello dell’invisibilità. Se Arendt apporta un contributo fondamentale nel distinguere tra invisibilità ed oppressione, Rancière svela gli insostenibili presupposti della lettura operata dall’autrice tedesca, offrendone una coerente radicalizzazione. Il confronto tra i due autori è portato avanti anche sulla scia della categoria di diritto umano, che per entrambi gioca un ruolo importante nel perdurare piuttosto che nel cessare della mancanza di visibilità patita da certi gruppi sociali. L’articolo offre spunti critici sia sull’opera di Arendt che su quella di Rancière, ponendo le basi per una chiara concettualizzazione delle categoria di invisibilità come strumento del pensiero critico.
[English]This article offers an overview of Hannah Arendt’s and Jacques Rancière’s reflections on invisibility – a topic which is, at the same time, recurring and under-analyzed in the history of political thought. Arendt, on the one hand, provides us with a fundamental insight by distinguishing between invisibility and oppression. Rancière, on the other, reveals the untenable presuppositions lying behind Arendt’s reading, formulating a radicalization of it. The comparison between these two authors is developed also by referring to the concept of human rights, which for both Arendt and Rancière plays an important role in the perpetuation, rather than in the interruption, of the lack of visibility experienced by certain social groups. Moreover, the article provides critical remarks on the thought of both authors, paving the way for a clear conceptualization of the category of invisibility as a tool for critique
Verso una open peer review dei dati: uno studio pilota nelle scienze sociali
L’open peer review (OPR) può essere applicata a tutte le tipologie di risultati della ricerca, dagli articoli scientifici, alle proposte di progetto fino ai dataset. Tuttavia, a partire dalla sua definizione, vanno ancora analizzati i criteri e modalità per assicurare una valutazione trasparente ed efficace per il progresso della ricerca scientifica. Ciò si inquadra nell’ambito dell’Open Science che coglie l’esigenza di analizzare le trasformazioni strutturali e tecnologiche nel sistema della comunicazione scientifica odierna. E’ proprio in tale contesto che i principi di Merton – in particolare quelli di communality e organized skepticism – diventano importanti punti di riferimento.
Questo studio ha lo scopo di analizzare l’applicabilità della revisione paritaria aperta dei dati della ricerca prodotti nelle discipline afferenti alle scienze sociali. Lo studio inserisce nel progetto europeo OpenUP (OPENing UP new methods, indicators and tools for peer review, dissemination of research results, and impact measurement), che intende analizzare le trasformazioni nell’attuale scenario della ricerca scientifica allo scopo di 1) identificare meccanismi, processi e strumenti innovativi per la peer review applicata a tutti i risultati della ricerca (pubblicazioni, software e dati), 2) esplorare i meccanismi della disseminazione innovativa efficaci per le imprese, l’industria, il settore educativo e la società nel suo insieme e 3) analizzare un insieme di nuovi indicatori (altmetric) che valutano l’impatto dei risultati della ricerca collegandoli ai canali per la disseminazione.
OpenUp utilizza una metodologia centrata sull’utente. Questo approccio metodologico non solo coinvolge tutti gli stakeholder (ricercatori, case editrici, enti che finanziano la ricerca, istituzioni, industria e il pubblico in generale) in una serie di workshops, conferenze e corsi di formazione, ma vuole testare i risultati acquisiti in un set di studi pilota. Questi ultimi sono collegati ai tre pilastri del progetto (revisione paritaria, disseminazione innovativa dei risultati e altmetric) e sono applicati ad alcune comunità e settori della ricerca specifici: scienze umane, scienze sociali, energia e scienze della vita.
Nello specifico il lavoro presentato intende descrivere la metodologia usata per sviluppare lo studio pilota sull’OPR dei dati nelle scienze sociali. In particolare si concentra sulla prima fase che intende ricostruire il contesto generale della diffusione e condivisione dei dati. Sulla base di questa analisi, saranno identificati i criteri di selezione della comunità da coinvolgere nello studio pilota, insieme alle caratteristiche e alle problematiche specifiche che verranno successivamente indagate durante il suo svolgimento. L’analisi prende in considerazione sia la prospettiva di coloro che forniscono i dati sia quella degli utenti che li utilizzano. Essa si pone nella prospettiva di considerare i principi Mertoniani ed in particolare le problematiche legate alla loro applicabilità nella condivisione e valutazione dei dati della ricerca
Verso una (open) peer review dei dati: uno studio pilota nelle scienze sociali
Open peer review has the potential to be applied to all types of research results, from journal articles to project proposals and datasets. However, starting from its definition, criteria and procedures to assure a transparent and efficient evaluation are still debated. This discussion is embedded in the context of Open Science fulfilling the requirements of analysing structural and technological changes in the current scientific communication system. It is in this context that the Mertonian principles, in particular the ones connected with communality and organized scepticism, become important point of reference.
Considering these issues, this paper intends to explore the applicability of (open) peer review to datasets produced and shared in Social Sciences. This study is part of OpenUp (OPENing UP new methods, indicators and tools for peer review, dissemination of research results, and impact measurement), a European funded project that addresses the currently transforming science landscape and aims (1) to identify ground-breaking mechanisms, processes and tools for peer-review for all types of research results (e.g., publications, data, software), (2) to explore innovative dissemination mechanisms with an outreach aim towards businesses and industry, education, and society as a whole, and (3) to analyse a set of novel indicators (i.e. altmetric) that assess the impact of research results and correlate them to channels of dissemination
Since OpenUP employs a user-centered, evidence-based approach, its methodological approach not only engages all stakeholders (researchers, publishers, funders, institutions, industry, and the general public) in ad hoc workshops, conferences and training, but it also tests the achieved results in a set of seven pilots. They are related to the three project’s pillars (innovative peer review, dissemination and impact measuring) and are applied to specific research areas and communities: arts and humanities, social sciences, energy and life sciences.
Within the overall objective of the project, this paper intends to provide the methodology used in developing the pilot that allows us to reconstruct the context of data sharing and evaluation in Social Sciences. Based on this analysis, the selection criteria of a research community to be involved in the pilot are identified together with the specific issues that are going to be investigated taking into account both data providers and users perspectives. The analysis is carried out considering the Mertonian principles and in particular the issues connected to their applicability to the sharing and evaluation of research data