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Lo spettacolo dal vivo: scenari e prospettive a un anno dalla pandemia
This paper aims to give an overview on COVID-19 impact on cultural and creative sectors. The strongest repercussions mainly concerned enterprises and performing arts workers. New challenges await us, in particular those of employment and economic sustainability. The support measures implemented in our country were largely addressed to the immediate crisis needs of the sector. But this crises can represent a turning point that could change, as it is already changing, the way we live, communicate and work.Questo articolo vuole fornire una panoramica sull’impatto del COVID-19 sui settori culturali e creativi. Le ricadute più forti hanno riguardato principalmente le imprese e i lavoratori dello spettacolo dal vivo. Ci attendono nuove sfide, in particolare quelle dell’occupazione e della sostenibilità economica. Le misure di sostegno messe in campo nel nostro paese sono state in larga parte indirizzate ai bisogni immediati del settore creati dalla crisi. Ma questa crisi può rappresentare un punto di svolta che potrebbe cambiare, è già lo sta facendo, il nostro modo di vivere, comunicare e lavorare
Suzana B. e Milli Ruggiero. Le mie vite daccapo. Storia di Suzana, donna della diaspora kossovara
Un approccio ecologico cognitivo alla presenza scenica nelle arti della performance
The concept of stage presence in performing arts is generally understood as the ability of the skilled performer to capture the attention of the audience, a prerogative of the talented actor, who occupies a position of power in respect to the audience. This work challenges the classic model of stage presence as an intrinsic quality of the performer and proposes instead a cognitive ecological ethnographic framework which considers the role played by various social actors — the public and the performers, embedded in specific historical, cultural, and social environments — in shaping the performance event. Through an ethnographic and phenomenological analysis of the concept of stage presence in different performative contexts, this work proposes a cognitive ecological approach to the study of stage presence, suggesting possible methodological directions.Il concetto di presenza scenica nelle arti performative è generalmente inteso come la capacità del performer di catturare l’attenzione del pubblico, una qualità propria dell’artista, che occupa una posizione di potere rispetto allo spettatore. Questo lavoro mette in discussione l’interpretazione classica di presenza come qualità intrinseca del performer, proponendo invece un’interpretazione secondo un quadro etnografico ecologico cognitivo che prende in esame il ruolo svolto da vari attori sociali — il pubblico e i performers, immersi in un preciso contesto storico-culturale, sociale e ambientale — altrettanto partecipi dell’esperienza performativa. Attraverso un’analisi etnografica e fenomenologica del concetto di presenza scenica in diversi contesti performativi, questo lavoro propone un approccio ecologico cognitivo, suggerendo possibili direzioni metodologiche
Joiking life narratives. The performance of indigenous self-perception in Sami life stories
The Sami are the only indigenous population formally recognized in the EU, nevertheless, this significant acknowledgment came only in relatively recent times, after centuries of forced assimilation policies and thanks to crucial fights for self-determination and identity recognition. This article intends to offer an analysis of two cases of Sami life narratives orally transmitted as joiks, musical expressions traditionally sung a cappella and characterized by a highly descriptive value. The focus is to present, through a set of transdisciplinary approaches, intimate and social perceptions of indigeneity and the related narrative outcomes which may take place in the peculiar empathic relationship established between the narrator-performer and the audience. Lawra Somby’s Im manne gåarkah and Niiles-Jouni Aikio’s Ieš joiks will respectively direct the study through 1) the author’s individual life experience and perception of the colonial assimilation and the consequent language loss and 2) a rare case of self-joiking, an acoustic self-portrait or musical autobiography which through both verbal and musical components aims at the narration and interpretation of a Sami’s own life experience.
