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Tocqueville e la famiglia nella costruzione dell'ordine politico liberale
Il Tocqueville degli anni successivi al 1835 è mosso da una serie di preoccupazioni in gran parte inedite, derivate da un’accresciuta sensibilità per i problemi dell’industrialismo e del pauperismo. Sulla base di queste nuove sollecitazioni compaiono nelle pagine del secondo libro della Democrazia in America tematiche precedentemente assenti, come la questione dei salari e della nuova aristocrazia industriale, mentre passano dallo sfondo in primo piano temi già presenti nel primo libro, che sono oggetto di una ridefinizione o di una più approfondita considerazione. Tale è il caso della questione della donna e della famiglia, che occupa nel secondo libro lo spazio di ben cinque capitoli. Obiettivo del presente lavoro è stabilire un nesso tra quelle pagine e gli scritti che Tocqueville consacra al problema del pauperismo e più in particolare al caso degli enfants trouvés
I padroni del discorso. Platone e la libertà della conoscenza
I padroni del discorso si propone di mostrare che il carattere pubblico dell'informazione non deriva da una pretesa nuova e marginale, ma è al cuore della stessa tradizione filosofica occidentale. Proprio come la democrazia, se non vuole ridursi a un rituale, ha bisogno della massima libertà nell'uso pubblico della ragione, così la filosofia, se non vuole ridursi a formula, ricetta e ideologia, necessita di uno spazio libero di discussione che sia maggiore degli esiti dell'uno o dell'altro sistema. Una interpretazione mirata di alcuni testi platonici permette di motivare e di inglobare le rivendicazioni settoriali della libertà del codice entro un argomento complessivo per la libertà della conoscenza, che viene corroborato dal confronto con alcuni, successivi, classici della filosofia
I padroni del discorso
Oggi il problema della libertà dell'informazione non solo dalla censura politica, ma anche dalla proprietà privata, si impone non tanto in rapporto alla filosofia, quanto ad altri codici che sanno cambiare il mondo: il codice del software e il codice della vita. E' in atto una battaglia durissima fra i fautori dell'estensione della proprietà privata intellettuale - nelle forme del brevetto, del copyright, di legislazioni antipirateria, di non disclosure agreement - e i sostenitori di quello che potrebbe definirsi come un comunismo della conoscenza. Chi abbraccia quest'ultima posizione afferma che il codice può essere sviluppato a vantaggio di tutti solo se può essere condiviso ed elaborato liberamente in comunità di discussione; la libertà di queste comunità dipende, a sua volta, dalla libertà del suo oggetto, cioè dal carattere comunitario, pubblico e non privato, del codice stesso.
I padroni del discorso si propone di mostrare che il carattere pubblico dell'informazione non deriva da una pretesa nuova e marginale, ma è al cuore della stessa tradizione filosofica occidentale. Proprio come la democrazia, se non vuole ridursi a un rituale, ha bisogno della massima libertà nell'uso pubblico della ragione, così la filosofia, se non vuole ridursi a formula, ricetta e ideologia, necessita di uno spazio libero di discussione che sia maggiore degli esiti dell'uno o dell'altro sistema. Una interpretazione mirata di alcuni testi platonici permette di motivare e di inglobare le rivendicazioni settoriali della libertà del codice entro un argomento complessivo per la libertà della conoscenza, che viene corroborato dal confronto con alcuniOggi il problema della libertà dell'informazione non solo dalla censura politica, ma anche dalla proprietà privata, si impone non tanto in rapporto alla filosofia, quanto ad altri codici che sanno cambiare il mondo: il codice del software e il codice della vita. E' in atto una battaglia durissima fra i fautori dell'estensione della proprietà privata intellettuale - nelle forme del brevetto, del copyright, di legislazioni antipirateria, di non disclosure agreement - e i sostenitori di quello che potrebbe definirsi come un comunismo della conoscenza. Chi abbraccia quest'ultima posizione afferma che il codice può essere sviluppato a vantaggio di tutti solo se può essere condiviso ed elaborato liberamente in comunità di discussione; la libertà di queste comunità dipende, a sua volta, dalla libertà del suo oggetto, cioè dal carattere comunitario, pubblico e non privato, del codice stesso
A review by Giacomo Costa of: Angelo Tosato, The Gospel and wealth: new exegetical perspectives, Dario Antiseri, Francesco D’Agostino, Angelo Petroni (Editors), in Markets and Morality, Vol.6, n.2, 2003, pp. 689-691.
This is an important collection of essays, or rather short, synthetic monographs, by a talented Italian Catholic biblical scholar, Angelo Tosato. (Some of his previous studies were published in the Catholic Biblical Quarterly). The author had planned a study on “The Gospel and freedom”: after his untimely death in 1999, Messes Antiseri, D’Agostino and Petroni have made a careful selection some of his extant pertinent essays, which form a surprisingly coherent whole, albeit with some repetitions.
