University of Pisa

Archivio Giuliano Marini
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    436 research outputs found

    Confutazione e progresso: la scienza di superare se stessi.

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    The meaning of progress and refutation in one ancient (Socrates) and two contemporary theories (Weber, Croce) from the perspective of the researcher as an individual. The open access publishing could help us to restore cooperation among researchers and to appreciate even the refuted theories as steps in an overall collective journey. La ricerca scientifica progredisce grazie alla confutazione, come accettava - serenamente - il Socrate del dialogo platonico Gorgia e - meno serenamente - il Weber di "Wissenschaft als Beruf". La scienza è l'arte di superare se stessi: ma quanto era chiaro per Socrate, è angosciante per il ricercatore che lavora in un ambiente individualistico e competitivo, in cui il sapere si intreccia col potere, e in cui - come già osservava Weber - viene proletarizzato perché privato della proprietà della biblioteca, che è il suo mezzo di produzione. La pubblicazione ad accesso aperto potrebbe riavvicinarci alla comunità di conoscenza degli antichi e al suo diverso apprezzamento della confutazione. Per imboccare questa strada, ancora aliena alla massa degli studiosi, occorrerebbe però ritrovare l’umiltà di occuparci, prima che dei nostri discorsi, del modo in cui il nostro sapere è comunicato e condiviso

    Rousseau critico della proprietà moderna: il Discorso sull'origine della disuguaglianza

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    Nel Discorso sull’origine della disuguaglianza ci sono due direttrici di pensiero apparentemente opposte, eppure curiosamente convergenti: da una parte, un ordine di idee e dei parametri valutativi ereditati - più o meno consapevolmente - dalla riflessione teologica patristica e forse dalla canonistica più antica, che Rousseau sicuramente conosceva; dall’altra, un’indagine piuttosto acuta del presente e delle sue trasformazioni. Da un lato una tradizione che vedeva nella proprietà una conseguenza del peccato originale, e nel lavoro una condanna divina; dall’altro il sorgere della società moderna, le enclosures, lo sradicamento delle comunità rurali, l’affermarsi di un nuovo ordine giuridico e la creazione coatta di un mercato del lavoro. Se interpretiamo il secondo Discorso rousseauiano non come una ricostruzione della «origine della società e delle leggi» tout court, ma come analisi critica della nascita della società e delle leggi moderne, il quadro si complica e si arricchisce di nuove e interessanti sfumature

    Introduzione all'Open Access. Storia, filosofia, strumenti

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    Un'introduzione all'open access: la storia del movimento, le definizioni, l'evoluzione del concetto e delle politiche

    Una questione di qualità? Credibilità, prestigio e potere nel sistema di valutazione della scienza

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    Una riflessione sul problema della valutazione nell'università, in particolare sui criteri qualitativi e quantitativ

    Lo statut de droit musulman nell'Algeria coloniale: tra riconoscimento e razzismo

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    dc:abstract: Nel Trattato di capitolazione, firmato il 5 luglio 1830 da Louis de Bourmont, ministro della guerra di Charles X, e dal dey Hussein di Algeri la Francia si era impegnata a rispettare il libero esercizio della religione islamica. Tenuto conto del carattere particolare di questa religione, che è anche per molti aspetti una legge civile, il rispetto della libertà religiosa del popolo algerino implicava che la Francia avrebbe accettato che una parte consistente della legislazione vigente prima della conquista sarebbe rimasta in vigore, e che la popolazione algerina avrebbe conservato la facoltà di essere retta da leggi differenti da quelle comuni al resto della popolazione. Secondo questa linea di lettura l'eccezione algerina sarebbe il prodotto di un orientamento assieme generoso e realista, riflesso del riconoscimento della pluralità culturale dell'Algeria e della volontà del colonizzatore di rispettarla. Attraverso un'analisi della legislazione e della riflessione giuridica dell'epoca, l'articolo mostra in che modo l'identità religiosa della popolazione algerina sia stata strumentalizzata dal potere coloniale francese al fine di eternarne l'esclusione politica. Si mostrerà inoltre come l'identificazione culturale abbia costituito un utile schermo dietro al quale eufemizzare e nascondere il segreto inconfessabile sul quale si edificava l'intera situazione coloniale, vale a dire il razzismo

    Aposublime Now : Dal terrore dell’aesthetica fascistica all’ orrore postmoderno della fine delle metanarrazioni. Elementi per una teoria neorepubblicana del sublime

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    Dalle teorie sul sublime, elementi per una nuova teoria politica repubblicana. Autore: Massimo Morig

    Teoria e Prassi dell'Infirmitas Sexus: letture da Edmond Goncourt, La fille Elisa

