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L’individuo e le sue relazioni a partire dal Second Treatise di John Locke
Le relazioni dell'individuo, già nel pensiero di Locke - uno dei padri dell'individualismo metodologico -, da un lato costituiscono il singolo, dall’altro lo limitano. Questa dialettica di costituzione-limitazione fa sì che l’individuo debba intendersi più che come un "dato" originario come una "costruzione" e che, in secondo luogo, il limite alla sua azione sia posto non solo dall’esterno, ossia dalla presenza di altri individui, ma anche dall’interno, ossia dalla sua stessa costituzione ontologica
Il dibattito sul rapporto tra filosofia platonica e totalitarismo negli anni ’30 e ’40 del XX secolo: breve bibliografia ragionata
La libertà di stampa Commento al Licensing Act del 1662
Traduzione di Printing 94: Criticisms of the Licensing Act of 1662 (1694 December or 1695 January) Location: Bodleian Library, MS. Locke b. 4, ff. 75-76.
[copy in Public Record Office, 30/24/30/30, ff. 101-102
Dal Commentario di Averroè sulla Repubblica di Platone: le donne e l'uguaglianza
Nel suo Commentario sulla Repubblica di Platone, risalente probabilmente al 1177, il filosofo islamico ibn Rushd anticipa di secoli l'occidente prendendo politicamente sul serio le tesi platoniche sull'uguaglianza fra uomini e donne
Free Culture - Cultura libera
Recensione a Lawrence Lessig. Free Culture. How Big Media Uses Technology and the Law to Lock Down Culture and Control Creativity, New York. The Penguin Press, 2004. Traduzione italiana di Bernardo Parrella per l'editrice Apogeo
Alle origini della democrazia deliberativa: deliberazione e democrazia da Rousseau a Mill
La "democrazia deliberativa" rappresenta secondo molti la novità più importante del dibattito sulla teoria democratica degli ultimi vent'anni. Obiettivo di questo lavoro è ripercorrere le origini dell'ideale deliberativo, attraverso un'analisi del pensiero di Rousseau, Burke e John Stuart Mill, tre classici che in diverso grado e con differenti accentuazioni sono evocati come precursori dai teorici della democrazia deliberativa contemporanei. Ciò che accomuna questi pensatori è infatti una concezione del processo politico come qualcosa di profondamente diverso dalla mera aggregazione di interessi particolari. La ricostruzione del rapporto tra deliberazione e democrazia in questi tre autori consente di comprendere non solo le radici dell'ideale deliberativo, ma anche gran parte delle sue aporie
Le cose degli amici sono comuni: conoscenza, politica e proprietà intellettuale
Per quanto l'accesso aperto alla letteratura di ricerca stia conquistando un certo interesse istituzionale anche in Italia, la maggior parte degli uomini di scienza è singolarmente insensibile al regime dei loro scritti. Jean-Claude Guédon li ha paragonati a dei Dr. Jekyll, interessati all'editore prestigioso o alla rivista ad alto fattore d'impatto, e troppo nobili per preoccuparsi degli aspetti economici delle loro pubblicazioni. Di solito, i Dr. Jekyll sanno benissimo che “il medium è il messaggio”, ma non si rendono praticamente conto che il regime dei media influenza quanto essi dicono: la più severa delle critiche alla privatizzazione del mondo, se resa giuridicamente o telematicamente poco accessibile, accetta di fatto il medesimo sistema che condanna. D'altro canto, gli stessi studiosi, nella loro veste notturna di lettori voraci, si scambiano fotocopie e file, per lo più senza accorgersi che le loro esigenze di ricerca li conducono alla violazione sistematica di quella proprietà privata intellettuale che pure hanno distrattamente accettato.
A causa di questa trascuratezza, oggi il problema del regime del sapere è affrontato per lo più da “tecnici”: informatici come Richard Stallman, o giuristi come Lawrence Lessig. Ma una teoria politica che voglia aver gambe per camminare nel mondo deve riconoscere che la sua diffusione è un problema ad essa interno, da affrontare in prima persona.
Alle origini della filosofia occidentale, Platone ha riflettuto sui media del conoscere, avendo avuto la fortuna sia di essere al di qua della grande divisione fra umanisti e scienziati, sia di assistere alla prima rivoluzione nelle tecnologie della parola, il passaggio dall'oralità alla scrittura. L'età della tipografia e della produzione libraria industrializzata e centralizzata ha fatto dimenticare, con i suoi manoscritti “licenziati” per le stampe, che il problema della comunicazione del sapere riguarda in primo luogo gli autori. Ora, però, la rete rende possibile pubblicare i nostri testi senza prenderne congedo: gli umanisti sarebbero dunque in grado di uscire di minorità, riappropriandosi di quanto in passato hanno delegato al sistema industriale e ai suoi interessi economici – che, nel caso della letteratura scientifica, toccano assai poco gli autori. Perché dovrebbero farlo? Per rispondere a questa domanda ricostruiremo un argomento platonico antico, allo scopo di suggerirne uno politico e moderno
Morale e politica a partire da Kant
oai:archiviomarini.sp.unipi.it:3Questo articolo - l'ultimo testo edito composto da Giuliano Marini prima di morire - è un contributo al convegno Kant e l'idea di Europa, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Genova, 6-8 maggio 2004)
Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina
Traduzione italiana della " Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne" scritta da Olympe de Gouges nel 179