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Scienza aperta, pubblicità, democrazia
La presentazione introduce il IV convegno annuale dell'Associazione Italiana per la promozione della Scienza Apert
Introduzione alla prima sessione della IV conferenza AISA "Scienza aperta, pubblicità, democrazia"
A short introduction to the first session of the AISA 4th annual conference "Scienza aperta, pubblicità, democrazia"
Libertà vigilata. Una critica del paternalismo libertario
L’economia comportamentale ha ormai svelato i limiti della nostra capacità di giudizio e di scelta: ci illudiamo di essere razionali ma in realtà siamo pigri e inefficienti. Se la nostra razionalità è limitata e siamo destinati a prendere decisioni controproducenti nei settori più importanti della vita (salute, lavoro, pensione, investimenti finanziari), è necessario rivedere gli strumenti politici di governo dei cittadini. Senza interferire con la libertà di scelta degli individui, ufficiali pubblici e soggetti privati possono disegnare ambienti (architetture della scelta) che sfruttano i difetti cognitivi e volitivi delle persone per “spingerle gentilmente” verso scelte che promuovono in modo più efficace i loro stessi interessi. È questo il cuore della teoria del nudge e della proposta del “paternalismo libertario” di Richard Thaler e Cass Sunstein, che aspirano a tenere insieme democrazia, liberalismo e promozione attiva del benessere, in modo da assicurare l’esercizio dell’autonomia come condizione imprescindibile della vita democratica, con una minima pretesa di regolare i comportamenti individuali dall’alto. Interrogandosi sulla coerenza concettuale e normativa del nudge paternalistico, questo libro intende ricostruire la letteratura critica sul paternalismo libertario analizzandolo, da un lato, come una forma di naturalismo metodologico, e, dall’altro, come una tecnica di regolazione i cui requisiti etici, meta-etici, giuridici e politici sono da confrontare con il liberalismo di J.S. Mill, l’utilitarismo di J. Bentham e la riflessione sul neoliberalismo di M. Foucault
L’europardismo: le politiche europee della conoscenza
Il governo della filiera della conoscenza è oggi l’asse portante e qualificante di ogni politica. Innanzi tutto, si definisce la knowledge-society come uno strato emergente da un’epigenesi storica di lungo termine, giunto alla metà del secolo scorso a gradi tali di autonomia, capacità ridefinitoria degli strati precedentemente sviluppati (a seguito delle rivoluzioni della coscienza, dell’agricoltura e dell’industria) e di pervasività della vita di tutti gli abitanti del pianeta (globalizzazione) da costituire un tratto distintivo della società contemporanea. La società degli individui (Elias) e la economia della conoscenza si saldano, dunque, in un complesso processo circolatorio analizzabile in quattro fasi (generazione, istituzionalizzazione, diffusione, socializzazione), il cui risultato finale è la spirale dell’innovazione (in senso ampio, dunque, sociale). Alla luce di questa analisi, si considerano le politiche europee della ricerca (Horizon 2020) e dell’educazione (competence-oriented) per inquadrarne il significato politico complessivo. Dall’esame di documentazione ufficiale viene evidenziato che, dietro a una retorica nuovista, si affacciano tendenze vetero-fordiste il cui esito appare contrastante con quello dichiarato. Un primo effetto è costituito dalla canalizzazione della produzione scientifica in mainstream surrettiziamente precostituiti, di corto respiro (shortermismo), funzionalizzati-finalizzati (ricerca applicata e sviluppo prodotto) a scapito della ricerca libera e di base, cioè delle premesse stesse del futuro sviluppo scientifico. Un secondo effetto è il congelamento della mobilità sociale e della riproduzione sociale, con esiti autocatalitici a scapito della partecipazione democratica dei cittadini della knowledge-society. Conclusivamente, l’attuale governo europeo tanto della politica scientifica quanto della politica educativa mostra un lato gattopardesco, in entrambi i casi rinvianti a una regia sottratta sia al confronto scientifico sia a quello democratico. [Second talk of the first session of the AISA 4th annual conference "Scienza aperta, pubblicità, democrazia".
Scienza, democrazia e mercato
Nel mio intervento cercherò di dimostrare che la scienza, contrariamente a quanto molti pensano, è un’attività profondamente democratica e che democratici sono i suoi valori fondativi. I rapporti con la democrazia politica, tuttavia, sono complessi. La democrazia, dal canto suo, deve tutelare la libertà di ricerca e ha bisogno di una scienza libera. Mentre la scienza ha bisogno, per così dire, di una “libertà locale”.
Nell’era della scienza cosiddetta post-accademica, tuttavia, il rapporto tra scienza e democrazia si complica, perché gli investimenti privati in ricerca e sviluppo assommano a due terzi di quelli totali. Ma per sua natura l’impresa tende ad obiettivi immediati e privati, appunto, ponendo seri vincoli alla trasparenza e all’universalità dell’attività scientifica. [First talk of the second session of the AISA 4th annual conference "Scienza aperta, pubblicità, democrazia".