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    Fra i molti scritti che documentano direttamente o indirettamente la condizione della donna la mia scelta è caduta sull’opera di Edmond Goncourt, la Fille Elisa, non soltanto perché si presenta come uno scritto di denuncia contro la società noncurante del proprio degrado, ma soprattutto per la capacità dell’autore di far affiorare dalle sue pagine i pregiudizi misogini che hanno popolato l’immaginario di un secolo. Pregiudizi da cui l’autore non è immune e che agiscono come un’involontaria auto-denuncia: lungi del liberarsi dagli stereotipi con cui la criminologia e le scienze mediche solevano descrivere il tipo umano della prostituta, Goncourt vi proietta ombre, che molto rivelano e altro lasciano indovinare della sua concezione della donna. Costante il riferimento agli sviluppi della nascente psicologia clinica e della psichiatria, specie rispetto alle ricerche sull’isteria, che tanto avevano impressionato i fratelli Goncourt. Incarnazione della donna maladive, che reca in sé un male fisico e morale, Elisa condivide importanti analogie con l’isterica: la caratterizzano “improvvisi stati passionali”, una forte instabilità emotiva, una sorta di hystérie misandrine, che si situa, però, nella prospettiva di una sequela di violenze e privazioni patite sin dalla più tenera età. Nella sua costituzione fisica la protagonista serba traccia di una debolezza che non appartiene esclusivamente al suo essere, quanto piuttosto all’organismo sociale che abbandona i più deboli ad un destino di abbrutimento. Sospettata di aver ucciso il suo amante per pochi franchi, Elisa è la creatura forzatamente immorale e prava, che abita il ventre de Paris, l’irrecuperabile, cui non si attribuisce alcuna traccia di umanità : nella sua origine una profezia di degradazione che si avvera nella sregolatezza, nei turpi commerci, nel furto, infine, nell’omicidio. Con La fille Élisa Edmond e Jules Goncourt tornano a denunciare le condizioni del popolo, un tema affrontato negli anni della produzione giovanile, progettando la composizione di un’opera distante dalle convenzioni letterarie dell’epoca, che gioca sugli effetti di dislocazione spaziale e temporale, le anticipazioni, le digressioni sino a comporre una narrazione disorientante che scoraggia ogni tentativo di trasformare il personaggio, volutamente spersonalizzato in un’eroina

    Schiavitù domestica e mercificazione del lavoro di cura in epoca di globalizzazione

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    L'attuale fase della globalizzazione è caratterizzata dall’emergere di un vero e proprio «nuovo ordine domestico mondiale», in cui un crescente bisogno di lavoro di cura trova risposta solo grazie ad una manodopera sempre più costituita da immigrate provenienti da paesi in via di sviluppo . Il riemergere di un fenomeno quale quello della servitù domestica, che sembrava destinato a scomparire in epoca moderna, e la stretta relazione che oggi sussiste tra un'espansione senza precedenti della migrazione femminile e la mercificazione del lavoro di cura testimoniano l’esistenza di una crisi delle risorse umane e culturali indispensabili al funzionamento di tutte quelle attività che rientrano nella sfera della riproduzione sociale, nel senso in cui questo termine viene usato dalla letteratura femminista, ovvero per indicare l’ambito del lavoro necessario per mantenere la vita attuale e per la riproduzione delle generazioni futur

    Politiche migratorie e discriminazione: il caso francese

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    Il baricentro retorico intorno al quale si è condensato il discorso pubblico sull'immigrazione nella Francia dell'era Sarkozy è l'opposizione di “immigration subie” e “immigration choisie”. Attraverso una ricognizione storica delle politiche migratorie francesi e dei discorsi che le hanno accompagnate dagli anni'20 del novecento sino ad oggi, l'articolo si propone di decostruire i presupposti di questa opposizione, che non rappresenta in alcun modo una novità degli ultimi anni. In realtà ogni politica migratoria ha come uno dei suoi compiti principali quello di tracciare una linea di discrimine tra una buona e una cattiva immigrazione. Che il criterio sia quello dell’economicamente più profittevole, quello dell’etnicamente o del culturalmente più omogeneo piuttosto che quello del politicamente più conveniente, esistono e sono sempre esistiti stranieri più o meno desiderabili, e dunque frontiere dalla porosità selettiva

    Estetizzazione del politico tra ostentazione ed effacement

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    Per il suo carattere contestuale ed arbitrario, la differenza non dovrebbe mai considerarsi come connaturata ad un oggetto, interpretata come intimamente legata alle sue proprietà: percepita come un dato naturale, la differenza risulta banalizzata e ridotta a mera voce di un elenco delle progressive approssimazioni allo standard. La naturalizzazione di un oggetto discorsivo, quale la differenza, costituisce, a mio avviso, una delle tendenze più pericolose dei mass media nella società contemporanea, almeno nella misura in cui serve un disegno di semplificazione e riduzione al silenzio delle alternative materiali e simboliche.Destinato a negare con la ricchezza dell’esperienza umana i presupposti di una tradizione oggi tenacemente difesa nelle sue forme esteriori, quella del pensiero occidentale, il moto riduzionista dei media asseconda la tendenza di una modernità che amplifica la nozione di corporeità, la pubblicizza e la spettacolarizza . Gli effetti sono realmente incontrollabili oppure è ancora possibile contrastarli smascherando la ratio totalitaria di una politica che si serve dei media per sostenere un potere sempre più fragile che surroga l’eguaglianza sostanziale con la promessa di azzeramento della distanza promosso dai media? La mia ipotesi è che si possa pervenire ad una consapevolezza del processo in corso, e che i media possano confermarsi fedeli al proprio mandato di “custodi della differenza” tramite una nuova assunzione di responsabilità

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