That the relationship between Gospel and wealth is of prima facie opposition should be the starting point of any serious discussion: “One may come across important books (such as The spirit of democratic capitalism by Michael Novak) or long magisterial documents (such as Centesimus Annus) devoted precisely to this subject, and specifically aiming at throwing a bridge between the two, only to find that not a word is spent on this basic problem.”
This opposition is but an aspect of a more general one: “The Gospel proposes a religious liberation, to be achieved in a religious way. This way is different, and seemingly incompatible, with the liberation proposed by liberalism. On those who want to maintain the compatibility between the two lies the burden of facing the intimations to the contrary that seem to issue from the Christian canonical sources.” As most contemporary Christian theologians, Tosato believes that the Gospel is relevant to our life in this world. As a liberal, he is convinced that in this world we have to tackle a multi-dimensional liberation task, one side of which is economic liberation, to be carried out by full participation to productive activities and markets.
Tosato distinguishes sharply between exegesis and hermeneutics. The dissolution of the supposed opposition between the Gospel and wealth should be accomplished by the former; the development of a Christian economic ethics is a task of the latter
Implicazioni sistematiche dell’idea di repubblica in Kant
Un saggio nel quale l'Autore studia la struttura sistematica del repubblicanesimo kantiano in riferimento al diritto dello stato, mettendone in rilievo l'esito politico democratico
Review to Luigi Scaravelli: Lezioni su Leibniz (953-54).
Review to Luigi Scaravelli: Lezioni su Leibniz (1953-14), ed. by Gianfranco Brazzini. Soveria Mannelli: Rubbettino, 2000.
Published on the 'Journal of the History of Philosophy', vol 40, n. 3 (july 2002): 401-02
Fra governo degli uomini e governo della legge: rule of law e ordine spontaneo
Hayek e Leoni hanno sostenuto che solo una rule of law giurisprudenziale, prodotta da magistrati e notabili. può comporre un ordinamento giuridico non autoritario, perché espressione di un ordine spontaneo - esito cioè dell’evoluzione storica invece che della violenza ottusa e presuntuosa della deliberazione politica, democratica o no.
Quando il Politico di Platone contrapponeva il governo degli uomini al governo delle leggi, trattava il secondo come una soluzione di ripiego per un mondo non più naturalmente ordinato bensì storicamente e culturalmente caotico e privo di governanti divini e sapienti capaci di allevare gli esseri umani come se fossero greggi. Il governo delle leggi ha dei difetti - autoritarismo, generalità, rigidezza – ed è soggetto a deliberazioni politiche aleatorie, ma pare preferibile a quello degli uomini proprio perché nella storia, ormai, non ci sono più dei a governare ma uomini soltanto. Contro Platone, Hayek e Leoni tentano di attribuire alla loro versione della rule of law una sapienza sovraumana, così da elevarla da surrogato esposto alla discussione a soluzione finale del dilemma del Politico, interpretando la storia come una storia naturale. L’ordine spontaneo di cui la loro rule of law è espressione garantisce libertà e sviluppo civile in quanto ricostruttivamente rappresentabile come esito di un’evoluzione scelta da nessuno, alla maniera dei sentieri nel bosco, formati spontaneamente e per l’utilità di tutti grazie ai ripetuti passaggi di viandanti intenti a individuali camminate.
Questa tesi presuppone però che sul bosco – come sulla società - sia possibile raccontare una storia soltanto, ed esclusivamente nella prospettiva e negli interessi di chi lo riduce a luogo di passeggio. In questo spazio definito da un’unica storia trattata come storia naturale, perfino la liberale libertà individuale non ha un valore morale, ma soltanto evolutivo, sperimentale e strumentale: se “la civiltà” fosse onnisciente essa diventerebbe inutile. Teorie dell’ordine spontaneo come quelle di Hayek e Leoni si preoccupano di dimostrare che è possibile solo una determinata storia naturale o si limitano soltanto a postularla? Se, infatti, come risulterà dall’analisi di questo articolo, non fosse dimostrato che la storia è una e una soltanto, il loro appello antidemocratico al diritto giurisprudenziale si ridurrebbe a un affidamento tecnocratico, basato su una teoria della società assunta arbitrariamente come naturale, a un governo non genericamente di uomini, ma, specificamente, di un’élite di notabili
Amartya Sen: la speranza di un mondo “migliorabile”
Amartya Sen come filosofo politico e teorico della giustizia: l'unico, forse, che abbia proposto una convincente mediazione fra le etiche formali del "giusto" e quelle sostantive della "vita buona"
Condizioni di coerenza pragmatica e trascendentalità in Kant
Recensione del volume di Giampaolo Azzoni, Filosofia dell'atto giuridico in Immanuel Kant (Padova, 1998). Il lavoro di Azzoni viene discusso all'interno degli sviluppi della letteratura più recente e significativa dedicata alla filosofia pratica kantiana