“La scienza non è democratica”: un equivoco da superare
Assistiamo da tempo ad accese discussioni su temi scientifici (come i vaccini e gli organismi geneticamente modificati), che coinvolgono esperti e non esperti, scienziati e opinione pubblica. Su diverse questioni sembra che la scienza e la società non siano capaci di intendersi. Molti, anche all’interno della comunità scientifica, sono convinti che la causa di queste incomprensioni vada rintracciata soprattutto in un pregiudizio antiscientifico che sarebbe diffuso nell’opinione pubblica. Secondo questa interpretazione, inoltre, l’ignoranza sarebbe la principale barriera che divide la comunità scientifica dal resto della popolazione. La scienza, sostengono inoltre alcuni, non può essere democratica perché la validità di evidenze, ipotesi, teorie non può essere decisa con un voto e perché solo gli esperti hanno diritto di esprimersi su argomenti scientifici. All’interno di questa discussione, tuttavia, anche il significato delle parole “scienza” e “democrazia” rischia di venire perduto o banalizzato. Inoltre, al di là delle sue interpretazioni letterali, l’affermazione “la scienza non è democratica” contribuisce a promuovere presso l’opinione pubblica un’idea fuorviante e semplicistica delle complesse interazioni che si verificano tra scienza, società, media e istituzioni nelle democrazie moderne. La scienza si trasforma così in una comunità e in un’attività isolate dai processi di partecipazione e costruzione del consenso, anche su questioni che la riguardano direttamente. [Second talk of the second session of the AISA 4th annual conference "Scienza aperta, pubblicità, democrazia".
Libertà vigilata. Una critica del paternalismo libertario
L’economia comportamentale ha ormai svelato i limiti della nostra capacità di giudizio e di scelta: ci illudiamo di essere razionali ma in realtà siamo pigri e inefficienti. Se la nostra razionalità è limitata e siamo destinati a prendere decisioni controproducenti nei settori più importanti della vita (salute, lavoro, pensione, investimenti finanziari), è necessario rivedere gli strumenti politici di governo dei cittadini. Senza interferire con la libertà di scelta degli individui, ufficiali pubblici e soggetti privati possono disegnare ambienti (architetture della scelta) che sfruttano i difetti cognitivi e volitivi delle persone per “spingerle gentilmente” verso scelte che promuovono in modo più efficace i loro stessi interessi. È questo il cuore della teoria del nudge e della proposta del “paternalismo libertario” di Richard Thaler e Cass Sunstein, che aspirano a tenere insieme democrazia, liberalismo e promozione attiva del benessere, in modo da assicurare l’esercizio dell’autonomia come condizione imprescindibile della vita democratica, con una minima pretesa di regolare i comportamenti individuali dall’alto. Interrogandosi sulla coerenza concettuale e normativa del nudge paternalistico, questo libro intende ricostruire la letteratura critica sul paternalismo libertario analizzandolo, da un lato, come una forma di naturalismo metodologico, e, dall’altro, come una tecnica di regolazione i cui requisiti etici, meta-etici, giuridici e politici sono da confrontare con il liberalismo di J.S. Mill, l’utilitarismo di J. Bentham e la riflessione sul neoliberalismo di M. Foucault
Scylla and Charybdis: Italian moderates between absolute monarchy and the sovereignty of the people 1843 – 1861.
Between 1843 and 1861, the role of the Italian moderates was decisive in the process of the country’s unification. The latest historiography has extensively analyzed such a role in all of its internal and international implications and has often emphasized a kind of cultural backwardness on the part of the Italian moderates with respect to the major European currents of thought.
This essay aims to contribute to eliminating such prejudice against the Italian moderates of this historical period by analyzing a fundamental aspect of their politics connected to beliefs and theoretical intuitions that would prove to be decisive in the transition from the old monarchic and aristocratic world to the new democratic one.
My aim in this essay is to show how the Italian moderates, from the most conservative to the most progressive, succeeded, from 1843, in controlling the patriotic movement, rejecting the republican option as unfeasible in a country that was still profoundly monarchical. They were also able to limit the democratic thrust, which came from the epic deeds of the revolutionary period, channeling it within the idea of a representative government led by public opinion and by the higher ranking monarchical power. They could benefit both from the English and French experience, the latter after the Restoration, and understood, only after the institution of a constitutional monarchy and only under its protective shield, that some of the achievements of the French Revolution, from the point of view of freedom, civil rights and political participation, could have been preserved
Scienza, democrazia e mercato
Nel mio intervento cercherò di dimostrare che la scienza, contrariamente a quanto molti pensano, è un’attività profondamente democratica e che democratici sono i suoi valori fondativi. I rapporti con la democrazia politica, tuttavia, sono complessi. La democrazia, dal canto suo, deve tutelare la libertà di ricerca e ha bisogno di una scienza libera. Mentre la scienza ha bisogno, per così dire, di una “libertà locale”.
Nell’era della scienza cosiddetta post-accademica, tuttavia, il rapporto tra scienza e democrazia si complica, perché gli investimenti privati in ricerca e sviluppo assommano a due terzi di quelli totali. Ma per sua natura l’impresa tende ad obiettivi immediati e privati, appunto, ponendo seri vincoli alla trasparenza e all’universalità dell’attività scientifica
Indagine sui costi di accesso e disseminazione della conoscenza scientifica
In Europa le contrattazioni consortili per l’acquisto di risorse elettroniche hanno subito un grosso scossone per via del tentativo di alcuni consorzi (DEAL, Bibsam) di inserire i costi per l’accesso aperto nei contratti consortili alla ricerca di una più equa ridistribuzione dei costi.
Lo scopo è quello di evitare che le istituzioni paghino per gli abbonamenti e anche per la pubblicazione open access (in gergo si chiama double dipping).
La situazione in Italia ha preso una piega ben diversa perché il pacchetto contrattato dal consorzio nazionale prevede proprio questo double dipping.
Quali sono le ragioni che hanno portato il consorzio italiano a concludere una trattativa in controtendenza con gli altri consorzi?
AISA ha cercato di comprendere le ragioni degli atenei che hanno acconsentito a questa iniziativa, attraverso un questionario indirizzato a parte politica e parte tecnica degli atenei membri della associazione.
L’intervento illustra i risultati del questionario. [Last talk of the AISA 4th annual conference "Scienza aperta, pubblicità, democrazia"