I Sami sono l’unica popolazione indigena ufficialmente riconosciuta dall’UE. Questo importante riconoscimento, tuttavia, è arrivato solo in tempi relativamente recenti, dopo secoli di politiche di assimilazione forzata e grazie a decisive lotte per il riconoscimento identitario. Con il presente articolo si vuole offrire un’analisi relativa a due casi di narrazioni biografiche Sami trasmesse oralmente sottoforma di joik, espressioni musicali tradizionalmente cantate a cappella e caratterizzate da un elevato valore descrittivo. L’obiettivo è quello di presentare, attraverso un insieme di approcci transdisciplinari, performances relative alla percezione interiore o esteriore dell’identità indigena Sami e i relativi risultati narrativi che possono aver luogo nella peculiare relazione empatica che si viene a creare tra narratore-performer e audience. Gli joik Im manne gåarkah, di Lawra Somby, e Ieš, di Niiles-Jouni Aikio, dunque, guideranno lo studio rispettivamente verso 1) l’esperienza di vita individuale dell’autore e la percezione sociale dell’assimilazione coloniale e dei suoi effetti sull’identità indigena; e verso 2) un raro caso di auto-joiking, un autoritratto acustico o un’autobiografia musicale che attraverso componenti sia verbali che musicali mira alla narrazione e all’interpretazione dell’esperienza biografica di colui che joika
Le vie della mimesis tra teatro e musica in Jean-Jacques Rousseau: storia di un apparente paradosso
Theatre and opera in Rousseau’s works deserve radically different treatments. Although the citoyen de Génève recognizes interest and imitation as common principles to both forms of art, the nature of theatrical and musical imitation sets them apart. The article draws on many writings of Rousseau to show how considerations about the role played by pity and imagination in the development of human history stand in the background to the author’s analysis of imitation and it singles out the peculiar relationship between music and language as crucial to the distinction between the moral effects of theatre and music.Teatro di prosa e teatro lirico ricevono nelle opera di Rousseau un trattamento diametralmente opposto. Per quanto il citoyen de Génève identifichi nell’interesse e nell’imitazione due princìpi comuni a teatro ed opera, la natura della mimesis teatrale e di quella musicale sembra dividere le due forme d’arte. L’articolo, poggiandosi sul commento di numerosi passi dalle opere di Rousseau, mette in luce come alcune considerazioni sul ruolo di pietà e immaginazione nello sviluppo della storia umana costituiscano il sottofondo dal quale emerge l’analisi dell’imitazione dell’autore. Infine viene posto in rilievo il rapporto costitutivo tra musica e linguaggio, la cui comprensione è cruciale per cogliere il motivo della differenza nell’effetto morale di musica e teatro
Doppia possessione, doppia inversione: breve storia di una coppia in Marocco
In Meknes over the last decade a couple consisting of a man possessed by a female spirit and a woman possessed by a male spirit has established themselves in the context of spirit possession. The events comprising their individual life stories and marital relationship are extraordinarily closely integrated with their experiences with the world of the invisible. The alliance with the spirits provides a picture of their personal drama, which unfolds around their daily lives and ritual activities, and is also proposed to the wider community of adepts in possession cults as proof of their expertise as rites officiants. Hamid is possessed by a female spirit, Lalla Malika, which makes him a specially qualified officiant of female possession rites. Iman is possessed by David, a Jewish spirit, which gives her a double otherness, of both gender and religious affiliationA Meknes nel corso dell’ultimo decennio una coppia composta da un uomo posseduto da uno spirito femminile e da una donna posseduta da uno spirito maschile si è affermata nell’ambiente della possessione spiritica. Gli eventi di cui si compongono le loro storie individuali – e, con essi, la storia della loro relazione coniugale – sono inestricabilmente integrati con le loro esperienze con il mondo dell’invisibile. L’alleanza con gli spiriti fornisce un quadro del loro dramma personale, che si dispiega intorno al loro vissuto quotidiano e alle loro attività rituali, ed è anche proposta all’ampia comunità degli adepti ai culti spiritici come garanzia della loro competenza di officianti dei riti. Hamid è posseduto da uno spirito femminile, Lalla Malika: il che fa di lui un officiante specialmente qualificato dei riti di possessione delle donne. Iman è posseduta da David, uno spirito ebraico, che le conferisce una doppia alterità, sia di genere che di appartenenza religiosa
