University of Pisa

Archivio Giuliano Marini
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    436 research outputs found

    Francesca Di Donato, Comunicare la cultura: il dibattito sulla repubblica delle lettere nell’Illuminismo tedesco

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    Depositato nell’archivio “Giuliano Marini”, l’articolo di Francesca Di Donato offre una prospettiva storica sul modo e sul grado di consapevolezza teorica con cui gli studiosi organizzano se stessi

    Nietzsche e l’enigma dell'identità, la più difficile delle scoperte. Il corpo lente, il corpo testo

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    «Poche nozioni sono tanto inflazionate. L’identità è diventata oggi uno slogan brandito come un totem o ripetuto in maniera compulsiva come un’evidenza che sembrerebbe aver risolto proprio ciò che risulta problematico: il suo contenuto, i suoi limiti, la sua stessa possibilità. La sua estensione e la sua proliferazione sono tali che essa è in grado di caratterizzare tanto un’affermazione religiosa, sociale, nazionale, regionale, familiare, professionale o generica ( i gruppi di uomini, di giovani, di omosessuali), (…) Quindi in questo sacco ci vengono ficcate un mucchio di cose disparate: il “me”, ma anche il “noi”, il noi qui, il noi là, ma anche il “noialtri”, francesi, europei..» F. Laplantine, Identità e Métissage. Umani al di là delle appartenenze, Elèuthera, Milano, 2004, p.15 Identità o le corps du litige, tale poteva essere il titolo dell'ennesimo articolo di maniera che, ancora una volta, chiama in causa Friedrich Nietzsche per attribuirgli la paternità di un pensiero scomodo o di una brillante intuizione. La cifra dell'opera nietzschiana non è il conflitto, ma la dolorosa urgenza di una liberazione attraverso una conoscenza di sé che trascenda le piccole vanità e le certezze meschine. Una conoscenza sempre provvisoria che si acquisisce recuperando il gusto e l'azzardo della scoperta – Nietzsche invita il suo lettore ad accostarsi alla realtà come ad una terra da esplorare e cartografare, ad abbandonare i pregiudizi del senso comune per esporsi al rischio di un sapere sovversivo che ha a che fare con l'identità, la grande questione che lo interrogherà per tutta l'esistenza

    Maria Popova, In a new world of informational abundance, content curation is a new kind of authorship

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    Se si ammette il carattere ricognitivo e non meramente informativo del lavoro dei curatori, bisogna anche riconoscerli come una nuova specie di autori. La rappresentazione dell’autore come creatore di contenuti è tipica del mondo della stampa e della cosiddetta proprietà intellettuale; il curatore, che produce testi fisicamente aperti e interconnessi, è invece più simile a un mediatore, a un custode della sapienza della rete

    Alessandra La Rosa, La solidarietà come impresa pratica e teorica nella Francia della Terza Repubblica. L’apporto di Léon Duguit

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    L’articolo di Alessandra La Rosa, depositato nell’Archivio Marini, ricostruisce il contributo del giurista Léon Duguit al dibattito che a cavallo tra XIX e XX secolo si sviluppò in Francia sul tema del rapporto tra società e stato. Il contesto storico è quello della terza repubblica, la questione di fondo il tentativo di legittimare il superamento del modello di statualità sancito dalla rivoluzione dell’89 e incentrato sull’asse duale stato-cittadino

    Rappresentazioni della femminilità, postfemminismo e sessismo

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    L'articolo si sofferma sul rapporto tra rappresentazioni della femminilità occidentale, postfemminismo e sessism

    Clay Shirky, Internet e il collegio invisibile

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    Nella prima metà del Seicento, non c’era, in principio, una gran differenza fra chimici e alchimisti: entrambi indagavano sui misteri della materia in laboratori di storte e alambicchi. La cerchia attorno a Robert Boyle.- il cosiddetto invisible college che fu il germe della Royal Society — abbracciò il principio di credere solo a quanto dimostrato e di sottoporre i suoi membri a reciproco esame.. Questo principio li indusse alla pubblicità, alla chiarificazione e alla condivisione dei risultati e delle procedure: gli alchimisti, che lavoravano da soli, mantenevano il segreto e tramandavano il loro sapere da maestro ad allievo o lo divulgavano in modo oscuro, furono soppiantati nel giro di un paio di decenni. Gli adepti del collegio invisibile divennero scienziati non semplicemente perché usavano la stampa, ma perché la usavano per sostenere e diffondere una cultura di comunicazione, trasparenza e discussione libera. La rete può essere un invisible college sia nel senso di una scuola media invisibile – un luogo di divulgazione, narcisismo ossessivo e socializzazione vuota – sia in quello di un”università invisibile in cui si fa ricerca, si condividono risultati e ci si sottopone a un libero esame reciproco al di là dalle gerarchie delle accademie visibili. Sta a noi, conclude Shirky, decidere quale delle due opzioni sarà prevalente

    Claudio Baglietto, Kant e l’antifascismo

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    Depositato nell’Archivio Marini, il documento contiene un saggio incompiuto di Claudio Baglietto, filosofo normalista morto prematuramente nel 1940, che scelse l’esilio a Basilea a causa della sua obiezione di coscienza contro il servizio militare e contro il fascismo. Il saggio è preceduto da una presentazione di Aldo Capitini, suo compagno di studi e d’idee, e seguito dagli scritti religiosi composti dai due in collaborazione. Questi ultimi due testi sono tratti da Antifascismo fra i giovani (1966)

    Claudio Baglietto: Kant e l'antifascismo

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    Scopo di questo testo, di natura essenzialmente compilativa, è presentare la storia dell'antifascista Claudio Baglietto (1908-1940) e ripubblicare il suo scritto filosofico più significativo, dedicato a un serrato confronto fra il criticismo di Kant e l'idealismo di Hegel dal punto di vista delle rispettive implicazioni esistenziali. Una sintesi divulgativa del presente lavoro è disponibile al link http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2011/06/baglietto-questione-morale

    Sabine Nuss, Private property and public goods of information in view of copyright and copyleft

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    I monopoli intellettuali si giustificano, da parte capitalista, con la necessità di remunerare il capitale investito nell’innovazione e quindi favorire l’innovazione stessa. Ma la digitalizzazione dell’informazione rende sempre più difficile creare questa scarsità, e sempre più evidente la contraddizione fra l’intento della ricerca dell’innovazione e la restrizione monopolistica. Su questa contraddizione ha giocato il movimento per il software libero. I suoi sostenitori più radicali lo vedono addirittura come il germe di una possibile distruzione del sistema capitalistico. La mercificazione di una cosa non deriva, in una prospettiva marxista, dalla sua costituzione materiale, bensì dalla sua determinazione sociale. Ciò che è pubblico è trattato come tale solo per motivi funzionali: una ferrovia può essere costruita a spese dello stato, come capitalista collettivo ideale, perché nessun singolo imprenditore è disposto a finanziarla, per poi essere privatizzata. Secondo Marx, il capitalismo tende a cercare profitti dovunque può estrarre plusvalore dal lavoro: questo spiegherebbe anche l’attuale tendenza a privatizzare i beni comuni e pubblici. In questa prospettiva, se si vuole impedire la privatizzazione di un bene, non conviene insistere sul suo carattere materiale: occorre sfidare il sistema della proprietà privata in generale

    Sette scritti politici liberi

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    Una traduzione annotata e commentata degli scritti politici di Kant, sottoposta a licenze Creative Commons. An Italian annotated translation of Kant's political writings, under a Creative Commons License

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