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I media telematici come strumento per la comunicazione del sapere scientifico
Che cosa sono i media telematici? In che misura sono e possono diventare strumenti per lo studio universitario e la ricerca scientifica? Costruire una risposta a tali questioni necessita di alcune definizioni preliminari. Il termine telematica oggi ha assunto un significato particolare e suona un po’ desueto, se usato per intendere ciò a cui ci riferiremo nelle pagine che seguono. Oggetto di questa analisi è infatti la produzione di informazione in formati digitali (tramite computer) e la condivisione del sapere attraverso la rete Internet e il World Wide Web. Il problema della comunicazione del sapere sarà dunque affrontato da un punto di vista filosofico e politico, considerando in che modo le tecnologie della parola agiscono sulla struttura del discorso scientifico a partire da un’introduzione teorica (dunque astratta, ma il meno possibile tecnica) e storica al computer, a Internet e al Web; ricostruiremo poi, brevemente, cosa si intende con “scienza”, come vi si accede e come si produce all’interno dei limiti imposti dalle nuove tecnologie, esplorandone le possibilità – esplicite e solo accennate; per indicare, infine, alcuni strumenti utili alla pratica della ricerca scientifica in rete
Apologia di Socrate
Una traduzione italiana recente dell'Apologia di Socrate platonica, originariamente pubblicata sul sito SWIF e successivamente riveduta
Prova dell'illegittimità della ristampa dei libri. Un ragionamento e una parabola
Traduzione dall'originale tedesco di Maria Chiara Pievatolo. Sottoposta a revisione paritaria aperta e donata a Wikipedia
L’esprit di Montesquieu negli Stati Uniti d'America durante la seconda metà del XVIII secolo
Ambiguità liberali: la persistenza dello stato di natura in John Locke
Intervento al convegno "John Locke: ripensare i fondamenti del liberalismo" (Perugia, 3-4 giugno 2004)
Conoscenza e pubblicità del sapere. Le condizioni della repubblica scientifica a partire dall'Architettonica della ragion pura di Kant
La prima Critica di Kant, pubblicata nel 1781 e rivista nel 1787, ha al centro il problema dell'esame delle possibilità e dei limiti della ragion pura, cioè della facoltà di conoscere a priori; per rispondere alla domanda "che cosa posso sapere?", essa indaga sui fondamenti, le condizioni e i limiti della conoscenza. Kant affronta, nell'ultimo quarto del Settecento, un tema fondamentale nella storia del pensiero filosofico, di cui si occupa, tra gli altri, già Platone nel Menone. Nel discorso del filosofo tedesco, tuttavia, i termini di confronto privilegiati sono i dogmatici (Leibniz e Wolff) e gli scettici (Hume), da cui la filosofia critica intende esplicitamente prendere le distanze. La metafisica tradizionale, divisa tra empirismo e razionalismo, è caduta in un abisso senza fondo: da una parte infatti, secondo Kant, il conoscere a posteriori, a partire cioè da fatti, non è mai universale e necessario ed è incapace di offrire un criterio discriminativo tra conoscenza e opinioni; dall'altra parte, però, non si può dedurre la realtà da meri princìpi e pertanto la ragione dogmatica è, inevitabilmente, dispotica. Per questo è necessario attuare una rivoluzione copernicana; per questo, inoltre, la repubblica della scienza dev'essere presupposta e, assieme, fondata sui princìpi della ragione. Le pagine che seguono sono un commento al terzo capitolo della Dottrina trascendentale del metodo, L'architettonica della ragion pura, e in particolare affrontano la lettura dell' Architettonica indagando sulle condizioni di possibilità del logos scientifico
Morale e politica a partire da Kant
Questo articolo - l'ultimo testo edito composto da Giuliano Marini prima di morire - è stato successivamente pubblicato nel volume P. Becchi, G. Cunico, O. Meo (a cura di), Kant e l'idea di Europa, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Genova, 6-8 maggio 2004) Genova, il melangolo, 2005
La società aperta e i suoi nemici
Recensione a Karl R. Popper. La società aperta e i suoi nemici, Roma, Armando, 2002 (edizione del centenario). A cura di Dario Antiseri. Traduzione italiana di R. Pavetto
Gli imperativi del diritto pubblico. Rousseau, Kant e i diritti dell'uomo
Nella filosofia politica contemporanea, Kant è considerato l'autore di riferimento da chi ritiene che il pensiero moderno abbia come esito una teoria della libertà e dell'uguale considerazione e rispetto per ogni persona. In questo senso, la filosofia politica kantiana è stata associata alla dottrina di Rousseau e alla teoria del contratto sociale. Questo libro propone uno studio comparato del pensiero di Kant e di Rousseau affrontando i problemi del diritto, della politica e dello stato. Nella loro comune adesione all'ideale razionale della repubblica, che travalica i confini della statualità e prefigura un ordinamento cosmopolitico, l'autore interpreta ciascuno dei due pensatori a partire da princìpi diversi, in alcuni casi radicalmente contrastanti. In un tale antagonismo nella teoria dei diritti dell uomo si mostra la contraddittorietà delle tendenze che hanno convissuto nello sviluppo delle forme moderne del potere politico