Alla base di uno stereotipo: il successo dei mungitori punjabi in Emilia-Romagna
Starting from the ‘90s, Emilia-Romagna’s milking niche has experienced the progressive involvement of workers coming from the Indian state of Punjab. Over the past few years, the extraordinary rise of milk production made possible by the Punjab workers led to a stereotype: the holiness that cows are appointed with in India would make Punjab workers “ethnically susceptible” to perform milking. This originates from a superficial and incorrect belief. Nonetheless, it helps to stimulate a discussion about the reasons of the ability Punjabis indeed demonstrate in their work. Through the ethnographic method, it will be shown how Punjabis are qualified because they embody specific skills, displayed in Italian cowsheds, on account of the rural environment they grew up in.In Emilia-Romagna, a partire dagli anni ’90, la nicchia lavorativa deputata alla mungitura di latte vaccino è stata occupata in maniera capillare da persone provenienti dallo Stato indiano del Punjab. Gli ottimi risultati raggiunti dai lavoratori punjabi all’interno delle aziende nel corso degli anni hanno prodotto uno stereotipo: i mungitori, poiché indiani, considererebbero la vacca un animale sacro e dunque sarebbero “etnicamente predisposti” al loro lavoro. La falsa credenza è frutto di una conoscenza superficiale ed errata, ma ha il pregio di stimolare una riflessione sulle cause dell’effettiva perizia dimostrata dai mungitori punjabi. La ricerca etnografica ha messo in luce che i punjabi, provenendo in maggioranza da contesti agricoli, sono competenti perché depositari di una serie di pratiche incorporate e riprodotte nelle stalle Italiane
Intercultural encounter with nō master Udaka Michishige
In this paper, I aim to explore the process and results of my personal experience at the Summer Intensive Program of the International Noh Institute (INI) led by Kongō school master Udaka Michishige in Kyoto, 2016. During that period of time I had the opportunity to appreciate the various intricacies of nō practice, focusing mostly on shite’s training, practicing utai, basic kata, and learning a couple of shimai or short choreographic sequences. Through this opportunity, I was able to interact directly with the creative process that characterizes the nō theatre device in its traditional setting. Under a unique approach that Udaka-sensei had developed for more than thirty years to facilitate international students a meaningful interaction with nō theatre tradition.In questa sede, intendo esplorare il processo ed i risultati relativi all’esperienza di training tramite il Programma Estivo Intensivo dall'International Noh Institute (INI) condotto dal maestro Udaka Michishige della scuola Kongō nell’agosto del 2016. Durante quel periodo ho potuto apprezzare da un punto di vista pragmatico i molteplici aspetti relativi alla prassi e all’allenamento dell’attore shite. Grazie a questa opportunità ho potuto interagire direttamente con il processo creativo che caratterizza il dispositivo teatrale nō, nonché esperire il metodo specifico che Udaka-sensei aveva sviluppato durante più di trent’anni concedendo in questo modo a studenti internazionali un’esperienza significativa e rara nell’ambito tradizionale nō. Questo contributo vuole essere in memoriam ad Udaka-sensei, figura rilevante in ambito nō ed al contempo mostrare la mia più profonda gratitudine per quella preziosa opportunità
Breathing new life into dance traditions: kūttu and bharata nāṭyam among Sri Lankan Tamils
Kūttu and bharata nāṭyam stand out as the two main dance styles in use among Sri Lankan Tamils. Over the last decades, attempts have been made by many choreographers to yield a synthesis of the styles, with the twofold aim of reviving traditional repertoires and reassessing the value of the dance forms, previously separated along caste lines. In this way these forms of dance have been revitalized and modernized as forms of communication intrinsically linked both to the history of the Tamils and to contemporary issues.Il kūttu e il bharata nāṭyam rappresentano i due principali stili di danza dei tamil dello Sri Lanka. Negli ultimi decenni, molti coreografi hanno cercato di realizzare una sintesi tra i due stili, con il duplice obiettivo di far rivivere i repertori tradizionali e di valorizzare queste pratiche coreutiche, precedentemente mantenute separate sulla base delle differenze di casta. In tal modo le hanno rivitalizzate e modernizzate come forme di comunicazione intrinsecamente legate sia alla storia dei Tamil sia alle questioni contemporanee